6--4--2020
I diritti dei componenti del corpo elettorale si riassumono in quello d'entrare a farne parte , d'essere cioè iscritto nelle liste elettorali, quando esistono le condizioni di legge , e nei diritti derivanti dalla qualità d'elettore , quali ad esempio , la sottomissione dell'atto di presentazione delle liste dei candidati, e infine nell'espressione del voto.
Nell'art. 48 della Costituzione sono fissati tre punti fondamentali riguardo a tali diritti: "Sono elettori tutti i cittadini , uomini e donne , che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale , libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico".
Prima d'arrivare all'estrema estensione del diritto di voto, si considerò universale anche il voto attribuito ai soli uomini. Quasi tutti gli Stati costituzionali sono passati per vari gradi di suffragio ristretto. La legge elettorale , con cui fu eletta nel 1861 la prima Camera dei deputati del regno d'Italia, dava il diritto di voto a 418.696 cittadini, pari all' 1,9% degli abitanti ; nel 1953 gli aventi diritto al voto furono per la Camera 30.280.342, pari al 64,2%.
In sostanza , nel vecchio Stato liberale il diritto di voto apparteneva a una classe di cittadini , alla più ricca e alla più colta, che veniva ad essere una classe politicamente privilegiata; la grande massa del popolo restava esclusa. Era questo un sistema che, se poteva considerarsi ammissibile dal punto di vista liberale, non era di certo democratico. Ed infatti occorreva un grande sforzo dei partiti popolari (e l'aiuto d'una parte del ceto borghese) perché essi potessero portare alla Camera un nucleo di deputati , in genere attivo e vivace, com'è proprio delle opposizioni , ma mai numerosissimo.
Il passo più importante fu compiuto in Italia nel 1911 con attribuzione del voto a tutti i maschi che avessero compiuto la maggiore età.
Ogni sistema elettorale suppone la suddivisione del corpo elettorale in gruppi , detti collegi, ciascuno dei quali elegge uno o più senatori o deputati . I collegi sono circoscrizioni territoriali che comprendono un numero all'incirca uguale d'elettori. Sono uninominali , quando gli elettori sono chiamati ad eleggere un solo rappresentante , ed è evidente che con ciò i collegi sono tanti quanti gli eligendi;sono plurinominali , quando ciascun collegio vota per un certo numero di rappresentanti. Non è detto che i collegi plurinominali debbano eleggere tutti lo stesso numero di rappresentanti, l'importante è che venga osservata la proporzione fra il numero degli elettori( o meglio fra gli abitanti della circoscrizione) e il numero degli eligendi. In Italia , ad esempio , per l'elezione dei deputati si ha il rapporto di uno ogni ottantamila abitanti, ma si hanno collegi che eleggono quale quattro , quale dieci , o venti deputati.
Il collegio uninominale fu usato quasi costantemente in Italia fino al 1922, oggi invece si è instaurato , ed è da credere definitivamente , il sistema del collegio plurinominale.
A favore e a sfavore dei due sistemi si portano queste ragioni:
Si dice dai suoi avversari che il collegio uninominale non rispecchia le proporzioni reali delle correnti politiche del paese: infatti, supponendo , per ipotesi estrema , che il paese sia diviso in 500 collegi uninominali e che in ciascuno di essi il candidato del partito A riporti dovunque anche un sol voto di maggioranza , sarebbero eletti tutti i candidati di quel partito e gli altri resterebbero privi di rappresentanti. Un esempio più concreto dimostra che il partito liberale inglese nel 1950, con due milioni di voti , mandò alla Camera nove deputati, il terzo di quelli che gli sarebbero toccati con un sistema proporzionale.
Si risponde dall'altra parte che soltanto col collegio uninominale si ottiene un rapporto di fiducia fra eletto ed elettore, i quali , prescindendo dalla disciplina di partito , eleggono colui che ritengono il migliore. Il fatto si è , però , che anche là dove si è rimasti fedeli , come nei paesi anglosassoni , al collegio uninominale , si vota ormai per un partito o, per meglio dire, per gli uomini scelti dal partito.
