27--10--2024
Chi ricorda Verderber? Non i giovani che mi leggono , sanno chi fosse . Anch'io sopraffatto dagli eventi che da vent'anni a questa parte mi vedono attore e spettatore , avevo relegato Verderber nell'ultima casella del mio cervello quando a Vienna , or è poco, me lo son visto di fronte , tutt'ossa e tutt'oro . Non lo riconobbi ; dovetti chiedere a un conoscente il suo nome . Verderber ! Mi sentii ad un tratto di esser tornato fanciullo , il cuore mi pulsò più forte : rividi Vienna con gli stessi occhi di quindici anni , una ridda di nomi mi frullò per la testa , rievocar in un attimo lo stadio di Stoccolma, mi balenavano alla mente le ansie e le gioie , ritrovai le pietre miliari del mio passato e prima ancora di correre con la mano tesa verso quest'uomo a cui tanti ricordi felici mi legavano , mi volsi agli amici, ai compagni.
--Verderber --dissi --quello è Verderber.
Qualcuno volse gli sguardi verso la persona che indicavo , ma nessuno si scosse , nessuno fu partecipe della mia ansia.....
...Eppure quell'uomo era stato qualcuno sulle pedane internazionali. In un famoso torneo che nel 1908 mi fece arrivare là , dove mai avrei osato supporre , Verderber era con Neralich e con altri pochi il rappresentante della imperial regia scherma austriaca , allora temuta nel mondo. Gli ungheresi non erano ancora nati : cominciavano qua e là a farsi largo con qualche uomo d'eccezione , ma era come il balbettio d'un'arte , le radici della quale eran destinate a far germogliare la selva che oggi dilaga . I francesi e i belgi da una parte , gli austriaci dall'altra ; in mezzo gli italiani . Verderber al fioretto , Neralich ed Herschmann alla sciabola , erano nomi che dicevano qualcosa . Alla spada ci pensava soltanto il diavolo.
Razzino quindicenne arrivai alla fossa dei leoni senza smarrirmi . L'Olimpiade di Londra non mi volle , quella di Stoccolma mi tollerò . Partii senza pretese , solo con la mia volontà ed il mio giovanile ardimento . La nostra miseria era spaventosa , povera la nostra organizzazione , scarse le nostre risorse . Di abbondante non v'era che il nostro appetito . Centinaia di campioni piovuti da tutto il mondo si contendevano il primato della scherma. Che potevamo far noi? Che potevo far io? L'Italia non aveva mai vinto all'Olimpiade , pure man mano che l'eliminazione si svolgeva , le speranze crescevano . Ieri mi contentavo di non esser subito eliminato , oggi mi bastava di superare una semifinale , domani volevo arrivare all'ultima battaglia . Giunto al girone finale insieme a due compagni italiani , ogni audacia era permessa . La luce della vittoria mi abbagliava , ma non mi intimoriva . Tutto bisognava tentare per il mio orgoglio e per la mia bandiera , anche se un uomo si ergeva minaccioso sul mio cammino: Verderber.
Finché le mie speranze erano soltanto i sogni d'un ardito fanciullo , guardavo Verderber come si guarda il colosso che non si può scalfire , ma la mia ansia man mano cresceva , le mie forze si moltiplicavano, la mia audacia ingigantiva.
Le sorti della battaglia volgevano a mio favore , ma restava l'ultimo avversario : Verderber . La febbre non m'aveva consumato: il giovanetto che niente aveva da perdere era più calmo dell'anziano . A noi , amico . Una volontà contro una volontà, gli occhi fissi negli occhi , giocammo bravamente , la nostra partita finché il tricolore garrì al vento sullo Stadio svedese.
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