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lunedì 9 dicembre 2019

ECUMENISMO "UN GRANDE AVVENIMENTO CON PICCOLI UOMINI" P. Cipriano Carini osb, abate

9--12--2019
Venezia   30--giugno  1995
appunti  dell'incontro  tra S.S.Bartolomeo  1°--Patriarca   Ecumenico  di Costantinopoli  e
S.E.  il  card.  Marco  Cè--Patriarca  di Venezia

Gli  ultimi  documenti  della  Chiesa cattolica  stanno  a dimostrare la  crescita  ecumenica  , specialmente  nei  rapporti  con  la  Chiesa  ortodossa.
Da  quando  nel  1054  Roma  e  Costantinopoli  si  erano  scambiati  anatemi  reciproci  erano  passati  secoli  , prima  che  nel 1965   venissero  revocati  il 7  dicembre  contemporaneamente  in  San  Pietro  a  Roma  e  in San  Giorgio  al  Fanar.  E  tutti  ricordiamo  la  visita  di  S.S.  Paolo   6° al  Fanar il 26  luglio  1967, ricambiata  da  S.S.   il  Patriarca  Ecumenico  Atenagora  1°  a  Roma  il 26  ottobre  1967.
Sono  già date  dimenticate, lontane.
A  dieci  anni dal  ritiro  degli  anatemi  nella  Cappella  Sistina  a  Roma  fu  dichiarato pubblicamente aperto  il dialogo  teologico  tra  la  Chiesa  romano--cattolica  e quella ortodossa ;  erano presenti ancora  Paolo 6° e il Metropolita  Melitone di  Calcedonia.  La  cerimonia  finì  con  un fatto  unico  e  irripetibile:  il Papa  si  inginocchiò  davanti  al  Metropolita  e  gli  baciò  i piedi  chiedendo  così  perdono  per  i torti  fatti  alla  Chiesa  d'Oriente nel passato.
Da  allora  lo scambio  di  visite  tra  delegazioni  della  Chiesa  romana --cattolica  e  del  Patriarcato ecumenico  è  diventato  regolare  il  30  novembre  a  Costantinopoli  per la  festa  di  Sant'Andrea, il 29  giugno  a Roma  per  la festa  dei  Santi Apostoli  Pietro  e Paolo.
è in  questa  regolarità  che  quest'anno  l'avvenimento  è  diventato  speciale , a  causa  della  presidenza  della  della  delegazione  ortodossa  da  parte  di S.S. Bartolomeo  1°, visita  che  non si  è fermata  all'incontro romano, ma è  proseguita  per Venezia  , la  Diocesi  ortodossa  d'Italia, "La  posizione  di questa  Sacra  Arcidiocesi , per  il suo  essere situata  nel cuore stesso  del  cattolicesimo  romano, è  particolarmente  delicata  . Da  una  parte  costituisce  in  qualche  modo  la  vetrina  dell'elemento  ortodosso  e  della  nostra  spiritualità  orientale  in  mezzo  ai  fratelli  romano--cattolici  e  dall'altra  ,  una  specie di  ambasciata  permanente  della  buona  volontà  e  dei  nostri  buoni  sentimenti cristiani  nei  confronti  della  Chiesa  cattolica-romana e  del suo gregge.  Era  la  prima  volta  che  un Patriarca  ecumenico faceva  visita  a  Venezia; il metropolita  Spiridione  ha  preparato  dettagliatamente  le  giornate  e  gioiosamente  ci  ha  accolti.
Peccato  che  sia  la  stampa  italiana  che  la  presenza  ecclesiale  italiana  si  siano  accorti  superficialmente  dell'avvenimento  , senza  capirne  l'importanza ; ma la  storia  ecumenica  procede  e  porta  i suoi  frutti.
S.S.Bartolomeo 1°   giustamente   prendendo  lo  spunto  dal  leone  "alato"  di San  Marco ci  invita  a  sorvolare  , a  volare sopra  ,   a sdrammatizzare  e  superare  quello  che  ci  divide ,  per  guardare  ai  valori  che  le due  Chiese , insieme  , devono offrire  all'umanità.

domenica 8 dicembre 2019

DEBITO INTERNAZIONALE QUESTIONE DI USURA di: Giulio Albanese " AMICI DI FOLLEREAU per i diritti degli ultimi"