Si ribatte ancora che l'ipotesi fatta sopra è puramente teorica , poiché nella realtà esistono collegi a diversa coloritura , collegi dove prevale il ceto medio e altri dove prevale il ceto operaio, collegi in cui si considerano preminenti certi interessi che non sono considerati in altri, e che perciò la rappresentanza sarà sufficientemente varia e sempre tale da dare un quadro pressoché esatto delle opinioni del paese e soprattutto delle loro oscillazioni. Si aggiunge poi che, se è vero che con il collegio uninominale i partiti più forti facilmente ottengono una rappresentanza più numerosa di quella ad essi realmente spettante, ciò comporta tuttavia il vantaggio d'una più sicura e stabile maggioranza governativa, mentre ai partiti di minoranza resterà sempre l'indispensabile e preziosa funzione di critica e di controllo , senza che siano invogliati, a meno d'essere in grado di formare una coalizione, di mettere ad ogni istante in crisi il governo.
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lunedì 6 aprile 2020
domenica 5 aprile 2020
UN CARO SALUTO PER LA DOMENICA DELLE PALME A COLORO CHE COMBATTONO IN PRIMA LINEA
Domenica delle palme 2020
Dal libro del profeta Isaia
Il Signore Dio mi ha dato
una lingua da iniziati,
perché io sappia indirizzare allo sfiduciato
una parola.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come gli iniziati.
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il dorso ai flagellatori,
la guancia a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto confuso,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare deluso.
Un caro augurio per la domenica delle palme, a coloro che in prima linea, combattono , la difficile battaglia, per la vita di tutti noi, i medici , il personale paramedico, le forze dell'ordine, i volontari, la protezione civile; che il Signore vi benedica e vi dia il coraggio e la forza necessaria.
Un pensiero a tutti coloro che combattono la stessa battaglia nel mondo;
Una buona domenica delle palme a tutti i malati
Dal libro del profeta Isaia
Il Signore Dio mi ha dato
una lingua da iniziati,
perché io sappia indirizzare allo sfiduciato
una parola.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come gli iniziati.
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il dorso ai flagellatori,
la guancia a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto confuso,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare deluso.
Un caro augurio per la domenica delle palme, a coloro che in prima linea, combattono , la difficile battaglia, per la vita di tutti noi, i medici , il personale paramedico, le forze dell'ordine, i volontari, la protezione civile; che il Signore vi benedica e vi dia il coraggio e la forza necessaria.
Un pensiero a tutti coloro che combattono la stessa battaglia nel mondo;
Una buona domenica delle palme a tutti i malati
DOMENICA DELLE PALME 2020 "DIVES IN MISERICORDIA, 8" di: San Giovanni Paolo 2°
5---4---2020
La croce di Cristo sul Calvario è anche testimonianza della forza del male verso lo stesso Figlio di Dio, verso colui che, unico fra tutti i figli degli uomini , era per sua natura assolutamente innocente e libero dal peccato, e la cui venuta nel mondo fu esente dalla disobbedienza di Adamo e dall' eredità del peccato originale. Ed ecco , proprio in lui , in Cristo , viene fatta giustizia del peccato a prezzo del suo sacrificio, della sua obbedienza "fino alla morte"(Fil. 2,8). Colui , che era senza peccato, "Dio lo trattò da peccato in nostro favore "
(2 Cor. 5,21). Viene anche fatta giustizia della morte che, dagli inizi della storia dell'uomo, si era alleata col peccato. Questo far giustizia della morte avviene a prezzo della morte di colui , che era senza peccato e che unico poteva---mediante la propria morte ---infliggere morte alla morte(cf I Cor 15,54 ss). In tal modo la croce di Cristo, sulla quale il Figlio , consostanziale al Padre , rende piena giustizia a Dio, è anche una rivelazione radicale della misericordia , ossia dell' amore che va contro a ciò che costituisce la radice stessa del male nella storia dell'uomo; contro al peccato e alla morte.
