5--12--2024
Il demone della perversità
-Ci troviamo dinanzi a un compito che richiede il più sollecito adempimento . Sappiamo che ogni indugio sarebbe rovinoso . è la crisi più importante della nostra vita che reclama da noi , con l'imperiosità d'uno squillo di tromba , immediata azione ed energia . Bruciamo , siamo consumati dall'impazienza di cominciare il lavoro , l'aspettativa dei cui gloriosi risultati ci mette l'anima in fiamme. Deve , dovrebbe essere intrapreso oggi, e tuttavia lo rimandiamo a domani ; e perché? Non c'è risposta , eccetto che noi sentiamo , il rimandarlo , perverso ; e usiamo la parola senza comprensione del principio . L'indomani arriva , e con esso una più impaziente ansietà di fare il nostro dovere , ma insieme a questo accrescersi dell'ansia ecco nascere anche un desiderio senza nome , e positivamente spaventoso, perché impenetrabile , di rimandare di nuovo . Più i momenti volano e più questo desiderio acquista forza , si impone . Si giunge all'ultima ora per l'adempimento di quel compito . Tremiamo nella violenza del nostro conflitto interiore , del definito contro l'indefinito , della sostanza contro l'ombra . Ma , se la lotta è giusta è giunta a tanto, sarà l'ombra a prevalere , e noi ci affanniamo invano . L'ora scocca , ed è la campana a morto della nostra prosperità . è anche il canto di gallo del fantasma che ci ha dominati per tanto tempo . Esso ora dilegua , scompare , siamo liberi . L'antica energia ritorna . Lavoreremo , adesso. Ma ahimè, è troppo tardi!
Siamo sull'orlo di un precipizio . Vi gettiamo dentro un'occhiata , e malessere e vertigini ci colgono. Il nostro primo impulso è di tirarci via dal pericolo . Nondimeno , inesplicabilmente , restiamo . A poco a poco il nostro malessere , la vertigine , l'orrore sfumano dentro la nuvola di una sensazione ineffabile . A gradi ancora più impercettibili questa nuvola assume una forma , come il vapore di quella bottiglia dalla quale uscì un genio , nella Mille e una notte. Ma questa nostra nuvola sull'orlo del precipizio si condensa in una forma assai più terribile di qualsiasi genio o demonio da racconto , in nient'altro che un'idea , ma paurosa idea , in un'idea che ci agghiaccia il midollo delle ossa con la feroce voluttà del suo orrore . Ed è semplicemente l'idea delle sensazioni che proveremmo durante il rovinoso precipitare di una caduta da simile altezza. Questa caduta e l'annientamento fulmineo che ne conseguirebbe , noi cominciamo a desiderarli ardentemente ; e perché ? Perché per l'appunto implica la più spaventevole e odiosa tra le più odiose e spaventevoli immagini di morte e di agonia che mai si siano presentate alla nostra immaginazione . E siccome la ragione ci distoglie con violenza dall'orlo dell'abisso , ecco che, con tanto più impeto , lo avviciniamo . Non c'è nella natura passione più diabolicamente impaziente di questa per la quale uno, pur rabbrividendo sull'orlo del precipizio , medita in tal modo di buttarsi . Ch'egli , anche solo per un momento , si permetta di pensare e sarà inevitabilmente perduto; poiché appunto nella riflessione che lo spinge a ritirarsi troverà l'impossibilità di farlo . Se un braccio amico non lo trattiene , o se non riesce con uno sforzo improvviso a tirarsi indietro , precipiterà e sarà annientato.
Esaminiamo tutte le azioni di questo genere e troveremo sempre che derivano unicamente dallo spirito di perversità , che cioè noi le commettiamo solo in quanto sentiamo che non dovremmo commetterle.
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