9--12--2019
Venezia 30--giugno 1995
appunti dell'incontro tra S.S.Bartolomeo 1°--Patriarca Ecumenico di Costantinopoli e
S.E. il card. Marco Cè--Patriarca di Venezia
Gli ultimi documenti della Chiesa cattolica stanno a dimostrare la crescita ecumenica , specialmente nei rapporti con la Chiesa ortodossa.
Da quando nel 1054 Roma e Costantinopoli si erano scambiati anatemi reciproci erano passati secoli , prima che nel 1965 venissero revocati il 7 dicembre contemporaneamente in San Pietro a Roma e in San Giorgio al Fanar. E tutti ricordiamo la visita di S.S. Paolo 6° al Fanar il 26 luglio 1967, ricambiata da S.S. il Patriarca Ecumenico Atenagora 1° a Roma il 26 ottobre 1967.
Sono già date dimenticate, lontane.
A dieci anni dal ritiro degli anatemi nella Cappella Sistina a Roma fu dichiarato pubblicamente aperto il dialogo teologico tra la Chiesa romano--cattolica e quella ortodossa ; erano presenti ancora Paolo 6° e il Metropolita Melitone di Calcedonia. La cerimonia finì con un fatto unico e irripetibile: il Papa si inginocchiò davanti al Metropolita e gli baciò i piedi chiedendo così perdono per i torti fatti alla Chiesa d'Oriente nel passato.
Da allora lo scambio di visite tra delegazioni della Chiesa romana --cattolica e del Patriarcato ecumenico è diventato regolare il 30 novembre a Costantinopoli per la festa di Sant'Andrea, il 29 giugno a Roma per la festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
è in questa regolarità che quest'anno l'avvenimento è diventato speciale , a causa della presidenza della della delegazione ortodossa da parte di S.S. Bartolomeo 1°, visita che non si è fermata all'incontro romano, ma è proseguita per Venezia , la Diocesi ortodossa d'Italia, "La posizione di questa Sacra Arcidiocesi , per il suo essere situata nel cuore stesso del cattolicesimo romano, è particolarmente delicata . Da una parte costituisce in qualche modo la vetrina dell'elemento ortodosso e della nostra spiritualità orientale in mezzo ai fratelli romano--cattolici e dall'altra , una specie di ambasciata permanente della buona volontà e dei nostri buoni sentimenti cristiani nei confronti della Chiesa cattolica-romana e del suo gregge. Era la prima volta che un Patriarca ecumenico faceva visita a Venezia; il metropolita Spiridione ha preparato dettagliatamente le giornate e gioiosamente ci ha accolti.
Peccato che sia la stampa italiana che la presenza ecclesiale italiana si siano accorti superficialmente dell'avvenimento , senza capirne l'importanza ; ma la storia ecumenica procede e porta i suoi frutti.
S.S.Bartolomeo 1° giustamente prendendo lo spunto dal leone "alato" di San Marco ci invita a sorvolare , a volare sopra , a sdrammatizzare e superare quello che ci divide , per guardare ai valori che le due Chiese , insieme , devono offrire all'umanità.
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lunedì 9 dicembre 2019
domenica 8 dicembre 2019
DEBITO INTERNAZIONALE QUESTIONE DI USURA di: Giulio Albanese " AMICI DI FOLLEREAU per i diritti degli ultimi"
8--12--2019
La crisi del debito:
Parlare di democrazia , governance e diritti umani nel Sud del mondo significa innanzitutto e soprattutto prendere coscienza degli effetti negativi della finanziarizzazione dell'economia , nella cornice della globalizzazione dei mercati. Il tema è estremamente importante , ma per essere compreso appieno esige una riflessione storica su quanto è avvenuto nel corso degli ultimi 40 anni.
L'Africa , ad esempio , attraverso una devastante crisi debitoria (denunciata a squarciagola dal mondo missionario d'allora), dagli anni ottanta fino a quando , nello scorso decennio grazie al progetto Highly Indebted Poor Countries(Hipc). ad opera del Fondo Monetario Internazionale(Fmi) e della Banca Mondiale (Bm), una trentina di Paesi a basso reddito della fascia Subsahariana potereno ottenere una riduzione del debito(circa cento miliardi di dollari). A questo programma se ne aggiunge un altro , la cosiddetta Multilateral Debt Relief Initiative(Mdri). Queste iniziative suscitano grande euforia perché consentirono a molti governi africani di riprendere fiato, accedendo a prestiti insperati.
Nel 2007 il Ghana fu il primo Paese beneficiario ad affacciarsi sui mercati internazionali, emettendo obbligazioni pari a 750 milioni di dollari. Seguirono altri quattro destinatari del condono: Senegal, Nigeria , Zambia e Rwanda.
Nuove forme di usura:
Ciò nonostante , il dramma dell'insolvenza si è riproposto ad onta delle iniziative assunte dalla comunità internazionale assumendo sembianze apparentemente sempre nuove, che tuttavia non dissimulano fino in fondo il suo carattere fondamentalmente usuraio. Per dirla con Plauto:
"Voi usurai siete dei lenoni. Infinite leggi il popolo ha fatto contro di voi; ma , scoperta la legge , scoperto l'inganno: e il modo lo trovate subito".
Ma per comprendere a fondo lo stato dell'arte,in riferimento allo scenario africano, è importante considerare che a seguito dell'implementazione delle iniziative cui abbiamo accennato , l'accesso ai fondi d'investimento, messi a disposizione dall'alta finanza a livello mondiale, è stato utilizzato in parte per sostenere attività imprenditoriali straniere in Africa , ma anche per foraggiare le oligarchie autoctone, secondo le tradizionali dinamiche della corruzione più sfrenata e corrosiva . Sono nate, così, società partecipate che, nonostante la crescita della produttività, non sono state in grado di compensare la nuova crisi debitoria. I nuovi programmi d'investimento , infatti, non sono stati associati ad organici piani di sviluppo nazionali , col risultato che sono state costruite opere infrastrutturali--vere e proprie cattedrali nel deserto-- slegate le une dalle altre, o iniziative imprenditoriali a sé stanti e dunque esposte all'azione predatoria di potentati internazionali , soprattutto sul versante delle materie prime e delle fonti energetiche.
Nel frattempo si è innescata sulle piazze finanziarie una speculazione sfrenata sull'eccessivo indebitamento dei Paesi africani che ha determinato la svalutazione delle monete locali. L'aumento, in questi anni, del Pil e del debito di molti Paesi africani sono indicativi di una crisi sistemica che ha pregiudicato qualsiasi iniziativa protesa all'affermazione di un Welfare locale in grado di contrastare l'esclusione sociale.
Svendere per pagare
Ma il dato più preoccupante sta nel fatto che ripagare il debito , oggi, i Paesi africani sono costretti a svendere le proprie ricchezze strategiche (acqua, petrolio , elettricità, telefonia, cacao, diamanti ecc....). Qui le responsabilità ricadono sia sulle classi dirigenti locali, ma anche sulle stesse istituzioni finanziarie internazionali, le quali pretendono che le concessioni per lo sfruttamento delle materie prime , unitamente alle privatizzazioni(soprattutto il land grabbing, vale a dire l'accaparramento dei terreni da parte delle aziende straniere) vengano attuate "senza se e senza ma", per arginare il debito . Si tratta di un affare colossale per cinesi, americani ed europei , essendo , in genere , le monete locali fortemente deprezzate.
Sta di fatto che oggi molti governi africani hanno un doppio problema: sono privi di proprie risorse finanziarie e sono sempre più appesantiti da un fardello , quello del debito , difficile da sostenere . Da rilevare , inoltre , che si è passati,nel corso degli ultimi dieci anni , un po' in tutta l'Africa dai cosiddetti creditori ufficiali (come i governi , lo Fmi, la Bm e la Banca Africana per lo Sviluppo) alle fonti di credito (banche , fondi di investimento, fondi di private equity) e al libero mercato.
Finanziarizzazione del debito:
Si tratta , in sostanza, di una finanziarizzazione del debito che ha segnato il passaggio dai tradizionali prestiti e da altre forme sperimentate di assistenza finanziaria alle obbligazioni , sia pubbliche che private, da piazzare sui mercati aperti. Questo in sostanza , significa che il pagamento degli interessi è legato alle speculazioni di borsa a livello mondiale. Si tenga presente che le suddette obbligazioni sono in valuta estera, quasi sempre in dollari e quindi sottoposte ai movimenti sui cambi monetari, sempre a discapito delle monete nazionali africane.
Ciò sta generando un circolo vizioso che potrebbe compromettere seriamente lo sviluppo futuro dell'Africa.
