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sabato 30 aprile 2022

La canzone di Legnano "Il Parlamento" Giosue Carducci

30--4--2022
        1
Sta  Federico  imperatore in  Como.
Ed  ecco  un messaggero entra  in Milano
Da  Porta  Nova  a briglie  abbandonate .
"Popolo   di Milano , ei  passa  e chiede,
"Fatemi  scorta  al console Gherardo .
Il  console era in mezzo   de la  piazza,
E il  messagger  piegato in su  l'arcione
Parlò  brevi  parole  e spronò  via.
Allor fe'  cenno  il  console Gherardo,
E  squillaron  le trombe a  parlamento.

        2
Squillarono  le trombe  a parlamento;
Ché  non  anche  risurto era  il palagio 
Su' gran  pilastri , né  l'arengo v'era ,
Né  torre  v'era a la  torre  in cima
La  campana  . Fra  i ruderi che neri
Verdeggiavan  di  spine , fra  le basse 
Case di legno , ne la breve  piazza
I  milanesi tenner  parlamento
Al  sol  di maggio . Da  finestre e porte
Le donne riguardavano  e i  fanciulli.

        3
"Signori  milanesi," il  consol dice,
"La  primavera in fior  mena  tedeschi
Pur  come  d'uso . Fanno  pasqua  i  lurchi
Ne  le lor  tane , e poi  calano a valle.
Per  l'Engadina due  scomunicati
Arcivescovi trassero lo sforzo.
Trasse  la bionda  imperatrice  al sire
Il cuor  fido e un  esercito novello.
Como è co' i forti , e  abbandonò la lega".
Il popol  grida :" L'esterminio a Como!"

        4
"Signori   milanesi ," il  consol dice ,
"L'imperator, fatto lo stuolo in Como ,
Move l'oste a raggiungere il marchese
Di  Monferrato ed  i  pavesi . Quale 
Volete , milanesi?  od  aspettare
Da  l'argin  novo riguardando in arme,
O  mandar  messi  a Cesare, o affrontare
A  lancia e spada il Barbarossa in campo?"
"A  lancia  e spada ," tona  il parlamento,
"A  lancia e spada , il Barbarossa , in campo!"

        5
Or  si fa  innanzi  Alberto  di Giussano.
Di  ben  tutta  la spalla egli  soverchia
Gli  accolti  in piede al console  d'intorno .
Ne  la gran  possa de la  sua  persona 
Torreggia  in mezzo  al   parlamento :  ha  in mano
La  barbuta : la  bruna  capelliera
Il lato  collo  e l'ampie  spalle  inonda.
Batte  il sol  ne la  chiara  onesta  faccia,
Ne  le chiome e ne  gli occhi risfavilla.
E la sua voce  come  tuon  di maggio.

        6
"Milanesi, fratelli , popol  mio!
Vi sovvien" dice   Alberto  di  Giussano
"Calen  di marzo? I  consoli sparuti 
Cavalcarono   a Lodi , e  con  le spade 
Nude  in man  gli  giurar  l'obedienza.
Cavalcammo trecento , gli  ponemmo
I nostri belli  trentasei stendardi. 
Mastro  Guitelmo  gli  offerì  le chiavi
Di  Milano affamata . E  non fu  nulla".
        
        7
"Vi  sovvien"  dice  Alberto  di Giussano
"E dì  sesto  di marzo?  A  i piedi ei volle 
Tutti  i fanti  ed   il popolo  e le  insegne.
Gli  abitanti  venian  de  le  tre  porte,
Il  carroccio  venia  parato a guerra ; 
Gran  tratta  poi  di popolo  , e  le croci 
Teneano  in mano. Innanzi  a lui  le trombe
Del  carroccio  mandar  gli ultimi  squilli ,
Innanzi  a lui  l'antenna  del carroccio
Inchinò  il gonfalone. Ei  toccò i lembi".

        8
"Vi  sovvien?"  dice  Alberto  di Giussano;
"Vestiti  i sacchi  de la  penitenza ,
Co' piedi  scalzi  , con  le corde  al collo,
Sparsi  i capi  di cenere , nel fango
C'inginocchiammo, e  tendevam  le braccia,
E  chiamavam  misericordia . Tutti
Lacrimavan, signori e cavalieri,
A lui  d'intorno . Ei  , dritto, in piedi, presso
Lo  scudo  imperial, ci  riguardava,
Muto , co  'l  suo  diamantino sguardo".

