Cerca nel blog

lunedì 10 ottobre 2022

Edgar Allan Poe "Il Verme Conquistatore "

 10--10--2023
Guardate ! è sera , di gala
    dopo questi  ultimi  anni di desolazione!
Una folla di angeli alati,
    di veli  avvolti  e  immersi nelle  lagrime
siedono  in un teatro  per assistere 
    a  un dramma  di speranze , e di paure
mentre  l'orchestra  a soprassalti sospira
    la musica  delle sfere.

I  mimi , a  immagini dell'Iddio supremo ,
    brontolano  e sussurrano sottovoce ,
e  volteggiano in ogni senso;
    poveri  burattini  che  vanno  e vengono 
al comando  dei  grandi  esseri senza  forma
    che  muovono  la scena  in su  e in giù 
scuotendo  dalle  loro  ali  di Condor
    la  invisibile  sventura!

Quel    dramma   così  scomposto -oh!  siate  certi -
    non  sarà  mai dimenticato!
Col  suo  Fantasma   eternamente  inseguito
    da  una  folla  che  non  lo raggiunge mai,
attraverso   un  circolo  che  di continuo  torna  
    sempre  allo  stesso  punto!
è  molta  Follia  e ancor  più Peccato 
    e  Orrore  ad  animar  la vicenda!

Ma  guardate : nella confusione  dei  mimi
    s'insinua  una forma  rampante!
è rossa  di sangue  e viene  giù  svolgendosi
    dalla  solitudine  scenica!
Si  svolge !  Si svolge!  In   angoscie     mortali 
    i  mimi  le sono  di  pasto ,
e i serafini  singhiozzano ai  denti  del mostro
    che  s'imbevono    di sangue  umano !

Si  spengono  , si  spengono  i lumi 
    e  sopra  alle  forme  tremanti 
con  la furia  di una  raffica  cala,
    drappo  mortuario , il  sipario .
E   gli angeli, pallidi e disfatti ,
    alzandosi e svelandosi , affermano
che  quella  è  la tragedia   dell'Uomo
    e  il  Verme  conquistatore , l'eroe.

Eugenio Montale =Ossi di seppia : Mediterraneo

 10--10--2022
A  vortice  s'abbatte
sul  mio capo reclinato
un  suono  d'agri  lazzi.
Scotta  la terra  percorsa
da  sghembe  ombre di  pinastri ,
e  al  mare  là in  fondo  fa velo
più  che  i rami  , allo sguardo , l'afa che  a tratti erompe
dal  suolo  che  si  avvena.
Quando  più  sordo  o meno  il ribollio dell'acque
che  s'ingorgano
accanto  a lunghe secche  mi  raggiunge:
o  è  un  bombo  talvolta ed  un  ripiovere
di  schiume sulle  rocce.
Come  rialzo il viso, ecco cessare
i ragli  sul mio capo ; e scoccare 
verso  le  strepitanti acque,
frecciate biancazzurre,  due  ghiandaie.

venerdì 7 ottobre 2022

La lanterna del festival per cercare la pace di: Franco Colizzi ((Amici di Follereau)

