1312---2019
1) Problemi insoluti dopo il risorgimento:
Cavour aveva più volte espresso il pensiero che all'Italia , raggiunta l'indipendenza e l'unità , restava il dovere di dedicarsi subito a un nuovo compito, la soluzione del problema sociale; compito non meno arduo del primo , ma altrettanto doveroso e necessario , e tale da rivelare la generosità e la capacità degli uomini destinati a reggere , dopo di lui , la cosa pubblica. Era lo stesso pensiero di Garibaldi e di Mazzini, che avevano sempre ispirato la loro lotta alla fratellanza , alla giustizia sociale , alla democrazia . Invece le classi dirigenti italiane, quelle stesse che avevano compiuto l'opera del Risorgimento, si chiusero in una politica conservatrice e timida, dimentica di tutti gli altri grandi problemi che restavano da risolvere per riportare l'Italia allo stesso livello economico e sociale delle più progredite nazioni europee.
In conseguenza di questa mancata risposta alle istanze delle classi diseredate e dei partiti più progressivi, il regno aveva subito paurose scosse , più grave di tutte quelle del 1898, che aveva messo in pericolo la monarchia e la stessa unità nazionale. Ma, sul principio del nuovo secolo, (900) si era iniziato per l'Italia un periodo di prosperità e di relativo benessere , mentre la lotta politica andava assumendo forme sempre più corrette e temperate . Specialmente per opera di Giovanni Giolitti, quasi ininterrottamente presidente del consiglio dal 1900 al 1914, un nuovo spirito di libertà , una maggiore considerazione dei diritti delle classi lavoratrici, un'amministrazione pubblica più efficiente , avevano portato il paese alla dimostrazione che lo Statuto albertino era legge costituzionale capace d'adattarsi alle esigenze dei nuovi tempi e di condurre il paese sulla via del progresso , purché fosse interpretato in senso veramente liberale.
2) Turbamenti politici e sociali del primo dopoguerra:
Nel 1915 entrammo in guerra contro il parere di molti uomini politici e con un'opinione pubblica aspramente divisa. Contrari erano coloro che, come i socialisti, vedevano nell'immane conflitto lo scontro di cupidigie estranee all'interesse del proletariato, sul quale sarebbe in definitiva ricaduto il maggior prezzo , e contrari erano anche quegli uomini di parte moderata , come Giolitti, che pensavano che l'organismo statale , dopo appena un cinquantennio d'unità, era ancor giovane e fragile, quantunque sulla via del consolidamento e del progresso; questa via non si doveva abbandonare per lanciarsi in una prova indubbiamente durissima e colma di conseguenze oscure.
La guerra fu più lunga , sanguinosa , costosa del previsto; finì con la vittoria , ma lasciò lo Stato italiano , mentre si affollavano enormi problemi, in una prostrazione , di cui potevano valersi le forze sovversive . Delle due forze sovversive parve in un primo momento più pericolosa quella di sinistra, ma , proprio quando il pericolo da questa parte poteva considerarsi superato , lo Stato fu assalito da una forza di destra militarmente organizzata, che impiegava nella conquista del potere una tecnica moderna appresa dai rivoluzionari veri.
Il fascismo traeva origine da varie correnti : innanzi tutto da un nazionalismo retorico, di cui D'Annunzio era la voce più alta, e di cui Mussolini aveva intuito la forza suggestiva specialmente sul ceto medio; dal combattentismo , espressione dell'irrequietezza delle centinaia di migliaia di combattenti smobilitati , che non riuscivano a reintegrarsi nella vita di pace; da forze economiche di destra che avevano temuto e temevano riforme sociali sincere, ed intuivano i vantaggi che alla fine avrebbero potuto trarre da un regime autoritario , dichiaratamente antisociale e antidemocratico; e perfino da frazioni del socialismo che ricordavano l'origine di Mussolini e vedevano in lui l'assertore di diritti misconosciuti.
Ma, a portare il fascismo al potere , fu soprattutto lo stato d'animo che sempre si crea in un paese quando una crisi dell'ordine statale si protrae per troppo tempo: nasce allora negli animi l'idea dell"uomo del destino" dell'uomo forte e giusto che riporterà l'ordine ; si offusca allora l'idea della libertà, cioè della responsabilità che su ciascuno incombe , si perde fiducia nei metodi della libertà, creduta incapace di risolvere una crisi, lunga, ma che si ritiene pur sempre temporanea. Nessuno pensa di dare definitamente il potere a un uomo solo, ma è fermamente convinto che soltanto lui potrà ristabilire l'ordine.
Dopo il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925, fu resa impossibile in Italia la lotta politica; seguirono una serie di provvedimenti eccezionali che non avevano riscontro nella storia dei moderni Stati occidentali.
Il fascismo si può considerare una frattura nella vita costituzionale della nostra patria, poiché il suo più grave errore fu per l'appunto di natura costituzionale , e forse da questo originano tutti gli altri. Il fascismo pensò d'imprimere nuova vita allo Stato , sottraendo forza e scrollando le sue istituzioni fondamentali , storcendo lo Statuto a significazioni aberranti , e tuttavia lasciandolo formalmente in vita, quasi a ludibrio. Veniva abolito il sistema rappresentativo; alla divisione dei poteri era sostituito un potere compiutamente accentratore, senza limiti e controlli; in luogo dell'imparzialità dello Stato e dell'uguaglianza della legge, si apriva la via a criteri d'arbitrio e di discriminazione che, di naturale conseguenza , sopprimevano tutte le libertà individuali e le loro garanzie ; la monarchia, data l'impossibilità d'un suo intervento moderatore ed equilibratore , in cui considerava la sua vera e utile funzione, diventava uno strumento superfluo; la questione sociale , involta in un pesante sistema corporativo , dominato dallo Stato, si risolveva a vantaggio della parte economica più forte e più vicina al potere centrale; il regime poi ,nonostante si proclamasse destinatario a vivere nei secoli , dava a se stesso un carattere di provvisorietà , in quanto , tutto imperniato sulla vita e la capacità d'una persona fisica, non prevedeva ,nel caso di mancamento di questa , nessuna via sicura di successione alla direzione Stato, e anzi poneva nel dubbio perfino l'ordine naturale di successione al trono.
Attenendoci a un punto di vista strettamente costituzionale, si può dunque sicuramente affermare che il fascismo nel campo costituzionale aveva molto distrutto e nulla costruito . Ed infatti, al termine della seconda guerra mondiale , l'Italia , oltre che sconfitta e carica di rovine e di problemi , si trovò priva di qualunque rispettata istituzione su cui appoggiarsi , per ricominciare la sua vita statale e riprendere la strada d'un ordinato progresso.