Per tale motivo risulta indispensabile compiere un'indagine sulla prassi internazionale in merito alla questione del debito e sulla sua collocazione nell'ambito sistematico delle norme e dei principi di diritto internazionale, colmando finalmente una lacuna che costa in modo eccessivo agli Stati e ai popoli che devono ricorrere ai prestiti , formando peraltro la base per lo strapotere spesso arbitrario dei creditori di cui sopra. In effetti gli usurai , che oggi assumono le vesti apparentemente asettiche delle grande banche e società finanziarie , hanno sempre dimostrato grande creatività ed astuzia, escogitando sistemi e meccanismi , come abbiamo appena visto davvero diabolici per spremere i debitori, si trattasse di singoli individui o di Stati sovrani. La questione , peraltro , non riguarda solo più i Paesi poveri del Sud del mondo, ma anche molte economie in sofferenza , come quella italiana . Si veda da ultimo la vicenda dei derivati stipulati dallo Stato italiano con una ben nota società finanziaria statunitense.
Un parere su norme del debito:
Per guardare allora al futuro con speranza , è importante segnalare un'iniziativa promossa da un gruppo qualificato di giuristi ed esperti di economia italiana dell'Unità di di ricerca Giorgio La Pira del CNR e Centro di studi giuridici latinoamericani dell'Università di Roma Tor Vergata, con la collaborazione del Centro di ricerca Renato Baccari del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Bari. Essi hanno chiesto formalmente che, con il sostegno sempre più incisivo della Santa Sede, del Governo italiano e anche di quei governi dei Paesi coinvolti nella grave crisi economico--finanziaria mondiale, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite giunga a formulare una richiesta di parere alla Corte Internazionale di Giustizia dellAja riguardo alla coerenza tra le regole che attualmente disciplinano il debito pubblico e il debito privato (nazionale ed estero) dei Paesi in via di sviluppo e i principi generali del diritto delle Nazioni evolute, nonché i diritti umani e dei popoli. Da rilevare che questa proposta ha un precedente molto importante, la Risoluzione 63\319 del Consiglio delle Nazioni Unite del 2015, contro i cosiddetti "fondi avvoltoi", i fondi finanziarie speculativi che agiscono in modo molto aggressivo sul debito dei paesi in forti difficoltà economiche . L'iniziativa trova la sua fonte d'ispirazione nei principi morali , etici e giuridici contenuti nella storica "Carta di Sant'Agata dei Goti"( nome della città nel centro d'Italia, dove esperti religiosi e laici internazionali si sono riuniti nel 1997), che ha condannato il "contratto di usura", gli "oneri eccessivi sul debito" e ha invece affermato il suo sostegno all'autodeterminazione dei popoli. Questa questione è ancora più urgente quando consideriamo che l'intero debito mondiale , senza contare quello del settore bancario e finanziario , è cresciuto fino al 250% del Pil . Era del 200% nel 2008 . Ciò rappresenta una minaccia di crisi sistemica. E i Paesi più poveri , quelli africani in primis, sono sempre i più esposti e colpiti da tali pesanti oneri.
La crisi del debito:
Parlare di democrazia , governance e diritti umani nel Sud del mondo significa innanzitutto e soprattutto prendere coscienza degli effetti negativi della finanziarizzazione dell'economia , nella cornice della globalizzazione dei mercati. Il tema è estremamente importante , ma per essere compreso appieno esige una riflessione storica su quanto è avvenuto nel corso degli ultimi 40 anni.
L'Africa , ad esempio , attraverso una devastante crisi debitoria (denunciata a squarciagola dal mondo missionario d'allora), dagli anni ottanta fino a quando , nello scorso decennio grazie al progetto Highly Indebted Poor Countries(Hipc). ad opera del Fondo Monetario Internazionale(Fmi) e della Banca Mondiale (Bm), una trentina di Paesi a basso reddito della fascia Subsahariana potereno ottenere una riduzione del debito(circa cento miliardi di dollari). A questo programma se ne aggiunge un altro , la cosiddetta Multilateral Debt Relief Initiative(Mdri). Queste iniziative suscitano grande euforia perché consentirono a molti governi africani di riprendere fiato, accedendo a prestiti insperati.
Nel 2007 il Ghana fu il primo Paese beneficiario ad affacciarsi sui mercati internazionali, emettendo obbligazioni pari a 750 milioni di dollari. Seguirono altri quattro destinatari del condono: Senegal, Nigeria , Zambia e Rwanda.
Nuove forme di usura:
Ciò nonostante , il dramma dell'insolvenza si è riproposto ad onta delle iniziative assunte dalla comunità internazionale assumendo sembianze apparentemente sempre nuove, che tuttavia non dissimulano fino in fondo il suo carattere fondamentalmente usuraio. Per dirla con Plauto:
"Voi usurai siete dei lenoni. Infinite leggi il popolo ha fatto contro di voi; ma , scoperta la legge , scoperto l'inganno: e il modo lo trovate subito".
Ma per comprendere a fondo lo stato dell'arte,in riferimento allo scenario africano, è importante considerare che a seguito dell'implementazione delle iniziative cui abbiamo accennato , l'accesso ai fondi d'investimento, messi a disposizione dall'alta finanza a livello mondiale, è stato utilizzato in parte per sostenere attività imprenditoriali straniere in Africa , ma anche per foraggiare le oligarchie autoctone, secondo le tradizionali dinamiche della corruzione più sfrenata e corrosiva . Sono nate, così, società partecipate che, nonostante la crescita della produttività, non sono state in grado di compensare la nuova crisi debitoria. I nuovi programmi d'investimento , infatti, non sono stati associati ad organici piani di sviluppo nazionali , col risultato che sono state costruite opere infrastrutturali--vere e proprie cattedrali nel deserto-- slegate le une dalle altre, o iniziative imprenditoriali a sé stanti e dunque esposte all'azione predatoria di potentati internazionali , soprattutto sul versante delle materie prime e delle fonti energetiche.
Nel frattempo si è innescata sulle piazze finanziarie una speculazione sfrenata sull'eccessivo indebitamento dei Paesi africani che ha determinato la svalutazione delle monete locali. L'aumento, in questi anni, del Pil e del debito di molti Paesi africani sono indicativi di una crisi sistemica che ha pregiudicato qualsiasi iniziativa protesa all'affermazione di un Welfare locale in grado di contrastare l'esclusione sociale.
Svendere per pagare
Ma il dato più preoccupante sta nel fatto che ripagare il debito , oggi, i Paesi africani sono costretti a svendere le proprie ricchezze strategiche (acqua, petrolio , elettricità, telefonia, cacao, diamanti ecc....). Qui le responsabilità ricadono sia sulle classi dirigenti locali, ma anche sulle stesse istituzioni finanziarie internazionali, le quali pretendono che le concessioni per lo sfruttamento delle materie prime , unitamente alle privatizzazioni(soprattutto il land grabbing, vale a dire l'accaparramento dei terreni da parte delle aziende straniere) vengano attuate "senza se e senza ma", per arginare il debito . Si tratta di un affare colossale per cinesi, americani ed europei , essendo , in genere , le monete locali fortemente deprezzate.
Sta di fatto che oggi molti governi africani hanno un doppio problema: sono privi di proprie risorse finanziarie e sono sempre più appesantiti da un fardello , quello del debito , difficile da sostenere . Da rilevare , inoltre , che si è passati,nel corso degli ultimi dieci anni , un po' in tutta l'Africa dai cosiddetti creditori ufficiali (come i governi , lo Fmi, la Bm e la Banca Africana per lo Sviluppo) alle fonti di credito (banche , fondi di investimento, fondi di private equity) e al libero mercato.
Finanziarizzazione del debito:
Si tratta , in sostanza, di una finanziarizzazione del debito che ha segnato il passaggio dai tradizionali prestiti e da altre forme sperimentate di assistenza finanziaria alle obbligazioni , sia pubbliche che private, da piazzare sui mercati aperti. Questo in sostanza , significa che il pagamento degli interessi è legato alle speculazioni di borsa a livello mondiale. Si tenga presente che le suddette obbligazioni sono in valuta estera, quasi sempre in dollari e quindi sottoposte ai movimenti sui cambi monetari, sempre a discapito delle monete nazionali africane.
Ciò sta generando un circolo vizioso che potrebbe compromettere seriamente lo sviluppo futuro dell'Africa.
