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venerdì 13 dicembre 2019

IL SISTEMA DEMOCRATICO NELLA COSTITUZIONE ITALIANA "REGIMI COSTITUZIONALI E DITTATURE" di:Alberto Romagnoli 1°

1312---2019

1)  Problemi  insoluti  dopo il risorgimento:

Cavour aveva  più  volte  espresso  il  pensiero  che  all'Italia , raggiunta  l'indipendenza  e  l'unità ,  restava  il  dovere  di  dedicarsi  subito  a  un  nuovo  compito,  la  soluzione  del  problema  sociale;  compito  non  meno  arduo  del primo ,  ma altrettanto  doveroso  e  necessario , e  tale  da  rivelare  la  generosità  e  la  capacità  degli  uomini  destinati  a  reggere  , dopo di lui  ,  la  cosa  pubblica.  Era  lo  stesso pensiero  di  Garibaldi  e di Mazzini, che  avevano  sempre ispirato  la  loro lotta  alla  fratellanza  , alla  giustizia  sociale ,  alla  democrazia  .  Invece  le classi  dirigenti  italiane,  quelle  stesse  che  avevano  compiuto l'opera del Risorgimento, si chiusero  in  una  politica    conservatrice  e  timida,  dimentica  di tutti gli altri grandi  problemi  che  restavano  da risolvere  per  riportare  l'Italia  allo  stesso  livello  economico e sociale  delle più  progredite  nazioni  europee.
In conseguenza  di questa  mancata  risposta alle  istanze  delle  classi  diseredate e dei  partiti  più  progressivi, il regno  aveva subito  paurose  scosse ,  più  grave di  tutte quelle  del  1898, che  aveva  messo  in  pericolo  la  monarchia e  la  stessa unità  nazionale.  Ma,  sul  principio  del  nuovo  secolo, (900) si era  iniziato   per l'Italia  un periodo  di prosperità  e di  relativo  benessere , mentre  la lotta  politica  andava  assumendo  forme  sempre  più  corrette  e  temperate .  Specialmente  per opera  di Giovanni  Giolitti, quasi  ininterrottamente  presidente  del  consiglio  dal  1900  al  1914, un  nuovo  spirito  di libertà  ,  una  maggiore   considerazione  dei  diritti  delle  classi  lavoratrici,  un'amministrazione  pubblica  più  efficiente , avevano  portato  il paese  alla dimostrazione  che  lo  Statuto  albertino era  legge  costituzionale  capace   d'adattarsi  alle  esigenze  dei  nuovi  tempi  e  di  condurre  il paese  sulla  via  del progresso , purché fosse  interpretato  in  senso  veramente  liberale.

2) Turbamenti  politici  e sociali  del primo  dopoguerra:

Nel  1915  entrammo in guerra  contro il parere  di molti  uomini  politici  e con  un'opinione  pubblica   aspramente  divisa.  Contrari  erano  coloro  che,  come  i socialisti, vedevano  nell'immane  conflitto  lo scontro  di  cupidigie  estranee  all'interesse  del  proletariato, sul  quale  sarebbe  in  definitiva  ricaduto  il maggior  prezzo  , e  contrari  erano  anche  quegli  uomini  di parte  moderata  , come Giolitti, che  pensavano  che l'organismo statale  , dopo  appena  un  cinquantennio  d'unità, era ancor  giovane e fragile,  quantunque sulla  via  del  consolidamento  e del  progresso; questa  via  non  si  doveva   abbandonare  per  lanciarsi  in  una  prova  indubbiamente  durissima  e  colma di conseguenze oscure.
La  guerra  fu  più lunga  , sanguinosa , costosa  del  previsto;  finì  con  la vittoria , ma  lasciò  lo Stato  italiano , mentre  si affollavano  enormi  problemi,   in  una  prostrazione , di  cui  potevano  valersi  le forze   sovversive . Delle  due  forze  sovversive  parve in  un  primo momento  più  pericolosa  quella  di sinistra, ma  ,  proprio  quando  il  pericolo  da  questa  parte  poteva  considerarsi superato ,  lo  Stato  fu assalito  da una  forza  di destra  militarmente  organizzata,  che  impiegava  nella  conquista  del  potere  una  tecnica  moderna  appresa  dai  rivoluzionari  veri.
Il fascismo  traeva  origine  da  varie  correnti  :  innanzi  tutto  da  un  nazionalismo  retorico, di cui  D'Annunzio  era  la voce  più  alta, e  di cui  Mussolini  aveva  intuito  la  forza  suggestiva  specialmente  sul ceto medio;  dal  combattentismo , espressione  dell'irrequietezza  delle  centinaia di migliaia  di  combattenti  smobilitati , che  non  riuscivano a reintegrarsi  nella  vita  di pace; da  forze  economiche   di destra che  avevano  temuto  e  temevano  riforme  sociali  sincere,  ed  intuivano  i vantaggi che  alla  fine  avrebbero potuto  trarre  da  un  regime  autoritario , dichiaratamente  antisociale  e  antidemocratico; e  perfino  da frazioni del socialismo  che  ricordavano l'origine di Mussolini e   vedevano  in  lui  l'assertore  di  diritti  misconosciuti.
Ma,  a  portare  il fascismo  al potere  , fu  soprattutto  lo stato  d'animo  che  sempre  si  crea  in  un paese  quando  una  crisi  dell'ordine  statale  si  protrae  per  troppo  tempo: nasce  allora  negli  animi  l'idea  dell"uomo del destino" dell'uomo  forte  e giusto  che  riporterà  l'ordine  ;  si  offusca   allora  l'idea  della  libertà, cioè  della  responsabilità che  su  ciascuno  incombe  , si  perde  fiducia  nei  metodi  della  libertà, creduta  incapace  di  risolvere una crisi,  lunga, ma  che  si ritiene  pur  sempre  temporanea. Nessuno pensa  di  dare  definitamente  il potere  a  un  uomo  solo, ma  è  fermamente  convinto  che  soltanto  lui  potrà   ristabilire  l'ordine.
Dopo  il discorso  di Mussolini del  3  gennaio 1925,  fu  resa  impossibile  in Italia  la lotta  politica;  seguirono  una  serie  di provvedimenti eccezionali che  non avevano  riscontro  nella  storia  dei  moderni  Stati  occidentali.
Il fascismo  si  può  considerare  una  frattura  nella  vita  costituzionale  della  nostra  patria,  poiché   il suo  più  grave errore  fu per  l'appunto  di natura  costituzionale  ,  e  forse da  questo  originano  tutti  gli  altri.  Il fascismo pensò d'imprimere  nuova vita allo  Stato  ,  sottraendo  forza  e  scrollando  le sue  istituzioni  fondamentali  , storcendo  lo Statuto a  significazioni  aberranti  , e  tuttavia  lasciandolo  formalmente  in  vita,  quasi  a  ludibrio.  Veniva  abolito  il sistema  rappresentativo; alla  divisione  dei  poteri  era  sostituito  un  potere  compiutamente  accentratore, senza  limiti e controlli; in luogo  dell'imparzialità  dello  Stato  e dell'uguaglianza   della  legge, si  apriva  la  via  a criteri  d'arbitrio e di  discriminazione  che, di  naturale  conseguenza  ,  sopprimevano  tutte le libertà  individuali e le  loro garanzie ;  la  monarchia, data  l'impossibilità  d'un  suo intervento  moderatore  ed equilibratore  , in cui   considerava  la  sua  vera  e utile  funzione, diventava  uno strumento  superfluo; la questione  sociale , involta  in un  pesante  sistema corporativo  , dominato  dallo Stato, si  risolveva  a  vantaggio  della  parte  economica  più forte  e più  vicina  al potere  centrale; il regime  poi  ,nonostante  si proclamasse  destinatario  a  vivere  nei  secoli , dava  a se  stesso  un  carattere  di  provvisorietà  , in  quanto  , tutto  imperniato  sulla  vita  e la  capacità  d'una  persona  fisica, non  prevedeva ,nel  caso  di mancamento  di questa  ,  nessuna via  sicura  di successione  alla  direzione Stato, e  anzi  poneva  nel dubbio  perfino  l'ordine  naturale  di successione  al trono.
Attenendoci a  un  punto di vista  strettamente  costituzionale, si può  dunque  sicuramente  affermare  che  il  fascismo  nel campo  costituzionale  aveva  molto  distrutto  e nulla  costruito . Ed  infatti,  al termine  della  seconda  guerra  mondiale , l'Italia  , oltre  che  sconfitta  e  carica di rovine  e  di problemi  , si  trovò   priva  di  qualunque  rispettata istituzione su  cui  appoggiarsi , per  ricominciare  la sua  vita statale  e  riprendere  la strada  d'un  ordinato  progresso.

martedì 10 dicembre 2019

LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO SALVATORE QUASIMODO

10--12--2019

Vento  a  Tindari

Tindari, mite  ti so
fra  larghi  colli  pensili  sull'acque
dell'isole  dolci  del  dio,
oggi  m'assali
e ti  chini  in  cuore.

Salgo  vertici  aerei  precipizi,
assorto  al vento  dei  pini,
e  la  brigata  che  lieve  m'accompagna
s'allontana  nell'aria
onda  di  suoni  e  amore,
e tu  mi prendi
da  cui  male  mi  trassi
e  paure  d'ombre  e di  silenzi,
rifugi  di  dolcezze  un tempo  assidue
e  morte  d'anima.

A  te  ignota  è  la  terra
ove  ogni  giorno  affondo
e  segrete sillabe  nutro:
altra  luce  ti  sfoglia  sopra  i  vetri
nella  veste  notturna,  e  gioia  non  mia  riposa
sul  tuo  grembo.