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venerdì 13 dicembre 2019
martedì 10 dicembre 2019
LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO SALVATORE QUASIMODO
10--12--2019
Vento a Tindari
Tindari, mite ti so
fra larghi colli pensili sull'acque
dell'isole dolci del dio,
oggi m'assali
e ti chini in cuore.
Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m'accompagna
s'allontana nell'aria
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d'ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d'anima.
A te ignota è la terra
ove ogni giorno affondo
e segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna, e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.
Aspro è l'esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d'armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza
tacito passo nel buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.
Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
che vento profondo m'ha cercato.
Vicolo
Mi richiama talvolta la tua voce
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch'erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.
Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
e s'udiva la notte un pianto
di cuccioli e bambini.
Vicolo: una croce di case
che si chiamano piano,
e non sanno ch'è paura
di restare sole nel buio.
Parola
Tu ridi che per sillabe mi scarno
e curvo cieli e colli , azzurra siepe
a me d'intorno , e stormir d'olmi
e voci d'acque trepide;
che giovinezza inganno
con nuvole e colori
che la luce sprofonda.
Ti so. In te tutta smarrita
alza bellezza i seni,
s'incava ai lombi e in soave moto
s'allarga per il pube timoroso,
e ridiscende in armonia di forme
ai piedi belli con dieci conchiglie.
Ma se ti prendo, ecco;
parola tu pure mi sei e tristezza.
Vento a Tindari
Tindari, mite ti so
fra larghi colli pensili sull'acque
dell'isole dolci del dio,
oggi m'assali
e ti chini in cuore.
Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m'accompagna
s'allontana nell'aria
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d'ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d'anima.
A te ignota è la terra
ove ogni giorno affondo
e segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna, e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.
Aspro è l'esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d'armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza
tacito passo nel buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.
Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
che vento profondo m'ha cercato.
Vicolo
Mi richiama talvolta la tua voce
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch'erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.
Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
e s'udiva la notte un pianto
di cuccioli e bambini.
Vicolo: una croce di case
che si chiamano piano,
e non sanno ch'è paura
di restare sole nel buio.
Parola
Tu ridi che per sillabe mi scarno
e curvo cieli e colli , azzurra siepe
a me d'intorno , e stormir d'olmi
e voci d'acque trepide;
che giovinezza inganno
con nuvole e colori
che la luce sprofonda.
Ti so. In te tutta smarrita
alza bellezza i seni,
s'incava ai lombi e in soave moto
s'allarga per il pube timoroso,
e ridiscende in armonia di forme
ai piedi belli con dieci conchiglie.
Ma se ti prendo, ecco;
parola tu pure mi sei e tristezza.
lunedì 9 dicembre 2019
ECUMENISMO "UN GRANDE AVVENIMENTO CON PICCOLI UOMINI" P. Cipriano Carini osb, abate
9--12--2019
Venezia 30--giugno 1995
appunti dell'incontro tra S.S.Bartolomeo 1°--Patriarca Ecumenico di Costantinopoli e
S.E. il card. Marco Cè--Patriarca di Venezia
Gli ultimi documenti della Chiesa cattolica stanno a dimostrare la crescita ecumenica , specialmente nei rapporti con la Chiesa ortodossa.
Da quando nel 1054 Roma e Costantinopoli si erano scambiati anatemi reciproci erano passati secoli , prima che nel 1965 venissero revocati il 7 dicembre contemporaneamente in San Pietro a Roma e in San Giorgio al Fanar. E tutti ricordiamo la visita di S.S. Paolo 6° al Fanar il 26 luglio 1967, ricambiata da S.S. il Patriarca Ecumenico Atenagora 1° a Roma il 26 ottobre 1967.
Sono già date dimenticate, lontane.
A dieci anni dal ritiro degli anatemi nella Cappella Sistina a Roma fu dichiarato pubblicamente aperto il dialogo teologico tra la Chiesa romano--cattolica e quella ortodossa ; erano presenti ancora Paolo 6° e il Metropolita Melitone di Calcedonia. La cerimonia finì con un fatto unico e irripetibile: il Papa si inginocchiò davanti al Metropolita e gli baciò i piedi chiedendo così perdono per i torti fatti alla Chiesa d'Oriente nel passato.
Da allora lo scambio di visite tra delegazioni della Chiesa romana --cattolica e del Patriarcato ecumenico è diventato regolare il 30 novembre a Costantinopoli per la festa di Sant'Andrea, il 29 giugno a Roma per la festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
è in questa regolarità che quest'anno l'avvenimento è diventato speciale , a causa della presidenza della della delegazione ortodossa da parte di S.S. Bartolomeo 1°, visita che non si è fermata all'incontro romano, ma è proseguita per Venezia , la Diocesi ortodossa d'Italia, "La posizione di questa Sacra Arcidiocesi , per il suo essere situata nel cuore stesso del cattolicesimo romano, è particolarmente delicata . Da una parte costituisce in qualche modo la vetrina dell'elemento ortodosso e della nostra spiritualità orientale in mezzo ai fratelli romano--cattolici e dall'altra , una specie di ambasciata permanente della buona volontà e dei nostri buoni sentimenti cristiani nei confronti della Chiesa cattolica-romana e del suo gregge. Era la prima volta che un Patriarca ecumenico faceva visita a Venezia; il metropolita Spiridione ha preparato dettagliatamente le giornate e gioiosamente ci ha accolti.
Peccato che sia la stampa italiana che la presenza ecclesiale italiana si siano accorti superficialmente dell'avvenimento , senza capirne l'importanza ; ma la storia ecumenica procede e porta i suoi frutti.
S.S.Bartolomeo 1° giustamente prendendo lo spunto dal leone "alato" di San Marco ci invita a sorvolare , a volare sopra , a sdrammatizzare e superare quello che ci divide , per guardare ai valori che le due Chiese , insieme , devono offrire all'umanità.
Venezia 30--giugno 1995
appunti dell'incontro tra S.S.Bartolomeo 1°--Patriarca Ecumenico di Costantinopoli e
S.E. il card. Marco Cè--Patriarca di Venezia
Gli ultimi documenti della Chiesa cattolica stanno a dimostrare la crescita ecumenica , specialmente nei rapporti con la Chiesa ortodossa.