7--10--2022
Si  racconta  che   Diogene  di Sinope , filosofo  greco  del quarto  secolo  avanti Cristo , andava in  giro di  giorno  con  la lanterna  accesa  per "cercare  l'uomo" . Sinope  è una  cittadina  portuale  sulla  costa  settentrionale   della Turchia  e si  affaccia sul  Mar Nero . Se  Diogene    ci vivesse  oggi  , vedendo  i  bagliori  delle esplosioni  a Odessa e Mykolaiv , forse  manterrebbe  la sua  lanterna  accesa per cercare  la pace" .
Anche  per l'affaccio  sul Mar Nero , l'invasione  dell'Ucraina  assegna  al Mediterraneo  e ai  suoi   Paesi  il compito  di sprigionare   e  tenere  accese  le energie  migliori  , quelle   dei  movimenti  per  la   democrazia  e i diritti  umani, per  la pace   e per  la  convivialità  tra i popoli .
Per  la  RIDS  (rete  italiana  Disabilità  e Sviluppo che  raggruppa   AIFO, FISH, DPI, EducAid,  OVCI) che  , insieme  a  la  coda di Ulisse , promuove  la   6°  edizione  del Festival  della   cooperazione   internazionale , la  virulenza   della  pulsione   di morte   che  le civiltà  albergano  al loro  interno  illumina   ancor  più , purtroppo  tragicamente , il significato  profondo  della  cooperazione  internazionale .
La   struttura   strategica  di base  dell'Agenda   ONU 2023 è   esprimibile  attraverso  le cinque  P:
Popolazione (mettere  fine  a povertà  e fame , garantire  dignità e uguaglianza   a ogni  essere  umano);
Pianeta  (tutelare   le risorse  naturali  e il clima della   Terra per le generazioni  future);
Prosperità  (garantire  vite  prospere  e piene  in armonia  con  la Natura);
Partenariato (implementare  l'Agenda   attivando  una  larghissima   e solida  rete  di cooperazione globale);
Pace  (edificare   società  pacifiche , più giuste  ed  inclusive ).
La quinta dimensione , quella  della pace  , si rivela obiettivo  e  presupposto  delle  altre  quattro.
La  parola pace  sembra  essere  sempre  in stretta dipendenza  dalla parola guerra: non a caso  l'etimologia   della  parola  pace, il  latino pacere , rimanda al mettersi  d'accordo , a  stipulare  un  pactum , quasi  essa  fosse  un  intervallo  tra  le guerre .  Tuttavia  dobbiamo  aspirare  a parlare  di pace  senza  ricorrere  al concetto  di guerra.
Il  nostro  Sud  e il Mediterraneo tutto  devono  tornare  ad essere  soggetti  di un  pensiero  che  sviluppi  l'antica  propensione  della  cultura  greca ad  aprirsi  ai discorsi  in  contrasto  tra loro  . Scriveva  il  sociologo  pugliese  Franco  Cassano , scomparso  un  anno fa , che il dialogico  pensiero  meridiano "è  quel  pensiero  che  si inizia   a sentir  dentro  laddove  inizia  il mare  , quando  la riva  interrompe  gli  integrismi  della  terra  (in  primis  quello  dell'economia  e dello  sviluppo ),  quando  si scopre  che  il confine  non è  un luogo  dove  il mondo finisce , ma  quello  dove  i diversi  si toccano  e la  partita  del  rapporto  con  l'altro  diventa  difficile e vera"
E   come non  condividere  la  meditazione di  don  Tonino  Bello , amato  vescovo  di Puglia , sulla  pace?   "....se  pace  non è  solo  silenzio delle armi , essa   non è neppure  semplice raggiungimento  della   giustizia . [....] Pace  è  solidarietà  col  prossimo  . è insonnia  perché  la gente  stia  bene  . è  condividere col fratello gioie  e dolori , progetti e speranze " . Con  lo stesso  spirito  universalistico ,  apparentemente  visionario , Raoul Follereau  avanzava  proposte di  pace tuttora  attuali (la  via del disarmo e quella  della  riconversione  delle  spese  militari): rinunciate  ad almeno due  bombardieri , diceva  ai grandi  della terra , destinandone  i costi alla cura di milioni  di malati di lebbra , oppure  , appena  finita  una guerra ,  continuate  un altro giorno   come  se foste  ancora  in   guerra e investite  le spese  di quel  giorno in percorsi  di pace.
L'amore , in tutte  queste figure , come  in tantissime  altre,  ha  una venatura di follia.
E Diogene  di  Sinope  , che  abbiamo  avocato  all'inizio  di queste  righe  , era  certamente  un tipo  eccentrico  , bizzarro , un po' folle .    Ma tutti noi , sia  pure  con  un  pizzico  di follia ,  dovremmo  andare in giro  di giorno  e di notte con  la  lanterna  accesa  per  "cercare  la pace" .

=prima di tutto gli auguri per  il festival della cooperazione;
pace non solo bisogna pronunciare questa parola, ma bisogna cercarla  ,ma   per cercarla bisogna desiderarla. Non si può ancora continuare con le scaramucce, non si può neppure continuare ad affermare che la guerra è lunga, perché il  cessare di questa guerra  deve essere la priorità!
Bisogna che  esista solo l'intenzione di un tavolo di pace,  per le parte in causa e che questo  deve essere raggiunto al più presto. Non si gioca con i destini di tanti uomini  e donne, e non  si deve  pensare ad una possibile guerra mondiale, perché in questo caso  è in pericolo l'esistenza dell'umanità.
Responsabilità   deve essere la parola d'ordine dei paesi coinvolti!