La croce è il più profondo chinarsi della Divinità sull'uomo e su ciò che l'uomo ---specialmente nei momenti difficili e dolorosi---chiama il suo infelice destino. La croce è come un tocco dell'eterno amore sulle ferite più dolorose dell'esistenza terrena dell'uomo, è il compimento sino alla fine del programma messianico , che Cristo formulò una volta nella sinagoga di Nazaret (cf Lc 4,18-21) e ripeté poi dinanzi agli inviati di Giovanni Battista(cf Lc 7,20-23). Secondo le parole scritte già nella profezia di Isaia(cf Is 35,5; 6,1-3), tale programma consisteva nella rivelazione dell'amore misericordioso verso i poveri, i sofferenti e i prigionieri, verso i non vedenti gli oppressori e i peccatori. Nel mistero pasquale viene oltrepassato il limite del molteplice male , di cui l'uomo diventa partecipe nell'esistenza terrena : la croce di Cristo , infatti , ci fa comprendere le più profonde radici del male, che affondano nel peccato e nella morte , e così diventa un segno escatologico. Soltanto nel compimento escatologico e nel definitivo rinnovamento del mondo , l'amore in tutti gli eletti vincerà le sorgenti più profonde del male , portando quale frutto pienamente maturo il Regno della vita e della santità e dell'immortalità gloriosa . Il fondamento di tale compimento escatologico è già racchiuso nella croce di Cristo e nella sua morte. Il fatto che Cristo "è risuscitato il terzo giorno"(I Cor 15,4) costituisce il segno finale della missione messianica , segno che corona l'intera rivelazione dell'amore misericordioso nel mondo soggetto al male . Ciò costituisce al tempo stesso il segno , che preannuncia "un nuovo cielo e una nuova terra"(Ap 21,1), quando Dio "tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto , né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate"(Ap 21,4)
buona domenica delle palme
La croce di Cristo sul Calvario è anche testimonianza della forza del male verso lo stesso Figlio di Dio, verso colui che, unico fra tutti i figli degli uomini , era per sua natura assolutamente innocente e libero dal peccato, e la cui venuta nel mondo fu esente dalla disobbedienza di Adamo e dall' eredità del peccato originale. Ed ecco , proprio in lui , in Cristo , viene fatta giustizia del peccato a prezzo del suo sacrificio, della sua obbedienza "fino alla morte"(Fil. 2,8). Colui , che era senza peccato, "Dio lo trattò da peccato in nostro favore "
(2 Cor. 5,21). Viene anche fatta giustizia della morte che, dagli inizi della storia dell'uomo, si era alleata col peccato. Questo far giustizia della morte avviene a prezzo della morte di colui , che era senza peccato e che unico poteva---mediante la propria morte ---infliggere morte alla morte(cf I Cor 15,54 ss). In tal modo la croce di Cristo, sulla quale il Figlio , consostanziale al Padre , rende piena giustizia a Dio, è anche una rivelazione radicale della misericordia , ossia dell' amore che va contro a ciò che costituisce la radice stessa del male nella storia dell'uomo; contro al peccato e alla morte.
La croce è il più profondo chinarsi della Divinità sull'uomo e su ciò che l'uomo ---specialmente nei momenti difficili e dolorosi---chiama il suo infelice destino. La croce è come un tocco dell'eterno amore sulle ferite più dolorose dell'esistenza terrena dell'uomo, è il compimento sino alla fine del programma messianico , che Cristo formulò una volta nella sinagoga di Nazaret (cf Lc 4,18-21) e ripeté poi dinanzi agli inviati di Giovanni Battista(cf Lc 7,20-23). Secondo le parole scritte già nella profezia di Isaia(cf Is 35,5; 6,1-3), tale programma consisteva nella rivelazione dell'amore misericordioso verso i poveri, i sofferenti e i prigionieri, verso i non vedenti gli oppressori e i peccatori. Nel mistero pasquale viene oltrepassato il limite del molteplice male , di cui l'uomo diventa partecipe nell'esistenza terrena : la croce di Cristo , infatti , ci fa comprendere le più profonde radici del male, che affondano nel peccato e nella morte , e così diventa un segno escatologico. Soltanto nel compimento escatologico e nel definitivo rinnovamento del mondo , l'amore in tutti gli eletti vincerà le sorgenti più profonde del male , portando quale frutto pienamente maturo il Regno della vita e della santità e dell'immortalità gloriosa . Il fondamento di tale compimento escatologico è già racchiuso nella croce di Cristo e nella sua morte. Il fatto che Cristo "è risuscitato il terzo giorno"(I Cor 15,4) costituisce il segno finale della missione messianica , segno che corona l'intera rivelazione dell'amore misericordioso nel mondo soggetto al male . Ciò costituisce al tempo stesso il segno , che preannuncia "un nuovo cielo e una nuova terra"(Ap 21,1), quando Dio "tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto , né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate"(Ap 21,4)
buona domenica delle palme
sabato 4 aprile 2020
IL MANIFESTO DEGLI INTELLETTUALI ANTIFASCISTI BENEDETTO CROCE LETTERATURA DEL 900
4---4---2020
Da: A. R. Papa , Storia di due manifesti, Feltrinelli
--Gli intellettuali fascisti , riuniti in convegno a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agli intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista.
