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giovedì 16 luglio 2020

DEVOZIONI POPOLARI E CRISTIANESIMO di: Pina Maria Speranza Raciti

16--7---2020
Prima  del Concilio Vaticano 2°,  il popolo di Dio cristiano(della Chiesa  di Roma),era  diviso in:
=  Cristiani  , di seri A, religiosi, sacerdoti, i quali   avevano  l'approccio diretto ai Sacri Test, ed  una  formazione  teologica;
=  Cristiani  di serie Z , i laici, ai  quali  era  negato  l'approccio  ai  Sacri Testi, e senza  alcuna  formazione , la loro vita  di fede , era ,  e purtroppo è,  costituita  ed alimentata , dalle devozioni.  
In poche  parole,  la maggiore parte  del popolo  di Dio , rappresentata  dai laici , era ed è costituita da decerebrati!
Con il Concilio  Vaticano 2°, tutto  il popolo di Dio acquista , uguale  dignità , i laici  , non solo acquistano una  dignità , ma  iniziano  ad avere un ruolo  nel contesto  della Chiesa. Il cammino  è lento , sono molti i tabù, i pregiudizi, che si  sono  accumulati , in duemila anni; ed il tempo necessario  per rimuoverli , è  molto lungo!
Il popolo di Dio è formato da tutti i battezzati,  questo vuole dire , che  è necessaria  una formazione cristiana , e quindi un'educazione , ed  una  conoscenza della propria fede, che  non   si può fermare , al  catechismo per la prima comunione e cresima.
Bisogna entrare in una  nuova ottica, un  cammino di fede è soprattutto  studio , conoscenza , che andando oltre il catechismo  della prima comunione , continua con  lo studio  dei  Sacri Test, della  storia della Chiesa cristiana  fatta di ombre e di luce, con  le basi  elementari  della teologia  cristiana ecc.
Non sarebbe  male  , trasformare ,l'oratorio, delle parrocchie  in aula di studio e  biblioteca!
L' approccio  alla  Parola  come lectio  divina , è  il fondamento  per  un cammino  di fede , che via, via va  maturando , solo la conoscenza della luce  evangelica può  formare i veri cristiani, fede  come vita vissuta nel quotidiano.
Le  statue, cristiani della chiesa  di Roma,  adoratori  di statue!
Le statue , sono l'eredità  , delle religioni  precristiane del mondo greco-romano(il nostro mondo);  rappresentano la debolezza  , il limite, che è  proprio  dell'uomo, della sua necessità di  rapportarsi   con se stesso.  Lo dice la psicanalisi, ma alcuni secoli fà , una grande donna, una mistica  Santa Teresa  d'Avila, in un suo scritto, giustifica questo  atteggiamento umano.
----" la via  della contemplazione , via  giusta  che l'uomo percorre verso la meta finale, LUI; è  una via  che porta  con se una grande tensione, e dato  che noi non siamo angeli, è difficile , da sostenere, essendo  uomini  , con  le nostre fragilità.   Aggiunge, che lei , nei momenti bui della sua vita, preferiva rapportarsi  , con l'umanità di Cristo il Crocifisso.
Ritornando al presente, nelle mie osservazioni,non solo a Belpasso, sebbene  mi è più facile evidenziarli   ,  nella realtà  oggettiva, in cui vivo.
Devozioni  mariane, mi chiedo , se queste devozioni siano amore  per  le statue o per Maria, e  quanta conoscenza di Maria ci sia.
La  preghiera  mariana per eccellenza  è  la recita del Santo Rosario, un vero cammino con Maria, dentro il  Santo  Vangelo .
La verità  è che  ci troviamo difronte ad  un popolo di Dio , non  amato,  non  curato,  non educato.
Maria si conosce , attraverso  la conoscenza  dei Sacri Test,  vivere la propria fede cristiana , vuol  dire  vivere  la propria fede con Maria.  Maria  è la donna  :
del   silenzio,   dell'ascolto,  della  meditazione,  del fiat.
Imparare  a conoscere ed amare Maria, vuol dire andare  alla sua sequela, nel  cammino verso LUI.
      SILENZIO---ASCOLTO---MEDITAZIONE---FIAT
Il  Santo Rosario , è  la  preghiera , la  meditazione,  del cammino  del cristiano, di una fede cristiana e quindi mariana; le coroncine , lasciamole al passato, mettiamole in un museo!