giovedì 6 ottobre 2022

Libero Bigiaretti da: "Civiltà delle macchine, 1963 " 2

6--10--2022

Anche  la posizione dell'operaio  è cambiata . A   parte  che  egli  ha   preso  coscienza  ,  collettivamente, della sua forza politica , egli  è  legato  al lavoro  da  bisogni   assai  diversi da quelli  dei  padri  e  soprattutto  dei nonni . Nessun  retore  parlerebbe  più  del "pane " come unico  stimolo  e fine  del lavoro . La  povertà  di oggi non è   meno  ossessiva  ( o lo  è di più )  di quella  di ieri, ma  è determinata   generalmente  dalla mancanza  di ciò  che  un tempo  era  considerato  il superfluo , o addirittura  dal possesso uniforme , impersonale  ,   senza scelta  di quegli oggetti di serie  che egli stesso  fabbrica e   di cui  nessuno  può fare  a meno.  Il  livello  dei desideri e delle  necessità è salito , si è  spostato  , proprio  per effetto  della produzione  industriale  e del  suo  prodigioso  e  mostruoso  moltiplicarsi , che   esige  una  enorme  dilatazione  del mercato  con l'appoggio di una  pubblicità  che fa  leva  sulla  avidità  del cosiddetto  uomo-massa nei  riguardi  delle cose che hanno  tutti gli altri. 
Impersonale , nonostante  la qualificazione  e la  capacità  tecnica  di  base  , è  diventata  anche  la prestazione operaia, in particolare  dell'operaio della  grande industria : lavoro parcellare , di  minima  specializzazione , lavoro  automatico . Né  occorre  qui  ripetere  osservazioni  già  fatte  e scontate sulla  specializzazione  , la  monotonia del lavoro  operaio , che  neppure  la riduzione  delle  ore  lavorative  , vale  a mitigare, né  tanto  meno  lo possono  altri  correttivi , tra cui  quelli  offerti  dalla  organizzazione  del tempo  libero.
Il  panorama  del lavoro  è  completamente  cambiato  , non meno di  quanto  sia  cambiato  l'aspetto  e il volume  del traffico  cittadino.  Nel corso  della  nostra  vita  l'ambiente  che  ci  circonda  si è  modificato  assai  più  di quanto  non  sia  avvenuto  nel corso  delle   generazioni  precedenti e benché  non  ci  se ne rende  conto   per effetto di un  progressivo  adattamento  , si  è tuttavia  costretti  a una  faticosa  rettifica  degli  strumenti  d'indagine  . Ciò  può  spiegare  in  parte  l'interesse  degli  scrittori  nei  riguardi  del mondo  industriale .  Seppure  esso  non  ha completamente  surrogato (secondo la opinione  di Elio Vittorini )  il mondo  naturale , è certo  che  anche  le  passioni  e i  sentimenti tradizionali  appaiono  oggi  influenzati  e   condizionati  dal passaggio  sociale  in cui  vivono  , e sembra  che,  per  accettarli , occorrano nuovi  parametri  e per esprimerli nuovi linguaggi.


mercoledì 5 ottobre 2022

Io Voltaire

5-----10--2022

Un   uomo  di lettere  deve  vivere  in un paese  libero  o  risolversi  a condurre  la vita  di uno  schiavo timoroso  , che  altri schiavi gelosi  accusano  senza  tregua presso  il padrone ...Ve  l'ho  sempre detto  : se  mio padre  o mio  fratello  o mio  figlio  fossero  primo ministro  d'uno  Stato  dispotico  , ne  uscirei  domani. In Francia  non posso  aspettarmi  che  persecuzioni : sarà  questa  la mia  ricompensa.   Sento  che  sarò  sempre  la vittima  del  primo  calunniatore  . Ho  un  bel  nascondermi  nell'oscurità ; ho  un  bell'evitare  di scrivere  a   chicchessia ;  si verrà  sempre  a sapere  dove  sono  , e  la mia  ostinazione  nel restare  nascosto  aizzerà  anche  più  le male  lingue  . Infine  : vivo  in  un  continuo  timore  , senza  sapere  come  parare  i colpi che  mi  piovano  addosso ogni giorno.
( Dalla lettera al conte  d'Argental- Cirey 1737)

Posso   fare  soltanto  due  usi  della mia  vita: l'uno , rischiarla  con onore  , quando  me ne capiti  il  destro;   e l'altro , finire  nell'oscurità  di un   eremo  , come  conviene  al mio  modo  di pensare ,  alle  mie disgrazie  e alla  conoscenza che  ho   degli uomini .
( Dalla lettera  a M. Thiriot- 12 agosto  1726)

è duro  esser  chiusi  fra  quattro mura  per aver  esercitato  un'arte  sena la quale  saremmo  ancora  dei barbari.       ( Da  una lettera  a  Kramer)

