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lunedì 7 aprile 2025

Ippolito Nievo= Le confessioni d'un Italiano

7--4--2025
=Francia   aveva  decapitato  un re  e abolito   la monarchia : il muggito  interno  del vulcano  annunziava  prossima  un'eruzione : tutti  i vecchi  governi si guardavano  spaventati , e  avventavano a precipizio i loro  eserciti per  sopire  l'incendio  nel suo  nascere : non combattevano più  a vendetta  del sangue  reale  ma a propria  salute . Respinti  dal furore  invincibile  delle   legioni  repubblicane , già  Nizza  e Savoia , le due  porte  occidentali  d'Italia , sventolavano il vessillo  tricolore ; già   si   conosceva la forza  degli invasori  nella grandezza  delle  promesse ; e l'urgenza  maggiore  del pericolo  negli  interni  sobbollimenti . Alleanze  e trattati  si preparavano  ovunque  . Napoli  e   il Papa  si  riscotevano  delle  vergognose  paure ; la vecchia   Europa  , destata  nel suo  sonno  quasi  da  un fantasma  sanguinoso , si  dibatteva  da un  capo  all'altro  per  scongiurarlo. Che faceva  intanto la  Serenissima Repubblica  di Venezia? Lo   stupido  Collegio  de' suoi  Savii  avea  decretato  che  la rivoluzione  francese  altro  non  dovea  essere  per loro  che un  punto   accademico  di storia ; avea  rigettato  qualunque  proposta  di  alleanza   d'Austria , di  Torino , di Pietroburgo , di Napoli  , e  persuaso  il Senato  di appigliarsi  unanimemente al nullo  e  ruinoso  partito  della  neutralità  disarmata. Indarno strepitando   l'aulica eloquenza di Francesco Pesano, il 26 gennaio 1793 Gerolamo Zuliani  Savio di  settimana , vinse  il  partito  che   Giovanni  Jacob fosse  riconosciuto  ambasciatore della Repubblica   francese . Libera e ragionata  , una  tal  deliberazione  nulla in  se   avrebbe  racchiuso  di  sconsigliato o di vile ;  poiché  né  legami  di famiglia , né  comunanza  d'interessi , né patti giurati   obbligavano  la Repubblica  a vendicar  la prigionia  di Luigi 16 ° ,  ma  la  venalità  del  proponente  e il  precipitoso   assentimento  del Senato  impressero a  quell'atto  un  colore  di vero  e codardo  tradimento.
La nuova  sparsasi  indi  a poco  , dell'uccisione  del Re , mutò  nell'opinione  dei  governi  la stolta  arrendevolezza  veneziana  in  pagata  complicità ;  dall'una  parte  lo sprezzo  , dall'altra  l'odio  accumulavano  le loro minacce . La  legazione  francese  di Venezia  accentrava  in sé  tutte  le mene  e le speranze   dei  novatori  italiani  ; essa   dava  mano  ad  altri  emissari  che  istigavano  la Porta ottomana  contro  l'impero  e la  Serenissima , per  divertir  quinci  le forze  russe  e  di Germania . Il Collegio  dei Savi  , sempre  rinnovato  e sempre   imbecille  , taceva  al Senato  di  cotali  pericoli :   gli  usciti  trasfondevano  negli   entranti la  stolida  sicurezza  e  la molle  indolenza . Duranti  da   quattordici  secoli  fra  tante  rovine  di ordine  e  imperi ,  pareva  impossibile  un subito  crollo  :   tale sarebbe  un decrepito  che per aver  vissuto  novant'anni  giudicasse  non dover  più morire .
Finalmente nel  cader  della primavera  1794 , dopo   che  fu  violata da   Francia  l'imbelle  neutralità  di Genova  a   danno  futuro  del Piemonte  e di Lombardia , il Pesaro  accennò  altamente  la possibilità   del pericolo e la  non  lontana   emergenza  che  tra  gli  imperiali   scendenti  dal Tirolo  al Ducato  di Mantova  , e  i Francesi   contrastanti  , un  conflitto potesse   nascer  negli  Stati  di terraferma  . Si  riscosse  pur  sonnolento il  Senato  , e  contro  il parere  del Zuliani , del  Battaja e di  altri   conigli  più conigli  degli altri , decretò  che la  terraferma  si   armasse  con nuove  cerne d'Istria  e di  Dalmazia , con  restauri   e   artiglierie  nelle fortezze . Si  salvava  non lo  statuto  ma il  decoro .  I Savi dall'ora , Zuliani  primo  , s'incaricarono  di perdere  anche   questo  . Per  ricattarsi  della  sconfitta  toccata  in Senato ,  deliberarono  di attraversare  l'esecuzione  di quel decreto , e a  tal   fine  si decise di usar  col Senato  il metodo  del  celebre   Boerhaave , il quale  inzuccherava  le pillole de' suoi  ammalati  perché  le inghiottissero senza  gustarne  l'amaro . Si  dimostrò  di poter  far  poco  e a  rilento per  la  povertà  dell'erario ;   si fece   nulla  e mai  ;   ogni  provvedimento si ridusse  a settemila  uomini  stentatamente  raccolti  ed  apposti  a spizzico  nella  Lombardia  veneta . Pesaro  , Pietro suo fratello , ed  uno  fra  i Savi stessi il cui nome  va scevro  , almeno  in questo  , dalla  comune   ignominia , Filippo  Calbo , designarono  al Senato  la mala  fede  di tante  tergiversazioni ;   ma il Senato era  ricaduto  nel suo   cieco torpore , inghiottì  la pillola  inzuccherata  dai Savi, e  non ne  gustò  , no,  per  allora l'amarezza , ma  ne sentì poscia la  velenosa virtù.

=quando oggi c'è di simile nella drammatica situazione internazionale? Ancora una volta , vizi e virtù del popolo italiano , emergono come tare dalle quale non ci si può liberare; non da meno per il resto della vecchia e da sempre sonnolenta : Europa.

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