Da quando nel 1054 Roma e Costantinopoli si erano scambiati anatemi reciproci erano passati secoli , prima che nel 1965 venissero revocati il 7 dicembre contemporaneamente in San Pietro a Roma e in San Giorgio al Fanar. E tutti ricordiamo la visita di S.S. Paolo 6° al Fanar il 26 luglio 1967, ricambiata da S.S. il Patriarca Ecumenico Atenagora 1° a Roma il 26 ottobre 1967.
Sono già date dimenticate, lontane.
A dieci anni dal ritiro degli anatemi nella Cappella Sistina a Roma fu dichiarato pubblicamente aperto il dialogo teologico tra la Chiesa romano--cattolica e quella ortodossa ; erano presenti ancora Paolo 6° e il Metropolita Melitone di Calcedonia. La cerimonia finì con un fatto unico e irripetibile: il Papa si inginocchiò davanti al Metropolita e gli baciò i piedi chiedendo così perdono per i torti fatti alla Chiesa d'Oriente nel passato.
Da allora lo scambio di visite tra delegazioni della Chiesa romana --cattolica e del Patriarcato ecumenico è diventato regolare il 30 novembre a Costantinopoli per la festa di Sant'Andrea, il 29 giugno a Roma per la festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
è in questa regolarità che quest'anno l'avvenimento è diventato speciale , a causa della presidenza della della delegazione ortodossa da parte di S.S. Bartolomeo 1°, visita che non si è fermata all'incontro romano, ma è proseguita per Venezia , la Diocesi ortodossa d'Italia, "La posizione di questa Sacra Arcidiocesi , per il suo essere situata nel cuore stesso del cattolicesimo romano, è particolarmente delicata . Da una parte costituisce in qualche modo la vetrina dell'elemento ortodosso e della nostra spiritualità orientale in mezzo ai fratelli romano--cattolici e dall'altra , una specie di ambasciata permanente della buona volontà e dei nostri buoni sentimenti cristiani nei confronti della Chiesa cattolica-romana e del suo gregge. Era la prima volta che un Patriarca ecumenico faceva visita a Venezia; il metropolita Spiridione ha preparato dettagliatamente le giornate e gioiosamente ci ha accolti.
Peccato che sia la stampa italiana che la presenza ecclesiale italiana si siano accorti superficialmente dell'avvenimento , senza capirne l'importanza ; ma la storia ecumenica procede e porta i suoi frutti.
S.S.Bartolomeo 1° giustamente prendendo lo spunto dal leone "alato" di San Marco ci invita a sorvolare , a volare sopra , a sdrammatizzare e superare quello che ci divide , per guardare ai valori che le due Chiese , insieme , devono offrire all'umanità.
domenica 8 dicembre 2019
DEBITO INTERNAZIONALE QUESTIONE DI USURA di: Giulio Albanese " AMICI DI FOLLEREAU per i diritti degli ultimi"
8--12--2019
La crisi del debito:
Parlare di democrazia , governance e diritti umani nel Sud del mondo significa innanzitutto e soprattutto prendere coscienza degli effetti negativi della finanziarizzazione dell'economia , nella cornice della globalizzazione dei mercati. Il tema è estremamente importante , ma per essere compreso appieno esige una riflessione storica su quanto è avvenuto nel corso degli ultimi 40 anni.
L'Africa , ad esempio , attraverso una devastante crisi debitoria (denunciata a squarciagola dal mondo missionario d'allora), dagli anni ottanta fino a quando , nello scorso decennio grazie al progetto Highly Indebted Poor Countries(Hipc). ad opera del Fondo Monetario Internazionale(Fmi) e della Banca Mondiale (Bm), una trentina di Paesi a basso reddito della fascia Subsahariana potereno ottenere una riduzione del debito(circa cento miliardi di dollari). A questo programma se ne aggiunge un altro , la cosiddetta Multilateral Debt Relief Initiative(Mdri). Queste iniziative suscitano grande euforia perché consentirono a molti governi africani di riprendere fiato, accedendo a prestiti insperati.
Nel 2007 il Ghana fu il primo Paese beneficiario ad affacciarsi sui mercati internazionali, emettendo obbligazioni pari a 750 milioni di dollari. Seguirono altri quattro destinatari del condono: Senegal, Nigeria , Zambia e Rwanda.
Nuove forme di usura:
Ciò nonostante , il dramma dell'insolvenza si è riproposto ad onta delle iniziative assunte dalla comunità internazionale assumendo sembianze apparentemente sempre nuove, che tuttavia non dissimulano fino in fondo il suo carattere fondamentalmente usuraio. Per dirla con Plauto:
"Voi usurai siete dei lenoni. Infinite leggi il popolo ha fatto contro di voi; ma , scoperta la legge , scoperto l'inganno: e il modo lo trovate subito".
Ma per comprendere a fondo lo stato dell'arte,in riferimento allo scenario africano, è importante considerare che a seguito dell'implementazione delle iniziative cui abbiamo accennato , l'accesso ai fondi d'investimento, messi a disposizione dall'alta finanza a livello mondiale, è stato utilizzato in parte per sostenere attività imprenditoriali straniere in Africa , ma anche per foraggiare le oligarchie autoctone, secondo le tradizionali dinamiche della corruzione più sfrenata e corrosiva . Sono nate, così, società partecipate che, nonostante la crescita della produttività, non sono state in grado di compensare la nuova crisi debitoria. I nuovi programmi d'investimento , infatti, non sono stati associati ad organici piani di sviluppo nazionali , col risultato che sono state costruite opere infrastrutturali--vere e proprie cattedrali nel deserto-- slegate le une dalle altre, o iniziative imprenditoriali a sé stanti e dunque esposte all'azione predatoria di potentati internazionali , soprattutto sul versante delle materie prime e delle fonti energetiche.
Nel frattempo si è innescata sulle piazze finanziarie una speculazione sfrenata sull'eccessivo indebitamento dei Paesi africani che ha determinato la svalutazione delle monete locali. L'aumento, in questi anni, del Pil e del debito di molti Paesi africani sono indicativi di una crisi sistemica che ha pregiudicato qualsiasi iniziativa protesa all'affermazione di un Welfare locale in grado di contrastare l'esclusione sociale.