8--12--2019
La  crisi del debito:
Parlare  di  democrazia , governance e diritti  umani nel Sud  del mondo significa  innanzitutto  e  soprattutto  prendere  coscienza degli  effetti  negativi  della  finanziarizzazione  dell'economia , nella  cornice  della   globalizzazione  dei mercati.  Il   tema  è  estremamente  importante , ma  per  essere  compreso  appieno esige  una  riflessione  storica  su  quanto  è  avvenuto  nel corso  degli  ultimi 40  anni.
L'Africa  , ad  esempio  , attraverso  una  devastante  crisi  debitoria  (denunciata  a  squarciagola dal  mondo  missionario d'allora),  dagli  anni  ottanta  fino  a  quando , nello scorso  decennio  grazie  al progetto  Highly  Indebted  Poor  Countries(Hipc). ad  opera  del  Fondo  Monetario  Internazionale(Fmi) e  della  Banca  Mondiale  (Bm), una  trentina  di Paesi  a  basso  reddito  della  fascia  Subsahariana  potereno ottenere  una  riduzione  del  debito(circa  cento  miliardi di dollari).  A questo  programma  se  ne  aggiunge  un altro  , la  cosiddetta  Multilateral Debt  Relief  Initiative(Mdri). Queste iniziative  suscitano grande  euforia  perché  consentirono a molti governi africani di  riprendere  fiato,  accedendo  a prestiti  insperati.
Nel 2007  il  Ghana  fu  il primo  Paese  beneficiario ad  affacciarsi  sui  mercati  internazionali, emettendo  obbligazioni  pari  a  750  milioni di  dollari. Seguirono altri  quattro   destinatari del condono: Senegal, Nigeria , Zambia  e  Rwanda.
Nuove  forme  di usura:
Ciò  nonostante  , il  dramma   dell'insolvenza  si è  riproposto  ad  onta  delle  iniziative  assunte  dalla  comunità  internazionale assumendo  sembianze  apparentemente  sempre  nuove, che  tuttavia  non  dissimulano  fino  in fondo il  suo  carattere  fondamentalmente  usuraio.  Per   dirla  con Plauto:
"Voi  usurai  siete  dei  lenoni.  Infinite leggi il popolo  ha  fatto  contro di voi; ma ,  scoperta  la  legge  , scoperto  l'inganno: e il modo lo trovate  subito".
Ma  per comprendere  a  fondo  lo  stato  dell'arte,in  riferimento allo  scenario  africano, è  importante  considerare  che  a  seguito  dell'implementazione  delle  iniziative  cui  abbiamo  accennato , l'accesso  ai fondi  d'investimento,  messi  a  disposizione   dall'alta  finanza  a  livello  mondiale, è  stato  utilizzato  in  parte  per  sostenere  attività  imprenditoriali  straniere  in Africa  , ma  anche  per  foraggiare  le  oligarchie  autoctone, secondo  le  tradizionali  dinamiche della  corruzione  più  sfrenata  e corrosiva . Sono nate,  così,  società  partecipate  che,  nonostante  la  crescita  della  produttività, non  sono  state  in grado  di  compensare  la nuova  crisi  debitoria. I  nuovi programmi  d'investimento , infatti, non  sono  stati  associati  ad  organici piani  di  sviluppo  nazionali , col  risultato  che  sono state  costruite  opere  infrastrutturali--vere  e  proprie  cattedrali  nel deserto-- slegate  le une  dalle altre, o  iniziative  imprenditoriali  a  sé  stanti e dunque esposte  all'azione  predatoria  di potentati  internazionali  , soprattutto  sul  versante  delle  materie  prime e  delle  fonti  energetiche.
Nel frattempo si  è  innescata sulle  piazze  finanziarie una  speculazione  sfrenata  sull'eccessivo  indebitamento  dei  Paesi  africani  che  ha  determinato  la  svalutazione  delle  monete locali. L'aumento, in  questi  anni, del  Pil  e  del  debito  di molti  Paesi  africani  sono indicativi  di una  crisi  sistemica  che  ha  pregiudicato  qualsiasi  iniziativa   protesa  all'affermazione  di un  Welfare locale in grado  di  contrastare  l'esclusione  sociale.
Svendere  per  pagare
Ma il dato  più  preoccupante  sta  nel  fatto  che  ripagare  il  debito , oggi,  i Paesi  africani  sono costretti  a  svendere  le  proprie  ricchezze  strategiche  (acqua,  petrolio , elettricità, telefonia,  cacao, diamanti ecc....).  Qui  le  responsabilità  ricadono  sia  sulle  classi  dirigenti  locali, ma  anche  sulle  stesse  istituzioni  finanziarie  internazionali, le quali  pretendono  che le  concessioni per  lo  sfruttamento  delle  materie  prime  ,  unitamente  alle  privatizzazioni(soprattutto  il  land  grabbing,  vale  a  dire  l'accaparramento  dei  terreni  da  parte  delle  aziende  straniere)  vengano  attuate "senza  se  e  senza  ma", per  arginare  il debito  . Si  tratta  di  un  affare  colossale  per  cinesi,  americani  ed  europei , essendo  , in genere  ,  le  monete  locali  fortemente  deprezzate.
Sta  di fatto  che  oggi  molti  governi  africani  hanno  un doppio  problema:  sono privi  di  proprie  risorse  finanziarie  e   sono  sempre  più  appesantiti  da  un fardello , quello del debito  , difficile  da  sostenere . Da  rilevare , inoltre ,  che  si è  passati,nel  corso  degli  ultimi dieci anni , un po' in tutta l'Africa  dai  cosiddetti  creditori  ufficiali  (come  i governi  , lo  Fmi, la Bm e  la  Banca  Africana per  lo Sviluppo)  alle  fonti  di credito  (banche , fondi  di investimento, fondi  di  private  equity)  e al  libero mercato.
Finanziarizzazione  del debito:
Si    tratta  , in sostanza, di  una  finanziarizzazione del debito  che  ha  segnato  il passaggio  dai  tradizionali prestiti  e  da  altre  forme  sperimentate  di  assistenza  finanziaria  alle  obbligazioni , sia  pubbliche  che  private, da  piazzare  sui  mercati aperti. Questo  in sostanza  , significa  che  il pagamento degli  interessi è  legato  alle  speculazioni di borsa a  livello  mondiale. Si  tenga  presente  che  le suddette  obbligazioni  sono  in  valuta  estera, quasi  sempre  in dollari e  quindi  sottoposte  ai  movimenti sui  cambi  monetari, sempre  a  discapito  delle monete  nazionali africane.
Ciò  sta  generando  un  circolo  vizioso che  potrebbe  compromettere seriamente  lo sviluppo  futuro  dell'Africa.
Per  tale  motivo  risulta  indispensabile  compiere  un'indagine  sulla  prassi  internazionale  in merito  alla questione  del debito  e  sulla sua  collocazione  nell'ambito  sistematico  delle  norme  e  dei principi  di  diritto  internazionale,  colmando  finalmente  una  lacuna  che  costa  in  modo  eccessivo  agli  Stati  e ai  popoli che  devono  ricorrere  ai  prestiti  ,  formando  peraltro  la  base  per  lo  strapotere spesso  arbitrario  dei  creditori  di cui  sopra.  In  effetti  gli usurai  , che  oggi  assumono  le vesti  apparentemente  asettiche  delle  grande  banche  e  società  finanziarie  , hanno  sempre  dimostrato  grande  creatività ed  astuzia, escogitando  sistemi  e  meccanismi  , come  abbiamo  appena  visto  davvero  diabolici per  spremere  i debitori, si  trattasse  di  singoli  individui  o di Stati  sovrani. La  questione , peraltro  ,  non riguarda  solo  più  i Paesi  poveri  del  Sud  del mondo, ma  anche  molte economie  in sofferenza  , come  quella  italiana . Si veda  da  ultimo  la  vicenda  dei  derivati  stipulati  dallo  Stato  italiano  con  una  ben  nota  società  finanziaria  statunitense.
Un  parere  su  norme  del debito:
Per  guardare allora  al futuro  con  speranza , è importante segnalare  un'iniziativa  promossa  da  un  gruppo  qualificato  di  giuristi ed esperti di  economia  italiana  dell'Unità  di di ricerca  Giorgio La  Pira  del CNR  e Centro  di studi  giuridici  latinoamericani  dell'Università  di Roma Tor  Vergata, con  la  collaborazione  del  Centro  di ricerca  Renato  Baccari  del  Dipartimento  di  Giurisprudenza  dell'Università di Bari. Essi  hanno  chiesto  formalmente  che,  con  il sostegno  sempre  più  incisivo  della  Santa  Sede, del  Governo  italiano  e  anche  di  quei  governi  dei  Paesi  coinvolti  nella  grave  crisi  economico--finanziaria  mondiale,  l'Assemblea  Generale  delle  Nazioni  Unite  giunga  a  formulare  una  richiesta  di  parere  alla  Corte  Internazionale  di Giustizia  dellAja  riguardo  alla  coerenza  tra  le regole  che  attualmente  disciplinano  il  debito   pubblico   e  il  debito privato  (nazionale  ed  estero)  dei  Paesi  in  via di  sviluppo  e i  principi  generali  del  diritto  delle  Nazioni  evolute, nonché  i diritti umani  e dei  popoli.  Da  rilevare  che questa  proposta  ha  un  precedente  molto  importante, la Risoluzione  63\319    del  Consiglio  delle  Nazioni  Unite  del  2015, contro  i cosiddetti  "fondi  avvoltoi", i fondi  finanziarie  speculativi  che  agiscono  in  modo  molto  aggressivo  sul  debito  dei  paesi  in forti  difficoltà  economiche  . L'iniziativa  trova  la sua  fonte  d'ispirazione  nei principi  morali  , etici e  giuridici  contenuti  nella  storica "Carta  di  Sant'Agata  dei Goti"( nome  della  città  nel  centro d'Italia,  dove  esperti religiosi  e  laici  internazionali si sono  riuniti  nel  1997),   che ha   condannato  il "contratto   di usura",  gli  "oneri  eccessivi  sul debito" e ha  invece  affermato  il  suo  sostegno  all'autodeterminazione   dei popoli. Questa  questione  è  ancora  più  urgente  quando  consideriamo  che  l'intero  debito mondiale , senza contare  quello  del settore  bancario  e finanziario  , è  cresciuto  fino  al  250% del Pil .  Era  del  200%   nel  2008 . Ciò  rappresenta  una  minaccia  di crisi  sistemica. E i Paesi più  poveri , quelli  africani  in primis,  sono  sempre  i più  esposti  e  colpiti  da tali  pesanti  oneri.

