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domenica 10 gennaio 2021

COPPIA E INTEGRAZIONE di: Emanuele D'Aniello

10---1---2021
---Comunicare  il  conflitto  ha di solito  ripercussioni  favorevoli sia  per  la  persona, sia  per  la  coppia .  Ci  si sente  sollevati ed  inoltre  il  rapporto  ne  beneficia  , un'aria  nuova profuma  la relazione.  Per  affrontare  questo  dialogo  delicato   è necessario  prepararsi  . Per  prima   cosa  evitare  di iniziare  quando  si  è  arrabbiati, aspettando  che  ci  passi, ritrovando la serenità  dell'anima  ,  armonizzando  le  percezioni  personali  , la realtà.  Secondariamente è  bene  ricordarci  che  ogni  persona  è  limitata  pertanto  è  utile  mettersi  alla  pari.   è inoltre  positivo  preparare  bene  quello  che si vuole  dire  con chiarezza , senza  secondi  fini, evitando di  umiliare  l'altro\a  magari  preparandosi  allo specchio.--------------------------Infine  , è  bene dire  all'altro cosa ci  si aspetta  da lui.  L'amore   è  rispettoso  e  paziente  verso  il cammino  dell'altro  , capisce  che  nulla  è definitivamente   acquisito e  compiuto.  Cresce  così  in  un amore profondo  e  realista che  conosce  le proprie    fragilità,  i  passi falsi  , ma  è  ancora  capace  di sognare e di  contemplare  attraverso  la fede la  presenza  di Dio  nella  vita stessa della relazione  che apre  all'infinito.

venerdì 8 gennaio 2021

Giacomo Leopardi "La ginestra o il fiore del deserto" [ E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce, Giovanni , 3, 19]

8--1--2021
    Qui  su  l'arida  schiena
Del  formidabil  monte
Sterminator  Vesevo,
La  qual  null'altro  allegra arbor  né fiore,
Tuoi  cespi  solitari  intorno   spargi,
Odorata  ginestra ,
Contenta  dei  deserti .  Anco   ti vidi
De'  tuoi steli  abbellir  l'erme  contrade
Che  cingon  la  cittade
La  qual  fu  donna  de' mortali  un tempo,
E  del  perduto  impero
Par  che  col  grave  e  taciturno  aspetto
Faccian  fede  e  ricordo  al passeggero.
Or  ti  riveggo   in questo  suol , di  tristi
Lochi  e  dal mondo  abbandonati  amante,
E  d'afflitte  fortune  ognor  compagna.
Questi  campi  cosparsi
Di  ceneri  infeconde , e ricoperti
Dell'impietrata  lava,
Che  sotto  i passi  al  peregrin  risona;
Dove s'annida  e si  contorce  al sole
La  serpe  , e  dove  al noto
Cavernoso covil  torna il coniglio;
Fur  liete  ville  e  colti,
E  biondeggiar   di spighe , e  risonaro
Di   muggito d'armenti;
Fur  giardini  e  palagi,
Agli  ozi  de'  potenti
Gradito  ospizio  ;  e fur  città  famose 
Che  coi  torrenti  suoi  l'altero  monte
Dall'ignea  bocca  fulminando  oppresse
Con  gli abitanti  insieme . Or  tutto  intorno
Una  ruina  involve,
Dove  tu  siedi , o  fior  gentile , e  quasi 
I  danni  altrui  commiserando  , al cielo 
Di  dolcissimo  odor  mandi  un profumo ,
Che  il deserto consola . A  queste  piagge 
Venga  colui  che  d'esaltar  con lode
Il  nostro  stato  ha  in uso , e  vegga  quanto
è  il genere  nostro  in cura 
All'amante  natura .  E  la  possanza 
Qui  con  giusta  misura 
Anco  estimar  potrà   dell' uman  seme,
Cui  la dura  nutrice , ov'ei  men  teme,
Con   lieve  moto  in un  momento  annulla
In  parte , e  può  con  moti
Poco  men  lievi  ancor  subitamente 
Annichilare  in tutto,
Dipinte  in queste rive
Son  dell'umana  gente
Le  magnifiche  sorti  e progressive.

    Qui  mira  e qui  ti   specchia ,
Secol  superbo  e sciocco,
Che  il calle insino  allora 
Dal  risorto  pensier segnato  innanti
Abbandonasti  , e  volti  addietro  i passi,
Del  ritornar  ti  vanti,
E  procedere  il  chiami.
Al  tuo  pargoleggiar  gl'ingegni  tutti,
Di  cui  lor  sorte  rea  padre  ti  fece
Vanno adulando  , ancora
Ch'a   ludibrio  talora
T'  abbian  fra  se. Non io
Con  tal  vergogna scenderò  sotterra;
Ma  il disprezzo  piuttosto  che  si serra
Di  te  nel  petto  mio,
Mostrato  avrò  quanto si possa  aperto;
Ben  ch'io  sappia  che  obblio
Preme  chi  troppo  all'età  propria  increbbe.
Di  questo  mal  , che  teco 
Mi fia  comune , assai finor mi  rido.
Libertà vai sognando , e servo a un tempo
Vuoi  di novo  il pensiero,
Sol  per cui  risorgemmo 
Della  barbarie  in parte , e  per cui  solo
Si  cresce in civiltà  , che  sola  in meglio
Guida  i pubblici  fati.
Così  ti  spiacque il  vero
Dell'aspra  sorte  e del depresso  loco
Che  natura  ci diè.  Per  questo  il  tergo
Vigliaccamente  rivolgesti  al lume
Che  il fe  palese ;   e,  fuggitivo  , appelli
Vil  chi   lui  segue  , e  solo
Magnanimo  colui
Che se  schernendo  o  gli  altri,  astuto  o folle,
Fin  sopra  gli astri  il mortal  grado  estolle.
    

