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domenica 30 giugno 2019

da:" Il posto nel mondo" S.E.I. "E l'ostia gli tremò nelle mani" di Virgilio Brocchi

30-6-2018
Venne  la domenica dell'Incoronazione. Il  piazzale  della  chiesa e i prati  vicini erano  coperti  di  baracche e di  attendamenti; le  campane   di Santa  Maria  rispondevano  cinguettando  ai  boati  del   campanone  di Dovara.  Nel  santuario   non si respirava  più, tanta  folla  vi si  stipava. Per  la porta  spalancata  si  spandeva  sul  sagrato e  per i campi  il canto  dei sacerdoti , al  quale  rispondeva il  salmodiare  rapido e netto  dei cantori.
Dentro il presbiterio Pietruccio , tutto  raccolto  in se', con  un  gran  nastro  bianco al braccio , si  piegava  sul  piccolo  inginocchiatoio ai  piedi  dell'altare; alle sue  spalle , chine  sulla  balaustrata, pregavano  la mamma , zia Teresa,il nonno. Giulia tremava  di  mistico fervore e, attraverso le  lacrime, credeva   di vedere l'aureola risplendere sulla  nuca  prona  di suo  figlio.
Ma Pietruccio non  vedeva  nulla; non sentiva  nemmeno la folla  pigiata  dietro  di lui ; appena  di  tratto  in tratto , riacquistando coscienza , scorgeva l'altare luccicante  tra  l'incenso , il vescovo con  la tiara e il  paludamento  solenne , immobile  sotto il  baldacchino avvolto  da  nuvole  odorose,  ansiosamente seguiva con  lo sguardo il  parroco  che  officiava  nella  corona  dei  sacerdoti  fulgidi di stole e  pianete.
Egli  non  sapeva  più ne'  pregare  ne' pensare ; solo  un  dolcissimo  sgomento  si dilatava dentro  di lui , anelando al  canto  sacro  che  già  poc'anzi lo  aveva  rassegnato a Dio soavemente col  sospiro  delle  quattro  voci del Respice  in me .  D'improvviso l'anima  gli  sfolgorò, all'impeto del Gloria, che  balzava  dalla  cantoria; fu tutta  un  trepidare  di luce, dissolvendosi  nella  passione  mistica  del  Credo; la musica  si  straziò nel  Mortuus et  sepoltus, si esaltò nel  Resurrexit, spaziò  solenne  nel  Venturus est  iudicare  vivos et  mortuos e  proruppe  osannante alla  santa Chiesa cattolica, alla  resurrezione  della carne , alla  vita  eterna.
Petruccio era  come  annientato. Quando  il campanello  squillò, un lungo  brivido  lo  percosse  da capo  a piedi: si  curvò  ancora di più  sull'inginocchiatoio; a occhi  chiusi , vide   folgorare  alto  l'ostensorio, e  l'aria  intorno  rutilare. Tremava  come  una foglia ;  allora  una  soavità ineffabile , da quell'abbagliante fulgore  si  diffuse  con  voce  d'angeli:
Sanctus, Sanctus  qui  venit in  nomine  Domini.....
Gli  parve di morire  nell'eccesso di  quella soavità, sentì il sacerdote scendere dai gradini  dell'altare,  avvicinarsi, fermarsi dinanzi a lui; sbigottì, l'anima  gli traboccò, alzando  il volto inondato  da  un  silenzioso prorompere di lacrime.
L'officiante vide  la faccia  estatica , mortalmente pallida,  mortalmente  felice , bagnata  di pianto , e l 'Ostia gli tremò  nelle mani; la sua  esitazione trepidò nel cuore  d'ogni  assistente; il vescovo stesso si  chinò appena a guardare , e  la sua  tiara  folgorò.  La  Particola  sacra si posò  sulle  labbra  sbiancata  del  fanciullo ; il coro  angelico, avvolto  dall'onda  trionfale  dell'organo ,  proruppe  nell'Osanna,  spalancando la volta  del  tempio  all'immensità radiosa  del cielo.
Questa descrizione, sono certa , leggendola , ci riporta , alla nostra prima comunione; ma io dedico  questo post a tutti i bambini , che hanno  fatto , o che devono, fare,  in questo periodo  , la prima comunione: auguri!

sabato 29 giugno 2019

TUTTE LE POESIE di Emily Dickinson 4°

29-6-2019
1334

Dolce questa  prigione
tenere  queste cupe  sbarre
non un tiranno ma  il re  delle piume
inventò questa  pace.

Se questa  è  la mia sorte
se  non c'è un  altro regno
una prigione  non è che un amico
una cella--la casa.
1335

Quel mio sogno perfetto  non sia mai
segnato  dalla  macchia  dell'aurora,
sia  la mia notte  quotidiana  pronta
ad  accogliere sempre il tuo  ritorno.