        9
"Vi  sovvien" dice  Alberto di  Giussano
"Che  tornando  a  l'obbrobrio la  dimane
Scorgemmo da  la via  l'imperatrice
Da  i cancelli a guardarci?  E  pe' i cancelli 
Noi  gittammo  le croci a lei gridando 
---O  bionda  , o bella imperatrice , o fida,
O pia  ,  mercé,  mercé  di nostre  donne!--
Ella  trassesi  indietro  . Egli  c'impose
Porte e  muro atterrar  de  le  due cinte
Tanto  ch'ei  con  schierata  oste  passasse".         

        10
"Vi  sovvien?"  dice   Alberto di  Giussano;
"Nove  giorni  aspettammo ; e  si partiro
L'arcivescovo i  conti  e  valvassori.
Venne  al decimo il bando--Uscite , o tristi,
Con  le donne co' i figli e con  le  robe:
Otto  giorni  vi dà  l'imperatore.--
E  noi  corremmo urlando a  Sant'Ambrogio ,
Ci  abbracciammo  a gli  altari ed  a i  sepolcri.
Via  da  la chiesa , con  le donne e i figli,
Via  ci  cacciaron  come  can  tignosi".

        11
" Vi  sovvien" dice Alberto di Giussano
"La  domenica  triste de  gli ulivi?
Ahi passion  di Cristo e di Milano!
Da  i quattro  Corpi  santi  ad una  ad una 
Crosciar  vedemmo  le trecento  torri  
De  la cerchia ;  ed  al  fin  per  la ruina 
Polverosa ci  apparvero le case 
Spezzate  ,  smozzicate , sgretolate ;
Parean  file  di scheletri in cimitero.
Di sotto,   l'ossa  ardean  de'  nostri  morti".

        12
Così  dicendo  Alberto di  Giussano
Con  tutt'e due   le man  copriasi  gli occhi,
E singhiozzava :  in  mezzo  al parlamento
Singhiozzava  e  piangeva come  un fanciullo.
Ed  allora  per tutto  il parlamento 
Trascorse  quasi un fremito di belve.
Da  le  porte  le donne  e da  i  veroni ,
Pallide  , scarmigliate , con  le braccia  
Tese  e gli occhi  sbarrati al parlamento ,
Urlavano --Uccidete il  Barbarossa!--

        13
"Or ecco ,"  dice  Alberto di  Giussano
"Ecco , io  non piango più  . Venne  il  dì  di nostro ,
O milanesi , e  vincere  bisogna.
Ecco: io  m'asciugo  gli occhi  , e  a te  guardando ,
O bel sole  di Dio , fo  sacramento :
Diman  da sera  i nostri  morti  avranno 
Una dolce  novella in purgatorio;
E  la rechi  pur io !" Ma  il popol  dice:
"Fia  meglio  i messi  imperiali " . Il  sole
Ridea   calando  dietro  i Resegone.


sono i versi  che mi ricordano i tempi della scuola, ma  rileggendoli , oggi mi fanno riflettere sulla nostra storia; sulla nostra volontà di combattere per la nostra libertà, contro qualsiasi tirannia. Oggi questi versi suonano profetici contro  le nuove tirannie, dedico questi versi alla resistenza ucraina, ricordando  che  la resistenza contro un esercito invasore si combatte con le armi; da qui l'importanza di aiutare il popolo ucraino anche con le armi.  Ma nello stesso tempo bisogna trovare altre vie , per fermare questi orrori.

mercoledì 27 aprile 2022

Perdonare: un cammino lungo e difficile!