sabato 7 dicembre 2019

LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO: GIUSEPPE UNGARETTI

7---12--2019

L'isola

A  una  proda  ove  sera era  perenne
di  anziane  selve assorte , scese,
e s' inoltrò
e  lo  richiamò  rumore  di  penne
ch'erasi  sciolto  dallo  stridulo
batticuore  dell'acqua  torrida,
e  una  larva  (languiva
e  rifioriva) vide;
ritornato  a  salire  vide
ch'era  una  ninfa  e  dormiva
ritta  abbracciata  a  un  olmo.

In  sé  da  simulacro  a  fiamma  vera
errando ,  giunse a  un  prato  ove
l'ombra  negli occhi  s'addensava
delle  vergini  come
sera  appié  degli ulivi;
distillavano  i rami
una  pioggia  pigra  di  dardi,
qua  pecore  s'erano  appisolate
sotto  il liscio  tepore,
altre  brucavano
la  coltre luminosa;
le mani  del  pastore  erano  un  vetro
levigato  di  fioca  febbre.

Dove  la  luce

Come  allodola  ondosa
nel  vento  lieto  sui  giovani prati,
le  braccia  ti  sanno  leggera , vieni.

Ci  scoderemo  di  quaggiù,
e  del  male  e del  cielo,
e   del  mio sangue  rapido  alla  guerra,
di  passi  d'ombre  memori
entro  rossori  di  mattine  nuove.

Dove  non  muove  foglia  più  la  luce,
sogni e  crucci  passati  ad  altre  rive,
dov'è  posata  sera,
vieni  ti  porterò
alle  colline d'oro.

L'ora  costante , liberi  d'età,
nel suo  perduto  nimbo
sarà  nostro  lenzuolo.

Non  gridare  più

Cessate d'uccidere  i morti,
non  gridate  più, non  gridate
se volete  ancora  udire,
se  sperate  di non  perire.

Hanno  l'impercettibile  sussurro,
non  fanno  più  rumore
del  crescere  dell'erba,
lieta  dove  non  passa  l'uomo.

