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domenica 7 giugno 2020

Solennità della Santissima Trinità anno A "PROFESSIONE DI FEDE" di Paolo 6°

7----6---2020
Noi  crediamo  in  un  solo  Dio  , Padre , Figlio e Spirito  Santo, creatore  delle   cose  visibili, come  questo mondo  ove  trascorre  la nostra  vita fuggevole,  delle cose invisibili  quali  sono  i  puri  spiriti  , chiamati  altresì  angeli, e  Creatore   in  ciascun  uomo dell'anima spirituale  e  immortale.
Noi  crediamo  che  questo  unico Dio è  assolutamente uno  nella  sua  essenza  infinitamente santa  come in  tutte  le sue  perfezioni, nella  sua  onnipotenza  ,  nella   sua  scienza  infinita,nella  sua  provvidenza  , nella  sua volontà  e nel  suo amore .  Egli  è Colui che   è, come  egli  stesso  lo ha  rivelato a Mosè (cf Es 3,14), ed egli  è Amore , come ce  lo insegna l'apostolo  Giovanni(cf 1  Gv 4,8); cosicché questi  due nomi ,  Essere  e Amore,  esprimono   ineffabilmente la stessa  Realtà divina  di  colui  che  ha  voluto darsi  a conoscere a   noi,   e  che  " abitando in una  luce  inaccessibile  "(cf 1 Tm 6,16) è in se  stesso al  di sopra  di ogni  nome , di tutte  le  cose  e di ogni  intelligenza creata. Dio  solo può  darci  la conoscenza giusta  e piena di se stesso, rivelandoci  come  Padre , Figlio e Spirito Santo, alla  cui  eterna  vita  noi  siamo  chiamati  per  grazia  di lui a partecipare , quaggiù  nell'oscurità  della fede e,  oltre  la morte , nella  luce  perpetua , l'eterna  vita .  I  mutui  vincoli , che  costituiscono eternamente  le tre  Persone , le  quali  sono  ciascuna  l'unico  e identico  Essere  divino , sono la beata vita  intima  di Dio tre  volte  santo, infinitamente  al di là  di tutto  ciò  che  noi  possiamo  concepire  secondo  l'umana  misura  . Intanto  rendiamo  grazie  alla Bontà  divina per  il fatto  che  moltissimi  credenti possono  attestare con  noi, davanti  agli uomini,  l'Unità di  Dio, pur  non  conoscendo  il  mistero  della Santissima  Trinità. Noi  dunque  crediamo  al Padre  che  genera eternamente il Figlio ; al Figlio , Verbo di Dio , che  è eternamente  generato ; allo Spirito Santo , Persona increata  che  procede dal Padre e  dal Figlio come  loro eterno Amore .  In tal modo, nelle  tre  Persone  divine ,  coaeternae   sibi  et  coaequales,  sovrabbondano e si  consumano, nella  sovra eccellenza  e nella  gloria proprie  dell'Essere  increato  , la  vita  e  la  beatitudine  di Dio perfettamente  uno;  e sempre  "deve  essere  venerata  l'Unità  nella  Trinità  e la  Trinità  nell'Unità.

sabato 6 giugno 2020

JORGE LUIS BORGES "L' ORO DELLE TIGRI"

6---6---2020

TANKA
               
        1
Alto  sul monte
Tutto  il  giardino  è luce
Di  luna  d'oro,
Più  prezioso  è il  contatto
Del  tuo  labbro  nell'ombra.

              2
Cinta  di    buio  
La  voce  dell'uccello
è  ammutolita.
Vai  per  il tuo  giardino.
Qualcosa  , so,  ti manca.

                3
La  coppa  altrui,
La  spada  che  fu  spada 
In  altra mano,
La  luna  della strada,
Dimmi , forse  non  bastano?

                      4
Sotto   la  luna
La  tigre  d'oro  e  d'ombra
Si  guarda  le unghie.
Non  sa  che  oggi  sull'alba
Hanno  squarciato  un  uomo.