    Uom   di povero  stato  e membra  inferme
Che  sia  dell'alma  generoso  ed  alto,
Non  chiama  a  se  né  stima 
Ricco  d'or  né   gagliardo,
E  di splendida  vita  o di  valente 
Persona  infra  la gente 
Non  fa  risibil mostra;
Ma  se  di forza  e di  tesor mendico
Lascia  parer  senza  vergogna , e  noma
Parlando  , apertamente , e  di sue cose
Fa stima  al  vero uguale .
Magnanimo  animale
Non  credo  io  già , ma  stolto,
Quel  che  nato  a perir  , nutrito  in pene,
Dice  , a  goder son  fatto,
E  di  fetido  orgoglio
Empie  le arte , eccelsi  fati  e nove
Felicità  , quali  il ciel  tutto  ignora,
Non  pur  quest'orbe  , promettendo  in terra
A popoli  che  un'onda
Di  mar  commosso, un  fiato
D'aura  maligna , un  sotterraneo  crollo
Distrugge  sì  , che  avanza 
A  gran  pena  di lor  la  rimembranza.
Nobil  natura  è quella
Che  a   sollevar  s'ardisce
Gli  occhi  mortali  incontra
Al  comun  fato,  e che  con  franca  lingua,
Nulla  al  ver   detraendo ,
Confessa  il mal  che  ci fu   dato  in sorte,
E  il basso  stato  e  frale;
Quella  che  grande  e forte
Mostra  se  nel soffrir  , né  gli  odii e l'ire
Fraterne,   ancor  più  gravi
D'ogni  altro  danno , accresce
Alle  miserie  sue,  l'uomo  incolpando
Del  suo  dolor  , ma   dà  la colpa  a  quella
Che  veramente  è  rea  , che  de'  mortali
Madre    è  di parto  e  di voler  matrigna.
Costei  chiama  inimica;  e  incontro  a  questa  
Congiunta  esser  pensando,
Siccome  è  il vero  , ed  ordinata  in  pria
L'umana  compagnia,
Tutti  fra  se  confederati  estima
Gli uomini  , e  tutti  abbraccia 
Con  vero  amor  , porgendo
Valida e  pronta  ed  aspettando  aita
Negli  alterni  perigli e  nelle  angosce
Della  guerra   comune  . Ed  alle  offese
Dell'uomo   armar  la destra  ,  e  laccio  porre
Al  vicino  ed  inciampo ,
Stolto  crede  così  qual  forza  in campo 
Cinto  d'oste contraria  , in  sul  più  vivo
Incalzar  degli  assalti,
Gl'inimici  obbliando  , acerbe  gare 
Imprender  con  gli amici ,
E  sparger  fuga e fulminar  col  brando
Infra  i propri  guerrieri.
Così  fatti  pensieri
Quando  fien   , come  fur  , palesi  al volgo,
E  quell'orror  che  primo 
Contra  l'empia   natura
Strinse  i mortali in  social catena,
Fia  ricondotto in parte
Da  verace  saper  , l'onesto  e il retto
Conversar  cittadino,
E  giustizia  e  pietade  , altra  radice
Avranno  allor  che  non  superbe  fole,
Ove  fondata  probità  del  volgo
Così star  suole  in piede 
Quale  star  può  quel  ch'ha  in  error la sede.
    