Ci coglie  inconsapevoli il potere -
timida , nostra  madre  aveva  indosso-
a  casa -in Paradiso-
non altra veste che la sua  sorpresa.
1336

è la natura ad assegnare il sole -
questa è astronomia-
decretare un amico  non le è lecito-
questa  è astrologia.
1337

Su un mare di lillà
scuotere  senza tregua
il suo allarme  vellutato
che via fuggendo  dalla  primavera
la primavera  spinge  per  vendetta
a  condanne di balsami-

giovedì 27 giugno 2019

LE NOVELLE DELLA NONNA di Emma Perodi "Lo scettro del Salomone e la corona della regina Saba" 3°

27-6-2019
E  invece di aiutare la  sua vecchia  mamma nelle faccende di  casa,  salì in camera , nascose la roba  rubata sotto un  mattone dell'impiantito, e si  coricò.  Ma il sonno , che  era il suo  compagno fedele dopo le fatiche , quella  mattina  non andò a  chiudergli le palpebre, e, dopo essersi rivoltato per  diverse ore da  una  parte e dall'altra, dovette  alzarsi.
Appena  scese  in cucina e si  affacciò sulla  porta di casa , vide  passare due  contadini  tutti lieti, che parlavano fra di loro  gesticolando. Essi  eran tanto infatuati a parlare , che  neppur si  accorsero di Turno.
---Sai ,-- diceva il più  vecchio ,--è proprio  un  miracolo . Stanotte alla  mezzanotte s'è veduto  sopra la casa mia  un  gran  chiarore e poi s'è sentito  un fruscio d'ali sul  tetto . Camillo , il  mio  bambino maggiore , che  dorme  in cucina , s'è destato e ha  veduto scendere un angiolo dalla  cappa  del camino. Quell 'angiolo si è  chinato sul letto , lo ha baciato in fronte e gli ha detto:"Eccoti  i doni che  ti  manda  il Banbin  Gesù perché   sei stato  buono. Ogni anno , se  continuerai  a essere  onesto e  timorato di  Dio, verrò  a  visitarti". Poi  l' angiolo è sparito cantando:" Osanna!" e  Camillo racconta  che tutta  la stanza era  piena  di  un odor  acutissimo  di   gigli  e di rose. Sul  letto  il ragazzo ha trovato  inoltre un sacchetto  di  monete  d'oro, vestiti  caldi per  ripararsi  dal  tramontano, e  ghiottonerie  di ogni  specie. Io  vengo  a  Montecornioli a  raccontare  il fatto al curato e a  fargli  vedere le monete.
--In casa  mia  è  avvenuto  lo stesso, --disse  l'altro  contadino, --i regali  sono  toccati  soltanto alla mia  Maria,  perché i  maschi  son tre  forche , e  l'angiolo , che  lo sapeva , lo ha detto alla bambina  mentre  l'ha  baciata.
Turno ,tutto  commosso, aveva  seguito  i due  uomini fin  davanti alla chiesa e  li vide  imbrancarsi con tanti altri , i  quali  aspettavano  che  il curato avesse detto l'Ite  missa est per  interrogarlo  al  pari  dei  due  contadini. Ora  capiva dov'erano  volati   gli  angeli! ora si  spiegava  perché  aveva  sentito  contare  tante  monete! E quello  che  egli  aveva rubato era  dunque il tesoro  dei  bimbi buoni , dei  bimbi poveri!
Ebbe  vergogna  del  suo  furto e gli  pareva  che  tutti  dovessero leggergli  in fronte  la sua  mala azione. In  quel  giorno  non pote'   entrare  in chiesa , non lo  pote' davvero!  Le  gambe non ce lo  volevano portare; si mise  a fuggire , e corri  corri  giunse in  un bosco  di castagni, dove  rimase  come  un  bandito  fino  a notte. Quando  tornò  a casa , trovò la mamma  che  piangeva davanti  alla tavola  apparecchiata. La  povera  vecchia , non vedendolo  tornare  a mezzogiorno,  s'era messa  a smaniare  e non  aveva potuto  ingoiare  neanche  un boccone del  pranzetto  preparato  per  quel giorno di grande solennità. E  ora che lo  rivedeva e le pareva così  stralunato, non si poteva consolare, perché era  sicura che qualche cosa di grosso gli  fosse accaduto. Ma a  tutte le domande che  gli rivolgeva,Turno  rispondeva sempre  che non aveva  nulla , che si era imbrancato con i compagni e per questo aveva  fatto tardi.
Madre e figlio mangiarono e, per la prima volta, andarono a letto senza dirsi:"Felice notte", tanto Turno , arrabbiato  con se stesso , se la ripigliava  con la povera  vecchia, e tanto lei era  convinta ,  convintissima , che  il figlio suo  avesse  commesso  una  cattiva  azione.