              5
Triste  la pioggia
Che  bagna  il marmo, triste
Essere  terra,  
Non  essere   più  i giorni
Dell'uomo, il  sonno , l'alba.

               6
Non  sono  morto
Come  altri  del mio sangue,
Nella  battaglia.
Sono chi  nella  vana 
Notte  conta  le sillabe.

SUSANA  BOMBAL

Alta  nella  sera ,  altera  e lodata,
Attraversa  il  casto  giardino e sta  nell'esatta
Luce  dell' istante  irreversibile e puro
Che  ci  dà  questo  giardino e  l'alta  immagine
Silenziosa . La  vedo  qui e adesso,
Ma  la vedo  anche  in un  antico
Crepuscolo  di Ur  dei  Caldei
Oppure  scendere  i lenti  gradini
Di  un  tempio , che  è polvere  innumerevole
Del  pianeta  e  che  fu  pietra  e superbia,
O  decifrare  il magico  alfabeto
Delle  stelle  di  altre  latitudini
O  aspirare  una  rosa  in Inghilterra.
Lei  è  dovunque  c'è  musica nel  lieve
Azzurro , nell'esametro  del  greco,
Nelle nostre  solitudini  che  la cercano,
Nello specchio  d' acqua  della  fontana,
Nel  marmo  del  tempo , in una  spada,
Nella  serenità  di una  terrazza 
Che  scorge  tramonti e giardini.

E  dietro  i miti  e le  maschere ,
L'anima  , che è  sola.

venerdì 5 giugno 2020

I POTERI DEL CAPO DELLO STATO: da un articolo di C. A. Jemolo

5---6----2020
.....Guai  al  grande  capo che  non  comprende che  la  sfera dei suoi poteri  non è  rigida, ma  deve  dilatarsi o  contenersi  secondo le circostanze.
Dei  tre  re  d'Italia   , sicuramente  il  maggiore   fu  il primo;  ma  anche  il meno  rispettoso  delle norme  costituzionali,  con  quel  fare  una  politica  estera  ed  interna  personale, talora alle  spalle  dei  suoi  ministri(la  corrispondenza  con  Pio 9°, dove  ricorrono  anche  promesse di  mandare  a  spasso  gli attuali  ministri, non  può  non fare  inorridire  un  costituzionalista); certo però  con  l'esercitare il proprio  fascino personale  sul  Papa , su  Garibaldi e vari  tribuni popolari, su  Napoleone  3°, servì  la  causa  d'Italia.
.....Perciò  invece  per  non  comprendere  che  le regole debbono adattarsi  alle  circostanze, che  la linea  buona  nel  1900---14  non  poteva  più  esserlo in ore  ardenti, Vittorio  Emanuele 3°,  per  cui  il  mondo  poteva  cadere  ma  il re  non  doveva scoprirsi, le  peggiori  violazioni della Costituzione  e  del  diritto cessavano d'essere  tali  se  un Parlamento, comunque  formato , le  approvava.
