21--9--2026
= Una mattina ci fu annunciato che gli uomini nel mio padiglione sarebbero stati trasferiti quel giorno stesso a Barcellona . Riuscii a mandare un telegramma a mia moglie , informandola che sarei arrivato presto, e subito dopo ci caricarono su degli autobus e ci portarono alla stazione . Fu solo quando il treno stava partendo che l'inserviente che viaggiava con noi si lasciò sfuggire che dopo tutto non saremmo andati a Barcellona bensì a Tarragona immagino che il macchinista avesse cambiato idea :" Tipico della Spagna !" pensai . Ma fu molto spagnolo anche il fatto che acconsentirono a rimandare la partenza finché non avessi spedito un altro telegramma , e ancor più spagnolo che questo non arrivò mai a destinazione.
"Extranjeros " disse qualcuno . "Sono italiani" Era chiaro che fossero italiani . Nessuno altro sarebbe riuscito a stare insieme in maniera così pittoresca o a restituire il saluto alla folla con tanta grazia- una grazia che non era intaccata dal fatto che metà degli uomini sul treno bevevano a garganella da bottiglie di vino . Sentimmo dire in seguito che questi erano alcuni degli uomini che a marzo avevano conseguito la grande vittoria a Guadalajara; erano stati in licenza e ora venivano trasferiti sul fronte aragonese . La maggior parte di loro , temo , fu uccisa davanti a Huesca solo qualche settimana più tardi . Sul nostro treno gli uomini che stavano abbastanza bene da reggersi in piedi erano andati ai finestrini per salutare gli italiani mentre ci passavano accanto . Una stampella fu agitata fuori dal finestrino ; braccia bendate salutarono a pugno chiuso . Era una specie di quadro allegorico della guerra ; un treno pieno di truppe fresche sfilava con orgoglio su un binario , mentre sull'altro scivolavano piano i feriti e ogni tanto i cannoni sui pianali facevano sobbalzare il cuore , come sempre fanno i cannoni , e rinnovavamo quella perniciosa impressione , di cui è così difficile sbarazzarsi ,che dopotutto la guerra è veramente un'impresa gloriosa.