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lunedì 6 aprile 2020

IL SISTEMA DEMOCRATICO NELLA COSTITUZIONE ITALIANA di: Alberto Romagnoli " IL SISTEMA RAPPRESENTATIVO: IL CORPO ELETTORALE"

6--4--2020
I  diritti  dei  componenti  del corpo  elettorale  si  riassumono in  quello d'entrare  a  farne  parte , d'essere cioè  iscritto  nelle liste  elettorali,  quando  esistono le  condizioni di  legge  , e  nei  diritti  derivanti  dalla  qualità  d'elettore , quali ad  esempio , la  sottomissione  dell'atto di  presentazione  delle liste dei candidati, e  infine  nell'espressione  del voto.
Nell'art.  48 della Costituzione  sono fissati  tre  punti fondamentali riguardo  a tali  diritti: "Sono elettori tutti i cittadini , uomini e donne  , che  hanno raggiunto la  maggiore età. Il  voto  è  personale , libero e segreto. Il  suo  esercizio è dovere  civico".
Prima  d'arrivare  all'estrema  estensione  del  diritto di voto, si  considerò  universale  anche  il voto attribuito ai soli uomini. Quasi  tutti  gli Stati  costituzionali  sono passati per  vari  gradi  di suffragio ristretto. La  legge  elettorale , con  cui  fu  eletta  nel  1861  la prima  Camera  dei  deputati  del regno  d'Italia, dava  il diritto  di  voto  a  418.696 cittadini,  pari  all' 1,9%  degli  abitanti ; nel  1953  gli  aventi  diritto al voto  furono per la Camera  30.280.342, pari  al  64,2%.
In  sostanza  , nel  vecchio  Stato  liberale il diritto di  voto  apparteneva  a  una  classe  di cittadini , alla  più  ricca e alla più  colta,  che  veniva  ad  essere  una classe  politicamente  privilegiata; la grande massa del popolo restava esclusa. Era  questo  un  sistema  che,  se  poteva  considerarsi  ammissibile dal punto  di vista  liberale, non era  di  certo democratico. Ed  infatti  occorreva un  grande  sforzo  dei partiti  popolari (e  l'aiuto  d'una  parte del ceto  borghese)  perché  essi  potessero  portare  alla  Camera un  nucleo  di  deputati  , in genere  attivo e vivace,  com'è  proprio  delle  opposizioni , ma  mai  numerosissimo.
Il  passo  più importante fu  compiuto in Italia nel  1911 con  attribuzione del  voto a tutti i maschi  che  avessero compiuto  la  maggiore  età.
Ogni  sistema  elettorale suppone  la  suddivisione del corpo  elettorale  in gruppi  , detti collegi, ciascuno dei quali elegge uno o più  senatori o  deputati . I  collegi sono circoscrizioni territoriali che  comprendono un  numero all'incirca  uguale  d'elettori. Sono uninominali , quando gli elettori sono  chiamati  ad eleggere un  solo rappresentante , ed è  evidente che  con  ciò  i collegi sono tanti quanti gli eligendi;sono plurinominali , quando ciascun collegio vota  per  un certo numero di rappresentanti. Non  è  detto  che  i collegi   plurinominali debbano eleggere tutti lo stesso numero di rappresentanti, l'importante è  che  venga  osservata  la proporzione fra  il numero  degli  elettori( o meglio  fra  gli abitanti della  circoscrizione)  e il  numero degli eligendi. In   Italia , ad  esempio , per  l'elezione dei  deputati  si ha  il rapporto di uno  ogni  ottantamila  abitanti, ma  si  hanno  collegi  che  eleggono quale  quattro , quale  dieci , o venti deputati.
Il collegio uninominale  fu usato  quasi  costantemente in Italia fino  al 1922, oggi invece  si è  instaurato  , ed è da  credere definitivamente , il sistema  del collegio plurinominale.
A favore  e a  sfavore  dei  due  sistemi si  portano queste  ragioni:
Si  dice  dai suoi  avversari che  il  collegio uninominale non  rispecchia  le  proporzioni reali delle  correnti politiche del paese: infatti, supponendo  , per  ipotesi estrema , che  il  paese sia  diviso  in 500 collegi  uninominali  e che  in  ciascuno  di essi  il candidato del partito A riporti dovunque anche  un  sol  voto di maggioranza , sarebbero eletti tutti i candidati  di quel partito e  gli  altri resterebbero privi di  rappresentanti. Un  esempio più  concreto dimostra che  il  partito  liberale inglese nel  1950, con  due  milioni di voti , mandò  alla Camera  nove  deputati, il  terzo  di quelli che gli  sarebbero  toccati con un sistema  proporzionale.
Si  risponde dall'altra  parte  che  soltanto col  collegio uninominale si ottiene  un  rapporto  di  fiducia  fra  eletto ed  elettore, i quali , prescindendo  dalla  disciplina  di partito , eleggono colui che  ritengono il migliore. Il fatto si è  , però , che  anche  là  dove si è  rimasti  fedeli , come  nei  paesi anglosassoni , al  collegio uninominale , si  vota  ormai per  un partito o, per  meglio dire, per  gli uomini scelti dal partito.
Si  ribatte  ancora  che l'ipotesi fatta  sopra  è  puramente teorica , poiché  nella  realtà esistono collegi  a diversa coloritura , collegi dove  prevale il ceto medio e altri dove prevale il ceto operaio, collegi  in  cui  si  considerano preminenti  certi  interessi che  non sono  considerati  in  altri, e che  perciò  la  rappresentanza  sarà  sufficientemente varia e sempre  tale  da  dare un quadro  pressoché  esatto delle opinioni del paese e  soprattutto  delle  loro  oscillazioni. Si  aggiunge  poi  che,  se è  vero  che  con il  collegio uninominale i partiti più  forti facilmente ottengono una  rappresentanza più  numerosa di  quella  ad  essi realmente spettante, ciò  comporta  tuttavia  il vantaggio  d'una più  sicura  e  stabile  maggioranza governativa, mentre ai  partiti di  minoranza  resterà  sempre  l'indispensabile e  preziosa  funzione  di  critica  e di  controllo , senza  che  siano invogliati, a meno d'essere  in grado  di  formare una  coalizione, di mettere  ad  ogni istante  in crisi  il governo.