Ne' la vecchia  afflitta , ne'  Turno  perseguitato dal rimorso, dormirono; anzi, il giovane a  una  cert'ora si levò, perché   gli pareva di soffocare, alzò  il mattone , si mise  di nuovo in seno i gioielli rubati , e s'avviò  verso la casetta all'imboccatura  della  caverna. Voleva  vedere se gli riusciva di riscendere in cucina e  rimettere al posto quelle   gioie, perché  gli pesavano  sul petto come  macigni, ed era pentito, arcipentito della   sua  birbanteria.  Ma appena  fu salito sul tetto della casetta, dovette di  nuovo nascondersi,  perché  sentì  giù  nella  cucina un  gran  tramestio , e un  momento  dopo vide gli  angioli  comparire  a uno a uno , e poi ,  quando  furono  tutti usciti  dalla  cappa  del camino , prendere il volo  come  un branco  di uccelli che  vadano dal monte alla  palude.
Turno si accorse che i volti degli  angeli erano  seri e accigliati. Volavano  velocemente  , e  dalle  loro bocche non  usciva  nessun suono melodioso.  A  un tratto uno di essi si voltò e fece , sul  paese  che  abbandonavano , un gesto di maledizione. Turno si  gettò  di sotto impaurito e cadde  sulla neve. In quello stesso momento udì  un rumore tremendo , e la casetta crollò e scomparve  giù nelle  profondità  della  terra, per incanto com'era sorta . I montecorniolesi videro in quella  notte , sull'apertura  della grotta , due  diavoli  col piede  di capro, che  tramandavano un così acuto odore  di zolfo, da  soffocare  quanti si  accostavano. Quei due  diavoli  avevano in mano spade  fiammeggianti.
I montecorniolesi non solo, ma anche  gli  abitanti  delle valli più  basse  e dei  casolari  di montagna s'impaurivano  di  questo succedersi  d'incantesimi, e nessuno osava  più passare , neppur di pieno  giorno, davanti  alla bocca  della caverna. Di notte  poi  non se ne parla,  perché stavano tutti  rintanati in casa , e dopo  la prima notte nessuno volle  più esporsi a  vedere quei brutti ceffi  di diavoli  con  le spade di fuoco.
La notizia  di questo fatto  giunse fino al beato Romualdo, abate  di Camaldoli, il quale  scese con una  lunga processione  di  frati del  suo Eremo , portando in mano la croce, e si recò a  benedire la bocca della  caverna di Montecornioli.  Il santo abate però disse che sotto quel fatto ci  doveva essere un mistero, quando  gli fu assicurato da un suo frate che  dopo poche notti  che  la caverna era stata benedetta , erano ricomparsi i demoni a farvi la guardia.  L'abate Romualdo ordinò preci  e digiuni  a tutti gli abitanti del paese di Montecornioli, per impetrare  da Dio la liberazione  da  quel tremendo flagello ; ma neppur questi  valsero , e i demoni  continuavano a mostrarsi.
In  quel frattempo Turno era  ridotto al lumicino . Nella notte stessa  dalla  scomparsa degli angeli e della casa , egli , sentendosi  opprimere da quelle  gemme rubate ai poveri , invece di portarseli  a casa e nasconderle sotto il mattone del pavimento, aveva  scavato una  buca in cantina e ve li aveva rimpiattate, e poi  era  andato a letto . Ma non aveva potuto dormire in tutta la notte , e  nell'uscire la mattina per andare nel bosco a segar le legna , come faceva ogni  giorno , aveva sentito la gente  sgomenta   dall'apparizione  dei demoni e dalla scomparsa  degli angeli,che  avevano recato nella  notte di Natale  tanti doni ai bambini buoni, ai bimbi  poveri  di tutta  la contrada.Quelle  lamentazioni che  udiva gli arrivavano al cuore, perché  sapeva  che  senza la sua  curiosità  e  il suo furto , gli  angeli  avrebbero  continuato a  beneficare i poverelli   del paese.Egli  si  sentiva  un gran malessere dentro  e le braccia  cionche  come  se non potesse  fare  nessun lavoro .Tutto il giorno  vagò per  il bosco evitando d'imbattersi negli  altri  boscaiuoli, e  non si avviò a casa altro che a ora tarda. Ma  prima di oltrepassare gli ultimi alberi, sentì  uno sbatter s'ali sulla sua  testa , e a un  tratto vide un pipistrello, grosso  come  un'aquila, con gli occhi e la lingua di fuoco.
Il  pipistrello  rimase  ad  ali aperte davanti a lui , e gli disse:
--Turno, tu  hai reso al Diavolo un  gran  servigio,  scacciando gli angioli dalla  caverna . Devi sapere  che  essi  vi avevano nascosto il tesoro  della  regina di Saba  e del re Salomone, salvato  da Gerusalemme   dopo  l distruzione  di  quella  città . Si erano ridotti qui  dopo  lunghe  peregrinazioni e ad essi lo aveva  confidato il Nazareno. Se occhio umano riusciva  a mirarlo , essi ne perdevano la custodia, e  il tesoro passava  nelle mani  del nostro  signore , Belzebù. Egli ora ti  vuole ricompensare e ti permette  di  penetrare  nella caverna e di sceglier magari  lo scettro  di Salomone e la corona di Saba.