 

giovedì 5 dicembre 2019

LA QUESTIONE SOCIALE IN GIUSEPPE MAZZINI di.Arcangelo Ghislieri (Giuseppe Mazzini e gli operai)

5--12--2019
  Dopo  avere  riconosciuto  il fatto  economico  del  salariato  come  una  forma di  servaggio, egli non  ammetteva  che  l'emancipazione  economica  potesse  svilupparsi  indipendentemente  dal  trionfo  d'un  nuovo  principio  morale ,che   desse  ai   diseredati  la  coscienza  di  uomini  membri  d'una  associazione che  si  chiama Patria  o d'una  più  vasta  associazione  , che  si  chiama  umanità.
Quindi  essi  hanno  non  solo  diritti  , ma  doveri ; e  devono  educarsi  al  sentimento  di questi  doveri , se vogliono  conquistare  a sé e  ai  propri  figli   un  migliore  avvenire. è  questa  la  sua  dottrina;ed in  questa  costante  visione  della  necessità  d'un   fondamento  morale  all'azione  emancipatrice  , tanto  politica  quanto  sociale, sta  la  caratteristica   differenza  del  socialismo  mazziniano da  quello  degli  altri   dottrinari  tedeschi , russi o francesi.
Mazzini   non  considerava  nel  proletario  un  semplice  strumento  di produzione  , ma  un  uomo  con  diritti e  aspirazioni   o bisogni  intellettuali e  morali, alla  pari  dei  privilegiati.  Accusava   il  Fourier  di  ricadere  nell'errore  degli  economisti  borghesi  e" di  ridurre  tutto  il  rimedio  a  un ordinamento  industriale" e gli  domandava  :--Credete  dunque  che  l'uomo  non sia  che  una  macchina  di produzione ,una  forza destinata  solo  al  servizio  d'un  lavoro  materiale?
Ed  ecco  perché  in tutte  le   sue  polemiche  sui  sistemi  socialistici  del tempo suo, come  si  potrebbe  riportare del  marxismo dei tempi  nostri, li accusava  di "materialismo".  Ecco perché  egli  non  separò  mai  la  questione  della  patria  da  costituire  in  unità  nazionale  ,libera  e  indipendente, dal  miglioramento economico  delle classi  più diseredate.

IL SISTEMA DEMOCRATICO NELLA COSTITUZIONE ITALIANA di : Alberto Romagnoli

5--12--2019
 
Costituzioni  elargite:

Le   costituzioni   concesse al  popolo  per  meditata   volontà  sovrana, in realtà  ,  costituivano  un  compromesso  , ma  alcune   volte  un ottimo  compromesso, fra  gli antichi  ordinamenti  e  le  nuove  aspirazioni: il potere  del monarca  viene  ad  essere  limitato , ma  egli  rimane  in  posizione  di altissimo prestigio;  la  formula  stessa  con  cui  il re  si dice  tale  "per  grazia  di Dio  e  volontà  della  nazione "  e  con  cui si  intesta  ogni  atto  promanante  dalla  volontà  regia , sta  a significare  la  funzione  delle  due  volontà; il sovrano rappresenta  l'unità  dello stato  e  l'autorità al  di sopra  delle  contingenti  lotte  politiche, mentre  è  salvo  tuttavia  il  principio della  sovranità  nazionale.
Nello statuto  era  stabilita  la  distinzione  dei  poteri,  ma  in  sostanza  si  ammetteva  una  prevalenza  del potere  legislativo, e  specialmente  della  camera  dei  deputati,  eletta  direttamente  dal  popolo; il re  conservava una  sua  caratteristica  funzione  moderatrice , senza  dubbio  importate  e benefica.
Una  costituzione  è invece  votata   quando  è il risultato  dei  lavori  e del voto  d'un' assemblea,  appunto  perciò  chiamata  costituente, appositamente  eletta.

1)  Il  sistema  costituzionale    puro  secondo  lo Statuto  albertino  :

Lo  Statuto  albertino  istituiva  un  cosiddetto  regime  costituzionale  puro.  Ciò  era  frutto  del  compromesso   da cui  derivavano  le  costituzioni  del  1848,  consistenti  in  un'autolimitazione  del potere  regio , che,  specialmente  per  quanto riguardava  la  più  alta  funzione  dello Stato  , la legislativa  , veniva  posto  alla pari  delle  Camere, di cui , una , il Senato,di nomina regia , e  l'altra ,la  Camera  dei deputati, elettiva.
La  legge  diveniva  perfetta  con   l'approvazione  delle  due  Camere e  la  sanzione del re.  La  nomina  dei  ministri , capi  dei  vari  rami  del potere esecutivo , era  di   spettanza  del re , e  al re  spettava  anche  la  loro  revoca. Tuttavia  , fin dalle prime  applicazioni  dello Statuto , ad  imitazione  del  sistema  parlamentare inglese , fu  seguito  il sistema  di scegliere  i ministri fra  le  persone  che  godevano  la  fiducia  delle  Camere, specialmente  della  Camera elettiva,  come  quella  che  più  direttamente  rappresentava  la  volontà  nazionale. Di  conseguenza , quando la  Camera  dei  deputati  manifestava la sua   opposizione  al  ministero, sia  col  rigettare  le  proposte  , sia  con  voti  di sfiducia  , il  ministero  presentava  le  dimissioni al re  , che ,  di regola , per  evitare  un  pericoloso  conflitto  fra  Corona  e Parlamento, le  accettava . Se ,  allo  stato  delle  cose,  la  soluzione non  si  fosse trovata  nella  creazione  d'un  nuovo ministero, il re  poteva  ricorrere  all'estrema  decisione  di  sciogliere  la  Camera, indire  nuove elezioni, rimettendo  così  la decisione  al corpo elettorale.
Questo  , per  cui la nomina  e  la revoca  dei  ministri  dipende  dalla  fiducia  delle  Camere fu detto  sistema  costituzionale  parlamentare , in cui  contrapposto  al sistema  costituzionale  puro, a cui si è  accennato.  Dato questo  sistema  , l'unica  via  restante  al sovrano  , nel  caso  d'una   crisi  senza  soluzione  , nel  caso  cioè  d'una  introvabile   maggioranza  intorno  a  un  uomo  e  a  un  programma , era , come si è  detto  , lo  scioglimento  della  Camera dei  deputati.  I casi  in cui si  fece  ricorso  a questa  soluzione  furono  assai rari.
Oggi  il sistema  parlamentare  prevale  in quasi  tutte  le costituzioni  moderne. Ad  esso  furono  portati   diversi  temperamenti  , per  ovviare  a  quello che  è il  suo  maggiore  inconveniente , di rendere  cioè  eccessivamente  instabile  la  vita  dei  ministeri, esponendoli  a  crisi  frequenti, improvvise  e spesso  non  giustificate. Nella  nostra  Costituzione  , gli ultimi  due  capoversi  dell'art. 94  contengono  , il parziale rimedio a quell'eventualità.