Svendere per pagare
Ma il dato più preoccupante sta nel fatto che ripagare il debito , oggi, i Paesi africani sono costretti a svendere le proprie ricchezze strategiche (acqua, petrolio , elettricità, telefonia, cacao, diamanti ecc....). Qui le responsabilità ricadono sia sulle classi dirigenti locali, ma anche sulle stesse istituzioni finanziarie internazionali, le quali pretendono che le concessioni per lo sfruttamento delle materie prime , unitamente alle privatizzazioni(soprattutto il land grabbing, vale a dire l'accaparramento dei terreni da parte delle aziende straniere) vengano attuate "senza se e senza ma", per arginare il debito . Si tratta di un affare colossale per cinesi, americani ed europei , essendo , in genere , le monete locali fortemente deprezzate.
Sta di fatto che oggi molti governi africani hanno un doppio problema: sono privi di proprie risorse finanziarie e sono sempre più appesantiti da un fardello , quello del debito , difficile da sostenere . Da rilevare , inoltre , che si è passati,nel corso degli ultimi dieci anni , un po' in tutta l'Africa dai cosiddetti creditori ufficiali (come i governi , lo Fmi, la Bm e la Banca Africana per lo Sviluppo) alle fonti di credito (banche , fondi di investimento, fondi di private equity) e al libero mercato.
Finanziarizzazione del debito:
Si tratta , in sostanza, di una finanziarizzazione del debito che ha segnato il passaggio dai tradizionali prestiti e da altre forme sperimentate di assistenza finanziaria alle obbligazioni , sia pubbliche che private, da piazzare sui mercati aperti. Questo in sostanza , significa che il pagamento degli interessi è legato alle speculazioni di borsa a livello mondiale. Si tenga presente che le suddette obbligazioni sono in valuta estera, quasi sempre in dollari e quindi sottoposte ai movimenti sui cambi monetari, sempre a discapito delle monete nazionali africane.
Ciò sta generando un circolo vizioso che potrebbe compromettere seriamente lo sviluppo futuro dell'Africa.
Per tale motivo risulta indispensabile compiere un'indagine sulla prassi internazionale in merito alla questione del debito e sulla sua collocazione nell'ambito sistematico delle norme e dei principi di diritto internazionale, colmando finalmente una lacuna che costa in modo eccessivo agli Stati e ai popoli che devono ricorrere ai prestiti , formando peraltro la base per lo strapotere spesso arbitrario dei creditori di cui sopra. In effetti gli usurai , che oggi assumono le vesti apparentemente asettiche delle grande banche e società finanziarie , hanno sempre dimostrato grande creatività ed astuzia, escogitando sistemi e meccanismi , come abbiamo appena visto davvero diabolici per spremere i debitori, si trattasse di singoli individui o di Stati sovrani. La questione , peraltro , non riguarda solo più i Paesi poveri del Sud del mondo, ma anche molte economie in sofferenza , come quella italiana . Si veda da ultimo la vicenda dei derivati stipulati dallo Stato italiano con una ben nota società finanziaria statunitense.
Un parere su norme del debito:
Per guardare allora al futuro con speranza , è importante segnalare un'iniziativa promossa da un gruppo qualificato di giuristi ed esperti di economia italiana dell'Unità di di ricerca Giorgio La Pira del CNR e Centro di studi giuridici latinoamericani dell'Università di Roma Tor Vergata, con la collaborazione del Centro di ricerca Renato Baccari del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Bari. Essi hanno chiesto formalmente che, con il sostegno sempre più incisivo della Santa Sede, del Governo italiano e anche di quei governi dei Paesi coinvolti nella grave crisi economico--finanziaria mondiale, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite giunga a formulare una richiesta di parere alla Corte Internazionale di Giustizia dellAja riguardo alla coerenza tra le regole che attualmente disciplinano il debito pubblico e il debito privato (nazionale ed estero) dei Paesi in via di sviluppo e i principi generali del diritto delle Nazioni evolute, nonché i diritti umani e dei popoli. Da rilevare che questa proposta ha un precedente molto importante, la Risoluzione 63\319 del Consiglio delle Nazioni Unite del 2015, contro i cosiddetti "fondi avvoltoi", i fondi finanziarie speculativi che agiscono in modo molto aggressivo sul debito dei paesi in forti difficoltà economiche . L'iniziativa trova la sua fonte d'ispirazione nei principi morali , etici e giuridici contenuti nella storica "Carta di Sant'Agata dei Goti"( nome della città nel centro d'Italia, dove esperti religiosi e laici internazionali si sono riuniti nel 1997), che ha condannato il "contratto di usura", gli "oneri eccessivi sul debito" e ha invece affermato il suo sostegno all'autodeterminazione dei popoli. Questa questione è ancora più urgente quando consideriamo che l'intero debito mondiale , senza contare quello del settore bancario e finanziario , è cresciuto fino al 250% del Pil . Era del 200% nel 2008 . Ciò rappresenta una minaccia di crisi sistemica. E i Paesi più poveri , quelli africani in primis, sono sempre i più esposti e colpiti da tali pesanti oneri.
La crisi del debito:
Parlare di democrazia , governance e diritti umani nel Sud del mondo significa innanzitutto e soprattutto prendere coscienza degli effetti negativi della finanziarizzazione dell'economia , nella cornice della globalizzazione dei mercati. Il tema è estremamente importante , ma per essere compreso appieno esige una riflessione storica su quanto è avvenuto nel corso degli ultimi 40 anni.
L'Africa , ad esempio , attraverso una devastante crisi debitoria (denunciata a squarciagola dal mondo missionario d'allora), dagli anni ottanta fino a quando , nello scorso decennio grazie al progetto Highly Indebted Poor Countries(Hipc). ad opera del Fondo Monetario Internazionale(Fmi) e della Banca Mondiale (Bm), una trentina di Paesi a basso reddito della fascia Subsahariana potereno ottenere una riduzione del debito(circa cento miliardi di dollari). A questo programma se ne aggiunge un altro , la cosiddetta Multilateral Debt Relief Initiative(Mdri). Queste iniziative suscitano grande euforia perché consentirono a molti governi africani di riprendere fiato, accedendo a prestiti insperati.
Nel 2007 il Ghana fu il primo Paese beneficiario ad affacciarsi sui mercati internazionali, emettendo obbligazioni pari a 750 milioni di dollari. Seguirono altri quattro destinatari del condono: Senegal, Nigeria , Zambia e Rwanda.
Nuove forme di usura:
Ciò nonostante , il dramma dell'insolvenza si è riproposto ad onta delle iniziative assunte dalla comunità internazionale assumendo sembianze apparentemente sempre nuove, che tuttavia non dissimulano fino in fondo il suo carattere fondamentalmente usuraio. Per dirla con Plauto:
"Voi usurai siete dei lenoni. Infinite leggi il popolo ha fatto contro di voi; ma , scoperta la legge , scoperto l'inganno: e il modo lo trovate subito".