domenica 5 aprile 2020

UN CARO SALUTO PER LA DOMENICA DELLE PALME A COLORO CHE COMBATTONO IN PRIMA LINEA

Domenica delle  palme  2020
Dal   libro del profeta Isaia

Il  Signore Dio  mi  ha  dato
una lingua  da iniziati,
perché  io  sappia  indirizzare  allo  sfiduciato
una parola.
Ogni  mattina  fa  attento il mio orecchio
perché  io  ascolti  come  gli  iniziati.
Il Signore Dio mi ha  aperto  l'orecchio
e io  non  ho  opposto  resistenza,
non mi sono  tirato indietro.

Ho  presentato  il  dorso  ai  flagellatori,
la guancia  a coloro  che mi  strappavano   la barba;
non ho  sottratto  la faccia 
agli  insulti e agli  sputi.

Il Signore  Dio mi assiste,
per  questo  non  resto  confuso,
per  questo  rendo  la mia  faccia  dura  come  pietra,
sapendo  di non  restare  deluso.

Un caro augurio per la domenica delle palme, a coloro che in prima linea, combattono , la difficile battaglia, per la vita  di tutti noi, i medici , il personale paramedico, le forze dell'ordine, i volontari, la protezione civile;  che il Signore vi benedica e vi dia  il coraggio e la forza necessaria.
Un pensiero a  tutti coloro che combattono la stessa  battaglia nel mondo;
Una buona domenica delle palme a tutti i malati