    Sovente in queste  rive,
Che,  desolate  ,  a  bruno
Veste il flutto  indurato  , e  par  che  ondeggi,
Seggo  la notte;  e su  la mesta  landa
In  purissimo  azzurro
Veggo  dall'alto  fiammeggiar  le stelle,
Cui  di lontan  fa specchio
Il mare ,  e tutto  di scintille  in giro
Per  lo  voto  seren  brillar  il mondo.
E  poi  che  gli occhi  a quelle  luci  appunto ,
Ch'a  lor  sembrano  un punto,
E  sono  immense , in  guisa
Che  un punto  a petto  a lor  son  terra  e mare
Veracemente  ;  a cui  
L'umo  non  pur , ma  questo
Globo  ove  l'uomo  è nulla,
Sconosciuto  è del tutto  ,  e quando  miro
Quegli  ancor  più  senz'alcun  fin  remoti
Nodi  quasi  di stelle,
Ch'a  noi  paion  qual  nebbia  , a cui  non  l'uomo
E  non  la terra  sol, ma  tutte  in uno,
Del  numero  infinite  e  della  mole,
Con  l'aureo  sole  insiem  , le  nostre  stelle
O  sono  ignote , o  così  paion come
Essi alla  terra  , un  punto
Di  luce  nebulosa;  al  pensier mio
Che  sembri  allora, o prole
Dell'uomo ?  E  rimembrando
Il  tuo  stato  quaggiù , di  cui  fa  segno
I l  suol  ch'io  premo  ;  e poi  dall'altra  parte,
Che  te  signora  e fine
Credi  tu  data  al  Tutto , e  quante  volte
Favoleggiar  ti piacque, in questo  oscuro
Granel  di sabbia , il  qual  di terra  ha  nome,
Per  tua  cagion  , dell'universe  cose
Scender gli  autori  , e  conversar sovente
Co' tuoi   piacevolmente , e  che  i  derisi
Sogni  rinnovellando , ai  saggi  insulta
Fin  la presente  età , che  in  conoscenza 
Ed  in  civil  costume 
Sembra  tutte  avanzar ;  qual  moto  allora,
Mortal  prole infelice , o  qual  pensiero
Verso te  finalmente  il cor  m'assale?
Non  so se  il riso  o la  pietà  prevale.

    Come  d'arbor cadendo  un  picciol  pomo,
Cui  là  nel tardo  autunno
Maturità  senz'altra   forza atterra,
D'un  popol  di formiche  i dolci  alberghi,
Cavati  in molle  gleba
Con  gran  lavoro , e  l'opre
E  le  ricchezze  che  adunate  a prova
Con  lungo  affaticar  l'assidua  gente
Avea  provvidamente  al tempo estivo,
Schiaccia ,   diserta  e copre
In  un punto  ;  così  d'alto  piombando,
Dall'utero  tonante
Scaglia  al ciel  profondo,
Di  ceneri  e di  pomici  e di  sassi
Notte  e ruina , infusa
Di   bollenti  ruscelli,
O  pel  montano  fianco
Furiosa  tra  l'erba
Di  liquefatti  massi
E  di  metalli e  d'infocata    arena
Scendendo  immensa  piena,
Le  cittadi  che  il mar  là  su  l'estremo
Lido  aspergea  , confuse
E  infranse  e ricoperse
In  pochi  istati  :  onde  su  quelle  or  pasce
La  capra , e  città  nove
Sorgon  dall'altra  banda  , a cui  sgabello
Son  le sepolte  , e  le  prostrate mura
L'arduo  monte al  suo  piè  quasi  calpesta.
Non  ha  natura  al seme
Dell'uomo  più  stima  o cura
Che  alla  formica  : se più rara  in quello
Che  nell'altra  è la strage,
Non  avvien  ciò  d'altronde
Fuor  che  l'uom  sue  prosapie  ha  men  feconde.

    Ben   mille  ed  ottocento  
Anni  varcar  poi  che  spariro , oppressi
Dall'ignea forza , i  popolati seggi,
E  il  villanello  intento
Ai  vigneti  , che  a stento in questi  campi 
Nutre  la  morta zolla e  incenerita  ,
Ancor  leva  lo  sguardo
Sospettoso  alla  vetta
Fatal  , che  nulla  ma  fatta  più  mite
Ancor  siede  tremenda,  ancor  minaccia
A lui  strage  ed  ai  figli ed  agli averi
Lor  poverelli . E  spesso
Il  meschino in sul  tetto
Dell'ostel  villereccio, alla  vagante 
Aura   giacendo  tutta  notte insonne ,
E  balzando  più  volte  , esplora  il corso
Del  temuto  bollor  , che  si  riversa
Dall'inesausto  grembo
Su  l'arenoso  dorso , a cui riluce
Di  Capri  la marina
E  di Napoli  il porto e  Mergellina.
E  se  appressar  lo  vede , or  se nel  cupo
Del  domestico pozzo  ode  mai  l'acqua 
Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli,
Desta  la moglie in fretta, e via , con  quanto
Di  lor  cose rapir  posson , fuggendo,
Vede  lontan  l'usato
Suo  nido  , e  il picciol campo,
Che  gli  fu  dalla  fame  unico  schermo,
Preda  al  flutto  rovente,
Che  crepitando  giunge , e  inesorato
Durabilmente  sovra quei si  spiega.
Torna  al  celeste  raggio
Dopo l'antica  obblivion  l'estinta
Pompei  , come sepolto
Scheletro , cui  di terra
Avarizia o pietà  rende  all'aperto,
E  dal deserto  foro  
Diritto  infra  le file
Dei  mozzi  colonnati  il  peregrino
Lunge  contempla  il  bipartito giogo
E  la cresta  fumante ,
Che alla  sparsa ruina ancor minaccia.
E  nell'orror  della  secreta notte
Per  li vacui  teatri ,
Per  li templi  deformi e per  le  rotte
Case  , ove  i  parti  il  pipistrello  asconde,
Come  sinistra  face 
Che  per  voti palagi  atra  s'aggiri,
Corre  il baglior  della  funerea  lava,
Che   di lontan  per l'ombre
Rosseggia  e  i  lochi  intorno  intorno  tinge.
Così  , dell'uomo  ignara  e  dell'etadi
Ch'egli  chiama  antiche , e  del  seguir che  fanno 
Dopo  gli avi  e nepoti,
Sta  natura  ognor  verde  , anzi procede
Per  si  lungo  cammino
Che  sembra star .  Caggiono  i regni intanto,
Passan  genti  e  linguaggi, ella  nol  vede;
E  l'uom  d'eternità  s'arroga  il vanto.