Nell'accingersi a tanta impresa quei volenterosi signori non debbono essersi rammentati di un consimile e famoso manifesto, che, agli inizi della guerra europea, fu bandito al mondo dagli intellettuali tedeschi : un manifesto che raccolse, allora, la riprovazione universale, e più tardi dai tedeschi stessi fu considerato un errore.
E, veramente gli intellettuali,ossia i cultori della scienza e dell'arte, se, come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica, e con le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché , con effetti sempre più benefici , combattono le lotte necessarie . Varcare questi limiti dell'ufficio a loro assegnato , contaminare politica e letteratura , politica e scienza, è un errore ,che, quando poi si faccia , come in questo caso , per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa , non può dirsi neppure un errore generoso.
E non è nemmeno , quello degl' intellettuali fascisti ,un atto che risplenda di molto delicato sentire verso la Patria,i cui travagli non è lecito sottoporre al giudizio degli stranieri, incuranti(come , del resto , è naturale) di guardarli fuori dei diversi e particolari interessi politici delle proprie nazioni.
Nella sostanza , quella scrittura, è un imparaticcio scolaresco, nel quale in ogni punto si notano confusioni dottrinali e mal filati raziocini: come dove si prende in iscambio l'atomismo di certe costruzioni della scienza politica del secolo decimottavo col liberalismo democratico con la concezione sommamente storica della libera gara e dell' avvicendarsi dei partiti al potere , anche, mercé l'opposizione, si attua, quasi graduandolo, il progresso;--o come dove, con facile riscaldamento retorico , si celebra la doverosa sottomissione degli individui al Tutto, quasi che sia in questione ciò , e non invece la capacità delle forme autoritarie a garantire il più efficace elevamento morale.[....]
Ma il maltrattamento della dottrina e della storia è cosa di poco conto, in quella scrittura , a paragone dell'abuso che vi si fa della parola"religione"; poiché, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in Italia saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione , che rilutta alla morte , la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi;---e ne recano a prova l'odio e il rancore che ardono, ora come non mai, tra italiani e italiani. Chiamare contrasto di religione l'odio e il rancore che si accendono da un partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d'italiani e li ingiuria stranieri , e in quest'atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della Patria i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali , e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili; è cosa che suona , a dir vero,come un'assai lugubre facezia.
In che mai consisterebbe il nuovo evangelo, la nuova religione, la nuova fede , non si riesce ad intendere dalle parole del verboso manifesto; e ,d ' altra parte , il fatto pratico, nella sua muta eloquenza , mostra allo spregiudicato osservatore un incoerente e bizzarro miscuglio di appelli all'autorità e di demagogismo, di professata riverenza alle leggi e di violazione delle leggi , di concetti ultramoderni e di vecchiumi muffiti, di atteggiamenti assolutistici e di tendenze bolsceviche, di miscredenza e di corteggiamento alla Chiesa cattolica, di aborrimento della cultura e di conati sterili verso una cultura priva delle sue premesse , di sdilinquimenti mistici e di cinismo. E, se anche taluni plausibili provvedimenti sono stati attuati o avviati dal governo presente, non è in essi nulla che possa vantare un 'originale impronta, tale da dare indizio di un nuovo sistema politico, che si denomini dal fascismo.