 27--4--2022
Il  cuore della  Torah:
Da  Matteo:
"Amerai  il Signore Dio  tuo  con tutto il tuo  cuore e con  tutta  l'anima tua  e con  tutta  la tua mente ; questo  è  il più grande ed  il primo comandamento . Il secondo gli è  simile : Amerai  il prossimo  tuo  come te stesso. Su  questi due  comandamenti  si fonda  tutta  la legge  e i Profeti".
Tutto il Vangelo , poggia su questi  due  comandamenti.
Come  afferma ,Martin  Buber, per amare Dio è necessario ,che  l'uomo incontra l'altro. Solo  in questo modo può  iniziare  un cammino spirituale. Prima di tutto è necessario imparare ad amare l'uomo.
L'amore  è un  sentimento  , che l'uomo  deve imparare  a  costruire  , giorno  dopo giorno , nel suo cuore.
Da  Matteo:
" Amate  i vostri  nemici e pregate per quelli che  vi  perseguitano , affinché  siate  figli  del Padre vostro  che  è  nei cieli , il  quale  fa levare il  suo sole  sui  cattivi e  sui buoni e fa piovere  sui  giusti  e sugli  ingiusti".
Quando  si parla  di perdono , bisogna  comprendere , quale  sia  l'azione cattiva , che come credente , come  persona , bisogna  perdonare . Le  piccole dispute , gli screzi, sono perdonabili;  ma  il male  , quando  provoca  sulla  vittima , forti traumi , allora  diventa difficile , e quasi impossibile.
Da  Matteo:
" Allora  Pietro  avvicinatosi  , gli  disse:" Signore  , se mio fratello pecca contro di me,  quante volte   dovrò  perdonargli?  Fino  a sette  volte  sette? ".  E  gli  dice Gesù:" Non  ti dico  fino  a sette  volte  , ma fino  a settanta  volte sette".
Il perdono , entra nel sentimento della "misericordia" ,ma,  per  la natura dell'uomo , il sentimento di pietà , di misericordia , verso il proprio carnefice , il nemico , non è  comprensibile. Solo  , alla luce della fede , vige  la speranza  , che LUI ,  diventi guida , sostegno , in un cammino , lungo e   carico di difficoltà, che deve condurre al "Perdono".
La psicologia, è  la scienza  che  studia  , la dinamica  della psiche   umana;  quando  ci si trova  difronte  ad  un forte trauma  conseguente al male ricevuto , è l'unico  strumento . Mediante  il quale . la "vittima" inizia  un percorso per  uscire  dal  dolore. Il "perdono" , in definitiva è  il percorso , per uscire  dal tunnel della sofferenza ,  per liberare  la mente di tutto il male  sofferto.
Da  Giovanni:
" Vi do un comandamento nuovo:  di amarvi  gli uni  gli altri; come io ho  amato  voi , così voi  amatevi  gli uni  gli altri . Da questo  conosceranno  tutti  che siete miei  discepoli, se avete amore gli uni per gli altri".
Amare il prossimo , tuo  fratello  , tua sorella ,  vuol dire rispettare la persona , la dignità dell'altro , quindi :
"Non uccidere, non calunniare, non invidiare , non rubare".
Il cristiano , deve  necessariamente vivere il Vangelo, solo  in  questa  dimensione , può essere testimone di LUI. Essere , cristiani(cattolici), non vuol dire ballare con le statue , ed uccidere il prossimo!
Ho vissuto   trent'anni  di aggressione , violenza , persecuzioni, infamie , menzogne;  ho affrontato  una guerra di trincea  , con  una realtà  bestiale e di fango.  Nel  mio cuore , non c'è  mai stato né odio , né rancore . Le ferite che mi sono state inflitte sono  così profonde , che ancora oggi  non  si  rimarginano, e fanno tanto male.
La legge italiana, il parlamento europeo, mi danno  il diritto  denunciare ; ma io  ho deciso di utilizzare come mezzo per la  denuncia  il mio Blogger,  consegnando  al giudizio  del mondo civile , la  marmaglia , che mi ha  aggredito.
I post, pubblicati  , a distanza  di tempo , con  la serenità  di oggi , hanno  la funzione di aiutarmi ad  uscire  fuori dal tunnel  e nello stesso tempo , esigo  portare , la  marmaglia bestiale  , ad assumersi  la responsabilità  delle proprie azioni.
Ci sono altri due post , da pubblicare  , a suo tempo.
L'acqua sporca ,non è mia , non mi fa paura ,  voglio che il fango  di  questa  realtà  sociale che mi circonda emerga  alla luce del sole.

martedì 26 aprile 2022

La costruzione della felicità di: Martin E.P. Seligman "Felicità nel presente"