.....Temo che  i vecchi   uomini  di Stato  (che  , anche  se  oppositori  al   fascismo  , non  erano  poi  troppo  lontani dal  giudicare  col  metro   di Vittorio  Emanuele 3°)  non  si  rendevano  abbastanza  conto  che  la  Costituzione  della Repubblica, come  tutte  le  costituzioni, è  nata  anche  con  un  valore  di opposizione  a  quanto  aveva  portato  al  crollo della  monarchia; a me  pare  di  scorgervi  fra  le righe che  gli Italiani non  desideravano  che, se  si  fossero   riprodotte  situazioni  come  quelle  dell'ultimo ventennio , si  desse un  capo  preoccupato solo  di non  scoprirsi .
Certamente la  nostra repubblica  non  è   presidenziale, il suo  Capo non ha  i poteri  di chi  sia  investito  da una  votazione  diretta del popolo, non  quelli  di  Eisenhower  e  De  Gaulle.  Peraltro  occorre  non  svalutare  quell'Art.  83  della  Costituzione, che  preveda  la  partecipazione  alla  nomina  del Presidente  di tre  rappresentanti  per regione, ciò  che  significa  55  membri  estranei  al Parlamento  (e  suscettibili  di  aumentare  di numero  nel  caso  di  nuove  regioni), che  avrebbero potuto concorrere  a  formare  una  maggioranza  diversa  da  quella  che  si  sarebbe  avuta ove  avessero  votato  solo  i membri  del  Parlamento.  La  Costituzione  non  voleva  , cioè  , il  Presidente  organo  di sola  origine  parlamentare . Quando  si  discute  non  solo  dei  poteri, ma  degli  atteggiamenti  del Presidente  , mi  sembra  occorra  tenere  ben  distinti  i casi  in cui  si  prospettino  sue  manifestazioni  suscettibili  di venire  interpretate  di  destra  o di sinistra, liberali  o socialiste ,  guelfe  o ghibelline, e  quelli  in cui  il Presidente  richiami  al rispetto  della Costituzione.
Le  prime  sono  certo  da  evitare ; qui   corpo elettorale  e  Parlamento  sono sovrani. Le  seconde  no.  Sarebbe  stato  ineccepibile  ogni  Presidente  che  avesse detto  che,  finché  non  era  modificata  la Costituzione , il Senato  doveva  durare sei anni; e che  , difronte  ad  un  Gabinetto  , che  si  dimetteva  per  contrasti interni, gli  avesse  intimato  di andare  in Parlamento  e provocare una  discussione  ed  un voto , da  cui  apparissero  chiari  gli  orientamenti  per  la nomina  d'un  successore. Il   rifiuto  formale  ad  una  tale  intimazione  formale , avrebbe  messo  il Gabinetto in  contrasto  con  la Costituzione.
Può  dirsi  il  Presidente  il custode  di questa?  Penso  che  una  tale  espressione  non  abbia  in sé  ombra  di equivoco  e non  faccia dimenticare  a nessuno  che  tale  custodia  è  affidata  eminentemente  alla  Corte  Costituzionale  , ne  rappresenta  il  compito. Fermo  ciò,  mi  sembra  accettabile  dire  il Presidente  custode  della  Costituzione :   i  messaggi  alle Camere , che  sono  la prima  delle  sue  mansioni  indicata  all' art.  87, debbono  avere  proprio per oggetto  , come  ebbero  col  presidente  Einaudi, i richiami alla  Costituzione.