Per questa caotica e inafferrabile "religione" noi non ci sentiamo, dunque , di abbandonare la nostra vecchia fede; la fede che da due secoli e mezzo è stata l'anima dell'Italia che risorgeva , dell'Italia moderna ; quella fede che si compone di amore alla verità, di aspirazione alla giustizia, di generoso senso umano e civile , di zelo per l'educazione intellettuale e morale, di sollecitudine per la libertà , forza e garanzia di ogni avanzamento. Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del Risorgimento, di coloro che per l'Italia, partirono e morirono, e ci sembra di vederli offesi e turbati in volto alle parole che si pronunziarono e gli atti che si compiono dai nostri italiani avversari,e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda in pugno la loro bandiera. La nostra fede non è un'escogitazione artificiosa e astratta o un invasamento di cervello, cagionato da mal certe o mal comprese teorie ; ma è il possesso di una tradizione ,diventata disposizione del sentimento,conformazione mentale e morale.
Ripetono gli intellettuali fascisti, nel loro manifesto, la trista frase che il Risorgimento d'Italia fu l'opera di una minoranza ;ma non avvertono che in ciò appunto fu la debolezza della nostra costituzione politica e sociale e anzi par quasi che si compiacciono della odierna per lo meno apparente indifferenza di gran parte dei cittadini d'Italia di fronte ai contrasti tra il fascismo e i suoi oppositori. I liberali di tal cosa non si compiacquero mai, e si studiarono a tutto potere di venire chiamando sempre maggior numero d'italiani alla vita pubblica; e in questo fu la precipua origine anche di qualcuno dei più disputati loro atti, come la largizione del suffragio universale. Perfino il favore ,col quale venne accolto da molti liberali , nei primi tempi , il movimento fascista, ebbe tra i suoi sottintesi la speranza che, mercé di esso ,nuove e fresche forze sarebbero entrate nella vita politica, forze di rinnovamento e (perché no?) anche forze conservatrici. Ma non fu mai nei loro pensieri di mantenere nell'inerzia e nell'indifferenza il grosso della nazione, appagandone taluni bisogni materiali , perché sapevano che, a questo modo, avrebbero tradito le ragioni del Risorgimento italiano e ripigliato le male arti dei governi assolutistici e quietistici.
Anche oggi, né quell'asserita indifferenza e inerzia , né gli impedimenti che si frappongono alla libertà , c'inducono a disperare o a rassegnarci. Quel che importa , è che si sappia ciò che si vuole e che si voglia cosa d'intrinseca bontà. La presente lotta politica in Italia varrà , per ragioni di contrasto , a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto. E forse un giorno , guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi , era uno stadio che l'Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile.
Da: A. R. Papa , Storia di due manifesti, Feltrinelli
--Gli intellettuali fascisti , riuniti in convegno a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agli intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista.
Nell'accingersi a tanta impresa quei volenterosi signori non debbono essersi rammentati di un consimile e famoso manifesto, che, agli inizi della guerra europea, fu bandito al mondo dagli intellettuali tedeschi : un manifesto che raccolse, allora, la riprovazione universale, e più tardi dai tedeschi stessi fu considerato un errore.
E, veramente gli intellettuali,ossia i cultori della scienza e dell'arte, se, come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica, e con le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché , con effetti sempre più benefici , combattono le lotte necessarie . Varcare questi limiti dell'ufficio a loro assegnato , contaminare politica e letteratura , politica e scienza, è un errore ,che, quando poi si faccia , come in questo caso , per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa , non può dirsi neppure un errore generoso.
E non è nemmeno , quello degl' intellettuali fascisti ,un atto che risplenda di molto delicato sentire verso la Patria,i cui travagli non è lecito sottoporre al giudizio degli stranieri, incuranti(come , del resto , è naturale) di guardarli fuori dei diversi e particolari interessi politici delle proprie nazioni.