    E  tu,  lenta  ginestra,
Che  di selve odorate
Queste campagne dispogliate  adorni,
Anche  tu  presto  alla  crudel  possanza
Soccomberai  del  sotterraneo  foco,
che  ritornando al loco 
Già  noto,  stenderà  l'avaro  lembo
Su  tue  molli foreste . E  piegherai
Sotto  il fascio mortal non  renitente
Il  tuo  capo  innocente;
Ma  non  piegato  insino  allora  indarno
Codardamente  supplicando  innanzi
Al  futuro  oppressor  ; ma  non  eretto
Con forsennato  orgoglio inver le stelle,
Nè  sul  deserto , dove
E  la sede e i  natali
Non  per  voler  ma  per  fortuna  avesti;
Ma  più  saggia  , ma  tanto 
Meno  inferma  dell'uom , quanto  le frali
Tue  stirpi  non  credesti 
O  dal fato  o dal  te  fatte  immortali.

mercoledì 6 gennaio 2021

6 Gennaio EPIFANIA DEL SIGNORE "Natale, mistero di una grande nascita" di: Silvestro Bejan

6---1---2021
-----------La  fede  che salva  ha orecchie  per  udire  , piedi  per camminare e occhi  per vedere.  Durante  le notti, quando  tutti  dormono  ,  loro  stanno  svegli.   Fidandosi  solo  dall'ascolto  , perché  nella  notte  non  si  vede  più  , sono  capaci di  aprire  all'inatteso  e a  ciò  che  viene  detto,  e così  riescono  a vedere  nel  mezzo  della  notte    "la luce  splendente ".  Ecco  perché  ,  la  tradizione  affida  loro  l'arte  di  sapere  ascoltare  e di  stupirsi. Sono  considerati  veri  proclamatori e testimoni  della Buona  Novella  e sono  paragonati  agli  apostoli e ai  martiri  . Ai  pastori  ,  gli  esclusi  della società  di  quel tempo , è  stato  affidato  il compito  di  annunciare  la nascita  di Gesù  divenendo  angeli, ossia  messaggeri  . L'  incontro  con  Gesù   li trasforma e senza  cambiare  il  loro aspetto  i pastori  sono   diventati  come  angeli.  Anche  nel  nostro  cammino  ecumenico  , le  differenze  teologiche  e dottrinali  rimangono  ,  ma   nella concretezza  delle  relazioni  interpersonali e  comunitarie , esse  possono  anche  arricchire  se  vissute  in termini  di :  "  unità  nella diversità".  Si tratta  di  imparare  a  camminare  insieme  come  hanno  fatto  i pastori che  vanno  a vedere "  un bambino in  fasce in una  mangiatoia ".  Dio  nasce  ed è  presente  dove  l'uomo  non  se  lo immagina;   là   dove  in  noi  fa  più  freddo , là  dove  in  noi  c'è  più  durezza , là  dove  non  vogliamo  più  guardare .  Il  bambino  piccolo , infatti , chiude  gli occhi  e crede di  non  essere visto! Certo  smette  di vedere , ma  non  di essere visto!------------------------------------
Uno dei Padri  della Chiesa di  nome  Efram  il Siro , chiamava  il Natale "  vertice  della fede e della  gioia" oppure:" La  primogenita  di tutte  le feste" e  invitava  tutti  i popoli della terra a  celebrare  degnamente  la Natività in  quanto  questo giorno      " Esalta  ed è  Esaltato".
Con  il Kontakion  di  Natale  , nella  liturgia  bizantina , anche  noi vogliamo esclamare  come  Chiesa  in cammino verso Betlemme :
"  Che  cosa ti offriamo  o Cristo , per  esserti  mostrato  sulla  terra come  uomo? Ognuna delle creature  create  da te  , ti  offre  infatti  la sua  riconoscenza :
Gli angeli, il canto;   i cieli  la  stella; i Magi i doni ,  i pastori,  la  loro  ammirazione; la  terra  , una  grotta,  il deserto  una  mangiatoia;  noi  ,  una  Madre  vergine!  O Dio  che  esistevi prima  dei secoli , abbi pietà  di noi"