DOMENICA DELLE PALME 2020 "DIVES IN MISERICORDIA, 8" di: San Giovanni Paolo 2°

5---4---2020
La  croce  di Cristo  sul  Calvario  è anche  testimonianza  della  forza  del male verso  lo stesso  Figlio  di Dio,  verso  colui  che, unico  fra  tutti  i figli  degli uomini , era  per   sua  natura assolutamente innocente  e libero  dal peccato, e la cui  venuta nel  mondo  fu  esente  dalla  disobbedienza  di Adamo e  dall' eredità del peccato  originale. Ed ecco  , proprio  in lui , in  Cristo , viene  fatta  giustizia del peccato  a prezzo  del suo  sacrificio, della  sua  obbedienza  "fino alla morte"(Fil. 2,8).  Colui  , che   era  senza peccato, "Dio lo  trattò  da  peccato in  nostro  favore "
(2 Cor. 5,21).   Viene  anche  fatta giustizia  della morte che, dagli  inizi  della  storia  dell'uomo, si  era  alleata  col  peccato. Questo  far  giustizia  della  morte avviene  a prezzo  della morte  di colui , che  era  senza  peccato e che  unico poteva---mediante la propria  morte ---infliggere  morte alla morte(cf  I Cor 15,54 ss).  In  tal modo la croce di Cristo, sulla  quale  il  Figlio  , consostanziale  al Padre , rende piena  giustizia a Dio, è  anche  una  rivelazione  radicale  della  misericordia , ossia  dell' amore che  va  contro  a ciò  che costituisce la radice stessa del male nella  storia dell'uomo; contro  al peccato e alla  morte.
La  croce  è  il  più  profondo  chinarsi  della  Divinità  sull'uomo e su  ciò  che  l'uomo ---specialmente  nei momenti difficili e  dolorosi---chiama  il suo  infelice destino.  La croce è  come un  tocco  dell'eterno amore  sulle  ferite  più  dolorose dell'esistenza terrena  dell'uomo, è  il  compimento  sino  alla  fine  del programma  messianico , che  Cristo  formulò  una  volta  nella  sinagoga  di Nazaret (cf  Lc 4,18-21) e  ripeté poi dinanzi  agli inviati  di Giovanni  Battista(cf Lc 7,20-23). Secondo  le parole scritte  già  nella  profezia  di Isaia(cf Is 35,5; 6,1-3), tale  programma consisteva  nella  rivelazione  dell'amore  misericordioso verso  i poveri, i sofferenti e  i prigionieri, verso i non vedenti  gli oppressori e i peccatori. Nel  mistero  pasquale viene oltrepassato  il limite del  molteplice  male , di cui l'uomo  diventa partecipe  nell'esistenza terrena : la  croce di Cristo , infatti  , ci  fa comprendere  le  più  profonde radici  del male, che  affondano  nel peccato e  nella  morte , e  così diventa un segno  escatologico. Soltanto nel  compimento  escatologico e  nel  definitivo  rinnovamento  del mondo  , l'amore in tutti gli eletti  vincerà  le sorgenti  più  profonde del male ,  portando  quale  frutto  pienamente  maturo  il Regno della  vita  e della  santità  e  dell'immortalità  gloriosa . Il  fondamento  di  tale  compimento  escatologico  è già  racchiuso  nella  croce  di Cristo e nella  sua  morte. Il fatto  che  Cristo  "è risuscitato  il  terzo  giorno"(I Cor 15,4)  costituisce il segno  finale  della   missione  messianica  , segno  che  corona  l'intera  rivelazione  dell'amore  misericordioso  nel  mondo  soggetto  al male . Ciò  costituisce al tempo stesso il segno  , che  preannuncia  "un   nuovo  cielo e una  nuova terra"(Ap 21,1), quando  Dio  "tergerà ogni  lacrima  dai  loro occhi; non ci sarà  più  la morte, né lutto , né  lamento, né  affanno, perché  le cose  di prima sono  passate"(Ap 21,4)