Nella sostanza , quella scrittura, è un imparaticcio scolaresco, nel quale in ogni punto si notano confusioni dottrinali e mal filati raziocini: come dove si prende in iscambio l'atomismo di certe costruzioni della scienza politica del secolo decimottavo col liberalismo democratico con la concezione sommamente storica della libera gara e dell' avvicendarsi dei partiti al potere , anche, mercé l'opposizione, si attua, quasi graduandolo, il progresso;--o come dove, con facile riscaldamento retorico , si celebra la doverosa sottomissione degli individui al Tutto, quasi che sia in questione ciò , e non invece la capacità delle forme autoritarie a garantire il più efficace elevamento morale.[....]
Ma il maltrattamento della dottrina e della storia è cosa di poco conto, in quella scrittura , a paragone dell'abuso che vi si fa della parola"religione"; poiché, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in Italia saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione , che rilutta alla morte , la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi;---e ne recano a prova l'odio e il rancore che ardono, ora come non mai, tra italiani e italiani. Chiamare contrasto di religione l'odio e il rancore che si accendono da un partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d'italiani e li ingiuria stranieri , e in quest'atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della Patria i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali , e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili; è cosa che suona , a dir vero,come un'assai lugubre facezia.
In che mai consisterebbe il nuovo evangelo, la nuova religione, la nuova fede , non si riesce ad intendere dalle parole del verboso manifesto; e ,d ' altra parte , il fatto pratico, nella sua muta eloquenza , mostra allo spregiudicato osservatore un incoerente e bizzarro miscuglio di appelli all'autorità e di demagogismo, di professata riverenza alle leggi e di violazione delle leggi , di concetti ultramoderni e di vecchiumi muffiti, di atteggiamenti assolutistici e di tendenze bolsceviche, di miscredenza e di corteggiamento alla Chiesa cattolica, di aborrimento della cultura e di conati sterili verso una cultura priva delle sue premesse , di sdilinquimenti mistici e di cinismo. E, se anche taluni plausibili provvedimenti sono stati attuati o avviati dal governo presente, non è in essi nulla che possa vantare un 'originale impronta, tale da dare indizio di un nuovo sistema politico, che si denomini dal fascismo.
Per questa caotica e inafferrabile "religione" noi non ci sentiamo, dunque , di abbandonare la nostra vecchia fede; la fede che da due secoli e mezzo è stata l'anima dell'Italia che risorgeva , dell'Italia moderna ; quella fede che si compone di amore alla verità, di aspirazione alla giustizia, di generoso senso umano e civile , di zelo per l'educazione intellettuale e morale, di sollecitudine per la libertà , forza e garanzia di ogni avanzamento. Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del Risorgimento, di coloro che per l'Italia, partirono e morirono, e ci sembra di vederli offesi e turbati in volto alle parole che si pronunziarono e gli atti che si compiono dai nostri italiani avversari,e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda in pugno la loro bandiera. La nostra fede non è un'escogitazione artificiosa e astratta o un invasamento di cervello, cagionato da mal certe o mal comprese teorie ; ma è il possesso di una tradizione ,diventata disposizione del sentimento,conformazione mentale e morale.
Ripetono gli intellettuali fascisti, nel loro manifesto, la trista frase che il Risorgimento d'Italia fu l'opera di una minoranza ;ma non avvertono che in ciò appunto fu la debolezza della nostra costituzione politica e sociale e anzi par quasi che si compiacciono della odierna per lo meno apparente indifferenza di gran parte dei cittadini d'Italia di fronte ai contrasti tra il fascismo e i suoi oppositori. I liberali di tal cosa non si compiacquero mai, e si studiarono a tutto potere di venire chiamando sempre maggior numero d'italiani alla vita pubblica; e in questo fu la precipua origine anche di qualcuno dei più disputati loro atti, come la largizione del suffragio universale. Perfino il favore ,col quale venne accolto da molti liberali , nei primi tempi , il movimento fascista, ebbe tra i suoi sottintesi la speranza che, mercé di esso ,nuove e fresche forze sarebbero entrate nella vita politica, forze di rinnovamento e (perché no?) anche forze conservatrici. Ma non fu mai nei loro pensieri di mantenere nell'inerzia e nell'indifferenza il grosso della nazione, appagandone taluni bisogni materiali , perché sapevano che, a questo modo, avrebbero tradito le ragioni del Risorgimento italiano e ripigliato le male arti dei governi assolutistici e quietistici.