Io  perdono tutto agli  uomini . A  patto  che   non  siano  dei persecutori . Amerei  Calvino , se non   avesse fatto  bruciare  Servet . Sarei   un servo  del  Concilio  di Costanza , senza  le fascine  di Jan  Hus.
(  Dalla lettera  a M. Jacob  Vernet -Parigi  , 14settenbre  1733)

Quanto sono  più contento di lasciare  scorrere  di qui  in poi la mia  vita  in questa  tranquillità  dolce  e alacre  che  se mi  fosse  capitata  la disgrazia   d'essere  consigliere  in parlamento !  Tutto  ciò   che vedo  mi conferma  nella mia  vecchia  idea ,  che  non  sia  bene  entrare   a far parte  di nessun  "gruppo"  e che  si  debbano  invece  stimare  quali   unici  beni  la libertà  e gli amici.
(Dalla lettera  a M.de  Formont-settembre  1732)

=Credo che molte delle cose su questo autore  fanno parte di un repertorio , di calunnie;  è difficile  andare contro corrente , quando poi si va a scontrarsi con un mondo , il potere di una società , molto gretta e chiusa.
Da ragazzina avevo poco più di 12 anni , quando il mio parroco mi diede da leggere un libro,  che certo non si da ad una ragazzina, parlava  , di rifiuto dell'esistenza di Dio. Lo lessi ,senza  comprendere, mi ricordo della famosa menzione su Voltaire, alla sua morte. Non mi interessò più di tanto.  A scuola superiore mi sono trovata a studiare , sia nella filosofia, che nella letteratura francese. E   Voltaire mi apparve sotto altre vesti, un filosofo del suo tempo un autore della letteratura francese. Ricordo come veniva, annoverato fra un gruppo di filosofi e definito :" teista".
Molti anni dopo, grande, e all'università , percorrendo la strada con CL, mi sono trovata con il mio gruppo di medicina alla  scuola di comunità e il nostra capo gruppo : Giuseppe , non ricordo più il perché , menzionò quella famosa storiella sulla morte di Voltaire , ed io , disse che Voltaire era un teista. Mi risero in faccia tutti i miei colleghi ,tutto finì lì. Il fatto che i miei colleghi ridessero suona , per ignoranza , e a dimostrazione che  venissero da scuola tecnica,  i loro studi non erano umanistici.
E poi, c'è ancora purtroppo, in seno ad una parte della chiesa molti, di  tabù e pregiudizi che sanno di assoluta ignoranza. Oggi sono  contenta di vedere un cortile di Francesco , ed un cortile dei gentili, sono la luce e la speranza ,  sono gli strumenti del dialogo, sono gli strumenti per sgombrare , la mente dall'ignoranza e dai pregiudizi.
Il dialogo, con chi ha una visione diversa della vita, è possibile solo se ci poniamo con umiltà in ascolto dell'altro, ed accettiamo  che le verità umane sono relative e non assolute.
Da parte mia ho sempre un dolce ricordo dei miei colleghi di CL.
Ho avuto la grazia di incontrare lungo il mio cammino delle persone straordinarie, un cammino attuato in doppio binario, San Benedetto, la via della contemplazione , dello studio dei libri Sacri ,della Lectio, e dall'altra  parte il cammino, dell'attività dell'essere cristiano nella società , ho unito le due figure , del Vangelo, Maria e Marta. Grazie al Signore , che mi ha guidato grazie alla chiesa che ho incontrato.

