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lunedì 2 dicembre 2024

Indro Montanelli= Corriere della sera , 6 maggio 1949-Milano

 2--12--2024
    Il disastro di Superga

Oggi , affacciandomi  alla finestra , non ho  visto  giocare   al calcio   i ragazzini in piazza  San  Marco , sulla  quale  guarda   la mia casa , tra  i resti  delle bancarelle  che  vi  tengono   mercato  il lunedì e il giovedì . In  genere  , ce  n'è  una  nuvolaglia  , affaccendati  a correre  dietro   palle , di  tutte  le categorie  e di  tutte  le età :  scolari  delle scuole  medie  con cartella  dei   libri  abbandonata  in un  angolo  e  le dita  macchiate  d'inchiostro  , garzoni  di fabbro  con   la tuta  sudicia  di  morchia  ,  apprendisti  parrucchieri  con  la chioma  lustra  di brillantina  . Li   conosco  tutti  dai  nomi  di battaglia  che si  son dati  :" Mazzola" è  un  tracagnotto  biondastro   dalla faccia  larga  e ridente ; " Gabetto"  un bruno  esile  e nervoso  che  ha  la   specialità  di non  scomporsi  i capelli  nemmeno  nelle  fasi  più  acute  del giuoco; "Bacigalupo" è  quello  che,  in genere  , difende  la porta ,  sorprendentemente  agile   per  la sua  rotonda  corporatura  ;   eppoi  "Castigliano", "Menti " , "Loik" , "Ballarin"  , "Maroso" , e così via . Ci  sono  stati  tutti  i giorni  in piazza  San Marco  , a  giuocare  :   non so  da quando  ,  forse  da sempre  . Si  allenano  per  la grande  partita  della domenica , quando  si mettono  in   maglia  e mutandine  , e allora  ai  margini, si raccoglie  anche il pubblico  dei passanti   a   guardare  . In  una  di queste  partite  , uno  di essi  , che  si chiama "Grezar" , fu  degradato  sul campo:   cioè  i compagni  gli tolsero  quel  nome , e  gliene  diedero  un altro , più   modesto.
Oggi la  degradazione  è  stata  generale  . Sparpagliati  a gruppetti  , ai  quattro  angoli   della  brulla  piazza  , a  semicerchio  intorno  a uno  che leggeva  un giornale  gualcito , i  ragazzini   di San Marco  avevano  ripreso  ognuno  il proprio  nome  di tutti  i giorni  , quello  col   quale  il maestro  , a scuola  , li  chiama  a recitare  la poesia   di Aleardi  e il  padrone  della   bottega  li iscrive  nel sindacato  dei "  praticanti" . E  così  "Mazzola"  non  era più  che   Dubini Mario , alunno  della " quarta B". Era  lui  che leggeva  il giornale  ai  compagni    sedutigli  attorno  in  semicerchio , e ogni  tanto  approfittava  della  ciocca  di capelli  che  gli   scendeva  sulla  fronte  per  ritirarsela  su  e passarsi  , intanto  , la mano  sugli occhi  . I suoi   compagni   più  piccoli , quelli  che,  in genere  , venivano  adibiti  , nelle  partite  della domenica  , a  raccogliere  le palle  che uscivano  in  "fallo laterale"  ( quante  volte  ho rabbrividito ,  alla finestra , vedendoli  guizzare  fra  un tram  e un'automobile!)  e  che  aspiravano  a diventare  ,   a loro volta  , Loik , Gabetto, Bacigalupo  e  Maroso ,  stendevano  , a  una  a una  , per  terra , come  un generale  distende  la sua  truppa  , le  figurine  dei popolari  giocatori , di cui  ognuno   di essi  è , più   o meno  , ricco  collezionista. C'era un po'  di vento , e il pulviscolo di rena, che esso  trascinava nella sua cora, ogni tanto  ricopriva  una  di quelle  figurine , minacciando di sotterrarla; ma subito il collezionista   la  spazzava  via,  passando  col  dorso  della   mano  una lieve  carezza  sul  cartoncino  e poi  soffiandoci  sopra , puntualmente . E  le figurine   che  li  rappresentano nell'atto  di calciare  la palla  o  di ghermirla  al volo   continuano  ad   essere  oggetto  di un  affettuoso  e reverente  mercato  , seguitano  a passare  di mano in mano , come  vivificare  per l'eternità  dalla  rispettosa  ammirazione  che  suscitano nei  loro  giovani  emuli.
Triste  è piazza San Marco , calva  di alberi  , con  le sue  gialle  chiazze  di terra   senz'erba , con  i suoi  gruppetti  di ragazzi  spogliati  dei loro  nomi di battaglia  e senza  palla ,  solo  con  le figurine  allineate  tra  le  pozzanghere . Le  due  squadre  che  vi   giuocheranno   domenica  hanno  deciso  di portare  il lutto:  un  segno  nero  al braccio , sulla  maglia  . I  passanti  si fermeranno  , come  sempre  , a  guardare  : ma  invano  tenderanno  l'orecchio  per   udire :" Forza   Maroso ...bravo  Bacigalupo ..." nelle  fasi  salienti  della partita . Domenica  i giocatori  si chiameranno  soltanto  Dubini  Mario , Rossi  Francesco  , Bianchi  Giuseppe , e  giuocheranno  in silenzio , senza  apostrofarsi.

=un grande giornalista!  E Milano ha fatto bene  a ricordarlo. 
Non sono una tifosa di calcio , ma oggi il calcio è solo fango! , Troppi soldi, a mettere in evidenza , come in questo periodo di decadenza , il centro di tutto: è il dio denaro. Troppi soldi dati ad uomini che non sanno neppure scrivere , ma solo calciano un pallone. Ed infine il calcio , il rifugio di una popolazione di emarginati , di quella che si definisce : la spazzatura della società. Sarebbe un'utopia ridimensionare tutto ciò?

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