buona domenica delle palme

sabato 4 aprile 2020

IL MANIFESTO DEGLI INTELLETTUALI ANTIFASCISTI BENEDETTO CROCE LETTERATURA DEL 900

4---4---2020
Da:   A. R. Papa , Storia  di due  manifesti,  Feltrinelli
--Gli  intellettuali  fascisti , riuniti  in convegno a Bologna, hanno indirizzato un manifesto  agli intellettuali di tutte le nazioni per  spiegare e difendere innanzi  ad  essi la  politica del partito fascista.
Nell'accingersi a tanta impresa quei volenterosi signori non  debbono essersi  rammentati di un consimile e famoso manifesto, che,  agli inizi  della  guerra europea, fu bandito al mondo dagli  intellettuali tedeschi : un manifesto che  raccolse, allora, la riprovazione universale, e  più  tardi dai tedeschi stessi fu considerato un  errore.
E,  veramente gli intellettuali,ossia i cultori  della scienza e  dell'arte, se, come  cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro  dovere con  l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con  l'opera dell'indagine e della critica, e con  le  creazioni  dell'arte, a  innalzare parimenti tutti  gli uomini e  tutti  i partiti a  più  alta  sfera spirituale, affinché  ,  con  effetti  sempre  più  benefici ,  combattono le  lotte  necessarie .  Varcare questi  limiti dell'ufficio  a loro  assegnato , contaminare   politica e letteratura , politica  e scienza, è  un errore ,che,  quando  poi  si faccia  , come  in  questo  caso , per  patrocinare deplorevoli  violenze  e prepotenze  e la  soppressione della  libertà di stampa , non  può  dirsi  neppure  un  errore  generoso.
E  non è  nemmeno  , quello  degl' intellettuali fascisti ,un atto che risplenda  di molto  delicato  sentire  verso la Patria,i cui travagli non  è lecito  sottoporre  al  giudizio degli stranieri, incuranti(come  , del resto , è  naturale) di  guardarli fuori  dei  diversi e  particolari interessi politici delle  proprie nazioni.
Nella  sostanza , quella  scrittura, è  un  imparaticcio  scolaresco, nel  quale  in ogni punto si  notano confusioni  dottrinali  e  mal filati raziocini: come   dove  si  prende  in  iscambio l'atomismo di certe  costruzioni della   scienza politica del secolo decimottavo  col  liberalismo democratico  con  la concezione  sommamente  storica della libera gara  e  dell' avvicendarsi dei partiti al potere , anche, mercé l'opposizione, si attua, quasi  graduandolo, il  progresso;--o come  dove, con  facile  riscaldamento retorico , si  celebra la   doverosa  sottomissione degli individui al Tutto, quasi che  sia  in  questione ciò , e  non  invece la capacità delle  forme autoritarie  a garantire il  più  efficace elevamento morale.[....]

Ma il  maltrattamento della  dottrina e della storia è  cosa  di poco conto, in quella  scrittura  , a  paragone  dell'abuso  che  vi si  fa della parola"religione"; poiché, a  senso  dei  signori intellettuali fascisti, noi  ora in Italia  saremmo allietati da una  guerra  di religione,  dalle  gesta  di un nuovo  evangelo e di  un nuovo  apostolato contro una  vecchia  superstizione , che  rilutta  alla morte , la  quale le sta  sopra e alla  quale  dovrà  pur  acconciarsi;---e  ne  recano a  prova l'odio e il  rancore che  ardono, ora  come  non mai, tra  italiani e italiani. Chiamare  contrasto di religione  l'odio e il rancore che si accendono da  un partito  che  nega  ai  componenti degli  altri  partiti  il carattere d'italiani e li ingiuria   stranieri , e  in  quest'atto stesso  si  pone  esso  agli occhi  di quelli come  straniero e oppressore,  e  introduce  così nella vita  della Patria i sentimenti e gli abiti che  sono  propri di altri conflitti;  nobilitare col nome  di religione il sospetto  e  l'animosità  sparsi dappertutto, che  hanno tolto  perfino ai giovani  dell'Università l'antica  e  fidente  fratellanza  nei   comuni e giovanili ideali , e  li  tengono gli uni contro  gli altri in sembianti  ostili; è cosa che suona , a dir vero,come  un'assai lugubre  facezia.
In  che  mai  consisterebbe il  nuovo evangelo, la  nuova religione, la  nuova fede , non si  riesce ad intendere  dalle  parole del verboso manifesto; e ,d ' altra  parte , il  fatto  pratico, nella  sua  muta  eloquenza , mostra  allo spregiudicato osservatore un  incoerente e   bizzarro miscuglio di appelli  all'autorità e di demagogismo, di professata  riverenza alle  leggi  e di violazione delle leggi , di concetti ultramoderni e  di vecchiumi  muffiti, di  atteggiamenti assolutistici e di tendenze  bolsceviche, di miscredenza e di corteggiamento  alla Chiesa cattolica, di aborrimento   della  cultura e di conati  sterili verso una  cultura  priva  delle  sue  premesse , di sdilinquimenti  mistici e di cinismo.  E,  se  anche  taluni  plausibili provvedimenti  sono  stati attuati o avviati  dal governo presente, non è  in essi nulla  che  possa  vantare un 'originale impronta, tale da  dare  indizio di un nuovo sistema politico, che  si  denomini  dal fascismo.
Per questa   caotica  e inafferrabile "religione" noi  non  ci  sentiamo, dunque  , di  abbandonare  la nostra vecchia  fede; la fede che  da due  secoli  e mezzo è stata  l'anima  dell'Italia che  risorgeva ,  dell'Italia  moderna ; quella fede che  si  compone di amore  alla verità, di aspirazione  alla giustizia, di  generoso senso  umano e civile , di zelo per  l'educazione intellettuale e morale, di  sollecitudine per la libertà , forza  e garanzia  di ogni avanzamento. Noi  rivolgiamo gli  occhi  alle  immagini degli uomini del Risorgimento, di  coloro che  per  l'Italia,  partirono e morirono, e  ci  sembra  di vederli  offesi e turbati  in volto  alle parole che  si  pronunziarono e gli  atti  che  si  compiono dai nostri  italiani avversari,e  gravi  e  ammonitori a noi perché  teniamo  salda in pugno la loro bandiera. La  nostra  fede non è  un'escogitazione    artificiosa e  astratta  o un invasamento di cervello, cagionato  da  mal  certe  o mal  comprese  teorie ; ma è il  possesso  di una  tradizione ,diventata disposizione del sentimento,conformazione  mentale e morale.