2)Differenze  fra  lo  Statuto  albertino  e la  Costituzione  repubblicana:

Altra  notevolissima  differenza  fra lo Statuto  albertino  e l'odierna  Costituzione   sta  nell'esser  stato il primo  una  costituzione elastica   , mentre  la seconda  è rigida. Si  dice che una  costituzione  è elastica  quando  la  legge  costituzionale  non ha una  preminenza  sulle  altre  leggi  che  chiameremo  ordinarie,  sicché  queste  possono  modificare  il  contenuto ; si  dice  invece  che è rigida  quando ogni  altra norma le è  sottoposta , e  ogni  sua  modificazione  deve  avvenire  ,non con il procedimento  ordinario  d'approvazione  d'una  legge  , ma  bensì  con un  procedimento  particolare.   Ma  la  più  profonda  differenza  fra  le due  costituzioni  sta  nel loro  contenuto. La  costituzione  albertina  si  preoccupava,  come  tutte  quelle del secolo   ottocento(19°), che  riflettevano  i risultati  della rivoluzione  del  1789, soprattutto  delle  libertà individuali. Molti  problemi  di   giustizia  distributiva , di  partecipazione  effettiva  anche  della  classe proletaria  alla  vita  dello stato e ai  beni  della collettività  che  dovevano  poi  enormemente allargare  i compiti  dello  Stato  moderno, erano  allora  problemi  oscuri , scarsamente  sentiti, e  ancor  meno appoggiati da quella classe  , liberale  si,  ma  disposta  a  servirsi  della  libertà  politica  soprattutto  per  la difesa  e  per  l'espansione  della  sua  forza economica.
Lo  sviluppo stesso  dell'industria  , con  l'accentramento  di  grandi  masse  operaie  nei centri  urbani, il diffondersi  dell'idea  socialista , sia  nel ceto intellettuale , sia  nel  proletariato,  che  incominciò a far  udire  la sua voce e a premere  sullo  Stato  con forza crescente e sempre  meglio  organizzata , fecero  si che  la questione sociale  balzasse in primo  piano  e  finisse  per  costituire  una  richiesta  a  cui non era  più possibile rifiutare totalmente  la risposta.  Poteva  lo Statuto  albertino  ammettere  tale  risposta? Lo poteva  , appunto  perché  la sua  elasticità  gli consentiva  d'adeguarsi  alle esigenze  dei tempi  nuovi.  Restando   immutati i fondamenti  della libertà  civili  e dell'ordinamento  statale, del  patto  originario  fra il sovrano  e il popolo ,  era  sufficiente  una legge  ordinaria  per  imprimergli  quel  carattere  progressivo  che  nessun  articolo  enunciava  ,  ma  nemmeno  vietava. Fu  così  che  in Italia  , specialmente  durante  il quindicennio  precedente  la  prima  guerra  mondiale  , la legislazione  sociale  , vale  a dire  la legislazione in materia d'organizzazione operaia , di conflitti  di lavoro, d'assicurazioni   e d'assistenza  sociale  si  andò  adeguando  ai nuovi tempi ,allo  stesso  modo  che  si  allargava  via via  il suffragio,e  apparivano  alle camere  i partiti animati  dall'intendimento  di portare  l'azione  dello Stato  su un  campo  sempre  più  vasto a  beneficio  di  tutte  le classi.