giovedì 4 giugno 2020

EMILY DICKINSON : LE POESIE

4---6---2020

559

Non  c'era medicina   che  valesse-
dunque , non  era  un  male -
neppure  di  chirurgo   abbisognava -
dunque , non dava  pena -

Ma  poi  spianò  le  guance
fossetta  per  fossetta  -
ed  affilò  il  profilo  -
né  vi  lasciò  il  colore  della  rosa  -

ma  quella  breve  tinta
che  non  ebbe  mai  nome  -
l'hai  vista   sulla  faccia  di un  gesso  -
è  da  rimproverare  il  Paradiso

se  alla  sua   dolce  porta  appena  schiusa
l'audacia  s'accostò
e  da  allora  per  sempre  inorridì
a  qualcosa  che  vide?

560

Non  conobbe  languore  , o  cedimento  -
ma  solenne---sereno -
arse  fino  a  dissolversi  -
si  dileguò  dagli  uomini  -

Simili  forze  planetarie mai
pensai  annullate  -
piuttosto  ,  avranno subito  uno  scambio
di  territori - o mondi -

562

Immaginare  un  clima
di  ininterrotti   soli
dà  più  forza  all' inverno -
La  fantasia  rabbrividendo  pensa

a  un  paese  irreale
per  mitigare  un freddo -
che  i  gradi  non  intaccano
né  può  la  latitudine  alleviare -

563

Non  posso  dimostrare  che  gli  anni abbiano  piedi  -
pure  son  certa  ch'essi  sono  in  corsa
da  sintomi  passati
da  sequenze  concluse  -

Sempre nuovi  i  traguardi  dei  miei  passi  -
sorrido  a  quelle  mete
che  parevano  ieri  così  ardite -
più vasti   sono  gli orizzonti  d'oggi -