Per tale motivo risulta indispensabile compiere un'indagine sulla prassi internazionale in merito alla questione del debito e sulla sua collocazione nell'ambito sistematico delle norme e dei principi di diritto internazionale, colmando finalmente una lacuna che costa in modo eccessivo agli Stati e ai popoli che devono ricorrere ai prestiti , formando peraltro la base per lo strapotere spesso arbitrario dei creditori di cui sopra. In effetti gli usurai , che oggi assumono le vesti apparentemente asettiche delle grande banche e società finanziarie , hanno sempre dimostrato grande creatività ed astuzia, escogitando sistemi e meccanismi , come abbiamo appena visto davvero diabolici per spremere i debitori, si trattasse di singoli individui o di Stati sovrani. La questione , peraltro , non riguarda solo più i Paesi poveri del Sud del mondo, ma anche molte economie in sofferenza , come quella italiana . Si veda da ultimo la vicenda dei derivati stipulati dallo Stato italiano con una ben nota società finanziaria statunitense.
Un parere su norme del debito:
Per guardare allora al futuro con speranza , è importante segnalare un'iniziativa promossa da un gruppo qualificato di giuristi ed esperti di economia italiana dell'Unità di di ricerca Giorgio La Pira del CNR e Centro di studi giuridici latinoamericani dell'Università di Roma Tor Vergata, con la collaborazione del Centro di ricerca Renato Baccari del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Bari. Essi hanno chiesto formalmente che, con il sostegno sempre più incisivo della Santa Sede, del Governo italiano e anche di quei governi dei Paesi coinvolti nella grave crisi economico--finanziaria mondiale, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite giunga a formulare una richiesta di parere alla Corte Internazionale di Giustizia dellAja riguardo alla coerenza tra le regole che attualmente disciplinano il debito pubblico e il debito privato (nazionale ed estero) dei Paesi in via di sviluppo e i principi generali del diritto delle Nazioni evolute, nonché i diritti umani e dei popoli. Da rilevare che questa proposta ha un precedente molto importante, la Risoluzione 63\319 del Consiglio delle Nazioni Unite del 2015, contro i cosiddetti "fondi avvoltoi", i fondi finanziarie speculativi che agiscono in modo molto aggressivo sul debito dei paesi in forti difficoltà economiche . L'iniziativa trova la sua fonte d'ispirazione nei principi morali , etici e giuridici contenuti nella storica "Carta di Sant'Agata dei Goti"( nome della città nel centro d'Italia, dove esperti religiosi e laici internazionali si sono riuniti nel 1997), che ha condannato il "contratto di usura", gli "oneri eccessivi sul debito" e ha invece affermato il suo sostegno all'autodeterminazione dei popoli. Questa questione è ancora più urgente quando consideriamo che l'intero debito mondiale , senza contare quello del settore bancario e finanziario , è cresciuto fino al 250% del Pil . Era del 200% nel 2008 . Ciò rappresenta una minaccia di crisi sistemica. E i Paesi più poveri , quelli africani in primis, sono sempre i più esposti e colpiti da tali pesanti oneri.
sabato 7 dicembre 2019
LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO: GIUSEPPE UNGARETTI
7---12--2019
L'isola
A una proda ove sera era perenne
di anziane selve assorte , scese,
e s' inoltrò
e lo richiamò rumore di penne
ch'erasi sciolto dallo stridulo
batticuore dell'acqua torrida,
e una larva (languiva
e rifioriva) vide;
ritornato a salire vide
ch'era una ninfa e dormiva
ritta abbracciata a un olmo.
In sé da simulacro a fiamma vera
errando , giunse a un prato ove
l'ombra negli occhi s'addensava
delle vergini come
sera appié degli ulivi;
distillavano i rami
una pioggia pigra di dardi,
qua pecore s'erano appisolate
sotto il liscio tepore,
altre brucavano
la coltre luminosa;
le mani del pastore erano un vetro
levigato di fioca febbre.
Dove la luce
Come allodola ondosa
nel vento lieto sui giovani prati,
le braccia ti sanno leggera , vieni.
Ci scoderemo di quaggiù,
e del male e del cielo,
e del mio sangue rapido alla guerra,
di passi d'ombre memori
entro rossori di mattine nuove.
Dove non muove foglia più la luce,
sogni e crucci passati ad altre rive,
dov'è posata sera,
vieni ti porterò
alle colline d'oro.
L'ora costante , liberi d'età,
nel suo perduto nimbo
sarà nostro lenzuolo.
Non gridare più
Cessate d'uccidere i morti,
non gridate più, non gridate
se volete ancora udire,
se sperate di non perire.
Hanno l'impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell'erba,
lieta dove non passa l'uomo.
L'isola
A una proda ove sera era perenne
di anziane selve assorte , scese,
e s' inoltrò
e lo richiamò rumore di penne
ch'erasi sciolto dallo stridulo
batticuore dell'acqua torrida,
e una larva (languiva
e rifioriva) vide;
ritornato a salire vide
ch'era una ninfa e dormiva
ritta abbracciata a un olmo.
In sé da simulacro a fiamma vera
errando , giunse a un prato ove
l'ombra negli occhi s'addensava
delle vergini come
sera appié degli ulivi;
distillavano i rami
una pioggia pigra di dardi,
qua pecore s'erano appisolate
sotto il liscio tepore,
altre brucavano
la coltre luminosa;
le mani del pastore erano un vetro
levigato di fioca febbre.
Dove la luce
Come allodola ondosa
nel vento lieto sui giovani prati,
le braccia ti sanno leggera , vieni.
Ci scoderemo di quaggiù,
e del male e del cielo,
e del mio sangue rapido alla guerra,
di passi d'ombre memori
entro rossori di mattine nuove.
Dove non muove foglia più la luce,
sogni e crucci passati ad altre rive,
dov'è posata sera,
vieni ti porterò
alle colline d'oro.
L'ora costante , liberi d'età,
nel suo perduto nimbo
sarà nostro lenzuolo.
Non gridare più
Cessate d'uccidere i morti,
non gridate più, non gridate
se volete ancora udire,
se sperate di non perire.
Hanno l'impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell'erba,
lieta dove non passa l'uomo.
giovedì 5 dicembre 2019
LA QUESTIONE SOCIALE IN GIUSEPPE MAZZINI di.Arcangelo Ghislieri (Giuseppe Mazzini e gli operai)
5--12--2019
Dopo avere riconosciuto il fatto economico del salariato come una forma di servaggio, egli non ammetteva che l'emancipazione economica potesse svilupparsi indipendentemente dal trionfo d'un nuovo principio morale ,che desse ai diseredati la coscienza di uomini membri d'una associazione che si chiama Patria o d'una più vasta associazione , che si chiama umanità.
Quindi essi hanno non solo diritti , ma doveri ; e devono educarsi al sentimento di questi doveri , se vogliono conquistare a sé e ai propri figli un migliore avvenire. è questa la sua dottrina;ed in questa costante visione della necessità d'un fondamento morale all'azione emancipatrice , tanto politica quanto sociale, sta la caratteristica differenza del socialismo mazziniano da quello degli altri dottrinari tedeschi , russi o francesi.
Mazzini non considerava nel proletario un semplice strumento di produzione , ma un uomo con diritti e aspirazioni o bisogni intellettuali e morali, alla pari dei privilegiati. Accusava il Fourier di ricadere nell'errore degli economisti borghesi e" di ridurre tutto il rimedio a un ordinamento industriale" e gli domandava :--Credete dunque che l'uomo non sia che una macchina di produzione ,una forza destinata solo al servizio d'un lavoro materiale?
Ed ecco perché in tutte le sue polemiche sui sistemi socialistici del tempo suo, come si potrebbe riportare del marxismo dei tempi nostri, li accusava di "materialismo". Ecco perché egli non separò mai la questione della patria da costituire in unità nazionale ,libera e indipendente, dal miglioramento economico delle classi più diseredate.
Dopo avere riconosciuto il fatto economico del salariato come una forma di servaggio, egli non ammetteva che l'emancipazione economica potesse svilupparsi indipendentemente dal trionfo d'un nuovo principio morale ,che desse ai diseredati la coscienza di uomini membri d'una associazione che si chiama Patria o d'una più vasta associazione , che si chiama umanità.
Quindi essi hanno non solo diritti , ma doveri ; e devono educarsi al sentimento di questi doveri , se vogliono conquistare a sé e ai propri figli un migliore avvenire. è questa la sua dottrina;ed in questa costante visione della necessità d'un fondamento morale all'azione emancipatrice , tanto politica quanto sociale, sta la caratteristica differenza del socialismo mazziniano da quello degli altri dottrinari tedeschi , russi o francesi.
Mazzini non considerava nel proletario un semplice strumento di produzione , ma un uomo con diritti e aspirazioni o bisogni intellettuali e morali, alla pari dei privilegiati. Accusava il Fourier di ricadere nell'errore degli economisti borghesi e" di ridurre tutto il rimedio a un ordinamento industriale" e gli domandava :--Credete dunque che l'uomo non sia che una macchina di produzione ,una forza destinata solo al servizio d'un lavoro materiale?