Ma per comprendere a fondo lo stato dell'arte,in riferimento allo scenario africano, è importante considerare che a seguito dell'implementazione delle iniziative cui abbiamo accennato , l'accesso ai fondi d'investimento, messi a disposizione dall'alta finanza a livello mondiale, è stato utilizzato in parte per sostenere attività imprenditoriali straniere in Africa , ma anche per foraggiare le oligarchie autoctone, secondo le tradizionali dinamiche della corruzione più sfrenata e corrosiva . Sono nate, così, società partecipate che, nonostante la crescita della produttività, non sono state in grado di compensare la nuova crisi debitoria. I nuovi programmi d'investimento , infatti, non sono stati associati ad organici piani di sviluppo nazionali , col risultato che sono state costruite opere infrastrutturali--vere e proprie cattedrali nel deserto-- slegate le une dalle altre, o iniziative imprenditoriali a sé stanti e dunque esposte all'azione predatoria di potentati internazionali , soprattutto sul versante delle materie prime e delle fonti energetiche.
Nel frattempo si è innescata sulle piazze finanziarie una speculazione sfrenata sull'eccessivo indebitamento dei Paesi africani che ha determinato la svalutazione delle monete locali. L'aumento, in questi anni, del Pil e del debito di molti Paesi africani sono indicativi di una crisi sistemica che ha pregiudicato qualsiasi iniziativa protesa all'affermazione di un Welfare locale in grado di contrastare l'esclusione sociale.
Svendere per pagare
Ma il dato più preoccupante sta nel fatto che ripagare il debito , oggi, i Paesi africani sono costretti a svendere le proprie ricchezze strategiche (acqua, petrolio , elettricità, telefonia, cacao, diamanti ecc....). Qui le responsabilità ricadono sia sulle classi dirigenti locali, ma anche sulle stesse istituzioni finanziarie internazionali, le quali pretendono che le concessioni per lo sfruttamento delle materie prime , unitamente alle privatizzazioni(soprattutto il land grabbing, vale a dire l'accaparramento dei terreni da parte delle aziende straniere) vengano attuate "senza se e senza ma", per arginare il debito . Si tratta di un affare colossale per cinesi, americani ed europei , essendo , in genere , le monete locali fortemente deprezzate.
Sta di fatto che oggi molti governi africani hanno un doppio problema: sono privi di proprie risorse finanziarie e sono sempre più appesantiti da un fardello , quello del debito , difficile da sostenere . Da rilevare , inoltre , che si è passati,nel corso degli ultimi dieci anni , un po' in tutta l'Africa dai cosiddetti creditori ufficiali (come i governi , lo Fmi, la Bm e la Banca Africana per lo Sviluppo) alle fonti di credito (banche , fondi di investimento, fondi di private equity) e al libero mercato.
Finanziarizzazione del debito:
Si tratta , in sostanza, di una finanziarizzazione del debito che ha segnato il passaggio dai tradizionali prestiti e da altre forme sperimentate di assistenza finanziaria alle obbligazioni , sia pubbliche che private, da piazzare sui mercati aperti. Questo in sostanza , significa che il pagamento degli interessi è legato alle speculazioni di borsa a livello mondiale. Si tenga presente che le suddette obbligazioni sono in valuta estera, quasi sempre in dollari e quindi sottoposte ai movimenti sui cambi monetari, sempre a discapito delle monete nazionali africane.
Ciò sta generando un circolo vizioso che potrebbe compromettere seriamente lo sviluppo futuro dell'Africa.
Per tale motivo risulta indispensabile compiere un'indagine sulla prassi internazionale in merito alla questione del debito e sulla sua collocazione nell'ambito sistematico delle norme e dei principi di diritto internazionale, colmando finalmente una lacuna che costa in modo eccessivo agli Stati e ai popoli che devono ricorrere ai prestiti , formando peraltro la base per lo strapotere spesso arbitrario dei creditori di cui sopra. In effetti gli usurai , che oggi assumono le vesti apparentemente asettiche delle grande banche e società finanziarie , hanno sempre dimostrato grande creatività ed astuzia, escogitando sistemi e meccanismi , come abbiamo appena visto davvero diabolici per spremere i debitori, si trattasse di singoli individui o di Stati sovrani. La questione , peraltro , non riguarda solo più i Paesi poveri del Sud del mondo, ma anche molte economie in sofferenza , come quella italiana . Si veda da ultimo la vicenda dei derivati stipulati dallo Stato italiano con una ben nota società finanziaria statunitense.
Un parere su norme del debito:
Per guardare allora al futuro con speranza , è importante segnalare un'iniziativa promossa da un gruppo qualificato di giuristi ed esperti di economia italiana dell'Unità di di ricerca Giorgio La Pira del CNR e Centro di studi giuridici latinoamericani dell'Università di Roma Tor Vergata, con la collaborazione del Centro di ricerca Renato Baccari del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Bari. Essi hanno chiesto formalmente che, con il sostegno sempre più incisivo della Santa Sede, del Governo italiano e anche di quei governi dei Paesi coinvolti nella grave crisi economico--finanziaria mondiale, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite giunga a formulare una richiesta di parere alla Corte Internazionale di Giustizia dellAja riguardo alla coerenza tra le regole che attualmente disciplinano il debito pubblico e il debito privato (nazionale ed estero) dei Paesi in via di sviluppo e i principi generali del diritto delle Nazioni evolute, nonché i diritti umani e dei popoli. Da rilevare che questa proposta ha un precedente molto importante, la Risoluzione 63\319 del Consiglio delle Nazioni Unite del 2015, contro i cosiddetti "fondi avvoltoi", i fondi finanziarie speculativi che agiscono in modo molto aggressivo sul debito dei paesi in forti difficoltà economiche . L'iniziativa trova la sua fonte d'ispirazione nei principi morali , etici e giuridici contenuti nella storica "Carta di Sant'Agata dei Goti"( nome della città nel centro d'Italia, dove esperti religiosi e laici internazionali si sono riuniti nel 1997), che ha condannato il "contratto di usura", gli "oneri eccessivi sul debito" e ha invece affermato il suo sostegno all'autodeterminazione dei popoli. Questa questione è ancora più urgente quando consideriamo che l'intero debito mondiale , senza contare quello del settore bancario e finanziario , è cresciuto fino al 250% del Pil . Era del 200% nel 2008 . Ciò rappresenta una minaccia di crisi sistemica. E i Paesi più poveri , quelli africani in primis, sono sempre i più esposti e colpiti da tali pesanti oneri.
sabato 7 dicembre 2019
LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO: GIUSEPPE UNGARETTI
7---12--2019
L'isola
A una proda ove sera era perenne
di anziane selve assorte , scese,
e s' inoltrò
e lo richiamò rumore di penne
ch'erasi sciolto dallo stridulo
batticuore dell'acqua torrida,
e una larva (languiva
e rifioriva) vide;
ritornato a salire vide
ch'era una ninfa e dormiva
ritta abbracciata a un olmo.