--Non voglio  nulla!--diceva Turno tremando.-- Non  voglio nulla ; è  roba   del Diavolo!--e si fece  il segno della croce. Il pipistrello  con  gli  occhi  di fuoco  cadde in terra  come  fulminato, e dove era caduto si aprì  una  buca fonda  fonda , che ancora si  chiama "Buca del Diavolo" e chi ci precipita non riesce a tornar più su.
Turno, dopo questo  fatto , tornò a casa  come  immelensito. La sua mamma  non gli  pote'  cavar di bocca neppur una parola assennata, perché vaneggiava come un matto. La sera gli  venne la febbre , una  febbre da cavalli , e  nessuno  sapeva da che derivasse. Così rimase un mese , fra la morte e la vita , Sua madre  chiamò  i medici a curarlo, ma  essi non ci  capivano nulla in quella  malattia; chiamò le donne  che sanno  togliere il mal d'occhio, ma neppure quelle riuscirono a guarirlo; finalmente chiamò il  curato a benedirlo, e allora Turno  si sentì a un tratto sollevato, cessò di gridare e volle  confessarsi. Dopo la confessione si  comunicò, e  appena si  sentì in forze , scese in cantina , prese le  gioie che vi aveva nascoste e se ne  andò col  bordone da pellegrino e  col capo coperto di  cenere, prima  alla Verna, dove rimase in preghiera tre  giorni, poi all'Eremo  di Camalddoli, e finalmente alla Madonna  di San Fedele  a Poppi. Dinanzi a quella  immagine egli  depositò  le gemme prese  nel tesoro della  caverna , e  la collana  e il diadema  che  nei  giorni di festa ornano il  collo e la testa della  Madonna , sono  ancora  formate  delle stesse perle e delle stesse gemme  donate  da Turno. Il quale , finché  visse sua  madre menò un'esistenza  laboriosa, alternando il lavoro con le preghiere; ma alla morte  della madre  vende' la casetta , distribuendone il prezzo ai poveri, e poi andò a farsi  frate a Camaldoli e per le sue  virtù fu tenuto in  concetto di santità.
I montecorniolesi non hanno più veduto i diavoli con le spade  fiammeggianti a guardia  della caverna, ma nessuno ha osato  mai di scavare il monte per impossessarsi delle ricchezze. Due  ladri soltanto una volta vennero da  lontano per  rubare quello  che  sta nascosto nella  caverna , ma sull'imboccatura furono tutti e due  colpiti da una saetta ,che   li incenerì.
Ma  neppure i bambini buoni ,i bimbi poveri dei casolari sparsi sulla  montagna  hanno avuto più i ricchi doni, e questo fa supporre che in paese gli angeli non siano più tornati.
La regina  tacque , e Cecco , il bell'artigliere, esclamò:
--Mamma , la  memoria vi regge , ma una cosa sola avete  dimenticato di raccontare a  questi bambini, che vi  stanno a sentire a bocca aperta.
--Che cosa?-- domandò la Regina.
--La storia del turbante!
--Non  l'ho dimenticata;  gliela serbo a domani sera , e  per ogni festa del Natale ne ho un'altra.
--Dunque, mamma, ne sapete tre  solamente, perché tre  son le feste di Ceppo?--esclamò l'Annina, una  bimba  vispa , che  già aiutava in casa  come una donnina.
--No, no ; intendo dire  che  ne ho in serbo  anche per la sera  di Capo d'anno, per quella della Befana e poi le domeniche di gennaio.
--Siete una   gran nonna!--disse , mettendo la testa in  grembo alla vecchia , un maschietto di capello  rosso, con una testina  sempre arruffata  e  certi occhietti furbi, nei quali si leggeva tutto quel  che gli passava  nella mente.--Peraltro la novella di  stasera non mi  capacita.
--Perché?--domandò Cecco alzando Gigino e mettendoselo a  cavalluccio sulle  ginocchia.
--Perché   gli angioli non se la dovevano prendere con  i bambini se Turno  era sceso  nella  caverna. Mi  pare che  paghi il giusto   per il peccatore, e a noi, a noi che  ci si sforza  di non far  birichinate  in tutto l'anno , quando  vien la  vigilia di Natale , non ci  tocca nulla.
---Son  novelle!--sentenziò  l'Annina,--e  si  raccontano così  per  divertire. Se ci credessi , io non  porterei mai le pecore a pascere  dalla  parte di  Montecornioli; avrei  paura.
--Però  Gigino ha  ragione , è un'ingiustizia !--dissero a mezza voce altri due piccinucci, che erano sempre del parere  del Rossino.  In quel momento si  sentì  alzare il saliscendi  dell'ascio e le mamme  tornarono con lo scialle tutto tempestato di sottilissimi cristalli di ghiaccio. Esse vuotarono sulla  tavola una    fazzolettata  di brigidini e di  confetti, sui quali i bimbi si gettarono  avidamente.
--Eccoli  i nostri  angioli!--esclamò l'Annina.
--Ecco il mio angiolo! --disse Cecco  abbracciando la sua  vecchia.
Dopo poco, grandi e piccini, tutti riposavano al podere dei Marcucci, e i bei sogni rallegravano la mente dei bimbi dormienti.