mercoledì 15 luglio 2020

FEDERICO GARCIA LORCA POESIE: "ROMANCERO GITANO"

15---7--2020

La   sposa  infedele 
                    A   Lydia  Cabrera  e  alla  sua  moretta

E  io  che  la  portai  al fiume
credendo  che  fosse  ragazza,
invece   aveva  marito.
Fu  la  notte  di  San  Giacomo
e  quasi  per  obbligo.
Si  spensero  i fanali 
e  s' accesero  i grilli.
Alle  ultime  svolte
toccai  i suoi  seni  addormentati
e  di  colpo mi  s'aprirono
come  rami  di giacinti.
L'amido  della sua   gonnellina
suonava  alle mie orecchie
come  un pezzo  di seta lacerato  da  dieci coltelli.
Senza  luce  d'argento sulle  cime
son  cresciuti  gli alberi
e un  orizzonte di cani 
abbaia  dal fiume.

            *
Passati  i rovi,
i  giunchi  e  gli  spini,
sotto  il cespuglio dei  suoi  capelli
feci  una  buca  nella  fanghiglia.
Io  mi levai  la cravatta.
Lei  si tolse  il vestito.
Io  la  cintura  e  la  rivoltella.
Lei  i suoi  quattro  corpetti.
Non  hanno  una pelle  così  fine
le  tuberose e le  conchiglie
né  i cristalli  alla  luna
risplendono  di tanta luce.
Le  sue  cosce mi  sfuggivano
come  pesci  sorpresi,
metà  piene  di  brace,
metà   piene di freddo.
Corsi  quella  notte
il  migliore  dei  cammini
sopra  una  puledra  di madreperla
senza  briglie  e senza  staffe.
Non  voglio dire , da  uomo,
le cose  che  ella  mi disse.
La  luce  dell'intendimento
mi fa  esser  molto  discreto .
Sporca di   baci  e di sabbia
la  portai  via  dal fiume.
Con  la  brezza si  battevano
le spalle  dei  gigli.
Agii  da  quello che sono,
da vero  gitano.
Le  regalai  un  grande  cestino
di raso  paglierino,
e  non  volli  innamorarmi
perché  avendo  marito
mi  disse che era  ragazza 
mentre  la portavo al fiume.

SAN   Michele
    (Granada)           A  Diego  Buigas  de   Dalmàu

Si  vedono  dalle  balaustre
sul  monte, monte , monte,
muli  e ombre di muli
carichi  di girasoli.

I  loro  occhi  nelle  terre  d'ombra
s'appannano d'immensa  notte.
Nei  gomiti  del  vento
scricchiola   l'aurora  salmastra.

Un  cielo  di muli bianchi
chiude  il suo  occhio di mercurio
dando  alla  quieta  penombra
un finale   di cuori.
E  l'acqua  diventa  fredda
perché  nessuno  la tocchi.
Acqua  pazza  e  scoperta
sul  monte  , monte,  monte.

          *
San  Michele  , pieno  di merletti
nell ' alcova  della  sua  torre,
mostra le sue  belle cosce
cinte  dai  fanali.

Arcangelo  addormentato
nel  gesto  delle dodici
finge  una  collera  dolce
di piume  e di  usignoli.
San  Michele  canta  nei  vetri:
efebo  di  tremila notti
fragrante  d'acqua  di colonia
e lontano  dai  fiori.

             *
Il mare  danza  sulla  spiaggia
un  poema  di  balconi.
Le   rive  della luna
perdono   giunchi , guadagnan  voci.
Giungon  manole mangiando
semi di  girasole,
i  sederi  grandi  e  occulti
come  pianeti  di rame.
Vengono  alti  cavalieri
e dame  dall'aria  triste ,
nere  per  la  nostalgia
d'un  ieri  d'usignoli.
E  il vescovo  di Manila
cieco  di  zafferano  e povero
dice  messa a  doppio  taglio
per  donne  e  uomini.

          *
San  Michele era  quieto
nell'alcova  della sua  torre,
con  la  gonnellina  rappresa
di  specchietti  e merletti.