Ed ecco perché in tutte le sue polemiche sui sistemi socialistici del tempo suo, come si potrebbe riportare del marxismo dei tempi nostri, li accusava di "materialismo". Ecco perché egli non separò mai la questione della patria da costituire in unità nazionale ,libera e indipendente, dal miglioramento economico delle classi più diseredate.
IL SISTEMA DEMOCRATICO NELLA COSTITUZIONE ITALIANA di : Alberto Romagnoli
5--12--2019
Costituzioni elargite:
Le costituzioni concesse al popolo per meditata volontà sovrana, in realtà , costituivano un compromesso , ma alcune volte un ottimo compromesso, fra gli antichi ordinamenti e le nuove aspirazioni: il potere del monarca viene ad essere limitato , ma egli rimane in posizione di altissimo prestigio; la formula stessa con cui il re si dice tale "per grazia di Dio e volontà della nazione " e con cui si intesta ogni atto promanante dalla volontà regia , sta a significare la funzione delle due volontà; il sovrano rappresenta l'unità dello stato e l'autorità al di sopra delle contingenti lotte politiche, mentre è salvo tuttavia il principio della sovranità nazionale.
Nello statuto era stabilita la distinzione dei poteri, ma in sostanza si ammetteva una prevalenza del potere legislativo, e specialmente della camera dei deputati, eletta direttamente dal popolo; il re conservava una sua caratteristica funzione moderatrice , senza dubbio importate e benefica.
Una costituzione è invece votata quando è il risultato dei lavori e del voto d'un' assemblea, appunto perciò chiamata costituente, appositamente eletta.
1) Il sistema costituzionale puro secondo lo Statuto albertino :
Lo Statuto albertino istituiva un cosiddetto regime costituzionale puro. Ciò era frutto del compromesso da cui derivavano le costituzioni del 1848, consistenti in un'autolimitazione del potere regio , che, specialmente per quanto riguardava la più alta funzione dello Stato , la legislativa , veniva posto alla pari delle Camere, di cui , una , il Senato,di nomina regia , e l'altra ,la Camera dei deputati, elettiva.
La legge diveniva perfetta con l'approvazione delle due Camere e la sanzione del re. La nomina dei ministri , capi dei vari rami del potere esecutivo , era di spettanza del re , e al re spettava anche la loro revoca. Tuttavia , fin dalle prime applicazioni dello Statuto , ad imitazione del sistema parlamentare inglese , fu seguito il sistema di scegliere i ministri fra le persone che godevano la fiducia delle Camere, specialmente della Camera elettiva, come quella che più direttamente rappresentava la volontà nazionale. Di conseguenza , quando la Camera dei deputati manifestava la sua opposizione al ministero, sia col rigettare le proposte , sia con voti di sfiducia , il ministero presentava le dimissioni al re , che , di regola , per evitare un pericoloso conflitto fra Corona e Parlamento, le accettava . Se , allo stato delle cose, la soluzione non si fosse trovata nella creazione d'un nuovo ministero, il re poteva ricorrere all'estrema decisione di sciogliere la Camera, indire nuove elezioni, rimettendo così la decisione al corpo elettorale.
Questo , per cui la nomina e la revoca dei ministri dipende dalla fiducia delle Camere fu detto sistema costituzionale parlamentare , in cui contrapposto al sistema costituzionale puro, a cui si è accennato. Dato questo sistema , l'unica via restante al sovrano , nel caso d'una crisi senza soluzione , nel caso cioè d'una introvabile maggioranza intorno a un uomo e a un programma , era , come si è detto , lo scioglimento della Camera dei deputati. I casi in cui si fece ricorso a questa soluzione furono assai rari.
Oggi il sistema parlamentare prevale in quasi tutte le costituzioni moderne. Ad esso furono portati diversi temperamenti , per ovviare a quello che è il suo maggiore inconveniente , di rendere cioè eccessivamente instabile la vita dei ministeri, esponendoli a crisi frequenti, improvvise e spesso non giustificate. Nella nostra Costituzione , gli ultimi due capoversi dell'art. 94 contengono , il parziale rimedio a quell'eventualità.
2)Differenze fra lo Statuto albertino e la Costituzione repubblicana:
Altra notevolissima differenza fra lo Statuto albertino e l'odierna Costituzione sta nell'esser stato il primo una costituzione elastica , mentre la seconda è rigida. Si dice che una costituzione è elastica quando la legge costituzionale non ha una preminenza sulle altre leggi che chiameremo ordinarie, sicché queste possono modificare il contenuto ; si dice invece che è rigida quando ogni altra norma le è sottoposta , e ogni sua modificazione deve avvenire ,non con il procedimento ordinario d'approvazione d'una legge , ma bensì con un procedimento particolare. Ma la più profonda differenza fra le due costituzioni sta nel loro contenuto. La costituzione albertina si preoccupava, come tutte quelle del secolo ottocento(19°), che riflettevano i risultati della rivoluzione del 1789, soprattutto delle libertà individuali. Molti problemi di giustizia distributiva , di partecipazione effettiva anche della classe proletaria alla vita dello stato e ai beni della collettività che dovevano poi enormemente allargare i compiti dello Stato moderno, erano allora problemi oscuri , scarsamente sentiti, e ancor meno appoggiati da quella classe , liberale si, ma disposta a servirsi della libertà politica soprattutto per la difesa e per l'espansione della sua forza economica.
Lo sviluppo stesso dell'industria , con l'accentramento di grandi masse operaie nei centri urbani, il diffondersi dell'idea socialista , sia nel ceto intellettuale , sia nel proletariato, che incominciò a far udire la sua voce e a premere sullo Stato con forza crescente e sempre meglio organizzata , fecero si che la questione sociale balzasse in primo piano e finisse per costituire una richiesta a cui non era più possibile rifiutare totalmente la risposta. Poteva lo Statuto albertino ammettere tale risposta? Lo poteva , appunto perché la sua elasticità gli consentiva d'adeguarsi alle esigenze dei tempi nuovi. Restando immutati i fondamenti della libertà civili e dell'ordinamento statale, del patto originario fra il sovrano e il popolo , era sufficiente una legge ordinaria per imprimergli quel carattere progressivo che nessun articolo enunciava , ma nemmeno vietava. Fu così che in Italia , specialmente durante il quindicennio precedente la prima guerra mondiale , la legislazione sociale , vale a dire la legislazione in materia d'organizzazione operaia , di conflitti di lavoro, d'assicurazioni e d'assistenza sociale si andò adeguando ai nuovi tempi ,allo stesso modo che si allargava via via il suffragio,e apparivano alle camere i partiti animati dall'intendimento di portare l'azione dello Stato su un campo sempre più vasto a beneficio di tutte le classi.
Costituzioni elargite:
Le costituzioni concesse al popolo per meditata volontà sovrana, in realtà , costituivano un compromesso , ma alcune volte un ottimo compromesso, fra gli antichi ordinamenti e le nuove aspirazioni: il potere del monarca viene ad essere limitato , ma egli rimane in posizione di altissimo prestigio; la formula stessa con cui il re si dice tale "per grazia di Dio e volontà della nazione " e con cui si intesta ogni atto promanante dalla volontà regia , sta a significare la funzione delle due volontà; il sovrano rappresenta l'unità dello stato e l'autorità al di sopra delle contingenti lotte politiche, mentre è salvo tuttavia il principio della sovranità nazionale.
Nello statuto era stabilita la distinzione dei poteri, ma in sostanza si ammetteva una prevalenza del potere legislativo, e specialmente della camera dei deputati, eletta direttamente dal popolo; il re conservava una sua caratteristica funzione moderatrice , senza dubbio importate e benefica.
Una costituzione è invece votata quando è il risultato dei lavori e del voto d'un' assemblea, appunto perciò chiamata costituente, appositamente eletta.
1) Il sistema costituzionale puro secondo lo Statuto albertino :
Lo Statuto albertino istituiva un cosiddetto regime costituzionale puro. Ciò era frutto del compromesso da cui derivavano le costituzioni del 1848, consistenti in un'autolimitazione del potere regio , che, specialmente per quanto riguardava la più alta funzione dello Stato , la legislativa , veniva posto alla pari delle Camere, di cui , una , il Senato,di nomina regia , e l'altra ,la Camera dei deputati, elettiva.