=EPIFANIA  ; Dio    si  rivela  all'uomo!
Amo  molto  questo  giorno, e  con gioia  ho  sempre  fatto gli auguri  di Epifania.
Dio  si fa  uomo  e viene  in mezzo  agli uomini, per condividere  la loro umanità.  è accaduto 2000  anni fa  , accade oggi;  con la Parola, e nel Mistero dell'Eucarestia. La  nascita  a Betlemme , in una  condizione  di  umile dimora , è importante, in quanto Dio  , accoglie la fragilità  dell'umanità.  Dio  , ama  la sua creatura,   (uomo), e non  impone dall'alto  un'autorità, ma  soprattutto non è   esprime  potere in senso umano. Quindi la dimora  di Gesù non poteva essere il palazzo del potere umano.
Si rivela , prima  al popolo  Eletto, i pastori,  e poi  ai gentili , i Magi , con Cristo, l'umanità si  riconcilia.    I Magi  , siamo  tutti noi , è  l'umanità  in cammino ,  alla ricerca  di Dio  , e  che trova  gioia  , serenità , nel  proprio  cuore , solo  quando  l'ha  trovato.
Il credente , è l'uomo  in cammino alla ricerca  di Dio!
Auguri  di  Epifania, a tutti  i cristiani ,   a.
        =la  chiesa  cristiana , dell'Europa  occidentale;
        =  la cristiana ortodossa;
        =la chiesa cristiana del medio oriente.  

lunedì 4 gennaio 2021

LETTERE SULL' EDUCAZIONE ESTETICA DELL'UOMO di: Friedrich Schiller "Lettera sesta" ( prima parte)

 4--1--2021
---Questo  quadro , Ella  mi  dirà, assomiglia senza  dubbio   all'umanità presente,  ma  in  generale  anche  a tutti  i popoli incivili , perché  tutti indistintamente  devono  ,  sofisticando , separarsi  dalla  natura  prima  di poter  ritornare   ad  essa  per mezzo  della ragione.
Ma  osservando  con  qualche  attenzione  il carattere  del nostro  tempo , dobbiamo  meravigliarci  del  contrasto  che  esiste  fra  l'odierna  forma  di umanità  e l'antica ,  specialmente   la greca. Il  vanto di raffinatezza  e di cultura,  che  a  buon  diritto noi  facciamo  valere  nei  confronti  di ogni  altra   natura  semplice ,  non  ci  può  valere  nei  confronti  della   natura  greca  che  si  appropriò  di tutti  i  fascini  dell'arte  e  di  tutta  la  dignità  della sapienza  , senza  tuttavia  esserne  la vittima come la nostra . I Greci  non  solo  ci  superano  per  una  semplicità  che  è  estranea  al  nostro  tempo  ;   essi  sono  contemporaneamente i  nostri  rivali , spesso anzi  i nostri  modelli negli  stessi  pregi  con  cui  noi  siamo  soliti  consolarci  del pervertimento  dei  nostri  costumi . Ricchi  di forma  e in  pari  tempo  di  contenuto  , filosofi  e artisti  , delicati  ed energici  al tempo  stesso, noi  li vediamo  unire  in una  magnifica umanità  la  gioventù  della  fantasia e  la virilità  della ragione.
Allora , con  quel  bel risveglio  delle  forze  spirituali  , sensi  e spirito  non  avevano  ancora  un dominio rigorosamente  distinto , poiché  ancora  nessuna  discordia  li  aveva  incitati a  separarsi  come  nemici  e a  stabilire  i propri  confini . La  poesia  non  aveva  ancora  amoreggiato  con  l'ingegno e la  speculazione non  si era  ancora  disonorata  con  la  sofisticheria.   Entrambe  potevano,   in caso  di bisogno  ,  scambiarsi  le  loro  funzioni , perché  ciascuna  , a  modo  suo  , onorava  la verità. Per  quanto  in alto  salisse , la ragione si traeva  sempre  dietro  amorosamente  la materia , e  per  quanto  sezionasse con  sottile  minuzia  , non  mutilava mai  . Essa  dissociava  , è  vero  ,  la natura  umana  , e  la  proiettava , ingrandita  , nel  magnifico circolo degli  dei , ma  non  spezzettandola ,  bensì  variamente  combinandola  ;  poiché  ogni  singolo  dio  racchiudeva  l'umanità  intera . Come ben  altrimenti   avviene  presso di noi moderni!  Perché  anche  presso  di noi  l'immagine  della  specie  è  proiettata,  , ingrandita  nei  singoli individui,-- ma  in  frammenti ,  non  in  varie  combinazioni,  così  che  si  deve  andar cercando da  individuo  ad  individuo per  ricomporre  la  totalità della  specie . Si  sarebbe  quasi tentati  di  affermare  che  presso di  noi  le forze  dell'animo si  manifestano  anche  nell'esperienza  così  separate  come  lo  psicologo  le  divide  nella teoria . Infatti  noi  vediamo  non  solo  singoli soggetti ,ma  intere  classi di  uomini , sviluppare  solo una  parte  delle loro  attitudini ,  mentre  le altre  , come  nelle  piante  deformi , sono appena  accennate con  deboli  tracce.
Io  non  misconosco  i vantaggi  che  la generazione   presente,  considerata  come  unità  e  pesata  sulla  bilancia  dell'intelletto , può  vantare  rispetto  al meglio  delle  generazioni  passate. Ma  essa  deve  impegnare  la  gara  a file  serrate  , ed  il tutto  deve  misurarsi  con  il tutto . Quale  moderno  si presenterebbe  singolarmente , uomo  contro  uomo, a  compiere  con  l'ateniese  singolo per  il premio dell'umanità?
Donde  deriva  questa  inferiorità  dell'individuo  , malgrado  la  superiorità  della specie?  Perché  il greco  come  individuo  poteva  qualificarsi  rappresentante  del  suo tempo , mentre  il  moderno  non  può  osare  di  fare   lo stesso?    Perché  quello prese  le sue  forme  dalla natura , che  tutto  unisce  , questo dall'intelligenza, che  tutto  separa.
Fu  la cultura  stessa  a produrre  questa  ferita  nell'umanità  moderna  . Non  appena  da una  parte  l'esperienza  più  vasta  ed  il pensiero  più  preciso  resero  necessaria  una  più  netta  divisione  delle scienze , dall'altra parte  il più  complesso  meccanismo  degli  stati  impone  una  più  rigorosa  separazione  di  classi  e di  occupazioni;  anche  l'intimo  legame  della  natura  umana  si  ruppe  e un  fatale  conflitto   divise    le sue  forze  armoniche . La  ragione  intuitiva  e quella  speculativa  si  divisero  allora , ostili l'una  all'altra  , ritirandosi  nei  loro  diversi  campi  , di  cui  cominciarono  a vigilare   i confini con  diffidenza  e gelosia ;  limitando la  propria  attività  ad  una  sfera  ,  l'uomo  si è  imposto  anche  un  padrone , che  non  di rado  finisce  per  sopprimere  le altre  facoltà . Mentre  qui  la lussureggiante  immagine  distrugge  le piantagioni  faticosamente  coltivate , là lo spirito  di  astrazione spegne  il fuoco  ,  al quale  avrebbe  dovuto  scaldarsi  il cuore  e  accendersi  la  fantasia.