San  Michele , re  dei  globi
e dei  numeri  dispari,
nella  perfezione  barbaresca
di  gridi e  miradores.

martedì 14 luglio 2020

LA VIA SEMPLICE DI CHUANG TZU di: Thomas Merton

14---7---2020

Sfondare  la  cassaforte

Per  assicurarsi  contro i ladri 
che  strappano  borse,
svuotano  valige  e sfondano  casseforti,
occorre  legare  ciò  che  si possiede  con  corde,
chiudere con  serrature , fissare  con catenacci.
Questo ( per  qualsiasi  proprietario  di beni)
è  elementare  buonsenso.
Ma  quando  arriva  un ladro grande e grosso
si prende in spalla il tutto 
e se ne va con  una sola  paura:
che le  corde, le  serrature,
i catenacci  cedano.
Così  ciò  che  il mondo definisce
un  buon  affare  è solo un modo
per  riunire il bottino , impacchettarlo,
legarlo stretto in un  carico  solo,
pronto  per i  ladri  più  intraprendenti.
Chi  c'è  , fra  quelli  considerati  furbi,
che  non  passi il tempo  ad  accumulare tesori
per  un ladro più  grosso  di lui?
              
            *
Nella  terra  di  Khi,  di villaggio  in villaggio,
si  potevano  sentire
i  galli  cantare, i cani abbaiare.
I  pescatori  gettavano la reti,
i contadini aravano  i vasti campi,
tutto  era  ben  delimitato
da linee  di confine.
Per  oltre  mille  chilometri  quadrati
sorgevano  templi  per  gli  antenati,
altari  per le divinità  dei  campi
e gli  spiriti  del  raccolto.
Ogni  cantone,  contea e distretto
era  amministrato  secondo  leggi  e statuti,
finché  una mattina il  Procuratore  Generale,
Tien  Khang  Tzu, si  sbarazzò  del re
e si  impossessò  dell'intero  Stato.
Si  accontentò  di rubare  la  terra?  No.
Si  prese  anche  le leggi  e gli  statuti
e  con  loro  anche  tutti  gli avvocati,
per  non  parlare  della  polizia.
Tutti  facevano  parte  dello stesso  bottino.

Naturalmente  , tutti  dissero
che  Khang  Tzu  era  un ladro,
ma  lo lasciarono  in pace
a  vivere  beato  come  un  pascià.
Nessuno  Stato  piccolo
proferì  una sola  parola  contro  di lui ,
nessuno  Stato grande
mosse un dito  nei suoi  confronti,
così  per  dodici  generazioni lo Stato  di Khi
appartenne  alla  famiglia .
Nessuno  interferì  con  i suoi  diritti  inalienabili.

                          *
L'invenzione
di  pesi  e misure
rende  il  furto  più  facile.
Firmare   contratti , apporre  sigilli,
rende più  sicuro  il  latrocinio.
Insegnare  l'amore  e il  senso  del dovere
fornisce  il  linguaggio  adatto
per  dimostrare  che  rubare 
serve  davvero  al bene  comune.
Un  povero  finisce sulla  forca
per  avere  rubato  una  fibbia
ma se  un ricco  ruba  un  intero  Stato,
viene  acclamato
statista  dell'anno.

Perciò  se  vuoi   sentire
i  discorsi migliori  in assoluto
sull'amore , il dovere , la giustizia ecc.
ascolta  gli statisti.

Ma  quando  il torrente  è  prosciugato,
non  cresce  più  nulla  nella  valle .
Quando  la collina  si  appiattisce,
si  riempie  la conca  che  le sta  accanto.
E  quando  statisti  e avvocati
e difensori  del  dovere  scompaiono ,
anche  i furti  non  ci  sono  più  
e il mondo  vive  nella pace.

Morale  più  si accumulano  principi  etici
e doveri  e obblighi
per  mettere  tutti  in riga,
più  grande  è il bottino 
di  un ladro  come  Khang.
Con  ragioni  etiche
e principi  morali
si riesce  a  dimostrare  che  i crimini  peggiori
furono  necessari  e, anzi ,
di  notevole  beneficio
per  l'umanità

domenica 12 luglio 2020

TEOLOGIA DELL'OBLAZIONE BENEDETTINA SECOLARE di: Alferio Caruana "2 ---L'OBLATO BENEDETTINO SECOLARE"