La legge diveniva perfetta con l'approvazione delle due Camere e la sanzione del re. La nomina dei ministri , capi dei vari rami del potere esecutivo , era di spettanza del re , e al re spettava anche la loro revoca. Tuttavia , fin dalle prime applicazioni dello Statuto , ad imitazione del sistema parlamentare inglese , fu seguito il sistema di scegliere i ministri fra le persone che godevano la fiducia delle Camere, specialmente della Camera elettiva, come quella che più direttamente rappresentava la volontà nazionale. Di conseguenza , quando la Camera dei deputati manifestava la sua opposizione al ministero, sia col rigettare le proposte , sia con voti di sfiducia , il ministero presentava le dimissioni al re , che , di regola , per evitare un pericoloso conflitto fra Corona e Parlamento, le accettava . Se , allo stato delle cose, la soluzione non si fosse trovata nella creazione d'un nuovo ministero, il re poteva ricorrere all'estrema decisione di sciogliere la Camera, indire nuove elezioni, rimettendo così la decisione al corpo elettorale.
Questo , per cui la nomina e la revoca dei ministri dipende dalla fiducia delle Camere fu detto sistema costituzionale parlamentare , in cui contrapposto al sistema costituzionale puro, a cui si è accennato. Dato questo sistema , l'unica via restante al sovrano , nel caso d'una crisi senza soluzione , nel caso cioè d'una introvabile maggioranza intorno a un uomo e a un programma , era , come si è detto , lo scioglimento della Camera dei deputati. I casi in cui si fece ricorso a questa soluzione furono assai rari.
Oggi il sistema parlamentare prevale in quasi tutte le costituzioni moderne. Ad esso furono portati diversi temperamenti , per ovviare a quello che è il suo maggiore inconveniente , di rendere cioè eccessivamente instabile la vita dei ministeri, esponendoli a crisi frequenti, improvvise e spesso non giustificate. Nella nostra Costituzione , gli ultimi due capoversi dell'art. 94 contengono , il parziale rimedio a quell'eventualità.
2)Differenze fra lo Statuto albertino e la Costituzione repubblicana:
Altra notevolissima differenza fra lo Statuto albertino e l'odierna Costituzione sta nell'esser stato il primo una costituzione elastica , mentre la seconda è rigida. Si dice che una costituzione è elastica quando la legge costituzionale non ha una preminenza sulle altre leggi che chiameremo ordinarie, sicché queste possono modificare il contenuto ; si dice invece che è rigida quando ogni altra norma le è sottoposta , e ogni sua modificazione deve avvenire ,non con il procedimento ordinario d'approvazione d'una legge , ma bensì con un procedimento particolare. Ma la più profonda differenza fra le due costituzioni sta nel loro contenuto. La costituzione albertina si preoccupava, come tutte quelle del secolo ottocento(19°), che riflettevano i risultati della rivoluzione del 1789, soprattutto delle libertà individuali. Molti problemi di giustizia distributiva , di partecipazione effettiva anche della classe proletaria alla vita dello stato e ai beni della collettività che dovevano poi enormemente allargare i compiti dello Stato moderno, erano allora problemi oscuri , scarsamente sentiti, e ancor meno appoggiati da quella classe , liberale si, ma disposta a servirsi della libertà politica soprattutto per la difesa e per l'espansione della sua forza economica.
Lo sviluppo stesso dell'industria , con l'accentramento di grandi masse operaie nei centri urbani, il diffondersi dell'idea socialista , sia nel ceto intellettuale , sia nel proletariato, che incominciò a far udire la sua voce e a premere sullo Stato con forza crescente e sempre meglio organizzata , fecero si che la questione sociale balzasse in primo piano e finisse per costituire una richiesta a cui non era più possibile rifiutare totalmente la risposta. Poteva lo Statuto albertino ammettere tale risposta? Lo poteva , appunto perché la sua elasticità gli consentiva d'adeguarsi alle esigenze dei tempi nuovi. Restando immutati i fondamenti della libertà civili e dell'ordinamento statale, del patto originario fra il sovrano e il popolo , era sufficiente una legge ordinaria per imprimergli quel carattere progressivo che nessun articolo enunciava , ma nemmeno vietava. Fu così che in Italia , specialmente durante il quindicennio precedente la prima guerra mondiale , la legislazione sociale , vale a dire la legislazione in materia d'organizzazione operaia , di conflitti di lavoro, d'assicurazioni e d'assistenza sociale si andò adeguando ai nuovi tempi ,allo stesso modo che si allargava via via il suffragio,e apparivano alle camere i partiti animati dall'intendimento di portare l'azione dello Stato su un campo sempre più vasto a beneficio di tutte le classi.
mercoledì 4 dicembre 2019
ORTODOSSIA " L'UFFICIO DIVINO" di: p. Denis Guillaume
4---12---2019
Per quanto riguarda l'ufficio divino, i libri utili costituiscono una vera biblioteca: ci vuole il Libro delle ore per le parti fisse o comuni , il Salterio per una lettura continua dei salmi, l'Octoikhos o Paracletico per tutto l'anno liturgico specialmente il tempo dopo Pentecoste: sono otto settimane di ufficiature da cantare secondo gli otto modi musicali , con l'innografia del vespro, della compieta, del mattutino e dei typika; il Triodion, che contiene l'innografia della Quaresima e le ufficiature complete della Settimana Santa; il Penticostarion che dà innografia e ufficiatura dalla Pasqua alla Pentecoste; i dodici volumi del Mineo che propone giorno dopo giorno l' innografia dei Santi o le feste fisse del Signore e della Madre di Dio; quando non si può avere i Minei, si usa almeno l'Antologio o l'Eortologio, Libro delle Feste; il Sinassario è un riassunto delle Vite dei Santi qualora non fosse già inserito nei Minei; il Profetologio contiene tutte le letture bibliche da fare a Vespro e a certe Ore della Quaresima e delle feste ; finalmente , il Typikon è una specie di "ordo" perenne che fissa le occorrenze tra le diverse feste e precisa l'uso che si deve fare dei vari libri liturgici.
Le ufficiature sono: il Vespro, la compieta grande o piccola , l'ufficio di mezzanotte, l'ufficio reale , il mattutino con le lodi, le ore piccole di prima, terza, sesta, nona e typika, alle quali si possono aggiungere le ore intermedie dopo prima, terza , sesta e nona, e , per i vigilanti o non dormienti , le 24ORE degli Acemeti.
L'ufficio divino comincia con il Vespro perché così ha fatto il Creatore: dividendo la luce dalle tenebre , Dio stesso celebrò i primi vespro e mattino della creazione("Ci fu una sera e ci fu un mattino, primo giorno"). Per tale motivo ogni vespro inizia con la lettura o il canto del salmo 103 che evoca il tramonto , il calar della notte , ed esprime la gratitudine dell'uomo per le opere divine. Segue una lettura continua nel Salterio , poi si canta il Lucernario, che ricorda l'accensione delle lampade e l'offerta dell'incenso come sacrificio vespertino. Tra gli ultimi versetti del Lucernario si inseriscono da sei a dieci strofe d'innografia , tratte dall'Octoikhos e dal Mineo, oppure dal Triodion o dal Penticostarion, dopo di che si canta un inno alla luce di Cristo, sole senza tramonto. Seguono letture e litanie , ancora un po' d'innografia varia, il cantico di Simeone e il tropario finale.
Il sabato sera o nella vigilia delle grandi feste, l'ufficiatura prosegue con la celebrazione del mattutino . Comincia con la lettura di sei salmi fissi, l'esasalmo. Segue il tropario della risurrezione o della festa , introdotto con un richiamo alla teofania e alla venuta del Signore. Il canto del polyeleos (salmi 134 --136), degli evloghitaria (118) e dei graduali ci fanno salire in un modo meraviglioso verso il culmine del Vangelo. La domenica si canta sempre un Vangelo di risurrezione: il sacerdote lo legge sempre sul corno destro dell'altare e il diacono sta all'angolo opposto ; l'altare diventa il simbolo del sepolcro, sacerdote e diacono raffigurano i due angeli che stavano dove aveva riposato il corpo di Gesù, l'uno alla testa l'altro ai piedi. L'accolito pone il suo cero acceso davanti alla porta aperta dell'iconostasi, che rammenta l'ingresso del sepolcro da cui era stata rotolata la pietra. Tutto il santuario diventa l'icona del sepolcro vuoto , in modo che ogni domenica si rivive l'evento della risurrezione e che possiamo dire di averla vista anche noi. Però non basta vedere o sentire , abbiamo bisogno di partecipare a quell'evento con il senso del tatto : il sacerdote esce dal santuario con l'evangeliario, sulla cui copertina è raffigurata l'icona della Risurrezione; allora i fedeli si avvicinano per baciare quell'immagine che rende presente ciò che rappresenta. Per le grandi feste l'icona della festa viene portata solennemente dal santuario alla navata durante il canto del polyeleos e dinanzi a essa si legge il Vangelo della festa . Dopo il Vangelo segue , allegro, il canto del "canone", una composizione innografica che accompagna i cantici dell 'Antico e Nuovo Testamento e che varia ogni giorno secondo la festa celebrata. Nel frattempo i fedeli ricevono un'unzione d'olio profumato. Dopo il canone si cantano le lodi( salmi 148--150). Tra gli ultimi versetti si inseriscono da quattro a otto strofe d'innografia. Il mattuttino festivo finisce con il canto della grande Dossologia: Gloria a te che ci hai mostrato la luce . è un ringraziamento per il giorno nuovo che spunta. Dopo il canto del tropario e la litania si conclude il mattutino o si passa all'ora prima.