è una fiaba antica che racconta di altri tempi, io desidero dedicarla a tutti i bambini, del mondo.

mercoledì 26 giugno 2019

LE NOVELLE DELLA NONNA di Emma Perodi "Lo scettro del re Salomone e la corona della regina di Saba" 2°

26-6.2019

I rami  degli  alberi , sfrondati, battevano fra  loro facendo  un  rumore  di  ossa  cozzate  insieme, e, un po' il buio , un po' quel mugolio del vento, e più  di tutto quel  rumore,  gelarono  il sangue  a Turno; ma  la  curiosità  fu più  forte  della    paura ed egli si  accostò  alla  casetta  misteriosa . Quando fu  lì, avvicinò l'occhio al buco  della  serratura, ma non vide  nulla; allora  vi  pose  l'orecchio ,  e sentì  un tintinnio  d'oro  e  di argento e  un  parlare  strano,  che  egli non  capiva. Stette  così  un pezzo , incerto se  doveva  bussare  o no ,ma  finalmente, vedendo  il  fumaiolo  del camino,  dal quale  non usciva  punto  fumo, salì  sul tetto  per tentare  di  penetrare con l'occhio  nella stanza. La neve  alta attutiva  i suoi  passi, e siccome  il tetto era  basso , con poca fatica  vi salì; ma capì  subito  che non  era  riuscito  a nulla, perché  dal  fumaiolo  si  vedeva il  focolare spento  e basta.
Turno  però, che aveva le scarpe  grosse  e il cervello  fine, pensò:"è tardi , e prima  o poi  questi  uomini misteriosi andranno a  letto. Anche a contare i quattrini  finiranno  per stancarsi, e  allora io, che  sono secco come un  fuscello, mi  calo  giù  per  la cappa  del camino e  mi  levo  da  dosso  questa  curiosità, che  non  mi  dà pace".
Infatti si  accoccolò come   meglio  pote' da  un lato del  fumaiolo, a riparo  dalla  neve e dal  vento, e  aspettò, Ma  aveva  un  bell'aspettare!  Quelli  di giù , conta che ti conto, non  finivan  mai  di maneggiare monete e di  ciarlare.
A un tratto cessò  il rumore, i lumi furono  spenti  giù nella  stanza, e tacquero tutti i discorsi. In  quello  stesso  momento , al castello di Soci scoccò la mezzanotte.
" Ho  capito, -- pensò  Turno, --sono  stregoni , e a  quest'ora   se ne vanno in giro ; tanto meglio, così  vedrò senz'essere  disturbato; aspettiamo."
Ma  non  ebbe  molto da  attendere perché   di lì a poco fu colpito da un  gran  chiarore  e si  vide passar  davanti  agli occhi una  figura  tutta  bianca  e lucente , e  dopo  questa  una  seconda , una terza , e  poi  tante  e tante . Avevano i capelli  biondi  e  inanellati, due  ali  bianchissime  attaccate  alle spalle , e  portavano in  mano  una   cesta  coperta . Appena  sbucavan  fuori dal  fumaiolo , si  dirigevano  verso  un  casolare o  un villaggio . Le  più volavano  alto e poi  sparivano  fra  le  macchie  di faggi o  d'abeti  verso  l'Eremo  di Camaldoli, nei  punti  dove  sono le case dei  carbonai o dei  mulattieri.
--Sono  angioli!....-diceva fra se  Turno.--E io  che li  avevo  creduti  stregoni!
E quando  ne  ebbe  veduti  uscire  un  centinaio , e che  gli  parve che  non  ne  dovessero  venir  più  su  per la  cappa  del camino, Turno si  legò  una  corda  alla  cintola , fermò  quella   fune  intorno al  fumaiolo e si  calò giù.  La  cucina  era  grande e, a  giudicare  dalla  sua  vastità, doveva  essere l'unica  stanza  della  casa ; ma sulle  due  lunghe  tavole  e sulle  panche non  c'erano ne' monete ne' altro. Dirimpetto all'uscio  che metteva  sulla  campagna , v'era  una  specie  di  volta  chiusa  da un  sasso. Turno staccò un  lumicino di  ferro dal  muro , e  dopo aver girata  la pietra , entrò  in  un  corridoio buio .Egli  camminò per  un pezzo , sempre in  discesa , e  finalmente  sboccò  in  una  caverna  bellissima che  pareva  una  sala . La volta era  tutta   tempestata di  ghiaccioli  di  cristallo  di  forma curiosa, e  nel mezzo  c'era  una  grandissima colonna , tanto  grande  che  quattro uomini non l'avrebbero abbracciata . Quando  si  fu  fermato  costì  a guardare , Turno riprese  la via , e scendi scendi , a  un  tratto fu  colpito  da  una  grandissima  luce. Quel  chiarore   veniva  da  una  sala , molto più  bella  della  prima, che si  trovava  in fondo  alla  discesa , proprio nelle  viscere del  monte. Codesta  sala  era  illuminata  a  giorno, e  nel  mezzo c'era una  cassa  d'oro col  coperchio  di cristallo , e  intorno tante  casse  più  piccole . Sulla  parete  di fondo  v'era  poi una  specie  di trono , tutto  d'oro , e su  quello dormiva  il vecchio  dalla cappamagna di seta. Turno tremò tutto nel  vederlo e non  osò  accostarsi a lui. Si avvicinò  peraltro alle  casse  d'oro col  coperchio di cristallo , e rimase  a bocca  aperta a  guardarle.  In  quella  dimezzo , che  era  la più grande , v'era  uno scettro d'oro tutto  tempestato  di  perle  grosse  come nocciole. Sul  fondo  d'ebano  nel quale  era  posato lo  scettro , stava  scritto in  pietre  preziose:" Salomone".  In un'altra  cassetta c'era una  corona d'oro tutta  ornata di brillanti, e su quella  stava scritto :"Regina  Saba". Nelle  altre poi vi  erano alla rinfusa  braccialetti, collane , pugnali ,  spilloni, il tutto  lavorato  stupendamente e tutto  scintillante  di gemme lucenti  come  tanti  soli.
Turno, a veder  tutta  quella  grazia di Dio, rimase di sasso, e il diavolo in  quel momento lo tentò. Con  una  sola di quelle  collane  si  sarebbe  potuto  comperare  un podere , fabbricarsi una casa e cessare la vita  di stenti  che  aveva fatto dacché  era nato.  Alzò  gli occhi e vide che  il vecchio  dalla cappamagna  dormiva  come  un  ghiro , e  il diavolo lo tentava  sempre, facendogli pensare  che nessuno  si sarebbe  accorto  della  mancanza  di un gioiello. "Per  chi possiede  tanti  tesori , un  oggetto  più o meno , non fa  nulla", gli  suggeriva  lo spirito  del male.
Turno alzò il coperchio  di  una  di quelle  cassette, ficcò  la mano  dentro e  la rilevò  piena di gioie, che si nascose subito  in seno;poi, tutto  guardingo  e tremante , riprese  il lumicino che  aveva posato  in terra , e  rifece la via  percorsa  prima per uscire  dalla  caverna.
Giunto  che fu alla  seconda  sala,  grondava  di sudore  e  le gambe  gli si erano  fatte  pese come di piombo. Ogni  momento si  fermava , stava in ascolto  perché   gli pareva  udir dietro a se' rumore di passi e voci. La  salita che  doveva  fare lo  sgomentava , e  se non  fosse stato  il timore  di  trovare il vecchio desto , sarebbe tornato  addietro per  rimettere  al posto i gioielli  rubati, tanto se li sentiva  pesare  sul  petto  come  ciottoli  di torrente.
In quella seconda  sala  si  gettò un  momento  a sedere,ma  subito si rialzò  perché  aveva  sentito nitrire un cavallo a poca distanza , e si die'  a salire di corsa per il lungo  corridoio. Egli giunse  tutto  trafelato  in cucina , e senza concedersi un momento  di riposo , si  attaccò  alla fune  e  in un momento  fu sul  tetto.
Appena Turno  fu all'aria  aperta  vide  venire  volando  da tutti  i  punti cardinali  gli angioli  bianchi e luminosi, che  gli erano  passati  a poca distanza  quando  era  nascosto  dietro  il fumaiolo. Tutta  l'aria era  imbiancata  dalla  luce che  mandavano i loro  corpi, e da  ogni lato si sentiva  cantare:"Osanna !  Osanna!...."  mentre le  campane delle chiese sonavano il  mattutino . Turno , impaurito  da  quella  vista e da  quei  canti , senza pensar nemmeno  a levar la corda , spiccò  un salto dal tetto, e invece di correre in  direzione del paese, si  nascose in  una  buca  in  mezzo alla neve e  costì  rimase  intirizzito  fino a  giorno , come  un ladro che  ha  paura  si essere scoperto . Soltanto  all'alba  tornò  a casa , e quando  la madre gli  domandò dov'era  stato tutta la notte , rispose  arrossendo:
--Sono  stato a messa.