12--7--2020

a)  L'oblato   nello spirito  della  Regola   di  S. Benedetto

La  Regola  di  S. Benedetto scritta "solo"  per i monaci  venne  ben  presto  assorbita  da  quella  famiglia  di uomini  che  ruotavano  nell'aria  monastico--benedettina  fin  dai  suoi  primi  secoli di  fondazione.  Uomini che  si offrivano  al monastero  senza  dare i voti:  gli oblati; pertanto, ciò  che  S. Benedetto  dice  al monaco  , l'oblato  lo ritenga  detto  anche  a  sé, almeno  nella  sfera  spirituale.  Il  Santo  Padre  Benedetto al nuovo  venuto  (  monaco\   oblato) presenta  la  Regola  "ecco  la  Regola  sotto la  quale  vuoi  militare(RSB C. 58) .  Nello stesso   capitolo  della  Regola   colui  che entra stabilmente vedrà  illustrati  i punti  di un  cammino  volto  alla  ricerca  di Dio, che  è l'unico  motivo  per cui  si va  a bussare  al monastero.  Per  ottenere questo  S. Benedetto gli prospetta  una  scuola  del  servizio divino.  Mentre il  monaco  deve  conseguire  la  conversione nel monastero , l'oblato  la  conseguirà  nel mondo" trattando  le cose  temporali  e ordinandole  secondo  Dio" (LG  31; St. 20).  La  conversione  dei costumi  (St. 19), che spetta ad ogni cristiano, non  è altro  che la radicalità  del battesimo.  è chiaro  che  l'oblato  avrà cura  di conoscere  bene  , almeno  nei  tratti  più  essenziali per la sua  vita spirituale , la  Santa Regola  in modo  da  apprendere  tutti gli  insegnamenti  ed i  precetti che  S. Benedetto  gli impartisce (St.  2, 3,  18).   Così  l'  oblato  incomincia  a  formare  la sua  vita  sulla  Regola  che  egli  ha   promesso  di seguire  fedelmente e farne  orientamento  di vita(St. 2). La  sua  aspirazione  deve  essere  quella  di unirsi  sempre  più  spiritualmente  al  monastero in cui  egli  ha  emesso  la sua  oblazione per  perfezionarsi  nella  sua  chiamata(St.  1,  3,  8, 9). La  ricerca  di Dio (RSBc.  58) gli è  ora  facilitata  perché  dispone  di un  punto  di riferimento  valido e sicuro(St. 2).
Viene  da  chiedersi  perché   bisogna  seguire  la Regola  di S. Benedetto  solo  nello  spirito  e non  alla lettera?  Per   due  buoni  motivi  ciò  non è  possibile .  Innanzitutto  l'apostolo  Paolo  ci dice  : " la  lettera  uccide, lo Spirito  dà vita"(2 Cor.  3,6).  Questo  la dice  lunga  su  come  comprendere  la parola  di Dio e  maggior  ragione  la parola  degli uomini;  infatti  la parola  degli  uomini  spesso  dà la morte, la parola  di Dio  dà la vita. Il Signore, in  un  altro  passo   ,  ci dice  :"  Il  sabato  è stato  fatto  per  l'uomo e  non  l'uomo  per il sabato"  (Mc.  2, 27):  la  legge  è fatta  per  rendere  gli uomini più liberi  e non  più schiavi, arginando  così  il loro  libertinaggio. Il  secondo  motivo è il fatto  che alcuni  punti  della Regola  non sono più   applicabili nella vita moderna . Per esempio nel capitolo  18   della Regola , In  quale  ordine  dire  questi  salmi , S. Benedetto  distribuisce  lungo  la settimana  il salterio che  i  Padri  del deserto  recitavano  in un  giorno  solo.  Il  caso  del vino (RSB c.  40)  è un  altro  esempio di questo  equilibrio  dettato  dallo Spirito  Santo .  Dunque monaci  e oblati  che  seguono  le direttive  della  gerarchia  ecclesiastica  e  monastica  attenta  che i suoi  "figli "  non  incorrano  in errori  che  sfibrano  lo spirito  prima di   sfibrare il corpo  , e  al contempo   guardinghi  affinché  tutto  sia  opera di Dio e non del demonio.
Non  bisogna  dimenticare  che  l'oblato  benedettino  secolare  non è il  solo  ad  "abbracciare "  la  Regola  di S. Benedetto, anche  se  nello  spirito .  Ci sono  movimenti che  si  ispiravano e  si ispirano tuttora  alla Regola  e  questo  è un  vanto  dell'ordine  benedettino . Si  possono  annoverare , per  esempio , i benedettini  anglicani, che  sono  come  i monaci  cattolici, ma vivono l'intensità della Regola  in  una  comunione  diversa dalla  nostra : l'anglicasa.  Ciò  non deve  scandalizzare  perché  il messaggio  di  Benedetto è per  tutti  i secoli  e per  tutti  gli uomini un aiuto  formidabile in  questa vita terrena, I  suoi insegnamenti  sono  d'aiuto  per  chiunque voglia seguire Cristo fino  alla radicalità  battesimale . Vi  sono  inoltre uomini e donne  che hanno  formato  la loro  vita  sugli  insegnamenti  di S. Benedetto  , come  la  comunità  monastica  di Bose. Gli oblati  vivono  come  questi  loro  fratelli  la  Regola , ma  in più  fanno  promessa  di legarsi  al monastero e quindi il legame  è molto  più intenso e  vincolante . Ma veniamo  ora al "cibo"  di cui  , come  il monaco , anche l'oblato sente la necessità. 