 26--4--2022
La felicità  nel presente  è costituita  da  stati  assai  diversi dalla   felicità  riguardo  al passato e al futuro , e  a sua volta  si suddivide  in due  categorie  diverse:  i piaceri, e le gratificazioni.
I piaceri sono sensazioni gradevoli che  hanno  chiare   componenti sensoriali  e forti componenti  emotive , quel che i filosofi  definiscono" sensazioni grezze"; gioia , eccitazione , orgasmo , beatitudine,  allegria, esuberanza  , benessere.
I piaceri sono fugaci, effimeri, e  richiedono un'attività di pensiero  minima o nulla.
Le gratificazioni sono attività  che  ci fa molto  piacere  praticare ma che  non necessariamente  sono  accompagnate  da sensazioni   grezze; ci prendono a fondo , ci  "prendono"  totalmente , facendoci  perdere  la consapevolezza  di noi  stessi . Le gratificazioni durano  più a lungo  dei piaceri , richiedono  un'attività di pensiero e  interpretazione  non indifferente,  non procurano  facilmente  assuefazione , e  sono sostenute  dalle  nostre potenzialità  e virtù.
=il piacere di conversare con qualcuno  con cui ci troviamo in sintonia, il piacere di leggere un buon libro ecc.=

I  piaceri fisici:
I piaceri  fisici sono   immediati, ci  giungono  attraverso  i sensi e sono  momentanei . Necessitano  poco o nulla  di interpretazione . Gli organi di senso , per ragioni  evolutive,  sono sensibilissimi alle emozioni  positive; l'atto di  toccare , gustare , odorare ,può provocare piacere. Malgrado  le sensazioni  gradevoli che i piaceri  fisici  arrecano  in modo  tanto  infallibile , tuttavia non  è facile   costruire  la propria vita  intorno  a essi, perché sono  soltanto  momentanei. Si dissolvono   rapidamente ,non appena  cessa  lo stimolo esterno , e ci  abituiamo  a essi molto in fretta(assuefazione),per  cui spesso abbiamo  bisogno  di dosi  via via  maggiori, per provocare  la stessa  emozione della prima volta.

I piaceri  superiori :
I piaceri  superiori hanno  molti  aspetti  in comune  con  i  piaceri  fisici.  Come  questi ultimi, hanno    
positive  "sensazioni  grezze", sono anch'essi   momentanei  , si  dissolvono  facilmente  e ci  si fa presto l'abitudine . Ma essi   sono innescati  da eventi  più complessi . Sono  più cognitivi , e  anche  assai  più  numerosi e  vari  dei piaceri fisici.
I piaceri   ad alta intensità includono ; entusiasmo  , beatitudine , estasi, eccitazione . ilarità , euforia  , esultanza .
I piaceri   a moderata intensità includono;  esuberanza , animazione , vigore ,  gaiezza , allegria , gioia, buon umore , attrazione  e divertimento .
I piaceri a bassa intensità includono; senso  di armonia , appagamento, benessere , rilassamento. 

Le  gratificazioni:
Il verbo " piacere" esprime sia una sensazione positiva come un piacere , sia  una sensazione positiva che riguarda una gratificazione.
Non  la  presenza  di piaceri ma  l'essere  totalmente  assorbiti  da quella  data attività , la sospensione della consapevolezza  di sé , l'entusiasmo  appassionato  che le gratificazioni producono definiscono  il  gradimento di quelle attività . Il fatto di essere  totalmente assorbiti  , infatti, blocca  la consapevolezza  di sé , e le  emozioni sono quasi  totalmente assenti.  In questa  distinzione risiede  la differenza  tra  "vita  piacevole"  e " ben-essere"
Mentre  noi moderni abbiamo  smarrito  la distinzione  tra   piaceri  e gratificazioni , gli antichi greci ne avevano un'acuta   consapevolezza , uno  dei tanti   in  cui  ne sapevano più di noi  moderni. Per  Aristotele  , infatti, la felicità (eudaimonia), da  non  confondersi  con i piaceri fisici, è  affine  alla grazia nella  danza;  non è un fenomeno  che l'accompagni o  la concluda;  ne  è parte   integrante . 
Parlare  del "piacere"  della contemplazione significa dire  che  la contemplazione si fa  per se  stessa , per  il piacere  di  farla, appunto ; non  alludere   a una  qualche emozione che l'accompagni . L'eudaimonia ,ciò  che io  chiamo  gratificazione , è  parte integrante dell'azione giusta.  Non può  derivare  dal piacere   fisico né  essere  indotta  chimicamente , o ottenuta  tramite  scorciatoie .  Può essere ottenuta   esclusivamente  attraverso  un'attività  finalizzata  a nobili  scopi .
I piaceri  hanno a che fare  con i sensi e le emozioni. Le gratificazioni hanno a che fare con l'esercizio  delle  potenzialità e virtù dell'individuo.
Il  piacere  è una  potente  fonte di emozioni , ma  non  produce   cambiamento ;  è una  forza  conservatrice  che ci fa  desiderare  di soddisfare  delle  necessità. Viceversa , gli  " enjoy-ments, o gratificazioni, non sempre sono piacevoli , talvolta possono essere stressanti.
Le varie strategie  possibili  che possono  portare  il tasso di emozione  positiva  ai massimi  livelli della quota fissa di felicità sono:
la  gratitudine , la  capacità  di perdonare, l'emancipazione dalla tirannia del  determinismo , per accrescere  le emozioni  positive  riguardo al passato; l'arte   di apprendere la speranza e l'ottimismo attraverso  la discussione ,  per accrescere  le emozioni positive riguardo al futuro; imparare  ad  assaporare  l'attimo fuggente  e esservi presente  appieno , per  accrescere  i piaceri  del presente.