Ai fedeli occidentali, abituati all'ufficio benedettino , per esempio , bisogna precisare che nel rito bizantino si leggono molti salmi sia fissi che di lettura continua , ma la maggior parte di essi passano come un sogno perché cantilenati velocemente da un lettore. Invece da alcuni salmi vengono estratti versetti di gran rilievo che si cantano più lentamente , con la maestà del canto greco o la sublimità della polifonia slava, mentre si svolge qualche azione liturgica come incensamento o processione , e allora si dimentica la fatica della salmodia che ha preceduto . Aggiungiamo il fatto di poter contemplare gli affreschi o l'iconostasi , di stare in piedi , su comodi tappeti , piuttosto che seduti su banchi o sedie, di poter muoversi liberamente, per esempio per accendere candele davanti alle icone e baciarle, di fare inchini e segni di croce a qualsiasi momento. di respirare il buon odore dell'incenso, di sentire il canto del coro in alternanza con letture , versetti o litanie. Anche i più stanchi si sentono come incorporei in tali condizioni. Per di più uno che entra in chiesa dopo l'inizio della funzione non è un intruso , ma si sente subito in famiglia:dopo essersi inchinato davanti alla maestà del tempio, saluta a destra e a sinistra, e riceve a sua volta i saluti dei presenti che non si irritano per il ritardo ma si rallegrano per una presenza in più.
A proposito del segno della croce, bisogna ricordare che gli Ortodossi lo fanno non a mano piena ma con le tre prime dita giunte, il che simboleggia il Dio uno e trino, l'unità delle tre persone in Dio, le altre due sono piegate insieme verso il centro della mano e simboleggiano l'unione delle due nature in Cristo(divina e umana). Si segnano dall'alto in basso e da destra a sinistra. Non si deve pensare che fanno la croce "a rovescio", poiché per più di un millennio i Romani l'hanno fatta così: basta leggere la testimonianza di papa Innocenzo 3°(1161---1216) nel suo De sacro altaris mysterio(PL 217,825), che conosce le due usanze , ma dà il modo ortodosso per primo, come più comune a Roma nel 13° secolo. E in tanti altri casi dovremmo forse rivedere i nostri pregiudizi, rileggere la storia , farci un'idea più oggettiva , prima di dire : Sbagliano , perché fanno diversamente da noi.
Scrivendo sull'Ortodossia, abbiamo voluto presentarla sotto il su aspetto più favorevole, quello che può insegnarci , indurci al rispetto verso quella tradizione . Se ci sono ombre nell'Ortodossia , non tocca a noi svelarle ma agli Ortodossi stessi, e allora diventa una critica costruttiva, perché ci sono anche alcuni aspetti positivi della nostra confessione cattolica che trovano interessanti e degni di imitazione , per esempio l'organizzazione ecclesiastica o la formazione del clero.
Ormai , con tutti i gesti spettacolari fatti dai papi di Roma e dai patriarchi di Costantinopoli per riavvicinare Pietro e Andrea, le due Chiese sono diventate sorelle, non sono più confessioni rivali o non lo dovrebbero essere. Non dobbiamo quindi rallegrarci delle debolezze dei nostri fratelli, perché ritardano l'evento della piena unità , né avere sugli Ortodossi solo le conoscenze che una nazione in guerra può acquistare sul nemico per meglio poterlo vincere : tutto questo è machiavellismo, non corrisponde al Vangelo di Cristo. Cercando di conoscere meglio i fratelli Ortodossi, di capire le loro vedute , la loro storia , mettiamoci non soltanto l'intelligenza ma anche il cuore , perché dall'amore nasce il desiderio dell 'Unità. Non è pericoloso se rimaniamo saldi nella nostra fede , se ci comporteremo da adulti, se saremo decisi a rimanere nella propria Chiesa per portare , nel suo seno , l'amore delle Chiese sorelle.
Per quanto riguarda l'ufficio divino, i libri utili costituiscono una vera biblioteca: ci vuole il Libro delle ore per le parti fisse o comuni , il Salterio per una lettura continua dei salmi, l'Octoikhos o Paracletico per tutto l'anno liturgico specialmente il tempo dopo Pentecoste: sono otto settimane di ufficiature da cantare secondo gli otto modi musicali , con l'innografia del vespro, della compieta, del mattutino e dei typika; il Triodion, che contiene l'innografia della Quaresima e le ufficiature complete della Settimana Santa; il Penticostarion che dà innografia e ufficiatura dalla Pasqua alla Pentecoste; i dodici volumi del Mineo che propone giorno dopo giorno l' innografia dei Santi o le feste fisse del Signore e della Madre di Dio; quando non si può avere i Minei, si usa almeno l'Antologio o l'Eortologio, Libro delle Feste; il Sinassario è un riassunto delle Vite dei Santi qualora non fosse già inserito nei Minei; il Profetologio contiene tutte le letture bibliche da fare a Vespro e a certe Ore della Quaresima e delle feste ; finalmente , il Typikon è una specie di "ordo" perenne che fissa le occorrenze tra le diverse feste e precisa l'uso che si deve fare dei vari libri liturgici.
Le ufficiature sono: il Vespro, la compieta grande o piccola , l'ufficio di mezzanotte, l'ufficio reale , il mattutino con le lodi, le ore piccole di prima, terza, sesta, nona e typika, alle quali si possono aggiungere le ore intermedie dopo prima, terza , sesta e nona, e , per i vigilanti o non dormienti , le 24ORE degli Acemeti.
L'ufficio divino comincia con il Vespro perché così ha fatto il Creatore: dividendo la luce dalle tenebre , Dio stesso celebrò i primi vespro e mattino della creazione("Ci fu una sera e ci fu un mattino, primo giorno"). Per tale motivo ogni vespro inizia con la lettura o il canto del salmo 103 che evoca il tramonto , il calar della notte , ed esprime la gratitudine dell'uomo per le opere divine. Segue una lettura continua nel Salterio , poi si canta il Lucernario, che ricorda l'accensione delle lampade e l'offerta dell'incenso come sacrificio vespertino. Tra gli ultimi versetti del Lucernario si inseriscono da sei a dieci strofe d'innografia , tratte dall'Octoikhos e dal Mineo, oppure dal Triodion o dal Penticostarion, dopo di che si canta un inno alla luce di Cristo, sole senza tramonto. Seguono letture e litanie , ancora un po' d'innografia varia, il cantico di Simeone e il tropario finale.
Il sabato sera o nella vigilia delle grandi feste, l'ufficiatura prosegue con la celebrazione del mattutino . Comincia con la lettura di sei salmi fissi, l'esasalmo. Segue il tropario della risurrezione o della festa , introdotto con un richiamo alla teofania e alla venuta del Signore. Il canto del polyeleos (salmi 134 --136), degli evloghitaria (118) e dei graduali ci fanno salire in un modo meraviglioso verso il culmine del Vangelo. La domenica si canta sempre un Vangelo di risurrezione: il sacerdote lo legge sempre sul corno destro dell'altare e il diacono sta all'angolo opposto ; l'altare diventa il simbolo del sepolcro, sacerdote e diacono raffigurano i due angeli che stavano dove aveva riposato il corpo di Gesù, l'uno alla testa l'altro ai piedi. L'accolito pone il suo cero acceso davanti alla porta aperta dell'iconostasi, che rammenta l'ingresso del sepolcro da cui era stata rotolata la pietra. Tutto il santuario diventa l'icona del sepolcro vuoto , in modo che ogni domenica si rivive l'evento della risurrezione e che possiamo dire di averla vista anche noi. Però non basta vedere o sentire , abbiamo bisogno di partecipare a quell'evento con il senso del tatto : il sacerdote esce dal santuario con l'evangeliario, sulla cui copertina è raffigurata l'icona della Risurrezione; allora i fedeli si avvicinano per baciare quell'immagine che rende presente ciò che rappresenta. Per le grandi feste l'icona della festa viene portata solennemente dal santuario alla navata durante il canto del polyeleos e dinanzi a essa si legge il Vangelo della festa . Dopo il Vangelo segue , allegro, il canto del "canone", una composizione innografica che accompagna i cantici dell 'Antico e Nuovo Testamento e che varia ogni giorno secondo la festa celebrata. Nel frattempo i fedeli ricevono un'unzione d'olio profumato. Dopo il canone si cantano le lodi( salmi 148--150). Tra gli ultimi versetti si inseriscono da quattro a otto strofe d'innografia. Il mattuttino festivo finisce con il canto della grande Dossologia: Gloria a te che ci hai mostrato la luce . è un ringraziamento per il giorno nuovo che spunta. Dopo il canto del tropario e la litania si conclude il mattutino o si passa all'ora prima.