Anche oggi, né quell'asserita indifferenza e inerzia , né gli impedimenti che si frappongono alla libertà , c'inducono a disperare o a rassegnarci. Quel che importa , è che si sappia ciò che si vuole e che si voglia cosa d'intrinseca bontà. La presente lotta politica in Italia varrà , per ragioni di contrasto , a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto. E forse un giorno , guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi , era uno stadio che l'Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile.
venerdì 3 aprile 2020
UN CARO SALUTO ALL'ITALIA, CHE COMBATTE IN PRIMA LINEA
3---4---2020
Salmo 17
Ti amo, Signore , mia forza
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore.
Mio Dio , mia rupe , in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti impetuosi;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi,
già mi stringevano agguati mortali.
Nel mio affanno invocai il Signore,
nell'angoscia gridai al mio Dio;
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
al suo orecchio pervenne il mio grido.
Un saluto, ed un augurio per una serena serata, a tutta l'Italia; in particolare a coloro che in prima linea, lavorano per salvare vite umane, i medici ed il personale paramedico, alle forze di polizia e carabinieri, ai volontari della protezione civile . Un saluto ed un augurio di guarigione ai malati, un saluto di conforto e speranza ai loro famigliari.
Un saluto a coloro che nel mondo stanno combattendo la stessa battaglia.
Salmo 17
Ti amo, Signore , mia forza
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore.
Mio Dio , mia rupe , in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti impetuosi;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi,
già mi stringevano agguati mortali.
Nel mio affanno invocai il Signore,
nell'angoscia gridai al mio Dio;
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
al suo orecchio pervenne il mio grido.
Un saluto, ed un augurio per una serena serata, a tutta l'Italia; in particolare a coloro che in prima linea, lavorano per salvare vite umane, i medici ed il personale paramedico, alle forze di polizia e carabinieri, ai volontari della protezione civile . Un saluto ed un augurio di guarigione ai malati, un saluto di conforto e speranza ai loro famigliari.
Un saluto a coloro che nel mondo stanno combattendo la stessa battaglia.
giovedì 2 aprile 2020
DISCORSO DI BENIAMINO FRANKLIN ALLA CONCLUSIONE DEI LAVORI DELLA CONVENZIONE COSTITUENTE DI FILADELFIA 1787
2--4--2020
Una costituzione quasi perfetta:
Accetto la Costituzione con tutti i suoi difetti, se pure ne ha. Sono convinto della necessità d'avere un governo comune e sono convinto che questa forma di governo , se bene applicata , sarà la benedizione del popolo . Penso che essa lo sarà per un certo numero di anni e che cadrà nel dispotismo quando il popolo diverrà così corrotto da meritarsi solo un governo dispotico. Sono sicuro che nessuna Convenzione avrebbe raggiunto miglior risultato . Quando si convoca un gruppo di uomini per porre in collaborazione la loro saggezza, bisogna ricordarsi che insieme alla saggezza questi uomini portano i loro pregiudizi, le loro passioni , i loro egoismi, i loro interessi di parte. è logico attendersi in questo caso la perfezione? Sono perciò sinceramente meravigliato di constatare come questo progetto sia tanto vicino alla perfezione.