Aspro  è  l'esilio,
e  la  ricerca   che  chiudevo in te
d'armonia  oggi  si  muta
in  ansia  precoce  di morire;
e  ogni amore  è  schermo  alla  tristezza
tacito  passo  nel  buio
dove  mi  hai  posto
amaro  pane  a  rompere.

Tindari  serena  torna;
soave  amico mi  desta
che  mi  sporga  nel  cielo da una rupe
e io  fingo  timore  a chi  non  sa
che  vento  profondo  m'ha  cercato.

Vicolo

Mi  richiama  talvolta  la  tua voce
e  non  so  che  cieli  ed  acque 
mi  si  svegliano  dentro:
una  rete di sole  che  si  smaglia
sui  tuoi  muri  ch'erano  a  sera
un  dondolio  di lampade
dalle    botteghe  tarde
piene  di vento  e di  tristezza.

Altro  tempo: un telaio  batteva  nel  cortile
e  s'udiva  la  notte  un pianto
di cuccioli  e bambini.

Vicolo: una croce  di case
che  si  chiamano  piano,
e  non  sanno  ch'è  paura
di  restare sole  nel buio.

Parola

Tu  ridi  che  per  sillabe  mi  scarno
e  curvo  cieli  e  colli ,  azzurra  siepe
a  me  d'intorno  , e  stormir  d'olmi
e  voci  d'acque  trepide;
che  giovinezza  inganno
con  nuvole e colori
che  la  luce  sprofonda.

Ti  so.  In  te  tutta  smarrita
alza  bellezza  i  seni,
s'incava  ai  lombi e  in  soave  moto
s'allarga  per  il  pube  timoroso,
e  ridiscende in  armonia di forme
ai piedi  belli  con  dieci  conchiglie.

Ma   se  ti  prendo, ecco;
parola   tu  pure  mi sei  e  tristezza.

lunedì 9 dicembre 2019

ECUMENISMO "UN GRANDE AVVENIMENTO CON PICCOLI UOMINI" P. Cipriano Carini osb, abate

9--12--2019
Venezia   30--giugno  1995
appunti  dell'incontro  tra S.S.Bartolomeo  1°--Patriarca   Ecumenico  di Costantinopoli  e
S.E.  il  card.  Marco  Cè--Patriarca  di Venezia

Gli  ultimi  documenti  della  Chiesa cattolica  stanno  a dimostrare la  crescita  ecumenica  , specialmente  nei  rapporti  con  la  Chiesa  ortodossa.
Da  quando  nel  1054  Roma  e  Costantinopoli  si  erano  scambiati  anatemi  reciproci  erano  passati  secoli  , prima  che  nel 1965   venissero  revocati  il 7  dicembre  contemporaneamente  in  San  Pietro  a  Roma  e  in San  Giorgio  al  Fanar.  E  tutti  ricordiamo  la  visita  di  S.S.  Paolo   6° al  Fanar il 26  luglio  1967, ricambiata  da  S.S.   il  Patriarca  Ecumenico  Atenagora  1°  a  Roma  il 26  ottobre  1967.
Sono  già date  dimenticate, lontane.
A  dieci  anni dal  ritiro  degli  anatemi  nella  Cappella  Sistina  a  Roma  fu  dichiarato pubblicamente aperto  il dialogo  teologico  tra  la  Chiesa  romano--cattolica  e quella ortodossa ;  erano presenti ancora  Paolo 6° e il Metropolita  Melitone di  Calcedonia.  La  cerimonia  finì  con  un fatto  unico  e  irripetibile:  il Papa  si  inginocchiò  davanti  al  Metropolita  e  gli  baciò  i piedi  chiedendo  così  perdono  per  i torti  fatti  alla  Chiesa  d'Oriente nel passato.
Da  allora  lo scambio  di  visite  tra  delegazioni  della  Chiesa  romana --cattolica  e  del  Patriarcato ecumenico  è  diventato  regolare  il  30  novembre  a  Costantinopoli  per la  festa  di  Sant'Andrea, il 29  giugno  a Roma  per  la festa  dei  Santi Apostoli  Pietro  e Paolo.
è in  questa  regolarità  che  quest'anno  l'avvenimento  è  diventato  speciale , a  causa  della  presidenza  della  della  delegazione  ortodossa  da  parte  di S.S. Bartolomeo  1°, visita  che  non si  è fermata  all'incontro romano, ma è  proseguita  per Venezia  , la  Diocesi  ortodossa  d'Italia, "La  posizione  di questa  Sacra  Arcidiocesi , per  il suo  essere situata  nel cuore stesso  del  cattolicesimo  romano, è  particolarmente  delicata  . Da  una  parte  costituisce  in  qualche  modo  la  vetrina  dell'elemento  ortodosso  e  della  nostra  spiritualità  orientale  in  mezzo  ai  fratelli  romano--cattolici  e  dall'altra  ,  una  specie di  ambasciata  permanente  della  buona  volontà  e  dei  nostri  buoni  sentimenti cristiani  nei  confronti  della  Chiesa  cattolica-romana e  del suo gregge.  Era  la  prima  volta  che  un Patriarca  ecumenico faceva  visita  a  Venezia; il metropolita  Spiridione  ha  preparato  dettagliatamente  le  giornate  e  gioiosamente  ci  ha  accolti.
Peccato  che  sia  la  stampa  italiana  che  la  presenza  ecclesiale  italiana  si  siano  accorti  superficialmente  dell'avvenimento  , senza  capirne  l'importanza ; ma la  storia  ecumenica  procede  e  porta  i suoi  frutti.
S.S.Bartolomeo 1°   giustamente   prendendo  lo  spunto  dal  leone  "alato"  di San  Marco ci  invita  a  sorvolare  , a  volare sopra  ,   a sdrammatizzare  e  superare  quello  che  ci  divide ,  per  guardare  ai  valori  che  le due  Chiese , insieme  , devono offrire  all'umanità.