Ai fedeli occidentali, abituati all'ufficio benedettino , per esempio , bisogna precisare che nel rito bizantino si leggono molti salmi sia fissi che di lettura continua , ma la maggior parte di essi passano come un sogno perché cantilenati velocemente da un lettore. Invece da alcuni salmi vengono estratti versetti di gran rilievo che si cantano più lentamente , con la maestà del canto greco o la sublimità della polifonia slava, mentre si svolge qualche azione liturgica come incensamento o processione , e allora si dimentica la fatica della salmodia che ha preceduto . Aggiungiamo il fatto di poter contemplare gli affreschi o l'iconostasi , di stare in piedi , su comodi tappeti , piuttosto che seduti su banchi o sedie, di poter muoversi liberamente, per esempio per accendere candele davanti alle icone e baciarle, di fare inchini e segni di croce a qualsiasi momento. di respirare il buon odore dell'incenso, di sentire il canto del coro in alternanza con letture , versetti o litanie. Anche i più stanchi si sentono come incorporei in tali condizioni. Per di più uno che entra in chiesa dopo l'inizio della funzione non è un intruso , ma si sente subito in famiglia:dopo essersi inchinato davanti alla maestà del tempio, saluta a destra e a sinistra, e riceve a sua volta i saluti dei presenti che non si irritano per il ritardo ma si rallegrano per una presenza in più.
A proposito del segno della croce, bisogna ricordare che gli Ortodossi lo fanno non a mano piena ma con le tre prime dita giunte, il che simboleggia il Dio uno e trino, l'unità delle tre persone in Dio, le altre due sono piegate insieme verso il centro della mano e simboleggiano l'unione delle due nature in Cristo(divina e umana). Si segnano dall'alto in basso e da destra a sinistra. Non si deve pensare che fanno la croce "a rovescio", poiché per più di un millennio i Romani l'hanno fatta così: basta leggere la testimonianza di papa Innocenzo 3°(1161---1216) nel suo De sacro altaris mysterio(PL 217,825), che conosce le due usanze , ma dà il modo ortodosso per primo, come più comune a Roma nel 13° secolo. E in tanti altri casi dovremmo forse rivedere i nostri pregiudizi, rileggere la storia , farci un'idea più oggettiva , prima di dire : Sbagliano , perché fanno diversamente da noi.
Scrivendo sull'Ortodossia, abbiamo voluto presentarla sotto il su aspetto più favorevole, quello che può insegnarci , indurci al rispetto verso quella tradizione . Se ci sono ombre nell'Ortodossia , non tocca a noi svelarle ma agli Ortodossi stessi, e allora diventa una critica costruttiva, perché ci sono anche alcuni aspetti positivi della nostra confessione cattolica che trovano interessanti e degni di imitazione , per esempio l'organizzazione ecclesiastica o la formazione del clero.
Ormai , con tutti i gesti spettacolari fatti dai papi di Roma e dai patriarchi di Costantinopoli per riavvicinare Pietro e Andrea, le due Chiese sono diventate sorelle, non sono più confessioni rivali o non lo dovrebbero essere. Non dobbiamo quindi rallegrarci delle debolezze dei nostri fratelli, perché ritardano l'evento della piena unità , né avere sugli Ortodossi solo le conoscenze che una nazione in guerra può acquistare sul nemico per meglio poterlo vincere : tutto questo è machiavellismo, non corrisponde al Vangelo di Cristo. Cercando di conoscere meglio i fratelli Ortodossi, di capire le loro vedute , la loro storia , mettiamoci non soltanto l'intelligenza ma anche il cuore , perché dall'amore nasce il desiderio dell 'Unità. Non è pericoloso se rimaniamo saldi nella nostra fede , se ci comporteremo da adulti, se saremo decisi a rimanere nella propria Chiesa per portare , nel suo seno , l'amore delle Chiese sorelle.
lunedì 2 dicembre 2019
BRONCOPNEUMOPATIE CRONICHE di Pina Maria Speranza Raciti
2---12--2019
Le broncopneumopatie croniche ostruttive(b.p.c. o.) comprendono un gruppo di affezioni a lenta evoluzione e clinicamente differenti per la diversa associazione dei sintomi della bronchite, dell'asma e dell'enfisema.
Esse sono caratterizzate dal decorso cronico , dall'ostruzione delle vie bronchiali, dall'ipersecrezione di muco e dalla mancanza di specificità, e la loro eziologia non può essere riportata a cause specifiche( quali :processi infettivi polmonari generalizzati o localizzati, pneumoconiosi, fibrosi ecc.) Le b.p.c.o., hanno fatto registrare negli ultimi decenni un netto incremento , modificando profondamente gli aspetti epidemiologici della patologia respiratoria. Le cause di questa maggiore frequenza sono da ricercarsi soprattutto nel diffondersi dell'abitudine al fumo e, in misura minore, nell'aumento delle sostanze tossiche ed irritanti negli ambienti di lavoro e nei centri urbani.
La malattia è caratterizzata da: tosse e catarro per almeno tre mesi all'anno e per almeno due anni consecutivi, in assenza di altre particolari malattie suppurative croniche in siti circoscritti dei bronchi(es. bronchiectasie). è frequente anche l'ostruzione bronchiale, che caratterizza altre forme cliniche di b.p. c.o., come l'asma bronchiale e l'enfisema polmonare.
Ogni anno in Italia muoiono oltre 37.000 persone per malattie dell' apparato respiratorio. La maggior parte di queste muoiono per "affezioni broncopolmonari", che includono : bronchite e bronchiolite acute , polmonite ed influenza. Il numero di morti ed i tassi di mortalità presentano: una riduzione nelle età 1--14 anni; più elevati tassi da 0---1 anno, rapidamente ed intensamente crescenti dopo i 45 anni. è a partire da questa età, evidentemente, che l'azione lesiva dei fattori eziologici delle b.p.c.o. , che hanno agito durante l'infanzia e l'età giovanile , raggiunge un grado tale da provocare il decesso.
Le b.p.c.o. , sono più frequenti in termini di mortalità e di prevalenza negli uomini rispetto alle donne , in entrambi i sessi la frequenza aumenta con l'età , essa è più bassa nelle campagne rispetto alle città ed in queste è tanto più elevata quanto maggiore è il numero di abitanti, è più elevata nelle aree industriali , è in relazione inversa con la classe sociale (maggiore frequenza nelle classi più basse);la mortalità è più elevata nei mesi invernali , nei climi più freddi e nelle aree con maggior inquinamento atmosferico.
Fattoti eziologici:
a)Fumo di tabacco:
Il fumo di sigaretta, è il più importante fattore causale delle b.p.c.o. Esso contiene sostanze irritanti provenienti dalla combustione del tabacco(ossidi di azoto, aldeidi ,fenoli) che provocano gravi alterazioni a carico delle vie respiratorie :paralisi delle ciglia vibratili dell'epitelio della mucosa bronchiale , bronco-costrizione, ipertrofia delle ghiandole mucose e ipersecrezione di muco.
La prevalenza della bronchite cronica è più elevata nei fumatori ed è proporzionale al numero di sigarette fumate, con frequenza fino a sei volte superiore rispetto ai non fumatori. Nella storia naturale delle b.p.c.o., il fumo di sigaretta svolge un ruolo essenziale , sia nel promuovere le alterazioni ostruttive ed ipersecretive, sia nel determinare l'evoluzione verso l'invalidità e la morte.
b) Inquinamento atmosferico:
L'importanza dell'esposizione a livelli particolarmente elevati di inquinamento atmosferico nel determinare un aumento di mortalità fra i malati di b.p.c.o. e di malattie cardiovascolari è stata dimostrata; ma è meno chiaro il ruolo dell'esposizione per lungo tempo a bassi livelli di inquinamento. Diverse indagini epidemiologiche , però hanno rilevato che il tasso di prevalenza di bronchite cronica fra i non fumatori è significatamente più elevato(poco meno del doppio) in popolazioni residenti in aree inquinate rispetto a popolazioni non esposte ad inquinamento atmosferico. Sembri che l'esposizione all'inquinamento potenzi l'azione del fumo di sigaretta.
c) Fattori presenti nell'età infantile:
Gli stessi fattori che hanno importanza per le b.p.c.o. degli adulti sono stati dimostrati correlati con una maggiore frequenza di affezioni respiratorie (bronchite , polmonite, asma) anche nei bambini . In particolare , è stato osservato un rischio maggiore per i bambini esposti al fumo passivo (uno o entrambi i genitori che fumano). Le affezioni respiratorie della prima infanzia , a loro volta , risultano essere fattori di rischio per la bronchite cronica dell'adulto.