Non  dubito  che  la  persona  che  ero
mi  bastasse  -  ma qualcosa 
di  non perfetto nella  sua  misura
dice che  son cresciuta  -  ed  è  così -
    

mercoledì 3 giugno 2020

PACOMIO : UNA REGOLA di: don Mario Cappelletti osb

3----6--2020
Nel  monachesimo  dei primi secoli,sviluppatosi  nell'Egitto  sotto  molteplici  aspetti , soprattutto  "eremitico", si  incontra  la  figura  di  san  Pacomino(circa  290--346), indiscusso,  fino  a  oggi,  fondatore  del  cenobitismo  cristiano , e  autore  della  "prima  regola  monastica  strutturata  in modo organico".  Vissuto  in   ambiente  pagano ---sebbene  la tradizione agiografica  insista  nel  riferire  un    Pacomino  che fin  da  bambino  , seppur  ignorante  di cose  cristiane  ,  rifiutasse  ogni  rito   pagano--, Pacomio   incontrò  il cristianesimo mentre   prestava   servizio   tra le file  dell'esercito  imperiale  di  Massimiliano.
Inviato  a Tebe (312) e chiuso  tra  le pareti  di  una caserma , un  fatto  fa  nascere  in lui  la  "vocazione":  si  legge infatti  nella  vita  greca :"  Giunta  la sera , dei cristiani  misericordiosi , che  avevano  saputo  la cosa  , portarono   loro  (ai soldati) da mangiare  e da bere  e altri  aiuti, perché  li  vedevano nell'afflizione. Il   giovane,  informatosi  ,  apprese  che i cristiani  praticavano  la misericordia  verso  gli  stranieri  e verso  tutti  gli uomini . Domandò  allora  chi   sono i cristiani . Gli  risposero :" Sono  uomini che  portano  il nome  di Cristo  , l'unigenito figlio di Dio  e fanno  del bene  a tutti, poiché  sperano  in Colui che  ha  fatto  il cielo  , la terra e   noi  uomini".  A  questo  punto , la  promessa:" O Dio , creatore  del cielo  e della terra , se volgendo  lo sguardo  su  di me  vedrai la mia  povertà , poiché  io  non conosco te , unico  vero Dio , e  mi  libererai da  questa  afflizione ,  servirò  la tua  volontà tutti i giorni della mia  vita e,  amando  tutti  gli uomini, li  servirò secondo  il tuo comandamento".
Ricevuto  il   battesimo (forse  la notte di  Pasqua del  313)  Pacomio   prosegue  nella  sua  esistenza  evangelica fino  a  quando  da  Palamone  riceve  la  tradizione  monastica . Inizia  così"  il " volto nuovo" del monachesimo.  A Tabennesi  si viene  a  formare  la prima   koinonia: altre  seguiranno  nel tempo, e  in  altri   luoghi.
Queste  fondazioni  pacomiane  coincidono  con  l'inizio  della carriera  episcopale  di Atanasio , amico  di Antonio  il Grande e suo  agiografo. Si  narra che  Atanasio  , spinto  da  Serapione , vescovo  della  diocesi  dove  si   trovava  la comunità  di Pacomio , cercò  di ordinare  prete  il  santo monaco:
"Prego la tua  pietà  di ordinare prete  Pacomio , il padre  dei monaci, affinché  sia  messo a capo di tutti  i monaci della  mia diocesi, perché  è  un uomo di Dio . A me  rifiuta  di obbedire  su  questo punto". Pacomio si  nasconde,"Atanasio disse  a  Serapione  :" Ad  Alessandria, già  prima  della  mia  consacrazione  a  vescovo  , mi  era  giunta  notizia  della fede di quest'uomo  di cui  mi parli". Quindi , si alzò  , pregò  e disse ai  figli di  Pacomio:"Salutate  vostro  padre e ditegli :-Poiché ti sei  nascosto  a noi  fuggendo  ciò  che  provoca  gelosia , discordia e invidia  e ti  sei  scelto  ciò  che è  superiore  e  che  in Cristo resterà  per sempre , nostro  Signore ti  accorderà  secondo  il desiderio del tuo  cuore  e  poiché  hai  fuggito la  grandezza vana  e temporale , non  solo  ti  auguro  che  ciò  non  avvenga  mai,ma innalzerò  le mie mani  all'Altissimo  affinché  una  cosa simile  non  ti  avvenga  mai;  mai  e poi  mai  avrai  tale  dignità. Tuttavia  , se  per volontà  di Dio ritorniamo a te, possiamo meritare di vedere la tua  venerabile  pietà".