In sé da simulacro a fiamma vera
errando , giunse a un prato ove
l'ombra negli occhi s'addensava
delle vergini come
sera appié degli ulivi;
distillavano i rami
una pioggia pigra di dardi,
qua pecore s'erano appisolate
sotto il liscio tepore,
altre brucavano
la coltre luminosa;
le mani del pastore erano un vetro
levigato di fioca febbre.
Dove la luce
Come allodola ondosa
nel vento lieto sui giovani prati,
le braccia ti sanno leggera , vieni.
Ci scoderemo di quaggiù,
e del male e del cielo,
e del mio sangue rapido alla guerra,
di passi d'ombre memori
entro rossori di mattine nuove.
Dove non muove foglia più la luce,
sogni e crucci passati ad altre rive,
dov'è posata sera,
vieni ti porterò
alle colline d'oro.
L'ora costante , liberi d'età,
nel suo perduto nimbo
sarà nostro lenzuolo.
Non gridare più
Cessate d'uccidere i morti,
non gridate più, non gridate
se volete ancora udire,
se sperate di non perire.
Hanno l'impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell'erba,
lieta dove non passa l'uomo.
L'isola
A una proda ove sera era perenne
di anziane selve assorte , scese,
e s' inoltrò
e lo richiamò rumore di penne
ch'erasi sciolto dallo stridulo
batticuore dell'acqua torrida,
e una larva (languiva
e rifioriva) vide;
ritornato a salire vide
ch'era una ninfa e dormiva
ritta abbracciata a un olmo.
In sé da simulacro a fiamma vera
errando , giunse a un prato ove
l'ombra negli occhi s'addensava
delle vergini come
sera appié degli ulivi;
distillavano i rami
una pioggia pigra di dardi,
qua pecore s'erano appisolate
sotto il liscio tepore,
altre brucavano
la coltre luminosa;
le mani del pastore erano un vetro
levigato di fioca febbre.
Dove la luce
Come allodola ondosa
nel vento lieto sui giovani prati,
le braccia ti sanno leggera , vieni.
Ci scoderemo di quaggiù,
e del male e del cielo,
e del mio sangue rapido alla guerra,
di passi d'ombre memori
entro rossori di mattine nuove.
Dove non muove foglia più la luce,
sogni e crucci passati ad altre rive,
dov'è posata sera,
vieni ti porterò
alle colline d'oro.
L'ora costante , liberi d'età,
nel suo perduto nimbo
sarà nostro lenzuolo.
Non gridare più
Cessate d'uccidere i morti,
non gridate più, non gridate
se volete ancora udire,
se sperate di non perire.
Hanno l'impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell'erba,
lieta dove non passa l'uomo.
giovedì 5 dicembre 2019
LA QUESTIONE SOCIALE IN GIUSEPPE MAZZINI di.Arcangelo Ghislieri (Giuseppe Mazzini e gli operai)
5--12--2019
Dopo avere riconosciuto il fatto economico del salariato come una forma di servaggio, egli non ammetteva che l'emancipazione economica potesse svilupparsi indipendentemente dal trionfo d'un nuovo principio morale ,che desse ai diseredati la coscienza di uomini membri d'una associazione che si chiama Patria o d'una più vasta associazione , che si chiama umanità.
Quindi essi hanno non solo diritti , ma doveri ; e devono educarsi al sentimento di questi doveri , se vogliono conquistare a sé e ai propri figli un migliore avvenire. è questa la sua dottrina;ed in questa costante visione della necessità d'un fondamento morale all'azione emancipatrice , tanto politica quanto sociale, sta la caratteristica differenza del socialismo mazziniano da quello degli altri dottrinari tedeschi , russi o francesi.
Mazzini non considerava nel proletario un semplice strumento di produzione , ma un uomo con diritti e aspirazioni o bisogni intellettuali e morali, alla pari dei privilegiati. Accusava il Fourier di ricadere nell'errore degli economisti borghesi e" di ridurre tutto il rimedio a un ordinamento industriale" e gli domandava :--Credete dunque che l'uomo non sia che una macchina di produzione ,una forza destinata solo al servizio d'un lavoro materiale?
Ed ecco perché in tutte le sue polemiche sui sistemi socialistici del tempo suo, come si potrebbe riportare del marxismo dei tempi nostri, li accusava di "materialismo". Ecco perché egli non separò mai la questione della patria da costituire in unità nazionale ,libera e indipendente, dal miglioramento economico delle classi più diseredate.
Dopo avere riconosciuto il fatto economico del salariato come una forma di servaggio, egli non ammetteva che l'emancipazione economica potesse svilupparsi indipendentemente dal trionfo d'un nuovo principio morale ,che desse ai diseredati la coscienza di uomini membri d'una associazione che si chiama Patria o d'una più vasta associazione , che si chiama umanità.
Quindi essi hanno non solo diritti , ma doveri ; e devono educarsi al sentimento di questi doveri , se vogliono conquistare a sé e ai propri figli un migliore avvenire. è questa la sua dottrina;ed in questa costante visione della necessità d'un fondamento morale all'azione emancipatrice , tanto politica quanto sociale, sta la caratteristica differenza del socialismo mazziniano da quello degli altri dottrinari tedeschi , russi o francesi.
Mazzini non considerava nel proletario un semplice strumento di produzione , ma un uomo con diritti e aspirazioni o bisogni intellettuali e morali, alla pari dei privilegiati. Accusava il Fourier di ricadere nell'errore degli economisti borghesi e" di ridurre tutto il rimedio a un ordinamento industriale" e gli domandava :--Credete dunque che l'uomo non sia che una macchina di produzione ,una forza destinata solo al servizio d'un lavoro materiale?