Prevenzione:
La prevenzione primaria delle b.p.c.o.,consiste nella rimozione dei fattori causali e di rischio.Il fumo di tabacco è il fattore causale più importante. Con la lotta al fumo la prevenzione delle b.p.c.o., viene a coincidere con la prevenzione del cancro del polmone e della cardiopatia ischemica. Nell'educazione al rifiuto del fumo rivolta ai bambini ed ai giovani è importante richiamare l'attenzione sui vantaggi immediati che si ottengono dal non fumare , in termini di maggiore funzionalità respiratoria e di migliore resa nelle attività ricreative e sportive . L'inquinamento atmosferico è possibile la sua riduzione a livelli di rischio minimo con l'attuale legislazione italiana che impone limiti di immissione sufficientemente cautelativi .
Un terzo indirizzo nella prevenzione primaria della bronchite cronica è la protezione dei bambini dal fumo passivo e la terapia tempestiva ed efficace delle loro affezioni respiratorie.
La prevenzione secondaria ha come obiettivo arrestare e se è possibile far regredire le alterazioni già insorte. Scoprire quanto più precocemente possibile le alterazioni ventilatorie insorte nei pazienti con tosse produttiva e nei fumatori prima dei 50 anni di età, quando è più probabile il recupero funzionale con idonei interventi . La funzionalità ventilatoria può essere facilmente valutata con le misurazioni della capacità vitale forzata e del FEV(volume espiratorio forzato secondo), che forniscono essenziali informazioni sul flusso e sul volume espiratorio. Nella maggior parte dei casi smettere di fumare consente alle persone al di sotto dei cinquanta anni di mettersi rapidamente alla pari con i coetanei non fumatori.
Le broncopneumopatie croniche ostruttive(b.p.c. o.) comprendono un gruppo di affezioni a lenta evoluzione e clinicamente differenti per la diversa associazione dei sintomi della bronchite, dell'asma e dell'enfisema.
Esse sono caratterizzate dal decorso cronico , dall'ostruzione delle vie bronchiali, dall'ipersecrezione di muco e dalla mancanza di specificità, e la loro eziologia non può essere riportata a cause specifiche( quali :processi infettivi polmonari generalizzati o localizzati, pneumoconiosi, fibrosi ecc.) Le b.p.c.o., hanno fatto registrare negli ultimi decenni un netto incremento , modificando profondamente gli aspetti epidemiologici della patologia respiratoria. Le cause di questa maggiore frequenza sono da ricercarsi soprattutto nel diffondersi dell'abitudine al fumo e, in misura minore, nell'aumento delle sostanze tossiche ed irritanti negli ambienti di lavoro e nei centri urbani.
La malattia è caratterizzata da: tosse e catarro per almeno tre mesi all'anno e per almeno due anni consecutivi, in assenza di altre particolari malattie suppurative croniche in siti circoscritti dei bronchi(es. bronchiectasie). è frequente anche l'ostruzione bronchiale, che caratterizza altre forme cliniche di b.p. c.o., come l'asma bronchiale e l'enfisema polmonare.
Ogni anno in Italia muoiono oltre 37.000 persone per malattie dell' apparato respiratorio. La maggior parte di queste muoiono per "affezioni broncopolmonari", che includono : bronchite e bronchiolite acute , polmonite ed influenza. Il numero di morti ed i tassi di mortalità presentano: una riduzione nelle età 1--14 anni; più elevati tassi da 0---1 anno, rapidamente ed intensamente crescenti dopo i 45 anni. è a partire da questa età, evidentemente, che l'azione lesiva dei fattori eziologici delle b.p.c.o. , che hanno agito durante l'infanzia e l'età giovanile , raggiunge un grado tale da provocare il decesso.
Le b.p.c.o. , sono più frequenti in termini di mortalità e di prevalenza negli uomini rispetto alle donne , in entrambi i sessi la frequenza aumenta con l'età , essa è più bassa nelle campagne rispetto alle città ed in queste è tanto più elevata quanto maggiore è il numero di abitanti, è più elevata nelle aree industriali , è in relazione inversa con la classe sociale (maggiore frequenza nelle classi più basse);la mortalità è più elevata nei mesi invernali , nei climi più freddi e nelle aree con maggior inquinamento atmosferico.
Fattoti eziologici:
a)Fumo di tabacco:
Il fumo di sigaretta, è il più importante fattore causale delle b.p.c.o. Esso contiene sostanze irritanti provenienti dalla combustione del tabacco(ossidi di azoto, aldeidi ,fenoli) che provocano gravi alterazioni a carico delle vie respiratorie :paralisi delle ciglia vibratili dell'epitelio della mucosa bronchiale , bronco-costrizione, ipertrofia delle ghiandole mucose e ipersecrezione di muco.
La prevalenza della bronchite cronica è più elevata nei fumatori ed è proporzionale al numero di sigarette fumate, con frequenza fino a sei volte superiore rispetto ai non fumatori. Nella storia naturale delle b.p.c.o., il fumo di sigaretta svolge un ruolo essenziale , sia nel promuovere le alterazioni ostruttive ed ipersecretive, sia nel determinare l'evoluzione verso l'invalidità e la morte.
b) Inquinamento atmosferico:
L'importanza dell'esposizione a livelli particolarmente elevati di inquinamento atmosferico nel determinare un aumento di mortalità fra i malati di b.p.c.o. e di malattie cardiovascolari è stata dimostrata; ma è meno chiaro il ruolo dell'esposizione per lungo tempo a bassi livelli di inquinamento. Diverse indagini epidemiologiche , però hanno rilevato che il tasso di prevalenza di bronchite cronica fra i non fumatori è significatamente più elevato(poco meno del doppio) in popolazioni residenti in aree inquinate rispetto a popolazioni non esposte ad inquinamento atmosferico. Sembri che l'esposizione all'inquinamento potenzi l'azione del fumo di sigaretta.
c) Fattori presenti nell'età infantile:
Gli stessi fattori che hanno importanza per le b.p.c.o. degli adulti sono stati dimostrati correlati con una maggiore frequenza di affezioni respiratorie (bronchite , polmonite, asma) anche nei bambini . In particolare , è stato osservato un rischio maggiore per i bambini esposti al fumo passivo (uno o entrambi i genitori che fumano). Le affezioni respiratorie della prima infanzia , a loro volta , risultano essere fattori di rischio per la bronchite cronica dell'adulto.
Prevenzione:
La prevenzione primaria delle b.p.c.o.,consiste nella rimozione dei fattori causali e di rischio.Il fumo di tabacco è il fattore causale più importante. Con la lotta al fumo la prevenzione delle b.p.c.o., viene a coincidere con la prevenzione del cancro del polmone e della cardiopatia ischemica. Nell'educazione al rifiuto del fumo rivolta ai bambini ed ai giovani è importante richiamare l'attenzione sui vantaggi immediati che si ottengono dal non fumare , in termini di maggiore funzionalità respiratoria e di migliore resa nelle attività ricreative e sportive . L'inquinamento atmosferico è possibile la sua riduzione a livelli di rischio minimo con l'attuale legislazione italiana che impone limiti di immissione sufficientemente cautelativi .
Un terzo indirizzo nella prevenzione primaria della bronchite cronica è la protezione dei bambini dal fumo passivo e la terapia tempestiva ed efficace delle loro affezioni respiratorie.
La prevenzione secondaria ha come obiettivo arrestare e se è possibile far regredire le alterazioni già insorte. Scoprire quanto più precocemente possibile le alterazioni ventilatorie insorte nei pazienti con tosse produttiva e nei fumatori prima dei 50 anni di età, quando è più probabile il recupero funzionale con idonei interventi . La funzionalità ventilatoria può essere facilmente valutata con le misurazioni della capacità vitale forzata e del FEV(volume espiratorio forzato secondo), che forniscono essenziali informazioni sul flusso e sul volume espiratorio. Nella maggior parte dei casi smettere di fumare consente alle persone al di sotto dei cinquanta anni di mettersi rapidamente alla pari con i coetanei non fumatori.
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