Il legame  tra  Atanasio  e  i  pacomiani durò  anche  dopo  la morte  di Pacomio, e  fu  il risultato  di una lunga stima  reciproca.
Il ruolo  di Pacomio  quale  padre della  koinonia  lo porta  ad  affrontare il  problema  di una  vita  comunitaria regolata  : non istituzionalizzata, ma  in  linea  con  il dettato  evangelico. Misericordia  e Umiltà  saranno  infatti  i due  vessilli che  Pacomio non  si stancherà  mai  di issare  a  istruzione  dei  suoi  monaci, che non  sempre  comprendevano  il santo  padre : anzi  spessissimo  veniva  contraddetto  e deriso , talora  calunniato.
Si  narra  che,  dopo  una giornata  di lavoro  nei campi , i fratelli durante  il  tragitto  di ritorno  montarono   sull'asino ,  e dissero  a Pacomio :" Pacomio , nostro  sevo , caricati  gli  utensili  sul dorso  e portali  al monastero".  Pacomio obbedì , sperando  in una  loro conversione ;  ma  infine li richiamò." Se  non volete  obbedire alla regola che  vi ho dato  , siete  liberi ; al Signore   appartiene  la terra  e  tutto  ciò  che essa  contiene(Sal.  23,1), andate  altrove  e fate  come vi pare , io non  vi tratterrò  se  non volete  agire  secondo le regole che vi ho dato".
La regola  Pacomio la  dà subito , fin  dagli inizi. Precetti  che  non  si  discostano  molto  dai  "costumi"  usati  e vissuti  dagli  anacoreti ; una forma che richiama  il vivere dei  primi discepoli  , dei  primi  gruppi  di cristiani:
"Quando  vide  che  dei  fratelli  si  radunava  attorno  a lui ,   stabilì  per loro questa  regola  : ciascuno  avrebbe  dovuto  provvedere  a se  stesso  , ma  davano parte  del loro  guadagno  per tutto  ciò  che  concerneva  i bisogni materiali , sia  per il  cibo , sia  per accogliere  gli ospiti;   mangiavano  infatti  tutti  insieme .[...]  Questa  regola, che  aveva  così  stabilito , si  adattava  alla  loro debolezza,  secondo  le parole  dell'Apostolo :Mi  sono fatto  debole  con i deboli  per  guadagnare i  deboli(Cor 9,22),  Si  comportò  in questa  maniera  perché  vedeva che  non  erano  ancora pronti   a  legarsi  tra di loro  nella perfetta  koinonia  secondo quel  genere  di vita  che  è  scritto   negli Atti  a  proposito dei  credenti:  Erano un cuore  solo e  un'anima  sola  e ogni  cosa  era  tra  loro comune; non  vi era  nessuno che  dicesse  sua       proprietà  quello  che  gli  apparteneva(Atti  4,32)".
Da qui  inizia una  catena  che  ha  come  base  il principio  che  Pacomio  seguì  poi  per tutta  la vita: il  servire  gli altri ; e  da qui  : obbedienza e sevizio  reciproco. Infatti  , nei  Praecepta(nn.144),  Praecepta  et  Instituta(nn.18),Praecepta  atque  Iudicia  (nn.16), Praecepta ac Leges(nn.15) e  i  Regolamenti(nn.64), il monaco  apprende  man  mano  quale  debba  essere  il suo   cammino secondo  le Scritture  e gli esempi  dei Padri: una  pedagogia  che  non  vuole  "svilire  la libertà  dei figli di Dio, ma  semmai  sostenere ,  sorreggere chi  ha  sentito  l'appello  a  seguire  il Signore in  una vita  comunitaria".
Non  tutto  venne  scritto  , molto  apparteneva  alla  tradizione  mnemonica, al  n.21  dei "Regolamenti"si legge  infatti  che"  tutto ciò  [...] di cui  non  abbiamo  parlato  ora  , ce lo  insegneremo a vicenda.  E  saremo  di  edificazione  gli uni  agli altri(cfr. Ts  5,11) nella  dottrina  del nostro  divino  Salvatore , il Cristo  Gesù nostro Signore , al quale  è  la gloria  e  la  potenza  per  l'eternità. Amen"