=Le  divisioni  del lavoro e  l'esclusività  nella  formazione  culturale  , oltre  appunto  alla  separazione   fra  pensiero  ed azione  , fra  ragione  e sensibilità , dalle  prime   provocate  , creano  la deformazione fisica  e  psichica  degli  individui. L'optimum  è  rappresentato invece dall' unificazione  psicologica ,  dalla  formazione  di  attitudini  generali  plurivalenti , dalla  possibilità  di scambiare  le funzioni . La  prima  esigenza  è  la  formazione  completa  dell'uomo , in  particolare  la formazione di  personalità  uniche  e  differenziate nella  loro  unità , non  per via  di esclusione. Le  diverse  "combinazioni" esprimono la compresenza  di tutte  le attitudini ;  individuante   è  la  diversa  accentuazione . Il  problema  è  di grande  interesse anche  per  le  concrete  riforme scolastiche ;  solo  una   formazione  unitaria di base , fino  addirittura  all'università , sia  pure  con  diverse  articolazioni,  può  garantire  lo sviluppo  totale  dell'uomo .  In  particolare  è  deformante ,  condiziona  ed  isterilisce l'uomo , la  separazione  di pensiero  ed  azione , di filosofia e  tecnica , di arte  e  funzioni sociali.

sabato 2 gennaio 2021

FIABE ITALIANE a cura di: Italo Calvino " L'UOMO CHE USCIVA SOLO DI NOTTE"