Potenzialità e virtù: Abramo Lincoln, Primo discorso inaugurale, 4 marzo,1861

 26--4--2022
Noi  non siamo  nemici ma amici. Non  dobbiamo  essere  nemici.      La  passione  , che  può  aver  dolorosamente  compromesso i nostri   vincoli d'affetto , non  li deve  tuttavia  spezzare . Le  mistiche  corde  della memoria  , protendendosi da ogni  campo  da  battaglia e da  ogni  fossa  in cui  giace  morto  un patriota , a  toccare  ciascuno  cuore  e  focolare di questo  di questo  grande Paese,  andranno  ancora  a unirsi  al   coro  dell'Unione  , quando  nuovamente saranno  toccate ,come  di certo accadrà , dai  migliori angeli della nostra  natura.

I piaceri: C. Kavafis, Itaca

26--4--2022

Che  i  mattini  d'estate  siano tanti, quando  nei  porti-finalmente , e  con  che  gioia -toccherai  terra  tu,  per  la prima volta; negli  empori  fenici indugia , e  acquista  madreperle , coralli, ebano e ambre ,tutta merce fina, anche  profumi   penetranti  d'ogni  sorta ;  più  profumi  inebrianti che puoi...

lunedì 25 aprile 2022

Lettere sull'educazione estetica di: Friedrich Schiller "Lettera decima 2"