Ripetono  gli  intellettuali fascisti, nel loro manifesto, la trista frase che il Risorgimento  d'Italia fu  l'opera di una  minoranza ;ma  non  avvertono che  in ciò  appunto fu  la debolezza della  nostra costituzione  politica e sociale e anzi  par quasi  che  si compiacciono della odierna per lo meno apparente  indifferenza di gran  parte dei cittadini d'Italia  di fronte ai  contrasti tra il fascismo e i  suoi  oppositori. I    liberali   di tal  cosa  non  si  compiacquero  mai, e si  studiarono a tutto  potere di  venire  chiamando  sempre  maggior  numero  d'italiani  alla vita  pubblica; e  in questo  fu  la  precipua  origine  anche  di qualcuno  dei  più  disputati  loro atti, come  la  largizione del suffragio universale. Perfino il favore  ,col   quale  venne  accolto  da molti liberali , nei  primi  tempi  , il movimento fascista, ebbe  tra  i suoi sottintesi la speranza  che, mercé di esso ,nuove  e fresche  forze  sarebbero entrate nella  vita  politica, forze di rinnovamento e (perché  no?) anche  forze  conservatrici.  Ma  non  fu mai  nei  loro  pensieri  di mantenere nell'inerzia  e nell'indifferenza il grosso  della nazione,  appagandone  taluni bisogni materiali  , perché  sapevano che,  a questo  modo, avrebbero tradito le ragioni del Risorgimento italiano e  ripigliato  le  male  arti  dei  governi assolutistici e  quietistici.
Anche  oggi,  né  quell'asserita  indifferenza e  inerzia  , né  gli  impedimenti  che  si  frappongono alla libertà , c'inducono a disperare  o a rassegnarci. Quel  che  importa  , è  che  si sappia  ciò  che  si  vuole e che  si voglia  cosa  d'intrinseca  bontà. La  presente lotta politica  in Italia   varrà  , per  ragioni  di  contrasto  , a  ravvivare e a  fare  intendere  in modo  più  profondo  e  più  concreto  al nostro  popolo il pregio  degli  ordinamenti  e dei  metodi  liberali, e  a farli  amare con  più  consapevole  affetto.  E  forse  un giorno , guardando serenamente  al passato, si  giudicherà  che  la prova  che ora  sosteniamo, aspra  e dolorosa  a noi , era  uno  stadio che  l'Italia  doveva percorrere  per  rinvigorire  la sua  vita  nazionale, per  compiere la sua  educazione politica, per  sentire in modo  più  severo i suoi doveri  di popolo civile.

venerdì 3 aprile 2020

UN CARO SALUTO ALL'ITALIA, CHE COMBATTE IN PRIMA LINEA

3---4---2020
Salmo  17
Ti amo, Signore , mia forza
Signore, mia  roccia, mia  fortezza, mio liberatore.
Mio Dio , mia rupe , in cui  trovo riparo;
mio scudo e  baluardo, mia potente  salvezza.
Invoco  il Signore, degno di lode,
e sarò  salvato  dai  miei nemici.