 2--1--2021

Ai tempi  di  Babì  Babò  viveva  un  povero uomo  pescatore con tre  figlie  da marito. C'era  un giovane che ne voleva  in moglie  una,  ma   era  uno  che usciva  solo  di notte , e  la gente  non  se ne fidava.  Così  la maggiore  non lo  volle per marito e la seconda  nemmeno;  invece  la terza accettò. Le  nozze  si fecero di notte, e  appena  furono  sole, lo sposo  le disse :---Devo  dirti  un segreto : sono stato  stregato  , e  la mia  condanna è d'essere   tartaruga durante  il giorno , e  tornare  uomo   solo di notte ; da questa  condanna  posso  liberarmi  solo  in  un  modo  ; devo  lascare  mia moglie subito  dopo  le nozze e fare  il giro  del mondo , di notte come  uomo e di giorno  come  tartaruga ; se  tornato  dal giro  del mondo  troverò  mia  moglie  che  m'è  rimasta  fedele e ha  sopportato  ogni disavventura per amor mio , ridiventerò  uomo per sempre.
--Sono  pronta , --disse la sposa.
Lo sposo  le infilò  al dito  un anello con  un diamante ;--In  tutte  le occasioni , questo  anello ti servirà,   se  saprai  usarlo  per il bene .  Era  venuto il giorno , e lo  sposo  si trasformò  in tartaruga; e con il suo lento passo , partì  per il giro del mondo.
La sposa andò  a girare  per la città  per trovare  un lavoro  . Incontrò  un bambino che piangeva e disse  alla madre  :-Datemelo  in braccio  a me  , che lo farò  tacere.
--Brava  , sarete  , a farla  tacere , -  disse la  madre.  -  è  tutto  il giorno che piange.
--Per  la virtù del diamante , --disse la sposa ,--che il bambino rida,  balli e salti!--E l  bambino si mise  a ridere  , ballare  e saltare .  Poi entrò  in una  bottega  di  panettiere e disse alla padrona :--Prendetemi a lavorare  con voi , e  non  ve ne pentirete--.La  presero  a lavorare  , che tutti  vengano  a comprare  il pane  in questa  bottega, finché  ci lavorerò io!--Cominciò  un  andirivieni  nella  bottega che  non  finiva più. Vennero  anche  tre  giovanotti ,che,  vista  la bella  sposa  , s'innamorarono di lei .--Se  mi lasci  passare  una  notte  nella  tua stanza ,--le disse  uno  dei tre , --ti  do mille  franchi.
--E  io,  --disse l'altro , --te ne do  duemila.
--E io tre,--disse  il terzo.
Lei  si fece  dare  i tremila franchi dal terzo e  la sera lo fece  entrare di nascosto  in bottega.
--Aspetta  un momento ,--gli disse ,--che metto  il lievito  nella  farina  , anzi  fammi  questo  piacere : mettiti  tu  un  momento  a impastare.
L'uomo si mise  a impastare  , e  impasta , impasta , impasta , per  la virtù  del diamante   non potè togliere  le braccia  dalla  pasta e  continuò  a impastare fino a giorno.
--Be'  , finalmente hai  finito! - gli disse  lei.--Ce  ne hai  messo  di tempo!
E lo cacciò  via.
Poi  disse  di si  a quello dei  duemila franchi , lo  fece entrare appena  buio , e quello gli disse  di soffiare   un  momento  sul fuoco  , se  no  si  spegneva  . Lui  soffia  sul fuoco  , soffia  sul fuoco , per  la virtù   del diamante  continuò  a soffiare  sul fuoco  , gonfio in faccia  come  un  otre, fino  alla mattina dopo .
--Che   modo  di fare! -- gli disse  lei  alla mattina,  vieni  a  trovare me  e passi  la notte a soffiare  nel fuoco!--E lo cacciò via.
La sera  dopo,  fece  entrare  quello  dei  mille franchi .--Io  devo  mettere il lievito  , -gli disse ;   intanto va' tu a chiudere  la porta. L'uomo chiude la porta , e  per virtù  del diamante la porta si  riapre. Richiude e riapri, passò  la notte  e venne  il mattino.
--L'hai  chiusa  , questa  porta,  finalmente ?  Be ', adesso riaprila e  vattene.
I  tre  uomini , carichi  di rabbia  , andarono   a  denunciarla . A  quel  tempo  oltre gli  sbirri  c'erano  anche  le donne  -sbirro che  servivano  per quando c'era  da arrestare  una donna . Così  quattro  donne-sbirro  andarono   per arrestare  la sposa.
--Per  virtù  del diamante  ,--disse la sposa ,--che  queste  donne si pigliano  a schiaffi  fino a domattina.
E  le quattro  donne-sbirro   presero  a tirarsi  manrovesci l'un  l'altra da gonfiarsi  la faccia  di due  dita  ogni  volta.  Vedendo  che non  tornavano  le quattro   donne-sbirro  con  l'arrestata , furono  mandati  quattro sbirri  a cercarle.  La sposa  li vide   arrivare e dice :- Per  la virtù  del diamante , che   questi  uomini si mettano  a saltare  alla cavallina,-e sull'istante , uno degli  sbirri si   abbassò con  la schiena , un altro  gli puntò  le mani  sulla  schiena e  saltò , e gli altri   due  dietro, e  così presero a saltare alla cavallina uno  dopo l'altro.
In  quel  momento  , col  suo passo  trotterellante  , ecco che  arriva una tartaruga . Era  il  marito che tornava  dal giro nel  mondo, e ritrovando  la moglie , tac!  , ridiventò  un bel giovane e tale  rimase accanto a lei fino a tarda  età.
(riviera  ligure  di ponente)

= cari auguri  di un nuovo anno ai bambini, che possano riprendere serenamente il cammino  della vita ritornando a scuola e ad una vita  tranquilla e serena, per la loro età; 
un pensiero a quei bambini che vivono la difficoltà della vita nei campi profughi; 
un pensiero a quei bambini che vivono in una realtà difficile nella miseria morale e fisica.