 25--4---2022
=Finché  Atene  e Sparta  conservarono  la loro  indipendenza  ,  e il  rispetto  per le leggi servì  di  fondamento  alla  loro   costituzione, il  gusto   era  ancora  immaturo , l'arte  ancora  nella   sua infanzia  e la bellezza   ancora lontana   dal   signoreggiare   gli animi . La  poesia  aveva  sì già   compiuto   un volo   sublime , ma  solamente  con  le ali  del genio  , che come  sappiamo   confina  con  la  selvatichezza ed è  una luce  che  volentieri rifulge  fra  le tenebre ;  il che  depone  piuttosto  contro  il gusto  del   suo secolo che  non  in favore  di questo . Quando  sotto   Pericle  ed Alessandro  venne  l'aurea   età  delle arti  e il  dominio   del gusto  si fece  più generale  , la  forza  e la libertà  della  Grecia  scomparvero; l'eloquenza falsò  la verità  , la  sapienza   nella bocca  di un Socrate e la virtù  nella  vita  di un  Focione  parvero  offensive . Come  sappiamo , i Romani  dovettero  prima  esaurire  la loro  forza  nelle guerre  civili e,  effeminati dal lusso  orientale  , piegarsi  sotto  il giogo  di un  fortunato  monarca  , prima  che l'arte  greca  trionfasse della  rigidità del  loro carattere . Anche  per  gli  Arabi non  sorse  l'aurora  della   cultura , finché  l'energia  del loro  spirito  guerriero  non  s'infiacchì  sotto  lo scettro degli  Abbasidi. Nell'Italia  moderna  l'arte  bella  non si mostrò   se non  dopo  la distruzione della   gloriosa  Lega Lombarda ; Firenze  si era  assoggettata  ai  Medici  e lo spirito   d'indipendenza  in tutte  quelle  coraggiose   città  aveva ceduto  il posto  ad una  ingloriosa  rassegnazione. 
è  quasi   superfluo  ricordare  ancora l'esempio  delle   nazioni  moderne  , presso  le quali la raffinatezza  ha  progredito a  misura  che  veniva meno  l'indipendenza. Dovunque volgiamo  lo sguardo  nel mondo  passato , vediamo  sempre  il gusto estetico  e la libertà  fuggire  l'uno dall'altra  , e  la bellezza  fondare il suo dominio soltanto  sulla rovina  delle virtù eroiche.
Eppure  è proprio questa  energia  del carattere , con  la  quale  si acquista  di solito  la cultura  estetica  , lo  stimolo più  efficace  ad  ogni  grandezza ed  eccellenza nell'uomo , la cui  mancanza  nessun  altro  pregio,   per quanto  grande  ,può  sostituire . Se  ci si  riferisce dunque unicamente  a quello  che  le  esperienze  insegnano  fino  ad oggi  sull'influenza della  bellezza , ma  non si  può  in realtà  essere  incoraggiati  a coltivare   sentimenti  che  sono  tanto  pericolosi   alla vera cultura  dell'uomo ; a  rischio  d'incorrere  nella  rozzezza e nella  durezza ,  si farà  a meno  della forza  dissolvente  della bellezza , piuttosto  che vedersi   esposti  agli  effetti  snervanti della  raffinatezza  , malgrado  tutti  i suoi  vantaggi . Ma  forse  l'esperienza  non è  il tribunale  dinanzi  al quale  si può  risolvere  una   questione  come questa , e prima  di dar  peso  alla sua  testimonianza , dovrebbe  essere  posto  fuori  dubbio che  la bellezza  di cui  noi  parliamo  sia  la medesima contro  la  quale  depongono  gli esempi  indicati. Ma  ciò  sembra  presupporre un  concetto  della bellezza di origine  diversa    dall'esperienza , perché  deve servire  a riconoscere  se ciò  che  nell'esperienza  si  chiama  bello porta  a buon  diritto  tale nome.
Poiché  non può  essere  attinto  da nessun  caso  reale  , ma  piuttosto  regola  e guida  esso  stesso  il nostro  giudizio  sopra   ogni  caso reale , questo  puro  concetto razionale  della   bellezza dovrebbe  dunque  poter  esser  cercato per  via  dell'astrazione   e dedotto  già  dalla  possibilità  della  natura  sensibile-razionale :  insomma  la bellezza  dovrebbe potersi  presentare  come  una  condizione  necessaria  dell'umanità . Dobbiamo  dunque  ormai  elevarci  al puro concetto  dell'umanità  e poiché  l'esperienza  ci mostra   solo  singole  condizioni di uomini   singoli , e mai  l'umanità intera , da queste  sue  individuali  e mutevoli manifestazioni dobbiamo   cercare  di  scoprire l'assoluto e il  permanente , e  d'impadronirci  delle   condizioni necessarie della  sua  esistenza , rigettando  ogni  limite  accidentale. Questa  via  trascendentale  ci  allontanerà  certamente  per qualche  tempo  dalla  cerchia  familiare dei  fenomeni  e dalla  presenza  viva  delle  cose, per  trattenerci  nell'arido  campo  dei  concetti   astratti ;  ma  noi  cerchiamo  di  conquistare  un  solido  fondamento  di conoscenza , che nulla  più debba  scuotere  , e  chi  non osa  elevarsi al di sopra della  realtà  non  conquisterà  mai la verità.

= desidero  semplicemente  dare il mio  giudizio sull' accaduto sul treno  Genova -Milano, purtroppo  viviamo in una società , dal nord al sud dove vige  l'assoluta mancanza di educazione, di senso civico, un popolo  ignorante e maleducato. Non  credo che bisogna dare colpa alla gestione   ferroviaria, bensì alla maleducazione . Anche  se  non c'era alcune indicazione che definisse che la vettura era  tutta prenotata, difronte alle persone che hanno rivendicato il diritto, con tanto di documentazione , e soprattutto  nel caso specifico difronte a dei disabili , era compito dei passeggeri alzarsi ed andare via.
Siamo  di fatto il paese  più ignorante , più maleducato  del mondo civile!