domenica 8 dicembre 2019

DEBITO INTERNAZIONALE QUESTIONE DI USURA di: Giulio Albanese " AMICI DI FOLLEREAU per i diritti degli ultimi"

8--12--2019
La  crisi del debito:
Parlare  di  democrazia , governance e diritti  umani nel Sud  del mondo significa  innanzitutto  e  soprattutto  prendere  coscienza degli  effetti  negativi  della  finanziarizzazione  dell'economia , nella  cornice  della   globalizzazione  dei mercati.  Il   tema  è  estremamente  importante , ma  per  essere  compreso  appieno esige  una  riflessione  storica  su  quanto  è  avvenuto  nel corso  degli  ultimi 40  anni.
L'Africa  , ad  esempio  , attraverso  una  devastante  crisi  debitoria  (denunciata  a  squarciagola dal  mondo  missionario d'allora),  dagli  anni  ottanta  fino  a  quando , nello scorso  decennio  grazie  al progetto  Highly  Indebted  Poor  Countries(Hipc). ad  opera  del  Fondo  Monetario  Internazionale(Fmi) e  della  Banca  Mondiale  (Bm), una  trentina  di Paesi  a  basso  reddito  della  fascia  Subsahariana  potereno ottenere  una  riduzione  del  debito(circa  cento  miliardi di dollari).  A questo  programma  se  ne  aggiunge  un altro  , la  cosiddetta  Multilateral Debt  Relief  Initiative(Mdri). Queste iniziative  suscitano grande  euforia  perché  consentirono a molti governi africani di  riprendere  fiato,  accedendo  a prestiti  insperati.
Nel 2007  il  Ghana  fu  il primo  Paese  beneficiario ad  affacciarsi  sui  mercati  internazionali, emettendo  obbligazioni  pari  a  750  milioni di  dollari. Seguirono altri  quattro   destinatari del condono: Senegal, Nigeria , Zambia  e  Rwanda.
Nuove  forme  di usura:
Ciò  nonostante  , il  dramma   dell'insolvenza  si è  riproposto  ad  onta  delle  iniziative  assunte  dalla  comunità  internazionale assumendo  sembianze  apparentemente  sempre  nuove, che  tuttavia  non  dissimulano  fino  in fondo il  suo  carattere  fondamentalmente  usuraio.  Per   dirla  con Plauto:
"Voi  usurai  siete  dei  lenoni.  Infinite leggi il popolo  ha  fatto  contro di voi; ma ,  scoperta  la  legge  , scoperto  l'inganno: e il modo lo trovate  subito".
Ma  per comprendere  a  fondo  lo  stato  dell'arte,in  riferimento allo  scenario  africano, è  importante  considerare  che  a  seguito  dell'implementazione  delle  iniziative  cui  abbiamo  accennato , l'accesso  ai fondi  d'investimento,  messi  a  disposizione   dall'alta  finanza  a  livello  mondiale, è  stato  utilizzato  in  parte  per  sostenere  attività  imprenditoriali  straniere  in Africa  , ma  anche  per  foraggiare  le  oligarchie  autoctone, secondo  le  tradizionali  dinamiche della  corruzione  più  sfrenata  e corrosiva . Sono nate,  così,  società  partecipate  che,  nonostante  la  crescita  della  produttività, non  sono  state  in grado  di  compensare  la nuova  crisi  debitoria. I  nuovi programmi  d'investimento , infatti, non  sono  stati  associati  ad  organici piani  di  sviluppo  nazionali , col  risultato  che  sono state  costruite  opere  infrastrutturali--vere  e  proprie  cattedrali  nel deserto-- slegate  le une  dalle altre, o  iniziative  imprenditoriali  a  sé  stanti e dunque esposte  all'azione  predatoria  di potentati  internazionali  , soprattutto  sul  versante  delle  materie  prime e  delle  fonti  energetiche.
Nel frattempo si  è  innescata sulle  piazze  finanziarie una  speculazione  sfrenata  sull'eccessivo  indebitamento  dei  Paesi  africani  che  ha  determinato  la  svalutazione  delle  monete locali. L'aumento, in  questi  anni, del  Pil  e  del  debito  di molti  Paesi  africani  sono indicativi  di una  crisi  sistemica  che  ha  pregiudicato  qualsiasi  iniziativa   protesa  all'affermazione  di un  Welfare locale in grado  di  contrastare  l'esclusione  sociale.
Svendere  per  pagare
Ma il dato  più  preoccupante  sta  nel  fatto  che  ripagare  il  debito , oggi,  i Paesi  africani  sono costretti  a  svendere  le  proprie  ricchezze  strategiche  (acqua,  petrolio , elettricità, telefonia,  cacao, diamanti ecc....).  Qui  le  responsabilità  ricadono  sia  sulle  classi  dirigenti  locali, ma  anche  sulle  stesse  istituzioni  finanziarie  internazionali, le quali  pretendono  che le  concessioni per  lo  sfruttamento  delle  materie  prime  ,  unitamente  alle  privatizzazioni(soprattutto  il  land  grabbing,  vale  a  dire  l'accaparramento  dei  terreni  da  parte  delle  aziende  straniere)  vengano  attuate "senza  se  e  senza  ma", per  arginare  il debito  . Si  tratta  di  un  affare  colossale  per  cinesi,  americani  ed  europei , essendo  , in genere  ,  le  monete  locali  fortemente  deprezzate.