martedì 25 giugno 2019

LE NOVELLE DELLA NONNA di : Emma Parodi "Lo scettro del re Salomone e la corona della regina di Saba" 1°

25-6.2019
Tutte le campane  di Poppi e della valle suonavano a festa in quella  notte  chiamando i  fedeli alla  messa  di Natale, e pareva che a quell'invito rispondessero  le campane di Soci , di  Bibbiena , di  Maggiorana  e di tutti i paesi e i  castelli eretti sui  monti  brulli , che s'innalzano   fino all'eremo  di Camaldoli e al Picco della Verna, tanto era lo scampanio che  si udiva da ogni lato.
In  una casa di  Farneta, piccolo borgo sulla  via  di Camaldoli,
la famiglia  del   contadino Marcucci era  tutta  riunita  sotto  l'ampia cappa  del camino basso, che  sporgeva  fin  quasi a metà  della  stanza. Il camino , nel  quale  crepitava   un  bel  ceppo di faggio, era  grande  davvero, altrimenti  non avrebbe  potuto   contener  tanta gente,  perché i Marcucci  erano un  subisso!
Il vecchio  capoccia  era  morto , la moglie gli  sopravviveva , e intorno  a lei erano aggruppati i cinque  figliuoli maschi, i quali  avevano tutti  moglie , meno l'ultimo, Cecco, che era  tornato  da poco  dal reggimento, e  aveva sempre addosso  la  tunica d'artiglieria. I quattro fratelli  maggiori si ritrovavano  di già  la bella  caterva  di  quindici  figliuoli, fra  grandi e piccini, così  che  fra  la  vecchia Regina ,la nuore , i  figliuoli e quei  quindici  nipoti,  facevano   venticinque persone. è vero che  il  podere  era  grande, ma se  i ragazzi maggiori  non si fossero  ingegnati ad  accompagnare  col  trapelo le carrozze  che  andavano a Camaldoli, facevano  in  su e in giù  non avrebbero attecchito  il desinare con  la cena.
Quella sera  la vecchia Regina stava  seduta  sopra una  panca molto  vicina  al fuoco  crepitante, e le sue  mani operose , che  intrecciavano  di  consueto  i fili  di paglia per farne cappelli, restavano inerti  in grembo. I più piccoli fra  i nipotini le sedavano  accanto  guardando  un  grandissimo  paiuolo appeso  sopra  il fuoco, nel  quale  bollivano  le castagne. Lo scampanio  continuava, e  tutti  quei bambini, che  solevano  andare  a letto  come  i polli per  alzarsi  a giorno, non  chiedevano  di coricarsi, ne' le mamme  davano  loro  il solito imperioso  comando:" A letto!" poiché in  quella notte era  consuetudine dei Marcucci  che i giovani  andassero alla messa  notturna alla abbazia  di San  Fedele, sul  monte dove s'erge  gigante  il castello  di Poppi, con  la sua  immensa  torre che si  vede quasi  da ogni punto del Casentino, e i piccini  rimasero a casa a far  compagnia  alla nonna ,la  quale  li  teneva   desti narrando  loro fiabe  meravigliose, che ella  aveva  udito a sua  volta dalla propria  nonna e  dalle  vecchie del vicinato.
Il maggiore  dei figli  della Regina , l'austero Maso , che  faceva da capoccia  dopo la morte del padre, li comandava tutti a bacchetta; egli si alzò e , aprendo  la porta  della cucina che  guardava sull'aia , disse, rivolto  alla moglie e alle altre donne:
--La nottata è brutta e la neve è tutta ghiacciata, che vogliamo  fare?
Mentre Maso teneva ancora l'uscio  aperto strologando le nubi, che  correvano da tramontana, un soffio di  vento gelato  penetrò  nella cucina e fece  rabbrividire  grandi e piccini.
Ma  la Carola era stata pronta  a dire:
--E da  quando  in qua  il freddo e la neve ci metton  paura?  Alla  messa di Natale ci siamo sempre  andati e ci andremo  anche stanotte, se Dio vuole.
La Carola , come  moglie  del capoccia , godeva  in famiglia di una certa  autorità;  così  le altre donne annuirono con la testa , e mentre  ella  si alzava per vedere se le ballotte eran  cotte nel paiuolo, le cognate salirono al  piano  superiore a  prendere lo scialle, il rosario e i cappotti di  panno pesante foderati  di flanella  verde dei rispettivi mariti.
Quando esse riscesero , la Carola aveva già posato il paiuolo in  tavola  , dopo averne  scolato  l'acqua , e  con una  mestola di legno  distribuiva  ai bambini le castagne, Anche le  cognate se ne empirono  le tasche dei grembiuli di rigatino, e quando  Maso disse:"Dunque , vogliamo  andare?" tutte si strinsero bene sotto il mento il fazzoletto   di lana a  colori  vivaci, e su quello si misero lo scialle   di flanellone.  --E tu non  vieni?---domandò  Maso a Cecco  vedendo che s'era  seduto  di nuovo  sulla  panca nel  canto del fuoco.