mercoledì 4 dicembre 2019

ORTODOSSIA " L'UFFICIO DIVINO" di: p. Denis Guillaume

4---12---2019
Per   quanto  riguarda  l'ufficio  divino,  i  libri  utili  costituiscono  una  vera   biblioteca:   ci  vuole  il Libro  delle  ore  per  le  parti  fisse o  comuni , il  Salterio per  una  lettura  continua  dei  salmi,  l'Octoikhos  o  Paracletico per  tutto  l'anno  liturgico  specialmente  il  tempo  dopo  Pentecoste: sono  otto  settimane  di  ufficiature  da  cantare  secondo  gli  otto  modi  musicali , con  l'innografia  del  vespro, della  compieta,  del   mattutino e  dei  typika;  il  Triodion, che  contiene   l'innografia  della  Quaresima e  le  ufficiature  complete  della  Settimana  Santa; il  Penticostarion  che  dà  innografia  e  ufficiatura  dalla  Pasqua  alla  Pentecoste;  i  dodici volumi  del  Mineo  che  propone  giorno  dopo  giorno  l' innografia  dei  Santi  o le  feste  fisse  del  Signore e della  Madre  di Dio;  quando non  si  può  avere  i  Minei, si usa  almeno  l'Antologio o  l'Eortologio, Libro  delle  Feste;  il  Sinassario è  un  riassunto  delle   Vite  dei Santi  qualora  non  fosse  già  inserito  nei  Minei; il  Profetologio  contiene  tutte  le  letture  bibliche da  fare  a  Vespro  e a  certe  Ore  della  Quaresima  e   delle  feste ;  finalmente  , il  Typikon è  una  specie  di  "ordo" perenne  che  fissa le  occorrenze tra  le  diverse  feste e  precisa l'uso  che  si  deve  fare  dei  vari  libri  liturgici.
Le  ufficiature  sono: il Vespro, la  compieta  grande  o piccola , l'ufficio  di  mezzanotte, l'ufficio  reale  , il  mattutino con  le  lodi,  le  ore  piccole  di  prima, terza,  sesta, nona  e  typika, alle  quali  si  possono  aggiungere  le  ore  intermedie  dopo  prima, terza , sesta e  nona, e , per  i  vigilanti  o  non dormienti , le  24ORE degli  Acemeti.
L'ufficio  divino  comincia   con  il Vespro  perché  così ha  fatto  il Creatore: dividendo  la  luce  dalle  tenebre  , Dio  stesso   celebrò  i  primi  vespro  e  mattino  della  creazione("Ci  fu  una  sera  e  ci  fu un mattino, primo  giorno"). Per  tale  motivo  ogni  vespro  inizia   con  la  lettura  o il  canto  del  salmo 103  che  evoca  il tramonto , il calar della  notte , ed  esprime  la  gratitudine  dell'uomo  per  le  opere divine.  Segue  una  lettura  continua  nel  Salterio  , poi  si canta  il Lucernario, che  ricorda  l'accensione  delle  lampade  e  l'offerta  dell'incenso come  sacrificio  vespertino. Tra  gli ultimi  versetti  del  Lucernario  si  inseriscono  da  sei  a  dieci  strofe  d'innografia  ,  tratte  dall'Octoikhos e  dal  Mineo,  oppure  dal  Triodion  o  dal  Penticostarion, dopo  di che  si  canta  un inno  alla  luce  di Cristo, sole  senza  tramonto. Seguono  letture  e  litanie , ancora  un po' d'innografia  varia, il  cantico di  Simeone  e  il  tropario  finale.
Il  sabato  sera  o nella vigilia  delle  grandi  feste, l'ufficiatura  prosegue  con  la  celebrazione  del  mattutino  . Comincia  con  la  lettura   di sei  salmi  fissi,  l'esasalmo.  Segue  il  tropario  della  risurrezione  o  della  festa  , introdotto  con  un richiamo  alla  teofania  e  alla    venuta  del Signore. Il  canto  del polyeleos  (salmi  134 --136),  degli  evloghitaria (118) e dei  graduali  ci  fanno  salire  in  un  modo  meraviglioso  verso  il culmine  del Vangelo.  La  domenica  si canta  sempre un Vangelo  di  risurrezione:  il sacerdote  lo legge  sempre sul  corno  destro  dell'altare  e  il  diacono  sta  all'angolo  opposto ; l'altare  diventa il simbolo  del  sepolcro,  sacerdote e  diacono  raffigurano  i  due  angeli  che  stavano  dove  aveva  riposato  il corpo  di  Gesù, l'uno  alla  testa l'altro  ai  piedi.  L'accolito  pone il suo  cero  acceso  davanti  alla  porta  aperta  dell'iconostasi,  che  rammenta  l'ingresso del sepolcro  da  cui  era  stata  rotolata  la  pietra. Tutto  il  santuario  diventa  l'icona  del  sepolcro  vuoto , in modo  che  ogni  domenica si  rivive  l'evento  della  risurrezione  e  che  possiamo  dire  di  averla  vista  anche noi. Però  non basta vedere  o sentire , abbiamo  bisogno  di partecipare   a  quell'evento  con  il  senso  del  tatto  :  il sacerdote  esce  dal  santuario  con l'evangeliario, sulla  cui  copertina  è  raffigurata  l'icona  della  Risurrezione;  allora  i fedeli  si  avvicinano  per  baciare  quell'immagine  che  rende  presente  ciò  che  rappresenta. Per  le  grandi  feste  l'icona  della  festa  viene  portata  solennemente  dal  santuario  alla  navata  durante  il canto  del  polyeleos e  dinanzi  a  essa si  legge  il Vangelo  della  festa . Dopo  il  Vangelo  segue  , allegro, il canto  del  "canone", una   composizione  innografica  che   accompagna  i cantici  dell 'Antico  e  Nuovo    Testamento e  che  varia ogni  giorno  secondo  la  festa  celebrata.  Nel  frattempo  i fedeli  ricevono  un'unzione  d'olio  profumato. Dopo  il  canone  si  cantano  le lodi( salmi 148--150).    Tra  gli ultimi  versetti  si  inseriscono  da  quattro  a  otto  strofe  d'innografia.  Il  mattuttino  festivo  finisce  con  il  canto  della  grande  Dossologia:  Gloria  a  te  che  ci  hai  mostrato la  luce  . è un  ringraziamento  per  il  giorno  nuovo  che spunta.  Dopo  il  canto  del  tropario  e  la  litania  si conclude  il mattutino  o si  passa all'ora  prima.