Sta  di fatto  che  oggi  molti  governi  africani  hanno  un doppio  problema:  sono privi  di  proprie  risorse  finanziarie  e   sono  sempre  più  appesantiti  da  un fardello , quello del debito  , difficile  da  sostenere . Da  rilevare , inoltre ,  che  si è  passati,nel  corso  degli  ultimi dieci anni , un po' in tutta l'Africa  dai  cosiddetti  creditori  ufficiali  (come  i governi  , lo  Fmi, la Bm e  la  Banca  Africana per  lo Sviluppo)  alle  fonti  di credito  (banche , fondi  di investimento, fondi  di  private  equity)  e al  libero mercato.
Finanziarizzazione  del debito:
Si    tratta  , in sostanza, di  una  finanziarizzazione del debito  che  ha  segnato  il passaggio  dai  tradizionali prestiti  e  da  altre  forme  sperimentate  di  assistenza  finanziaria  alle  obbligazioni , sia  pubbliche  che  private, da  piazzare  sui  mercati aperti. Questo  in sostanza  , significa  che  il pagamento degli  interessi è  legato  alle  speculazioni di borsa a  livello  mondiale. Si  tenga  presente  che  le suddette  obbligazioni  sono  in  valuta  estera, quasi  sempre  in dollari e  quindi  sottoposte  ai  movimenti sui  cambi  monetari, sempre  a  discapito  delle monete  nazionali africane.
Ciò  sta  generando  un  circolo  vizioso che  potrebbe  compromettere seriamente  lo sviluppo  futuro  dell'Africa.
Per  tale  motivo  risulta  indispensabile  compiere  un'indagine  sulla  prassi  internazionale  in merito  alla questione  del debito  e  sulla sua  collocazione  nell'ambito  sistematico  delle  norme  e  dei principi  di  diritto  internazionale,  colmando  finalmente  una  lacuna  che  costa  in  modo  eccessivo  agli  Stati  e ai  popoli che  devono  ricorrere  ai  prestiti  ,  formando  peraltro  la  base  per  lo  strapotere spesso  arbitrario  dei  creditori  di cui  sopra.  In  effetti  gli usurai  , che  oggi  assumono  le vesti  apparentemente  asettiche  delle  grande  banche  e  società  finanziarie  , hanno  sempre  dimostrato  grande  creatività ed  astuzia, escogitando  sistemi  e  meccanismi  , come  abbiamo  appena  visto  davvero  diabolici per  spremere  i debitori, si  trattasse  di  singoli  individui  o di Stati  sovrani. La  questione , peraltro  ,  non riguarda  solo  più  i Paesi  poveri  del  Sud  del mondo, ma  anche  molte economie  in sofferenza  , come  quella  italiana . Si veda  da  ultimo  la  vicenda  dei  derivati  stipulati  dallo  Stato  italiano  con  una  ben  nota  società  finanziaria  statunitense.
Un  parere  su  norme  del debito:
Per  guardare allora  al futuro  con  speranza , è importante segnalare  un'iniziativa  promossa  da  un  gruppo  qualificato  di  giuristi ed esperti di  economia  italiana  dell'Unità  di di ricerca  Giorgio La  Pira  del CNR  e Centro  di studi  giuridici  latinoamericani  dell'Università  di Roma Tor  Vergata, con  la  collaborazione  del  Centro  di ricerca  Renato  Baccari  del  Dipartimento  di  Giurisprudenza  dell'Università di Bari. Essi  hanno  chiesto  formalmente  che,  con  il sostegno  sempre  più  incisivo  della  Santa  Sede, del  Governo  italiano  e  anche  di  quei  governi  dei  Paesi  coinvolti  nella  grave  crisi  economico--finanziaria  mondiale,  l'Assemblea  Generale  delle  Nazioni  Unite  giunga  a  formulare  una  richiesta  di  parere  alla  Corte  Internazionale  di Giustizia  dellAja  riguardo  alla  coerenza  tra  le regole  che  attualmente  disciplinano  il  debito   pubblico   e  il  debito privato  (nazionale  ed  estero)  dei  Paesi  in  via di  sviluppo  e i  principi  generali  del  diritto  delle  Nazioni  evolute, nonché  i diritti umani  e dei  popoli.  Da  rilevare  che questa  proposta  ha  un  precedente  molto  importante, la Risoluzione  63\319    del  Consiglio  delle  Nazioni  Unite  del  2015, contro  i cosiddetti  "fondi  avvoltoi", i fondi  finanziarie  speculativi  che  agiscono  in  modo  molto  aggressivo  sul  debito  dei  paesi  in forti  difficoltà  economiche  . L'iniziativa  trova  la sua  fonte  d'ispirazione  nei principi  morali  , etici e  giuridici  contenuti  nella  storica "Carta  di  Sant'Agata  dei Goti"( nome  della  città  nel  centro d'Italia,  dove  esperti religiosi  e  laici  internazionali si sono  riuniti  nel  1997),   che ha   condannato  il "contratto   di usura",  gli  "oneri  eccessivi  sul debito" e ha  invece  affermato  il  suo  sostegno  all'autodeterminazione   dei popoli. Questa  questione  è  ancora  più  urgente  quando  consideriamo  che  l'intero  debito mondiale , senza contare  quello  del settore  bancario  e finanziario  , è  cresciuto  fino  al  250% del Pil .  Era  del  200%   nel  2008 . Ciò  rappresenta  una  minaccia  di crisi  sistemica. E i Paesi più  poveri , quelli  africani  in primis,  sono  sempre  i più  esposti  e  colpiti  da tali  pesanti  oneri.