--Sentirò tre messe  domani ,  per ora  resto  qui; è  tanto  che non  ho più  fatto il Natale  a casa , e mi  struggo di sentir  raccontare dalla mamma  la  novella  dello scettro  del  re Salomone  e la regina  Saba.  Cecco non  diceva tutto il suo pensiero . Tornato a casa dopo tre anni passati nel reggimento , parte ad Alessandria, parte a Palermo, aveva trovato la vecchietta  molto deperita,  e il timore  di perderla  da  un  momento  all'altro  lo aveva  assalito  tanto  da inchiodarlo  a fianco  della  mamma in  tutte  le ore che non lavorava. E anche quando era nel campo , pensava  sempre :
"La troverò  viva  quando  torno a casa?
Quel pensiero angoscioso  e continuo gl'impediva  d'imbrancarsi con gli amici e di andarsene  a veglia  nei  casolari vicini, dove il bell'artigliere sarebbe  stato festosamente  accolto dalle  ragazze, curiose  di sentir parlare  della  vita di città e  delle avventure  militari.
Maso  aprì l'uscio e s'incamminò alla testa della comitiva, composta delle cognate , dei fratelli e dei tre ragazzi maggiori, ormai giovanotti anch'essi. Appena  tutta quella gente fu  uscita , Cecco andò a  sedersi accanto alla Regina , e  mettendole una  mano sulla spalla , le  disse  scherzando:
--Badate , mamma , la novella la  so  quasi a mente , e se non la raccontate  bene, vi tolgo la parola e la narro io! Vi rammentate  quante  volte sono  stato a occhi spalancati, con le gomita sulle  ginocchia , a sentirla?
--Quelli erano bei tempi!--sospirò  la vecchia .--Allora era vivo il babbo tuo, tutte le  figliuole erano in casa e io non ero  così  grinzosa.
--Nonna la novella!--dissero i piccini , che erano tutti  ansiosi  di  udire per la centesima  volta il meraviglioso racconto, che  aveva  sempre la virtù di  commuoverli.
La  vecchietta  finì di  sbucciare  una castagna , e dopo che l'ebbe data  alla  minore delle nipotine, prese  a dire con la voce dolce e il  purissimo accento ,proprio degli  abitanti delle montagne toscane:
----Dovete  sapere  che al  tempo  dei tempi arrivò un  giorno  a Montecornioli un vecchio  con  la barba  bianca, i capelli lunghi che  gli  scendevano fin  quasi alla cintola, vestito  di una  cappamagna di seta  e con un turbante in testa. Questo vecchio cavalcava  una mula  bianca e  dietro a lui veniva un carro tutto  coperto  trascinato  da  un paio di bovi , e  guidato  da  un  altro  vecchio , pure con  la barba  lunga e i capelli  lunghi , ma  vestito più miseramente. Attorno al  carro  cavalcavano  cinque uomini armati  di  lancia , e  tenevano  a distanza  chiunque  si  volesse  accostare. Ne'  l'uomo  dalla cappamagna, ne' il carro , ne' i soldati  erano  stati  veduti  passare per  il Casentino. Essi  erano  arrivati a Montecornioli senza  valicare  l'Appennino, senza  battere  le strade  maestre . La  gente li  aveva  veduti  soltanto sul  Pian del Prete, quando  salivano la vetta di Montecornioli. Poi  erano  spariti  col  carro  dentro un vano , che  mette  a  una grande  caverna . Soltanto l'uomo  dalla  cappamagna era  rimasto a guardia  di  quel  vano, e  la mattina , quando  i  montecorniolesi si  alzarono, rimasero a  bocc'aperta nel vedere  che, proprio in quel punto  , dove  prima  non  crescevano  nemmeno  le  cicerbite e i  cardi, era  sorta , come  per  incanto , una casetta con  le finestre chiuse e la porta  sbarrata. La mia  parola  sarebbe  insufficiente   se  volessi dirvi la  meraviglia che destò in tutti la comparsa in paese di  quella  comitiva, e poi il veder  sorgere quella  casetta dalla  sera  alla    mattina. Prima  accorsero   a  Montecorrnioli, per  sincerarsi del fatto , gli abitanti  di Pioppi e  di Bibbiena;   poi   quelli  di  Certamondo, di  Romena, di Protovecchio, di Stia; e finalmente  vennero  anche da  lontano. Ma   guarda  e riguarda , non  vedevano nulla, e  la casa  rimaneva chiusa come  se  dentro non ci stesse nessuno. Però  i più   curiosi  , mettendo  l'occhio contro  il buco della chiave, sentivano un  rimuginio di monete  e certe parole   che  nessuno capiva.  Venne  l'inverno, e  la casa , che era bassa ,rimase  quasi  nascosta  nella neve. Quel  mistero dei sette uomini seppelliti  in  quella  caverna, metteva in moto  tutti i cervelli e faceva dimenticare tutte  le lingue. Ci fu un montecorniolese più  curioso dei suoi  paesani, un certo Turno, che , senza   dire nulla  a nessuno, si mise in testa  di scoprire quel mistero, e, aspettata  una notte  che  non  ci  fosse  luna , s'infilò  un  coltellaccio  alla cintura , prese un'asta  più lunga  di lui , e si avviò   alla  casetta. Era buio  come in gola al lupo e  il vento  mugolava  nelle  insenature  dei  monti e spazzava  giù  una  neve fine fine  e gelata , che  tagliava  la faccia  a Turno; ed era   giusto che fosse  freddo , perché era appunto la notte di Natale.

