2--12--2024
Avevan preso una prima refezione di pane e cipolla con sale grosso , e d'una fetta di pecorino ; a molcere la sete dei cibi pungenti e del sudore , bevevano terzanello , dal fiascone assettato al fresco dentro l'erba d'un fosso . Col crescere del sole , e mentre l'aria si faceva pesante , e il sole , più che scaldare , bruciava , la luce s'infoscava come d'un'invisibile nebbiosità , e l'aria era madida sul prato pingue di linfe , d'umori e piogge recenti .
Le falci volavano , librate nelle mani agili e ferme ; vibravan le punte nello spessore dell'erba , tondevano raso terra , leggere e sicure ed avide , nel tratto di giro a cui le liberava l'impulso del braccio e della spalla , come si dà moto ad un pendolo . Chi sa il mestiere , lascia fare alla falce, e per governarla , indirizzata che l'ha , più che condurla l'asseconda . E la richiama , quand'è alla fine della corsa , mentre avanza il piede di mezzo passo , riconducendola addietro , con moto alterno , cadenzato sul respiro.
Finito il tratto d'ogni segata, si rifacevan da capo , né tardi né frettolosi . Le più volte prima di riattaccare , traevano dalla custodia di corno , appesa alla cinghia dei pantaloni , entro la qual stava in molle nell'acqua , la pietra , e ripassavano il filo della lama . Larga e lunga e sottile , la lama falcata , sotto la pietra andante vibrava , ravvivandosi . Si sentiva il rumore della pietra sulla lama per tutto il Ronco . E i falciatori saldi sulle gambe aperte , erti in vita , incline la spalla , riprendevano uno dietro l'altro quel moto alterno e ondulato , che appoggia e cade regge e richiama , con l'abbrivo e la cadenza che regolano e alleviano la fatica.
Nessun commento:
Posta un commento