sabato 7 dicembre 2019

LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO: GIUSEPPE UNGARETTI

7---12--2019

L'isola

A  una  proda  ove  sera era  perenne
di  anziane  selve assorte , scese,
e s' inoltrò
e  lo  richiamò  rumore  di  penne
ch'erasi  sciolto  dallo  stridulo
batticuore  dell'acqua  torrida,
e  una  larva  (languiva
e  rifioriva) vide;
ritornato  a  salire  vide
ch'era  una  ninfa  e  dormiva
ritta  abbracciata  a  un  olmo.

In  sé  da  simulacro  a  fiamma  vera
errando ,  giunse a  un  prato  ove
l'ombra  negli occhi  s'addensava
delle  vergini  come
sera  appié  degli ulivi;
distillavano  i rami
una  pioggia  pigra  di  dardi,
qua  pecore  s'erano  appisolate
sotto  il liscio  tepore,
altre  brucavano
la  coltre luminosa;
le mani  del  pastore  erano  un  vetro
levigato  di  fioca  febbre.

Dove  la  luce

Come  allodola  ondosa
nel  vento  lieto  sui  giovani prati,
le  braccia  ti  sanno  leggera , vieni.

Ci  scoderemo  di  quaggiù,
e  del  male  e del  cielo,
e   del  mio sangue  rapido  alla  guerra,
di  passi  d'ombre  memori
entro  rossori  di  mattine  nuove.

Dove  non  muove  foglia  più  la  luce,
sogni e  crucci  passati  ad  altre  rive,
dov'è  posata  sera,
vieni  ti  porterò
alle  colline d'oro.

L'ora  costante , liberi  d'età,
nel suo  perduto  nimbo
sarà  nostro  lenzuolo.

Non  gridare  più

Cessate d'uccidere  i morti,
non  gridate  più, non  gridate
se volete  ancora  udire,
se  sperate  di non  perire.

Hanno  l'impercettibile  sussurro,
non  fanno  più  rumore
del  crescere  dell'erba,
lieta  dove  non  passa  l'uomo.