Ai fedeli occidentali, abituati all'ufficio  benedettino , per  esempio , bisogna  precisare   che  nel rito  bizantino si leggono  molti  salmi  sia  fissi  che  di lettura   continua  , ma  la  maggior  parte  di essi    passano  come  un  sogno  perché  cantilenati  velocemente  da  un  lettore.  Invece  da  alcuni  salmi  vengono  estratti  versetti  di  gran  rilievo   che  si  cantano  più  lentamente  , con  la  maestà  del  canto greco  o  la  sublimità  della  polifonia  slava, mentre si  svolge  qualche  azione  liturgica  come  incensamento  o  processione , e  allora  si  dimentica  la fatica  della  salmodia  che  ha  preceduto  . Aggiungiamo il fatto  di poter  contemplare  gli  affreschi  o l'iconostasi  , di  stare  in piedi , su  comodi  tappeti  , piuttosto  che seduti  su  banchi  o sedie, di poter  muoversi  liberamente, per  esempio per  accendere  candele  davanti alle icone  e  baciarle, di  fare  inchini  e segni di croce a  qualsiasi momento. di respirare  il buon  odore  dell'incenso, di  sentire  il  canto  del coro  in  alternanza  con  letture  , versetti  o litanie.  Anche  i  più  stanchi  si  sentono  come  incorporei  in  tali  condizioni. Per  di  più uno  che  entra  in chiesa  dopo  l'inizio  della funzione  non  è un  intruso , ma  si  sente  subito in famiglia:dopo essersi  inchinato  davanti  alla  maestà  del tempio, saluta  a destra  e  a sinistra, e  riceve  a  sua  volta  i saluti dei presenti che  non si  irritano   per il ritardo  ma  si  rallegrano  per  una  presenza  in più.
A  proposito  del segno della  croce, bisogna  ricordare  che  gli Ortodossi  lo fanno  non  a  mano piena  ma  con  le tre  prime  dita  giunte, il che  simboleggia  il Dio uno  e trino,  l'unità  delle tre  persone  in Dio,  le altre  due  sono piegate  insieme verso  il centro  della  mano  e  simboleggiano  l'unione  delle  due  nature  in Cristo(divina  e umana). Si  segnano  dall'alto  in basso  e da destra  a sinistra.  Non  si  deve  pensare  che  fanno  la  croce  "a  rovescio", poiché per  più  di  un  millennio  i Romani  l'hanno  fatta  così:   basta  leggere  la  testimonianza  di  papa  Innocenzo  3°(1161---1216) nel suo  De  sacro altaris mysterio(PL 217,825), che  conosce  le  due  usanze  , ma  dà  il  modo  ortodosso  per primo, come  più  comune  a  Roma  nel  13°  secolo. E   in  tanti  altri casi  dovremmo  forse  rivedere  i  nostri  pregiudizi,  rileggere  la storia , farci  un'idea  più  oggettiva  , prima  di dire : Sbagliano , perché  fanno diversamente  da noi.
Scrivendo  sull'Ortodossia, abbiamo  voluto  presentarla  sotto  il su aspetto  più  favorevole, quello che  può  insegnarci  , indurci  al rispetto  verso  quella  tradizione .  Se ci  sono  ombre  nell'Ortodossia , non tocca a noi  svelarle  ma  agli Ortodossi  stessi, e  allora  diventa  una  critica  costruttiva, perché  ci sono  anche  alcuni  aspetti   positivi  della  nostra  confessione  cattolica  che   trovano interessanti  e degni  di imitazione  , per esempio l'organizzazione  ecclesiastica  o  la  formazione  del clero.
Ormai  , con  tutti  i  gesti  spettacolari  fatti  dai  papi  di  Roma  e  dai  patriarchi  di Costantinopoli  per  riavvicinare  Pietro  e  Andrea,  le due  Chiese  sono  diventate  sorelle, non  sono più  confessioni rivali   o non  lo  dovrebbero  essere.  Non dobbiamo  quindi rallegrarci  delle debolezze  dei  nostri  fratelli, perché  ritardano l'evento  della  piena  unità  , né  avere sugli  Ortodossi  solo le  conoscenze che  una  nazione  in guerra  può  acquistare  sul  nemico per  meglio poterlo  vincere : tutto   questo  è  machiavellismo, non  corrisponde al Vangelo  di Cristo.  Cercando di conoscere  meglio  i fratelli Ortodossi, di capire  le  loro vedute  , la  loro  storia  , mettiamoci non soltanto l'intelligenza  ma  anche  il cuore  , perché  dall'amore  nasce il  desiderio  dell 'Unità.  Non  è  pericoloso  se  rimaniamo  saldi nella  nostra  fede , se  ci  comporteremo da  adulti, se  saremo   decisi a  rimanere nella  propria  Chiesa  per  portare  , nel  suo  seno  , l'amore  delle   Chiese  sorelle.