Una costituzione quasi perfetta:
Accetto la Costituzione con tutti i suoi difetti, se pure ne ha. Sono convinto della necessità d'avere un governo comune e sono convinto che questa forma di governo , se bene applicata , sarà la benedizione del popolo . Penso che essa lo sarà per un certo numero di anni e che cadrà nel dispotismo quando il popolo diverrà così corrotto da meritarsi solo un governo dispotico. Sono sicuro che nessuna Convenzione avrebbe raggiunto miglior risultato . Quando si convoca un gruppo di uomini per porre in collaborazione la loro saggezza, bisogna ricordarsi che insieme alla saggezza questi uomini portano i loro pregiudizi, le loro passioni , i loro egoismi, i loro interessi di parte. è logico attendersi in questo caso la perfezione? Sono perciò sinceramente meravigliato di constatare come questo progetto sia tanto vicino alla perfezione.
mercoledì 1 aprile 2020
LETTERATURA DEL 900: Mario Luzi
1--4---2020
Nella casa di N. compagna di infanzia
Il vento è un aspro vento di quaresima,
geme dentro le crepe , sotto gli usci,
sibila nelle stanze invase , e fugge;
fuori lacera a brano a brano i nastri
delle stelle filanti, se qualcuna
impiglia nei fili fiotta e vibra ,
l'incalza , la rapisce nella briga.
Io sono qui, persona in una stanza ,
uomo nel fondo di una casa , ascolto
lo stridore che fa la fiamma , il cuore
che accelera i suoi moti , siedo , attendo.
Tu dove sei? sparita anche la traccia.....
Se guardo qui la furia e se più oltre
l'erba , la povertà grigia dei monti.
Osteria
L'autunno affila le montagne, il vento
fa sentire le vecchie pietre d'unto,
spande dal forno un fumo di fascine
a fiotti tra le case e le topaie.
Son dietro questi vetri d'osteria
uno che un nome effimero distingue
appena , guardo . La mattina scorre ,
invade a grado a grado l'antro. L'oste
numera , scrive giovedì sul marmo,
la donna armeggia intorno al fuoco, sbircia
verso la porta se entra l'avventore.
Seguo la luce che si sposta, il vento;
aspetto chiunque verrà qui
di fretta e siederà su queste panche .
Il bracconiere , altri non può essere
chi s'aggira per queste terre avare
dove la lepre ad un tratto lampeggia,
o il venditore ambulante se alcuno,
raro , si spinge fin quassù alle fiere
ed ai mercati dei villaggi intorno,
Altri non è da attendere . Chi viene
porta e chiede notizie si ristora,
riparte in mezzo alla bufera, spare.
Che dura è un suono di stoviglie smosse:
guardo verso la macchia e più lontano
dove solo la pecora fa ombra,
mi reggo tra passato ed avvenire
o com'è giusto o come il cuore tollera.
Nella casa di N. compagna di infanzia
Il vento è un aspro vento di quaresima,
geme dentro le crepe , sotto gli usci,
sibila nelle stanze invase , e fugge;
fuori lacera a brano a brano i nastri
delle stelle filanti, se qualcuna
impiglia nei fili fiotta e vibra ,
l'incalza , la rapisce nella briga.
Io sono qui, persona in una stanza ,
uomo nel fondo di una casa , ascolto
lo stridore che fa la fiamma , il cuore
che accelera i suoi moti , siedo , attendo.
Tu dove sei? sparita anche la traccia.....
Se guardo qui la furia e se più oltre
l'erba , la povertà grigia dei monti.
Osteria
L'autunno affila le montagne, il vento
fa sentire le vecchie pietre d'unto,
spande dal forno un fumo di fascine
a fiotti tra le case e le topaie.
Son dietro questi vetri d'osteria
uno che un nome effimero distingue
appena , guardo . La mattina scorre ,
invade a grado a grado l'antro. L'oste
numera , scrive giovedì sul marmo,
la donna armeggia intorno al fuoco, sbircia
verso la porta se entra l'avventore.
Seguo la luce che si sposta, il vento;
aspetto chiunque verrà qui
di fretta e siederà su queste panche .
Il bracconiere , altri non può essere
chi s'aggira per queste terre avare
dove la lepre ad un tratto lampeggia,
o il venditore ambulante se alcuno,
raro , si spinge fin quassù alle fiere
ed ai mercati dei villaggi intorno,
Altri non è da attendere . Chi viene
porta e chiede notizie si ristora,
riparte in mezzo alla bufera, spare.
Che dura è un suono di stoviglie smosse:
guardo verso la macchia e più lontano
dove solo la pecora fa ombra,
mi reggo tra passato ed avvenire
o com'è giusto o come il cuore tollera.
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