GABRIELE D'ANNUNZIO LIRICHE

 2--1--2021

                CONSOLAZIONE
Non   piangere più. Torna   il diletto  figlio
a  la tua  casa. è    stanco  di mentire.
Vieni;  usciamo.   Tempo  è di  rifiorire.
Troppo  sei  bianca ;  il volto  è quasi un  giglio ,
        Vieni ; usciamo .  Il  giardino  abbandonato
serba  ancora  per  noi  qualche  sentiero.
Ti  dirò  come  sia  dolce  il mistero
che  vela  certe  cose del  passato.
        Ancora  qualche  rosa  è ne' rosai,
ancora  qualche  timida  erba  odora.
Ne  l'abbandono  il  caro  luogo  ancora
sorriderà, se  tu  sorriderai.
        Ti  dirò  come  sia  dolce  il sorriso
di certe  cose  che  l'oblio  afflisse.
Che  proveresti  tu  se  ti  fiorisse
la terra  sotto  i piedi , all'improvviso?
        Tanto   accadrà , ben  che  non  sia  d'aprile.
Usciamo . Non  coprirti  il capo.  è  un lento
sol  di settembre ;  e ancor  non  vedo  argento
su  'l  tuo   capo , e  la riga è ancor  sottile.
        Perché ti  neghi  con  lo sguardo  stanco?
La   madre  fa  quel  che  il  buon  figlio  vuole.
Bisogna  che  tu  prenda  un  po' di sole,
un po'  di sole su  quel  viso  bianco.
        Bisogna  che  tu  sia  forte  ; bisogna  
che  tu  non  pensi  a  le  cattive  cose....
Se  noi  andiamo  verso  quelle  rose,
io  parlo  piano  , l' anima  tua  sogna.
        Sogna ,  sogna  , mia  cara  anima!  Tutto,
tutto  sarà  come  al  tempo  lontano.
Io metterò  ne  la tua  pura  mano 
tutto  il mio cuore  . Nulla  è  ancor  distrutto.
        Sogna,  sogna! Io  vivrò  de  la tua  vita.
In  una  vita  semplice e  profonda
io  rivivrò  . La  lieve  ostia  che  monda
io  la riceverò  da  le tue  dita.
        Sogna  ché  il tempo  di  sognare  è giusto.
Io  parlo  . Di' :  l'anima  tua  m'intende?
Vedi?  Ne  l'aria  fluttua  e  s'accende
quasi  il fantasma  d'un  april  defunto.
        Settembre  (di': l'anima  tua  m'ascolta?)
ha  ne  l'odore  suo, nel  suo  pallore,
non  so,  quasi  l'odore ed   il pallore
di qualche  primavera dissepolta.
        Sogniamo  , poi  ch'è  tempo  di sognare .
Sorridiamo . è la  nostra  primavera ,
questa  . A casa , più tardi  verso  sera ,
vo' riaprire  il  cembalo e suonare.
        Quanto ha  dormito  , il cembalo!  Mancava,
allora , qualche  corda ;   qualche  corda
ancora   manca. E  l'ebano  ricorda 
le  lunghe  dita  ceree  de  l'ava.
        Mentre che  fra  le  tende  scolorate 
vagherà  qualche  odore  delicato,
(m'odi tu?) qualche  cosa  come  un fiato
debole  di viole un po' passate,
        sonerò  qualche  vecchia  aria  di danza,
assai  vecchia , assai  nobile , anche  un poco
triste ;  e il  suono  sarà  velato  , fioco,
quasi  venisse da  quell' altra  stanza.
        Poi  per  te  sola io  vo'  comporre un  canto
che  ti raccolga  come  in  una  cuna,
sopra  un  antico  metro , ma  con  una 
grazia  che  sia  vaga  e  negletta alquanto.
        Tutto sarà  come al tempo  lontano.
L'anima  sarà  semplice  com'era ;
e a te  verrà  , quando vorrai  , leggera
come vien  l'acqua  al  cavo  de  la mano.


venerdì 1 gennaio 2021

ANNO 2021 AUGURI!

 1--1--2021
Oh!   Signore  fa  di  me  uno istrumento  della  tua pace;
Dove      è odio , fa  ch'io  porti  l'Amore;
Dove  è  offesa, ch'io  porti  il  Perdono;
Dove  è  discordia  , ch'io  porti  l'Unione;
Dove  è  dubbio, ch' io  porti  la pace;
Dove  è errore  , ch'io  porti  la verità;
Dove  è disperazione, ch'io  porti  la Speranza;
Dove  è tristezza , ch'io  porti  la Gioia;
Dove  sono  le tenebre  , ch'io  porti  la Luce;
Oh! Maestro  , fa  ch'io  non cerchi  tanto:
Ad  essere  consolato, quanto  a  consolare;
Ad essere   compreso  , quando  a  comprendere ;
Ad  essere  amato  quanto  ad amare 
Perché  è  quando  
Si  è:  Dando  che si  riceve,
Perdonando  che  si è perdonati
Morendo  , che  si  risuscita  a  Vita  Eterna.

=Auguri  di  un nuovo anno , di speranza  e di pace a:
All'umanità , dopo un terribile anno;
All'Europa, che possa camminare verso una vera unità, nei valori della democrazia(libertà, uguaglianza, fraternità),  possa scoprire in un nuovo cammino di evangelizzazione, la sua identità cristiana;
All'Italia , che possa  ripartire per un nuovo cammino di sviluppo economico, e culturale dopo un anno così particolare;
Al  medio-oriente, che possa finalmente iniziare un cammino di pace  e di giustizia sociale e di progresso;
Auguri  al nostro Presidente, a tutta la classe politica, che possa  con responsabilità guidarci nel nuovo anno,
Auguri , al Santo Padre Papa Francesco, e a tutti  i capi delle chiese  cristiani d' Europa. 
che  i cristiani, dell'Europa , possano comprendere l'importanza di un incontro fraterno, e di una volontà di affrontare insieme le sfide del terzo millennio.