lunedì 2 dicembre 2019

BRONCOPNEUMOPATIE CRONICHE di Pina Maria Speranza Raciti

2---12--2019
Le  broncopneumopatie  croniche  ostruttive(b.p.c. o.)  comprendono un  gruppo  di   affezioni a lenta  evoluzione e  clinicamente  differenti  per  la   diversa  associazione  dei  sintomi  della  bronchite,  dell'asma  e  dell'enfisema.
Esse  sono  caratterizzate dal  decorso  cronico ,  dall'ostruzione  delle   vie  bronchiali,    dall'ipersecrezione  di muco  e  dalla  mancanza  di  specificità, e  la  loro eziologia   non  può essere  riportata  a  cause specifiche(  quali :processi  infettivi   polmonari  generalizzati  o  localizzati, pneumoconiosi, fibrosi ecc.)   Le  b.p.c.o.,  hanno  fatto  registrare  negli ultimi  decenni  un netto incremento   , modificando profondamente gli aspetti  epidemiologici della  patologia  respiratoria.  Le  cause   di  questa  maggiore  frequenza  sono da  ricercarsi  soprattutto  nel   diffondersi  dell'abitudine  al  fumo e,  in misura   minore, nell'aumento  delle  sostanze  tossiche  ed  irritanti  negli  ambienti  di lavoro  e  nei  centri urbani. 
La  malattia  è  caratterizzata  da:  tosse  e  catarro  per almeno  tre  mesi  all'anno e  per  almeno  due  anni  consecutivi, in  assenza  di  altre  particolari  malattie  suppurative  croniche  in  siti   circoscritti  dei  bronchi(es.  bronchiectasie).  è  frequente  anche  l'ostruzione   bronchiale,  che  caratterizza altre  forme  cliniche  di b.p. c.o.,  come l'asma  bronchiale  e  l'enfisema polmonare.
Ogni anno  in Italia  muoiono  oltre  37.000 persone  per malattie dell' apparato respiratorio.  La  maggior  parte  di  queste  muoiono  per  "affezioni  broncopolmonari", che  includono :  bronchite  e  bronchiolite  acute , polmonite  ed  influenza.   Il numero  di morti  ed  i tassi  di mortalità  presentano:  una  riduzione  nelle  età  1--14  anni;  più elevati tassi  da  0---1  anno, rapidamente  ed  intensamente  crescenti  dopo  i 45  anni.  è   a  partire  da questa  età, evidentemente, che  l'azione  lesiva  dei  fattori  eziologici  delle  b.p.c.o.  , che  hanno  agito  durante  l'infanzia  e  l'età  giovanile , raggiunge  un  grado  tale  da   provocare  il decesso.
Le  b.p.c.o. ,  sono  più  frequenti  in termini  di mortalità  e di  prevalenza  negli  uomini  rispetto  alle  donne  ,  in  entrambi  i sessi  la  frequenza  aumenta  con  l'età  , essa  è più  bassa  nelle  campagne rispetto  alle  città ed  in  queste  è tanto  più  elevata  quanto  maggiore  è il numero  di  abitanti, è  più  elevata  nelle aree  industriali , è  in  relazione   inversa  con la  classe  sociale (maggiore  frequenza  nelle  classi  più  basse);la  mortalità è più elevata  nei mesi  invernali , nei climi  più freddi e nelle  aree  con  maggior  inquinamento  atmosferico.
Fattoti eziologici:
a)Fumo  di tabacco:
Il fumo di sigaretta, è il più importante fattore causale  delle  b.p.c.o.  Esso  contiene  sostanze  irritanti  provenienti  dalla  combustione  del  tabacco(ossidi  di azoto,  aldeidi  ,fenoli)  che provocano  gravi  alterazioni  a  carico  delle  vie  respiratorie  :paralisi delle  ciglia  vibratili  dell'epitelio  della mucosa  bronchiale , bronco-costrizione, ipertrofia  delle  ghiandole   mucose  e  ipersecrezione  di muco.
La  prevalenza  della  bronchite  cronica  è più  elevata  nei  fumatori  ed  è proporzionale  al numero  di sigarette  fumate, con  frequenza  fino  a sei  volte  superiore  rispetto  ai non fumatori.  Nella  storia  naturale  delle  b.p.c.o., il fumo  di sigaretta  svolge  un  ruolo  essenziale , sia  nel  promuovere  le  alterazioni  ostruttive  ed  ipersecretive, sia  nel  determinare l'evoluzione  verso  l'invalidità  e la morte.
b) Inquinamento  atmosferico:
L'importanza  dell'esposizione a  livelli  particolarmente  elevati  di  inquinamento  atmosferico  nel  determinare  un  aumento  di mortalità  fra  i malati  di b.p.c.o. e di  malattie  cardiovascolari  è stata  dimostrata;  ma  è meno chiaro  il ruolo dell'esposizione  per  lungo tempo  a  bassi livelli  di  inquinamento.  Diverse  indagini  epidemiologiche  , però  hanno  rilevato che  il tasso  di prevalenza  di  bronchite  cronica  fra  i  non fumatori  è  significatamente  più elevato(poco meno del doppio)  in  popolazioni  residenti in aree  inquinate rispetto  a  popolazioni  non  esposte ad  inquinamento atmosferico.  Sembri che l'esposizione all'inquinamento  potenzi  l'azione  del fumo  di sigaretta.
c)  Fattori presenti  nell'età  infantile:
Gli stessi  fattori  che  hanno  importanza  per  le  b.p.c.o. degli adulti  sono  stati  dimostrati  correlati con  una  maggiore  frequenza  di  affezioni  respiratorie  (bronchite  , polmonite, asma)  anche  nei bambini .  In particolare , è  stato  osservato  un rischio maggiore  per i bambini esposti  al fumo  passivo  (uno o entrambi  i genitori  che   fumano).  Le  affezioni  respiratorie della  prima infanzia  , a loro volta  , risultano essere  fattori  di rischio per  la  bronchite  cronica   dell'adulto.
Prevenzione:
La  prevenzione   primaria  delle  b.p.c.o.,consiste nella  rimozione  dei fattori causali e di rischio.Il fumo di tabacco  è  il fattore causale  più importante.  Con la  lotta  al fumo  la prevenzione delle b.p.c.o., viene  a  coincidere  con la  prevenzione  del cancro del polmone  e della  cardiopatia  ischemica.  Nell'educazione  al rifiuto  del  fumo  rivolta  ai  bambini ed ai giovani è importante  richiamare  l'attenzione  sui vantaggi  immediati che  si  ottengono  dal  non fumare , in termini di maggiore  funzionalità respiratoria  e di migliore  resa nelle  attività  ricreative e sportive . L'inquinamento  atmosferico  è possibile  la  sua  riduzione  a livelli di rischio  minimo  con l'attuale  legislazione  italiana  che impone limiti di immissione sufficientemente  cautelativi  .
Un  terzo indirizzo  nella  prevenzione  primaria  della  bronchite  cronica  è la  protezione  dei  bambini  dal  fumo passivo   e la  terapia  tempestiva  ed efficace  delle loro affezioni  respiratorie.
La   prevenzione secondaria   ha come obiettivo  arrestare  e se è possibile far regredire  le   alterazioni già insorte. Scoprire quanto  più  precocemente  possibile  le  alterazioni ventilatorie insorte  nei  pazienti con tosse  produttiva  e nei  fumatori  prima  dei 50 anni   di età, quando  è  più  probabile  il recupero  funzionale  con  idonei  interventi  .  La  funzionalità  ventilatoria  può  essere  facilmente  valutata  con  le  misurazioni  della  capacità vitale forzata  e del  FEV(volume  espiratorio forzato secondo),  che  forniscono essenziali informazioni  sul flusso  e sul  volume  espiratorio.  Nella  maggior parte dei casi  smettere di fumare  consente  alle persone  al di sotto  dei cinquanta  anni  di  mettersi  rapidamente  alla  pari  con  i coetanei  non fumatori.