Ed ecco perché in tutte le sue polemiche sui sistemi socialistici del tempo suo, come si potrebbe riportare del marxismo dei tempi nostri, li accusava di "materialismo". Ecco perché egli non separò mai la questione della patria da costituire in unità nazionale ,libera e indipendente, dal miglioramento economico delle classi più diseredate.
IL SISTEMA DEMOCRATICO NELLA COSTITUZIONE ITALIANA di : Alberto Romagnoli
5--12--2019
Costituzioni elargite:
Le costituzioni concesse al popolo per meditata volontà sovrana, in realtà , costituivano un compromesso , ma alcune volte un ottimo compromesso, fra gli antichi ordinamenti e le nuove aspirazioni: il potere del monarca viene ad essere limitato , ma egli rimane in posizione di altissimo prestigio; la formula stessa con cui il re si dice tale "per grazia di Dio e volontà della nazione " e con cui si intesta ogni atto promanante dalla volontà regia , sta a significare la funzione delle due volontà; il sovrano rappresenta l'unità dello stato e l'autorità al di sopra delle contingenti lotte politiche, mentre è salvo tuttavia il principio della sovranità nazionale.
Nello statuto era stabilita la distinzione dei poteri, ma in sostanza si ammetteva una prevalenza del potere legislativo, e specialmente della camera dei deputati, eletta direttamente dal popolo; il re conservava una sua caratteristica funzione moderatrice , senza dubbio importate e benefica.
Una costituzione è invece votata quando è il risultato dei lavori e del voto d'un' assemblea, appunto perciò chiamata costituente, appositamente eletta.
1) Il sistema costituzionale puro secondo lo Statuto albertino :
Lo Statuto albertino istituiva un cosiddetto regime costituzionale puro. Ciò era frutto del compromesso da cui derivavano le costituzioni del 1848, consistenti in un'autolimitazione del potere regio , che, specialmente per quanto riguardava la più alta funzione dello Stato , la legislativa , veniva posto alla pari delle Camere, di cui , una , il Senato,di nomina regia , e l'altra ,la Camera dei deputati, elettiva.
La legge diveniva perfetta con l'approvazione delle due Camere e la sanzione del re. La nomina dei ministri , capi dei vari rami del potere esecutivo , era di spettanza del re , e al re spettava anche la loro revoca. Tuttavia , fin dalle prime applicazioni dello Statuto , ad imitazione del sistema parlamentare inglese , fu seguito il sistema di scegliere i ministri fra le persone che godevano la fiducia delle Camere, specialmente della Camera elettiva, come quella che più direttamente rappresentava la volontà nazionale. Di conseguenza , quando la Camera dei deputati manifestava la sua opposizione al ministero, sia col rigettare le proposte , sia con voti di sfiducia , il ministero presentava le dimissioni al re , che , di regola , per evitare un pericoloso conflitto fra Corona e Parlamento, le accettava . Se , allo stato delle cose, la soluzione non si fosse trovata nella creazione d'un nuovo ministero, il re poteva ricorrere all'estrema decisione di sciogliere la Camera, indire nuove elezioni, rimettendo così la decisione al corpo elettorale.
Questo , per cui la nomina e la revoca dei ministri dipende dalla fiducia delle Camere fu detto sistema costituzionale parlamentare , in cui contrapposto al sistema costituzionale puro, a cui si è accennato. Dato questo sistema , l'unica via restante al sovrano , nel caso d'una crisi senza soluzione , nel caso cioè d'una introvabile maggioranza intorno a un uomo e a un programma , era , come si è detto , lo scioglimento della Camera dei deputati. I casi in cui si fece ricorso a questa soluzione furono assai rari.
Oggi il sistema parlamentare prevale in quasi tutte le costituzioni moderne. Ad esso furono portati diversi temperamenti , per ovviare a quello che è il suo maggiore inconveniente , di rendere cioè eccessivamente instabile la vita dei ministeri, esponendoli a crisi frequenti, improvvise e spesso non giustificate. Nella nostra Costituzione , gli ultimi due capoversi dell'art. 94 contengono , il parziale rimedio a quell'eventualità.
2)Differenze fra lo Statuto albertino e la Costituzione repubblicana:
Altra notevolissima differenza fra lo Statuto albertino e l'odierna Costituzione sta nell'esser stato il primo una costituzione elastica , mentre la seconda è rigida. Si dice che una costituzione è elastica quando la legge costituzionale non ha una preminenza sulle altre leggi che chiameremo ordinarie, sicché queste possono modificare il contenuto ; si dice invece che è rigida quando ogni altra norma le è sottoposta , e ogni sua modificazione deve avvenire ,non con il procedimento ordinario d'approvazione d'una legge , ma bensì con un procedimento particolare. Ma la più profonda differenza fra le due costituzioni sta nel loro contenuto. La costituzione albertina si preoccupava, come tutte quelle del secolo ottocento(19°), che riflettevano i risultati della rivoluzione del 1789, soprattutto delle libertà individuali. Molti problemi di giustizia distributiva , di partecipazione effettiva anche della classe proletaria alla vita dello stato e ai beni della collettività che dovevano poi enormemente allargare i compiti dello Stato moderno, erano allora problemi oscuri , scarsamente sentiti, e ancor meno appoggiati da quella classe , liberale si, ma disposta a servirsi della libertà politica soprattutto per la difesa e per l'espansione della sua forza economica.
Lo sviluppo stesso dell'industria , con l'accentramento di grandi masse operaie nei centri urbani, il diffondersi dell'idea socialista , sia nel ceto intellettuale , sia nel proletariato, che incominciò a far udire la sua voce e a premere sullo Stato con forza crescente e sempre meglio organizzata , fecero si che la questione sociale balzasse in primo piano e finisse per costituire una richiesta a cui non era più possibile rifiutare totalmente la risposta. Poteva lo Statuto albertino ammettere tale risposta? Lo poteva , appunto perché la sua elasticità gli consentiva d'adeguarsi alle esigenze dei tempi nuovi. Restando immutati i fondamenti della libertà civili e dell'ordinamento statale, del patto originario fra il sovrano e il popolo , era sufficiente una legge ordinaria per imprimergli quel carattere progressivo che nessun articolo enunciava , ma nemmeno vietava. Fu così che in Italia , specialmente durante il quindicennio precedente la prima guerra mondiale , la legislazione sociale , vale a dire la legislazione in materia d'organizzazione operaia , di conflitti di lavoro, d'assicurazioni e d'assistenza sociale si andò adeguando ai nuovi tempi ,allo stesso modo che si allargava via via il suffragio,e apparivano alle camere i partiti animati dall'intendimento di portare l'azione dello Stato su un campo sempre più vasto a beneficio di tutte le classi.