martedì 2 giugno 2020

IL SISTEMA DEMOCRATICO NELLA COSTITUZIONE ITALIANA di: Alberto Romagnoli "IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA"

2---GIUGNO----2020
1)Repubbliche  presidenziali  e  parlamentari:

"L'esistenza  d'un  capo  dello Stato ha il  suo  fondamento innanzi  tutto  in  una  ragione  generalizzata e  che  trova  riscontro  in  qualsivoglia  maniera  di Stati, cioè l'eterna  e materiale  affermazione  del principio  dell'unità  dello Stato  in  antitesi  alla  varietà  e  particolarità degli organi  di esso. Questo principio  è comune  così  alla  forma  monarchica  e repubblicana"(V. E. Orlando, Principi  di diritto  costituzionale).
Si hanno due  possibili  modi  d'elezione  del Presidente  d'una  repubblica. In  Italia è stato  accolto  il  principio  della  repubblica  parlamentare.  Se  con una  repubblica  parlamentare  ci si  cautela contro  il pericolo  , da  noi  Italiani particolarmente  sentito nel momento  in cui  ci davamo  una nuova  Costituzione ,  di  riunire  nelle  mani  d'un  sol  uomo  le  prerogative  di capo  dello  Stato  e di  capo del  potere  esecutivo,  non  si può d'altra  parte  negare  che  gravi  inconvenienti  permangono in questo  sistema  d'elezione e in  questa  prevalenza  del Parlamento.
Nella  repubblica presidenziale , il presidente  diventa  più visibilmente capo  della nazione; anche  egli  è però  un  magistrato  elettivo  e,  per  esempio  negli USA  , non è del tutto  indipendente ; il Senato  lo sorveglia  nei  suoi  rapporti  con  le nazioni straniere  e nella  distribuzione degli  impegni , in  modo  che  non  possa  né  corrompere né  esser  corrotto.  Il popolo  ,  eleggendolo , vuole  affidargli  anche  il  potere  esecutivo , perché  si  riconosce il grande  vantaggio della  stabilità  di questo. Per  tutta  la durata in carica(negli U.S.A.  4  anni ),  il presidente  dirige  personalmente  e  direttamente  il governo.
Invece  in una  repubblica  parlamentare il presidente può  venir  considerato una  figura  di secondo piano; tutto il dibattito  politico  può   svolgersi  fra  il primo  ministro  e  il Parlamento , e  ai ministri  compete   la funzione  di governo  nell'esercizio  della  quale  essi  non  manifestano una  volontà  che  possa  dirsi  comune  anche  al Capo  dello Stato.   Quando  in Italia  si dice" governo"  non  s'intende  in  alcun  modo  comprendervi  il  Presidente  della  Repubblica.
Se   nella  nostra Costituzione  appare  chiaramente  la volontà  di rifuggire  da un  regime  presidenziale , è  però altresì  chiaro  che  al  Presidente  non si è voluta  conferire  una funzione  puramente  simbolica.
Quando  un  ministero  è rovesciato  o comunque  si  dimette  , spetta  al Capo  dello Stato  di risolvere   la crisi  e di  nominare  il nuovo  governo . è vero  che  il nuovo  governo  dovrà  poi  ottenere  il consenso  delle Camere , ma  la  delicata  funzione  del  Presidente della Repubblica  consiste  per l'appunto  nel  curare  , specialmente  con  la scelta  del primo  ministro, la  formazione  d'un  governo  in grado  di  ripresentarsi  con  successo  alle Camere.
Nel  caso  d'insanabile  disaccordo  fra  le Camere  e il  governo  , è  in potere  del Capo  dello Stato di sciogliere  le  Camere  , rimettendo la soluzione  al  corpo  elettorale  .
"D'altronde  è  da tenere  presente  che  in  nessuna  ipotesi  il potere  del Capo  dello Stato  è  del tutto  illimitato.  Deve  sempre  sentire  prima  i presidenti delle Camere , deve ottenere  , per  la nomina del nuovo  presidente  del  consiglio che  controfirmi  l'atto  di scioglimento  , la  controfirma del presidente del consiglio  uscente , deve  inoltre  prendere  il provvedimento solo perché  lo ritiene  conforme  alla  volontà  popolare . Ossia  non sarà  mai  un atto  dittatoriale, ma  piuttosto un atto  inteso  a rendere  operante   la  Costituzione  ed  eventualmente  a impedire  la  dittatura   del  partito  al potere, il quale  , ad esempio , non  voglia  consentire  una  nuova  e a  lui probabilmente  contraria  consultazione  elettorale  . Si aggiunga  la fiducia  che  è  da  riporre  nella  persona  che  riveste  l'alta  carica di Capo  dello Stato, e il  fatto  che,  ove  di detto  potere  facesse  uso per  perseguire  finalità  antidemocratiche, ne  sarebbe  possibile  la  messa  in  accusa per  violazione  della Costituzione , e  si  dovrà  riconoscere  che  vi sono  sufficienti garanzie  contro  ogni  abuso  di simile  eccezionale  potere"(Belladore  Palieri)..  

