18--6--2026
"Io porto il segno dei morsi . Non li dimenticherò . Mi ricorderanno che sono stata invidiata.
So ' che ogni morso è un passo avanti , compiuto da me : so ' che chi non sarà mai morsicato , sarà sempre dimenticato."
Il giorno dopo , la mia crisi isterica , a casa di Pina Bella, lei in persona , venne in camera mia , e mi propose di uscire , la sera con lei e i suoi amici, per una serata al cinema, senza Anna.
Io accettai , ma diedi un suggerimento , di andare via di casa , separatamente , per poi riunirci giù nel cortile; desideravo tanto , portare Anna a parlare , per risolvere quell'orrore. Non accadde mai!
Ed ora il caso :Giovita:
L 'internato con il professore Latteri, fu il primo , che perdetti, mi ricordo che andai dal dottore Saggio, per scusarmi perché mi trovavo nell'impossibilità di venire , e lui si arrabbiò, così persi la prima pagina dei miei programmi. Quando mi rimise , fisicamente dalle conseguenze della mia avventura con Anna e Pina Bella , era appena iniziato il nuovo anno accademico, ma il professore Latteri non aveva più la cattedra di patologia chirurgica, la quale era passata al professore Romeo. Ero in condizioni di sostenere l'esame, ma, mi sono trovata con un leggero cambiamento nel programma, l'obbligo , di un internato di almeno 15 giorni prima degli esami. Fu proprio nell'internato, in reparto di chirurgia , che incontrai Giovita Piccillo, eravamo : due ragazze e due ragazzi, andò bene , il medico al quale eravamo affidati era il dottore Calì. Giovita, era piccola di statura , un esempio di persona totalmente invisibile, Dopo l'internato ci ritrovammo alle lezioni di farmacologia, stavamo preparando gli esami di patologia chirurgica, mi invitò a venire , in appartamento ,dove viveva con altre ragazze, perché lei era di Enna, per ripetere e mettere a fuoco alcuni argomenti, del programma. Così , ci ritrovammo una giornata insieme a studiare, lei mi invitò a rimanere a pranzo, mi raccontò delle brutte storie , con altre ragazze , in un appartamento , dove aveva vissuto, per un po '; poi iniziò a parlare dei professori, della vita privata di questi , di orge con gli studenti, e qui sono rimasta completamente scioccata, tanto che al ritorno a casa, per prima cosa chiamai la mia mamma , volevo sentire la voce di una persona cara, avevo bisogno di respirare puro ossigeno, e poi chiamai la priora, chiedendole di parlare un po' con me , perché avevo vissuto con una mia collega un momento brutto, attraverso i racconti, di questa. Decisi di starle accanto come amica , per aiutarla a credere , a vedere che la realtà è costituita , di tanta luce e che non tutto è miseramente squallido e volgare. Ma le cose non andarono per il verso giusto, perché a lezioni notai alcuni modalità di comportamento che non mi piacquero, come il fatto che seduta accanto a me , con delle domande stupide , cercava di attirare l'attenzione del professore, o come all'uscita della lezione , mi invitava ad andare dal professore ,cosa che io non solo non ho assecondato , ma ho tagliato corto, andando via . Alla fine dell'anno accademico , si avvicinò, dicendomi , che il dottore Calì , mi aspettava per il tirocinio di stato, io risposi che il tirocinio di stato lo avevo già fatto, voltai le spalle e tagliai definitamente il contatto con Giovita. Questa mio comportamento , fece precipitare la situazione in un vero incubo, un vero orrore ; per poter capire :
prima di tutto la persona ,Giovita, una ragazza con dei problemi , che riguardavano il suo rapporto con la realtà, dove la sessualità era un vero incubo , in quanto questa ragazza vedeva tutta realtà sociale sotto forma di orgia da alcova.
Il reparto dove mi sono trovata per la patologia chirurgica, era un ambiente , meschino , squallido, perché se, da una parte, era presente un baronaggio molto forte, dall'altro la chirurgia rappresenta una branca della medicina ,molto importate , se non si è all'altezza, bisogna avere il coraggio di rinunciare, se no si diventa dei poveri frustrati ; a questo si aggiunge ciò che Giovita aveva confabulato con il dottore Calì, immaginate , il grande problema che mi si parò davanti.
Io avevo , avuto un colloquio con il professore , il quale , vedendo il mio libretto , alla mia richiesta per la tesi, mi aveva detto di si , dovevo prima sostenere gli esami. Ricordo ,che non dissi di questo mio colloquio a Giovita. Mi sono recata in reparto , per gli esami , e mi sono vista venire incontro il dottore Calì , che mi diceva: "bussate e vi sarà aperto" , io lo guardai , voltai le spalle e andai via . Fare quei benedetti esami divenne una cosa difficile.
Io vivo la mia vita, con un codice morale molto rigido, sin dall'inizio il mio cammino universitario , fu un procede contro corrente , perché era molto importante raggiungere un buon livello di preparazione, e come sono stata educata , non mi sono mai fatta distrarre da moduli di vita che io non riconosco , perché li trovo profondamente immorali.
Nella situazione dove , quella disgraziata di Giovita , mi aveva cacciato, non dovevo e non volevo essere coinvolta; chiesi aiuto alla Priora , e fu un grosso errore , perché , non solo non mi aiutò, ma mi precipitò in un abisso. Non ho rancori , perché volevo un gran bene a questa persona, solo ho sbagliato , perché non dovevo mischiare : San Benedetto e l'università, due realtà, agli antipodi.
Ho imparato che non bisogna mai chiedere aiuto , ma confidare nelle proprie forze! Riuscii a sostenere gli esami superandoli con :30 su 30, ma dovetti abbandonare il progetto della tesi, primo perché non mi sarei mai mischiata ad una realtà squallida , e poi non avrei mai agito in modo sconveniente nei riguardi del professore. Ho percorso il mio cammino universitario , con profonda serietà, ho avuto la gioia di avere il rispetto dei miei professori, rispetto per la mia serietà , e la mia bravura, la scelta che ho fatto dopo , non mi pento, solo, mi rimane un amaro in bocca. Recitare la parte della casalinga , ignorante è divertente!