Mi  circondavano flutti di morte,
mi  travolgevano  torrenti impetuosi;
già  mi  avvolgevano  i lacci  degli inferi,
già  mi stringevano  agguati  mortali.

Nel mio affanno invocai il Signore,
nell'angoscia  gridai al mio Dio;
dal suo  tempio ascoltò  la mia voce,
al suo orecchio pervenne il mio grido.

Un saluto, ed un augurio per una serena serata, a tutta l'Italia; in particolare a  coloro che in prima linea, lavorano per salvare vite umane, i medici ed il personale paramedico, alle forze di polizia e carabinieri, ai volontari della protezione civile . Un saluto ed un augurio di guarigione ai malati, un saluto di conforto e speranza ai loro famigliari.
Un saluto a coloro che nel mondo stanno combattendo la stessa battaglia.

giovedì 2 aprile 2020

DISCORSO DI BENIAMINO FRANKLIN ALLA CONCLUSIONE DEI LAVORI DELLA CONVENZIONE COSTITUENTE DI FILADELFIA 1787

2--4--2020
Una  costituzione  quasi perfetta:
Accetto  la Costituzione  con  tutti  i  suoi  difetti, se pure ne ha. Sono convinto della  necessità  d'avere un  governo comune e  sono convinto che  questa forma di governo , se bene applicata  , sarà la  benedizione  del popolo .  Penso che  essa lo sarà per  un  certo numero di anni e che  cadrà  nel  dispotismo quando il popolo diverrà così   corrotto da  meritarsi solo un  governo dispotico.  Sono  sicuro  che  nessuna  Convenzione avrebbe raggiunto  miglior  risultato . Quando  si  convoca un  gruppo di uomini per  porre in  collaborazione la  loro  saggezza, bisogna ricordarsi  che  insieme  alla  saggezza questi uomini portano i  loro  pregiudizi, le loro  passioni , i loro  egoismi, i loro interessi di parte.  è logico  attendersi in questo caso la perfezione? Sono perciò  sinceramente meravigliato di constatare come questo  progetto sia  tanto  vicino alla perfezione.

mercoledì 1 aprile 2020

LETTERATURA DEL 900: Mario Luzi

1--4---2020
Nella casa  di  N. compagna di infanzia
Il vento è un aspro  vento di  quaresima,
geme  dentro  le crepe , sotto  gli usci,
sibila  nelle  stanze invase , e fugge;
fuori lacera a  brano  a brano i nastri
delle  stelle  filanti, se qualcuna
impiglia  nei  fili  fiotta  e vibra ,
l'incalza  , la  rapisce nella  briga.
Io sono qui, persona  in  una  stanza ,
uomo nel  fondo  di una casa , ascolto
lo stridore che  fa  la fiamma , il cuore
che  accelera  i suoi moti , siedo ,  attendo.
Tu dove sei?  sparita  anche  la traccia.....
Se  guardo qui la  furia e se più oltre
l'erba , la  povertà grigia  dei monti.


Osteria
L'autunno affila le montagne, il vento
fa  sentire le vecchie pietre d'unto,
spande dal  forno un  fumo di fascine
a  fiotti tra  le case e  le  topaie.
Son  dietro questi  vetri d'osteria
uno che  un  nome effimero  distingue
appena  , guardo . La mattina scorre ,
invade a grado a grado l'antro. L'oste
numera , scrive giovedì  sul  marmo,
la donna  armeggia intorno  al fuoco, sbircia
verso la porta se entra l'avventore.

Seguo la luce che si  sposta, il vento;
aspetto chiunque  verrà  qui
di fretta  e  siederà  su  queste panche .
Il bracconiere , altri non  può essere
chi s'aggira  per  queste terre avare
dove  la lepre   ad  un  tratto lampeggia,
o  il  venditore  ambulante se  alcuno,
raro , si  spinge fin  quassù  alle  fiere
ed  ai  mercati  dei villaggi intorno,
Altri non è  da  attendere . Chi viene
porta  e  chiede notizie  si  ristora,
riparte in  mezzo  alla  bufera, spare.

Che  dura  è  un  suono di stoviglie smosse:
guardo  verso  la  macchia  e  più  lontano
dove solo la  pecora  fa  ombra,
mi  reggo  tra  passato  ed  avvenire
o  com'è  giusto o come  il cuore  tollera.