Auguri  per il 2 giugno, festa della repubblica, a  tutti gli  italiani;  è una  festa  fuori dall'ordinario, siamo in lutto per tutti i cittadini italiani, che ci  hanno lasciato  nel corso della  pandemia. La  speranza,  di una rinascita, possa risplendere nei cuori di tutti gli italiani.  Voglio ricordare, come  alla fine della seconda guerra  mondiale, le condizioni dell'Italia  erano ancora molto più gravi  di quelli di oggi, eppure i  nostri nonni , i nostri genitori , senza un centesimo in tasca, hanno avuto il coraggio di ricominciare, di costruire  l'Italia nostra. Solo  insieme possiamo ripartire, solo insieme  saremo veramente forti.  Abbiamo dimostrato  un alto grado di civiltà, dobbiamo continuare.
L'Italia  è  il cuore pulsante  della civiltà e della cultura  europea,  come tale  dobbiamo sentirci cittadini europei, ed  italiani.  Auguri!

lunedì 1 giugno 2020

La storia come storia della libertà Benedetto Croce

1---6---2020
Che   la  storia  sia  storia  della  libertà  è un  famoso  detto  dello  Hegel  ripetuto  un  pò  a  orecchio  e  divulgato in tutta  Europa   dal  Cousin  , dal  Michelet, e  da  altri  scrittori francesi, ma   abbiamo  criticato di sopra ,  di  una storia  del  primo nascere della libertà, del  suo  crescere,   del suo  farsi  adulta e stare  salda  in  questa  raggiunta  età  definitiva,  incapace  di  ulteriori  sviluppi(mondo--orientale,   mondo  classico,  mondo germanico----uno  solo  libero  , alcuni  liberi  , tutti  liberi).  Con  diversa  intenzione  e diverso  contenuto  quel  detto  è  qui  pronunziato,  non  per  assegnare  alla  storia  il tema  del  formarsi  di una  libertà  che  prima  non era  e  un giorno  sarà , ma  per  affermare  la libertà  come  l'eterna  formatrice  della  storia  , soggetto  stesso  di ogni  storia.
Come  tale  essa  e,  per  un  verso  , il principio   esplicativo  del  corso  storico  e,  per altro  ,  l'ideale  morale  dell'umanità.
Niente  di più  frequente   che  udire  ai  giorni  nostri  l'annunzio   giubilante  o  l'ammissione  rassegnata  o  la  lamentazione  disperata  che  la libertà  abbia  ormai disertato  il mondo , che  il suo  ideale sia  tramontato sull'orizzonte  della  storia  , di  un  tramonto  senza  promessa  di  aurora. Coloro  che  così  parlano  e scrivono  e stampano  , meritano  il perdono  motivato  con  le  parole  di Gesù  : perché  non  sanno  quel  che  dicono. Se  lo sapessero  , se  riflettessero, si accorgerebbero  che  asserire  morta  la libertà  vale  lo stesso  che  asserire morta  la vita,   spezzata  la sua  intima  molla.  E , per  ciò  che  s'attiene  all'ideale  ,  proverebbero  grande  imbarazzo  all'invito  di  enunciare l'ideale che  si  è  sostituito  , e  potrebbe  mai  sostituirsi, a  quello  della  libertà; e  anche qui  si  avvedrebbero  che  non  ve  n'ha  alcun  altro  che  lo  pareggi , nessun  altro  che  faccia  battere  il cuore  dell'uomo nella  sua  qualità di uomo   ,  nessun  altro  che  meglio  risponda  alla legge  stessa  della  vita, che  è  storia  e le  deve  perciò  corrispondere  un  ideale  nel  quale  la  libertà  sia  accettata  e  rispettata e messa  in  condizione  di produrre   opere  sempre  più alte.
Certo  , nell'opporre  alle  legioni  dei  diversamente   pensanti o  diversamente  favellanti  queste  proporzioni  apodittiche si è  ben  consapevoli  che  esse sono  proprio  quelle  che  possono far  sorridere  o muovere a  scherni  verso  il filosofo, il quale  par  che  caschi  sul  mondo  come  un  uomo  dell'altro  mondo, ignaro  di ciò  che  la realtà è , cieco  e sordo  alle  sue  dure  fattezze  e alla  sua  voce  o ai  suoi  gridi.  Anche  senza  soffermarsi  sugli  avvenimenti  e sulle  condizioni    contemporanee  onde  in molti  paesi  gli  ordini  liberali  , che  furono  il grande  acquisto  del secolo  decimonono e sembrarono  acquisto  in  perpetuo,  sono crollati e in  molti  altri  s'allarga  il desiderio  di questo  crollo, la storia  tutta  mostra  , con  brevi  intervalli  d'inquieta  ,  malsicura  e  disordinata    libertà  , con   rari  lampeggi  di  una  felicità  piuttosto  intravista    che mai  posseduta , un  accavallarsi  di oppressioni , d'invasioni   barbariche  , di  depredazione   , di tirannie  profane  ed ecclesiastiche, di  guerre  tra  i popoli e nei  popoli, di  persecuzioni, di  esili e di  patiboli.  E, con  questa  vista  dinanzi  agli occhi  , il   detto  che  la storia  è  storia   della libertà, suona  come  un'ironia e,  asserito sul serio, come  una  balordaggine.-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
la  storia,  è  un  dramma  in cui  tutte  le  azioni , tutti  i personaggi  , tutti  i  componenti  del  coro  sono, nel  senso  aristotelico  , "mediocri",  colpevoli--incolpevoli,  misti  di bene e di male  , e  tuttavia  il pensiero  direttivo  è  in  essa  sempre  il bene , a  cui  il male  finisce  per servir  da stimolo, l'opera  è  della  libertà  che  sempre  si sforza  di  ristabilire  , e  sempre  ristabilisce  , le   condizioni  sociali   e  politiche  di una più  intensa  libertà  .  Chi  desideri  in  breve  persuadersi  che  la libertà  non può  vivere  diversamente  da  come  è  vissuta   e vivrà  sempre  nella  storia  , di  vita  pericolosa  e  combattente  , pensi  per  un istante  a  un  mondo di libertà  senza  contrasti  , senza  minacce  e senza  espressioni  di nessuna  sorta;  e subito  se ne ritrarrà  inorridito  come  dall'immagine  , peggio  che la  morte,  della noia infinita.