lunedì 24 giugno 2019

Nessun uomo è un'isola di Thomas Merton 4°

24-6-2019
---La verità è la vita della nostra intelligenza. La mente non vive pienamente se  non  pensa    con rettitudine. E se  la mente  non  vede quello  che  debba  fare , come  può la volontà  far  buon  uso della  libertà?Ma  dal momento che la  nostra  libertà è in realtà  immersa in un  ordine  soprannaturale e tende ad un fine  soprannaturale che  non può neppure  conoscere con i mezzi naturali, la piena  vita dell'anima  deve essere una  luce  e  una  forza  infusa  soprannaturale  in essa  da Dio. Questa  è la  vita della  grazia  santificante, insieme  con  le  virtù infuse della  fede , della speranza, della carità------------------.
La sincerità  nel  senso più  pieno è un  dono divino, una  chiarezza  di spirito che  viene soltanto  dalla grazia. Se  non siamo divenuti  "uomini nuovi" creati  secondo Dio"nella  giustizia e nella santità della verità" non  possiamo evitare alcune  bugie e  doppiezza che  sono  divenute istintive nella nostra natura corrotta,---------------
Una delle conseguenze del peccato originale è un  pregiudizio istintivo in favore dei nostri desideri egoistici. Vediamo le  cose come  non  sono perché le  vediamo con  noi  al centro. Timore, ansietà, avarizia,  ambizione e il  disperato bisogno che abbiamo di piacere, tutto  deforma  l'immagine della  realtà  riflessa nelle anime nostre.  La grazia non corregge subito in una volta  questa  deformazione; ma ci  fornisce i mezzi di riconoscerla e di  tenerne conto. E ci dice  quello che dobbiamo fare per  correggerla .  La sincerità va  comprata  ad un prezzo: l'umiltà di  riconoscere i nostri innumerevoli errori e la fedeltà  a  ripararli instancabilmente.  L'uomo sincero è uno che  ha la grazia  di  conoscere che può essere istintivamente non  sincero , e che perfino la  sua sincerità  naturale  può divenire  una maschera  della irresponsabilità e della codardia  morale.....

------Dobbiamo perdonare ad essi nelle fiamme  del loro  stesso inferno perché Cristo nel  nostro perdono  discende ancora una volta  a  estinguere la fiamma  vendicatrice. Egli  non può farlo se  non perdoniamo agli altri con la Sua stessa  compassione---------------Il suo amore è del pari  umano e divino, e la  nostra carità sarebbe  caricatura del Suo  Amore se  pretendesse di essere soltanto divina e non  consentisse ad essere umana. Quando amiamo gli altri con il Suo amore non  conosciamo  più il bene e il male( ossia quello  che il serpente  promise) ma soltanto il bene . Vinciamo il male del mondo con la carità e la  compassione di Dio e così  facendo gettiamo  via  dal nostro cuore tutto il male.---------------------------------------------------------------------
-------------Dio che è infinitamente ricco  si fece  uomo  per  sperimentare la povertà e la  miseria  dell'uomo caduto , non  perché  aveva bisogno di  questa esperienza, ma  perché noi  avevamo  bisogno  del Suo  esempio. Ora  che abbiamo  visto  il Suo  amore , amiamoci l'un  l'altro come Egli  ci ha amato . Così il Suo  amore opererà nel  nostro  cuore e ci trasformerà in LUI

sabato 22 giugno 2019

SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO

23-6-20
La  tua  tenerezza mi salva
Come  il vasaio che  modella
l'argilla,
tu  mi  hai donato,
mio Creatore,
carne  e ossa, spirito  e vita.
Signore  che  mi  hai creato,
mio  Giudice e Salvatore,
attirami  oggi  verso  di te.

Io  ho  peccato, o mio Salvatore
ma io sono  l'uomo che ci
prova,
è la Tua  misericordia  che  ci
purifica.
Tu  vedi  le mie lacrime e mi
vieni  incontro
come  il Padre  accoglie  il figliuol
prodigo.
Nel  nulla  ho  dissipato
il   patrimonio  della  mia  anima.
Non  ho  più nulla  della  mia
eredità,
e soffro  la fame.
Io  grido:
Padre , pieno  di tenerezza,
vieni a me;
accoglimi nella tua misericordia.
Dalla  liturgia  Bizantina