2--12--2024
Il disastro di Superga
Oggi , affacciandomi alla finestra , non ho visto giocare al calcio i ragazzini in piazza San Marco , sulla quale guarda la mia casa , tra i resti delle bancarelle che vi tengono mercato il lunedì e il giovedì . In genere , ce n'è una nuvolaglia , affaccendati a correre dietro palle , di tutte le categorie e di tutte le età : scolari delle scuole medie con cartella dei libri abbandonata in un angolo e le dita macchiate d'inchiostro , garzoni di fabbro con la tuta sudicia di morchia , apprendisti parrucchieri con la chioma lustra di brillantina . Li conosco tutti dai nomi di battaglia che si son dati :" Mazzola" è un tracagnotto biondastro dalla faccia larga e ridente ; " Gabetto" un bruno esile e nervoso che ha la specialità di non scomporsi i capelli nemmeno nelle fasi più acute del giuoco; "Bacigalupo" è quello che, in genere , difende la porta , sorprendentemente agile per la sua rotonda corporatura ; eppoi "Castigliano", "Menti " , "Loik" , "Ballarin" , "Maroso" , e così via . Ci sono stati tutti i giorni in piazza San Marco , a giuocare : non so da quando , forse da sempre . Si allenano per la grande partita della domenica , quando si mettono in maglia e mutandine , e allora ai margini, si raccoglie anche il pubblico dei passanti a guardare . In una di queste partite , uno di essi , che si chiama "Grezar" , fu degradato sul campo: cioè i compagni gli tolsero quel nome , e gliene diedero un altro , più modesto.
Oggi la degradazione è stata generale . Sparpagliati a gruppetti , ai quattro angoli della brulla piazza , a semicerchio intorno a uno che leggeva un giornale gualcito , i ragazzini di San Marco avevano ripreso ognuno il proprio nome di tutti i giorni , quello col quale il maestro , a scuola , li chiama a recitare la poesia di Aleardi e il padrone della bottega li iscrive nel sindacato dei " praticanti" . E così "Mazzola" non era più che Dubini Mario , alunno della " quarta B". Era lui che leggeva il giornale ai compagni sedutigli attorno in semicerchio , e ogni tanto approfittava della ciocca di capelli che gli scendeva sulla fronte per ritirarsela su e passarsi , intanto , la mano sugli occhi . I suoi compagni più piccoli , quelli che, in genere , venivano adibiti , nelle partite della domenica , a raccogliere le palle che uscivano in "fallo laterale" ( quante volte ho rabbrividito , alla finestra , vedendoli guizzare fra un tram e un'automobile!) e che aspiravano a diventare , a loro volta , Loik , Gabetto, Bacigalupo e Maroso , stendevano , a una a una , per terra , come un generale distende la sua truppa , le figurine dei popolari giocatori , di cui ognuno di essi è , più o meno , ricco collezionista. C'era un po' di vento , e il pulviscolo di rena, che esso trascinava nella sua cora, ogni tanto ricopriva una di quelle figurine , minacciando di sotterrarla; ma subito il collezionista la spazzava via, passando col dorso della mano una lieve carezza sul cartoncino e poi soffiandoci sopra , puntualmente . E le figurine che li rappresentano nell'atto di calciare la palla o di ghermirla al volo continuano ad essere oggetto di un affettuoso e reverente mercato , seguitano a passare di mano in mano , come vivificare per l'eternità dalla rispettosa ammirazione che suscitano nei loro giovani emuli.
Triste è piazza San Marco , calva di alberi , con le sue gialle chiazze di terra senz'erba , con i suoi gruppetti di ragazzi spogliati dei loro nomi di battaglia e senza palla , solo con le figurine allineate tra le pozzanghere . Le due squadre che vi giuocheranno domenica hanno deciso di portare il lutto: un segno nero al braccio , sulla maglia . I passanti si fermeranno , come sempre , a guardare : ma invano tenderanno l'orecchio per udire :" Forza Maroso ...bravo Bacigalupo ..." nelle fasi salienti della partita . Domenica i giocatori si chiameranno soltanto Dubini Mario , Rossi Francesco , Bianchi Giuseppe , e giuocheranno in silenzio , senza apostrofarsi.
=un grande giornalista! E Milano ha fatto bene a ricordarlo.
Non sono una tifosa di calcio , ma oggi il calcio è solo fango! , Troppi soldi, a mettere in evidenza , come in questo periodo di decadenza , il centro di tutto: è il dio denaro. Troppi soldi dati ad uomini che non sanno neppure scrivere , ma solo calciano un pallone. Ed infine il calcio , il rifugio di una popolazione di emarginati , di quella che si definisce : la spazzatura della società. Sarebbe un'utopia ridimensionare tutto ciò?
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