 

giovedì 5 dicembre 2019

LA QUESTIONE SOCIALE IN GIUSEPPE MAZZINI di.Arcangelo Ghislieri (Giuseppe Mazzini e gli operai)

5--12--2019
  Dopo  avere  riconosciuto  il fatto  economico  del  salariato  come  una  forma di  servaggio, egli non  ammetteva  che  l'emancipazione  economica  potesse  svilupparsi  indipendentemente  dal  trionfo  d'un  nuovo  principio  morale ,che   desse  ai   diseredati  la  coscienza  di  uomini  membri  d'una  associazione che  si  chiama Patria  o d'una  più  vasta  associazione  , che  si  chiama  umanità.
Quindi  essi  hanno  non  solo  diritti  , ma  doveri ; e  devono  educarsi  al  sentimento  di questi  doveri , se vogliono  conquistare  a sé e  ai  propri  figli   un  migliore  avvenire. è  questa  la  sua  dottrina;ed in  questa  costante  visione  della  necessità  d'un   fondamento  morale  all'azione  emancipatrice  , tanto  politica  quanto  sociale, sta  la  caratteristica   differenza  del  socialismo  mazziniano da  quello  degli  altri   dottrinari  tedeschi , russi o francesi.
Mazzini   non  considerava  nel  proletario  un  semplice  strumento  di produzione  , ma  un  uomo  con  diritti e  aspirazioni   o bisogni  intellettuali e  morali, alla  pari  dei  privilegiati.  Accusava   il  Fourier  di  ricadere  nell'errore  degli  economisti  borghesi  e" di  ridurre  tutto  il  rimedio  a  un ordinamento  industriale" e gli  domandava  :--Credete  dunque  che  l'uomo  non sia  che  una  macchina  di produzione ,una  forza destinata  solo  al  servizio  d'un  lavoro  materiale?
Ed  ecco  perché  in tutte  le   sue  polemiche  sui  sistemi  socialistici  del tempo suo, come  si  potrebbe  riportare del  marxismo dei tempi  nostri, li accusava  di "materialismo".  Ecco perché  egli  non  separò  mai  la  questione  della  patria  da  costituire  in  unità  nazionale  ,libera  e  indipendente, dal  miglioramento economico  delle classi  più diseredate.

IL SISTEMA DEMOCRATICO NELLA COSTITUZIONE ITALIANA di : Alberto Romagnoli

5--12--2019
 
Costituzioni  elargite:

Le   costituzioni   concesse al  popolo  per  meditata   volontà  sovrana, in realtà  ,  costituivano  un  compromesso  , ma  alcune   volte  un ottimo  compromesso, fra  gli antichi  ordinamenti  e  le  nuove  aspirazioni: il potere  del monarca  viene  ad  essere  limitato , ma  egli  rimane  in  posizione  di altissimo prestigio;  la  formula  stessa  con  cui  il re  si dice  tale  "per  grazia  di Dio  e  volontà  della  nazione "  e  con  cui si  intesta  ogni  atto  promanante  dalla  volontà  regia , sta  a significare  la  funzione  delle  due  volontà; il sovrano rappresenta  l'unità  dello stato  e  l'autorità al  di sopra  delle  contingenti  lotte  politiche, mentre  è  salvo  tuttavia  il  principio della  sovranità  nazionale.
Nello statuto  era  stabilita  la  distinzione  dei  poteri,  ma  in  sostanza  si  ammetteva  una  prevalenza  del potere  legislativo, e  specialmente  della  camera  dei  deputati,  eletta  direttamente  dal  popolo; il re  conservava una  sua  caratteristica  funzione  moderatrice , senza  dubbio  importate  e benefica.
Una  costituzione  è invece  votata   quando  è il risultato  dei  lavori  e del voto  d'un' assemblea,  appunto  perciò  chiamata  costituente, appositamente  eletta.

1)  Il  sistema  costituzionale    puro  secondo  lo Statuto  albertino  :