Costituzioni elargite:
Le costituzioni concesse al popolo per meditata volontà sovrana, in realtà , costituivano un compromesso , ma alcune volte un ottimo compromesso, fra gli antichi ordinamenti e le nuove aspirazioni: il potere del monarca viene ad essere limitato , ma egli rimane in posizione di altissimo prestigio; la formula stessa con cui il re si dice tale "per grazia di Dio e volontà della nazione " e con cui si intesta ogni atto promanante dalla volontà regia , sta a significare la funzione delle due volontà; il sovrano rappresenta l'unità dello stato e l'autorità al di sopra delle contingenti lotte politiche, mentre è salvo tuttavia il principio della sovranità nazionale.
Nello statuto era stabilita la distinzione dei poteri, ma in sostanza si ammetteva una prevalenza del potere legislativo, e specialmente della camera dei deputati, eletta direttamente dal popolo; il re conservava una sua caratteristica funzione moderatrice , senza dubbio importate e benefica.
Una costituzione è invece votata quando è il risultato dei lavori e del voto d'un' assemblea, appunto perciò chiamata costituente, appositamente eletta.
1) Il sistema costituzionale puro secondo lo Statuto albertino :
Lo Statuto albertino istituiva un cosiddetto regime costituzionale puro. Ciò era frutto del compromesso da cui derivavano le costituzioni del 1848, consistenti in un'autolimitazione del potere regio , che, specialmente per quanto riguardava la più alta funzione dello Stato , la legislativa , veniva posto alla pari delle Camere, di cui , una , il Senato,di nomina regia , e l'altra ,la Camera dei deputati, elettiva.
La legge diveniva perfetta con l'approvazione delle due Camere e la sanzione del re. La nomina dei ministri , capi dei vari rami del potere esecutivo , era di spettanza del re , e al re spettava anche la loro revoca. Tuttavia , fin dalle prime applicazioni dello Statuto , ad imitazione del sistema parlamentare inglese , fu seguito il sistema di scegliere i ministri fra le persone che godevano la fiducia delle Camere, specialmente della Camera elettiva, come quella che più direttamente rappresentava la volontà nazionale. Di conseguenza , quando la Camera dei deputati manifestava la sua opposizione al ministero, sia col rigettare le proposte , sia con voti di sfiducia , il ministero presentava le dimissioni al re , che , di regola , per evitare un pericoloso conflitto fra Corona e Parlamento, le accettava . Se , allo stato delle cose, la soluzione non si fosse trovata nella creazione d'un nuovo ministero, il re poteva ricorrere all'estrema decisione di sciogliere la Camera, indire nuove elezioni, rimettendo così la decisione al corpo elettorale.
Questo , per cui la nomina e la revoca dei ministri dipende dalla fiducia delle Camere fu detto sistema costituzionale parlamentare , in cui contrapposto al sistema costituzionale puro, a cui si è accennato. Dato questo sistema , l'unica via restante al sovrano , nel caso d'una crisi senza soluzione , nel caso cioè d'una introvabile maggioranza intorno a un uomo e a un programma , era , come si è detto , lo scioglimento della Camera dei deputati. I casi in cui si fece ricorso a questa soluzione furono assai rari.
Oggi il sistema parlamentare prevale in quasi tutte le costituzioni moderne. Ad esso furono portati diversi temperamenti , per ovviare a quello che è il suo maggiore inconveniente , di rendere cioè eccessivamente instabile la vita dei ministeri, esponendoli a crisi frequenti, improvvise e spesso non giustificate. Nella nostra Costituzione , gli ultimi due capoversi dell'art. 94 contengono , il parziale rimedio a quell'eventualità.
2)Differenze fra lo Statuto albertino e la Costituzione repubblicana:
Altra notevolissima differenza fra lo Statuto albertino e l'odierna Costituzione sta nell'esser stato il primo una costituzione elastica , mentre la seconda è rigida. Si dice che una costituzione è elastica quando la legge costituzionale non ha una preminenza sulle altre leggi che chiameremo ordinarie, sicché queste possono modificare il contenuto ; si dice invece che è rigida quando ogni altra norma le è sottoposta , e ogni sua modificazione deve avvenire ,non con il procedimento ordinario d'approvazione d'una legge , ma bensì con un procedimento particolare. Ma la più profonda differenza fra le due costituzioni sta nel loro contenuto. La costituzione albertina si preoccupava, come tutte quelle del secolo ottocento(19°), che riflettevano i risultati della rivoluzione del 1789, soprattutto delle libertà individuali. Molti problemi di giustizia distributiva , di partecipazione effettiva anche della classe proletaria alla vita dello stato e ai beni della collettività che dovevano poi enormemente allargare i compiti dello Stato moderno, erano allora problemi oscuri , scarsamente sentiti, e ancor meno appoggiati da quella classe , liberale si, ma disposta a servirsi della libertà politica soprattutto per la difesa e per l'espansione della sua forza economica.
Lo sviluppo stesso dell'industria , con l'accentramento di grandi masse operaie nei centri urbani, il diffondersi dell'idea socialista , sia nel ceto intellettuale , sia nel proletariato, che incominciò a far udire la sua voce e a premere sullo Stato con forza crescente e sempre meglio organizzata , fecero si che la questione sociale balzasse in primo piano e finisse per costituire una richiesta a cui non era più possibile rifiutare totalmente la risposta. Poteva lo Statuto albertino ammettere tale risposta? Lo poteva , appunto perché la sua elasticità gli consentiva d'adeguarsi alle esigenze dei tempi nuovi. Restando immutati i fondamenti della libertà civili e dell'ordinamento statale, del patto originario fra il sovrano e il popolo , era sufficiente una legge ordinaria per imprimergli quel carattere progressivo che nessun articolo enunciava , ma nemmeno vietava. Fu così che in Italia , specialmente durante il quindicennio precedente la prima guerra mondiale , la legislazione sociale , vale a dire la legislazione in materia d'organizzazione operaia , di conflitti di lavoro, d'assicurazioni e d'assistenza sociale si andò adeguando ai nuovi tempi ,allo stesso modo che si allargava via via il suffragio,e apparivano alle camere i partiti animati dall'intendimento di portare l'azione dello Stato su un campo sempre più vasto a beneficio di tutte le classi.
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