martedì 4 ottobre 2022

San Giovanni Crisostomo

 4--10--2022
Fratelli  , ricchi  o poveri , sforziamoci  di imitare  Lazzaro!  Lui  che dovette  sopportare  non una disgrazia  , non due , non tre, ma  una moltitudine  :povertà, malattia, abbandono  , anche di tutti  coloro  che avrebbero  dovuto soccorrerlo.
Egli  ha sofferto fino  a giungere  nella casa  che meglio poteva liberarlo  da  tutti  questi mali , ma  nessuno  si è  degnato di   accordargli  la più  piccola  consolazione . Egli  ha  visto  colui che   lo  disdegnava  ristorarsi  di mille  piaceri , e , nonostante  una   vita  indegna  ,non  essere  oggetto di  alcun incidente  sgradevole .  Non  ha  potuto  appoggiarsi  a un  altro  Lazzaro, né  trovare  la sua  forza  nell'insegnamento  che viene  nel  dogma   della resurrezione.
A  tutto  ciò  si  aggiunge  la cattiva  opinione  che  la gente  aveva  di  lui, e questo  non  per uno  o due  giorni  , ma  per tutta  una  vita,  in cui  egli  si è  visto  nella  disgrazia  di fronte  alla  fortuna  del ricco.
Se  dunque  Lazzaro  ha  sopportato  con  una  grande  forza  d'animo  una tale  prova  , potremmo  essere  scusati noi,  che  non   abbiamo il coraggio  di soffrire  molto  meno?  è  perciò  che   Cristo  ha,  in qualche  modo ,  esposto  all'attenzione  di tutti  l'esempio  del giusto  Lazzaro . Così potremo , se  cadiamo  a   nostra volta  nella  disgrazia  , meditare  sulle  sue  prove  , e  trarre  dalla  sua saggezza  e dalla  sua  sapienza  incoraggiamento  e consolazione . Dottore  universale  , Lazzaro  è sempre    presente  agli occhi  di colui  che soffre ; egli   si mostra  a tutti , egli  che  tutti  sorpassa .....
Rendiamo   grazie  a Dio  che ama  tanto   gli uomini , per  questo   insegnamento  , e  raccogliamo  un  frutto  utile . Nelle  nostre   assemblee, nelle nostre  case,  in pubblico , ovunque  , portiamo  con noi  il ricordo  di Lazzaro. Sforziamoci  di  cogliere  la   sua testimonianza  , il senso di questa  parabola  ;  calpestando  le miserie  della vita  presente , noi  potremo  conquistare  i  beni  a venire  .  Conceda  Dio che  noi  tutti  possiamo  essere  giudicati   degni  della  grazia  di Gesù  Cristo , al  quale   vanno onore  e gloria  , nei secoli!

=  un pensiero : a  tutti coloro che soffrono, per malattie , povertà , fisica  e morale;   par coloro che  vivono nella solitudine  , nell'indifferenza  .

sabato 1 ottobre 2022

Libero Bigiaretti =da: "Civiltà delle macchine, 1963 " 1

 1--10--2022
L'atteggiamento  degli scrittori  italiani   dell'epoca   della fondazione   delle grandi  industrie  non era  già  più  quello   stuporoso  e  ammirato del Carducci per  "il  bello  e orribile  mostro " , ma  era   animato  dalla  esaltazione  dello  spirito  di potenza   e di  conquista  (di cui le macchine  potevano  essere  un ottimo   simbolo ),  secondo   l'ideologia  di cui  fu  espressione  D'Annunzio   e,  dietro  di lui  , tanti  altri: da  Corradini a Papini   a Marinetti .
Delle  macchine  si  esaltava  la  "possanza ", ci si "inebriava "  della velocità che il  motore  a scoppio  permetteva  , mentre  si aveva  per l'operaio delle officine  (un  operaio  di tipo  nuovo)un   sentimento  generico  di  bonomia  non  privo  di timore . Certamente si  preferiva  ancora  , come  soggetto  di opere  letterarie , il  " buon  artiere" di un tempo o il  "rude  lavoratore  dei campi" verso  cui  si volgeva  ancora  con frequenza  la  letteratura  bozzettistica  e di   folklore.  Quando  con  l'avvento  delle macchine  nell'industria   anche  in Italia  si sviluppa  il  movimento  socialista  , gli  scrittori  non   scorgono  il nesso  , la  stretta  correlazione  tra  i due  fenomeni; preferiscono  considerare  il socialismo  come  un altro  aspetto  del  progresso  , cioè  come   il  concentrarsi  teorico  e morale  della  protesta  degli  "umili"  contro  l'egoismo  dei ricchi . Che  questi  diventassero   un po'  più  generosi  e gli  operai  un poco più  discreti  , come  avrebbe  desiderato  il De Amicis , e ogni  motivo  di  contrasto sarebbe  cessato.
Un atteggiamento  , come  si vede  , assai  diverso  da quello degli   scrittori  d'oggi che  si  propongono  di rappresentare  (anzi  di   comprendere  razionalmente  e non  sentimentalmente ) il  lavoro  industriale  e i  suoi  vantaggi  economici  rispetto  ai  più  onerosi  svantaggi  dei  contrasti  sociologici  e dei  traumi  psico-fisiologici .  Generalmente  lo scrittore  d'oggi  , quali  che siano  la sua  formazione   ideologica   e i suoi  fini  politici  , pone  la propria   feritoia da cui   scrutare  il mondo  complesso  della  fabbrica  vista dalla parte d'angolo, dell'operaio; ciò   accade  quasi  naturalmente  , in  quanto  non esiste  un  solo esempio  di letteratura  ispirata   dall' industria che  ponga  il punto  di osservazione  dalla parte dei padroni.