Lo  Statuto  albertino  istituiva  un  cosiddetto  regime  costituzionale  puro.  Ciò  era  frutto  del  compromesso   da cui  derivavano  le  costituzioni  del  1848,  consistenti  in  un'autolimitazione  del potere  regio , che,  specialmente  per  quanto riguardava  la  più  alta  funzione  dello Stato  , la legislativa  , veniva  posto  alla pari  delle  Camere, di cui , una , il Senato,di nomina regia , e  l'altra ,la  Camera  dei deputati, elettiva.
La  legge  diveniva  perfetta  con   l'approvazione  delle  due  Camere e  la  sanzione del re.  La  nomina  dei  ministri , capi  dei  vari  rami  del potere esecutivo , era  di   spettanza  del re , e  al re  spettava  anche  la  loro  revoca. Tuttavia  , fin dalle prime  applicazioni  dello Statuto , ad  imitazione  del  sistema  parlamentare inglese , fu  seguito  il sistema  di scegliere  i ministri fra  le  persone  che  godevano  la  fiducia  delle  Camere, specialmente  della  Camera elettiva,  come  quella  che  più  direttamente  rappresentava  la  volontà  nazionale. Di  conseguenza , quando la  Camera  dei  deputati  manifestava la sua   opposizione  al  ministero, sia  col  rigettare  le  proposte  , sia  con  voti  di sfiducia  , il  ministero  presentava  le  dimissioni al re  , che ,  di regola , per  evitare  un  pericoloso  conflitto  fra  Corona  e Parlamento, le  accettava . Se ,  allo  stato  delle  cose,  la  soluzione non  si  fosse trovata  nella  creazione  d'un  nuovo ministero, il re  poteva  ricorrere  all'estrema  decisione  di  sciogliere  la  Camera, indire  nuove elezioni, rimettendo  così  la decisione  al corpo elettorale.
Questo  , per  cui la nomina  e  la revoca  dei  ministri  dipende  dalla  fiducia  delle  Camere fu detto  sistema  costituzionale  parlamentare , in cui  contrapposto  al sistema  costituzionale  puro, a cui si è  accennato.  Dato questo  sistema  , l'unica  via  restante  al sovrano  , nel  caso  d'una   crisi  senza  soluzione  , nel  caso  cioè  d'una  introvabile   maggioranza  intorno  a  un  uomo  e  a  un  programma , era , come si è  detto  , lo  scioglimento  della  Camera dei  deputati.  I casi  in cui si  fece  ricorso  a questa  soluzione  furono  assai rari.
Oggi  il sistema  parlamentare  prevale  in quasi  tutte  le costituzioni  moderne. Ad  esso  furono  portati   diversi  temperamenti  , per  ovviare  a  quello che  è il  suo  maggiore  inconveniente , di rendere  cioè  eccessivamente  instabile  la  vita  dei  ministeri, esponendoli  a  crisi  frequenti, improvvise  e spesso  non  giustificate. Nella  nostra  Costituzione  , gli ultimi  due  capoversi  dell'art. 94  contengono  , il parziale rimedio a quell'eventualità.

2)Differenze  fra  lo  Statuto  albertino  e la  Costituzione  repubblicana:

Altra  notevolissima  differenza  fra lo Statuto  albertino  e l'odierna  Costituzione   sta  nell'esser  stato il primo  una  costituzione elastica   , mentre  la seconda  è rigida. Si  dice che una  costituzione  è elastica  quando  la  legge  costituzionale  non ha una  preminenza  sulle  altre  leggi  che  chiameremo  ordinarie,  sicché  queste  possono  modificare  il  contenuto ; si  dice  invece  che è rigida  quando ogni  altra norma le è  sottoposta , e  ogni  sua  modificazione  deve  avvenire  ,non con il procedimento  ordinario  d'approvazione  d'una  legge  , ma  bensì  con un  procedimento  particolare.   Ma  la  più  profonda  differenza  fra  le due  costituzioni  sta  nel loro  contenuto. La  costituzione  albertina  si  preoccupava,  come  tutte  quelle del secolo   ottocento(19°), che  riflettevano  i risultati  della rivoluzione  del  1789, soprattutto  delle  libertà individuali. Molti  problemi  di   giustizia  distributiva , di  partecipazione  effettiva  anche  della  classe proletaria  alla  vita  dello stato e ai  beni  della collettività  che  dovevano  poi  enormemente allargare  i compiti  dello  Stato  moderno, erano  allora  problemi  oscuri , scarsamente  sentiti, e  ancor  meno appoggiati da quella classe  , liberale  si,  ma  disposta  a  servirsi  della  libertà  politica  soprattutto  per  la difesa  e  per  l'espansione  della  sua  forza economica.
Lo  sviluppo stesso  dell'industria  , con  l'accentramento  di  grandi  masse  operaie  nei centri  urbani, il diffondersi  dell'idea  socialista , sia  nel ceto intellettuale , sia  nel  proletariato,  che  incominciò a far  udire  la sua voce e a premere  sullo  Stato  con forza crescente e sempre  meglio  organizzata , fecero  si che  la questione sociale  balzasse in primo  piano  e  finisse  per  costituire  una  richiesta  a  cui non era  più possibile rifiutare totalmente  la risposta.  Poteva  lo Statuto  albertino  ammettere  tale  risposta? Lo poteva  , appunto  perché  la sua  elasticità  gli consentiva  d'adeguarsi  alle esigenze  dei tempi  nuovi.  Restando   immutati i fondamenti  della libertà  civili  e dell'ordinamento  statale, del  patto  originario  fra il sovrano  e il popolo ,  era  sufficiente  una legge  ordinaria  per  imprimergli  quel  carattere  progressivo  che  nessun  articolo  enunciava  ,  ma  nemmeno  vietava. Fu  così  che  in Italia  , specialmente  durante  il quindicennio  precedente  la  prima  guerra  mondiale  , la legislazione  sociale  , vale  a dire  la legislazione in materia d'organizzazione operaia , di conflitti  di lavoro, d'assicurazioni   e d'assistenza  sociale  si  andò  adeguando  ai nuovi tempi ,allo  stesso  modo  che  si  allargava  via via  il suffragio,e  apparivano  alle camere  i partiti animati  dall'intendimento  di portare  l'azione  dello Stato  su un  campo  sempre  più  vasto a  beneficio  di  tutte  le classi.