sabato 11 luglio 2020

11---LUGLIO---SAN BENEDETTO DI NORCIA PATRONO D'EUROPA

11--LUGLIO --2020
    "  Nulla  assolutamente  antepongono
       a   Cristo, il quale  ci  conduce  tutti
        alla  vita  eterna"  (S.  Regola  72,11)
L'11  ---luglio ---1993, data  della  mia  oblazione!
La  mia  offerta, come  oblata  secolare  di San  Benedetto, al  monastero  di San  Benedetto, Catania, alla  presenza  della  comunità  monastica  e degli oblati, e del  Vescovo  Sua  Eccellenza  Bommarito.
Mi  trovavo  , già , nella tempesta,  iniziata , nel  giugno  del 1990, ad opera,  del prete  , che  tanto  ha  contribuito all'orrore di  questi anni.(  parroco della parrocchia).  Come  , conseguenza  degli orrori  creati dal fango  belpassese, ed  in particolare  , dalla  parrocchia;  nel 1994\  1995, decisi  di affrontare  , in modo drastico , la   situazione;   mi dimisi  da  presidente della comunità, e mi allontanai in modo  completo dal monastero, iniziando un cammino  in assoluto  isolamento, continuando a  frequentare l'università, ho  assistito i miei genitori.  Ma  per prima  cosa chiusi l'amicizia  con Maria  Trovato.
Ho  affrontato, trent'anni d'orrore, affrontando una realtà  belpassese , orrenda , dovunque  mi sono trovata:  università,  ospedale,  chiesa, ecc..
Oggi, ho solo desiderio di  giustizia  umana, e  non mi fermerò  , fino  a  quando non l'ho ottenuta.
( Il cammino della mia vita, come pure dei miei cari, non ha  ombre;  chi  ha osato  distruggere  30  anni della mia vita  deve pagare!)
Sebbene comprenda  che  è impossibile una  conversione dei costumi, della marmaglia che mi ha aggredito, esigo  che  comprenda  i seguenti punti di riflessione:
=  Chi  , ha pensato  di uccidermi, coprendo me  e la mia famiglia di calunnie e menzogne,  ha solo condannato a morte i propri figli, e nipoti, perché saranno loro a pagare le conseguenze;
=Con  le loro azioni, hanno  dimostrato , che  il popolo siciliano è mafia!  E  in Sicilia , le persone oneste e perbene  vengono uccisi.
=Ai preti, che hanno  collaborato a questo orrore:
-  avete servito, la menzogna e l'infamia(il male);
-avete  perseguitato il giusto;
- le vostre mani , sono  sporche di sangue innocente!
-  siete , felici,  e compiaciuti, delle  vostre azioni?
Ho molto sofferto  e soffro, per  la privazione della comunità benedettina; ma non  ritornerò  indietro  sulla mia vecchia decisione.
"  niente  anteporre  all'amore di Cristo" Sono gli auguri della priora  nel giorno della mia oblazione,  ed è  per questo che sono ancora viva.
Il mio cuore ed il mio pensiero , alla comunità monastica  benedettina di Catania!
Pina Maria  Rita  Speranza Raciti

venerdì 10 luglio 2020

GIOVANNI PASCOLI POESIE

10---7--2020

       La  vertigine
Uomini, se  in  voi  guardo, il mio  spavento
cresce   nel  cuore. Io  senza  voce  e  moto
voi  vedo  immersi  nell'eterno  vento;
       voi  vedo,  fermi  i brevi  piedi  al  loto,
ai  sassi  , all'erbe  dell'aerea  terra,
abbandonarvi  e  pender  giù  nel vuoto.
       Oh!   voi  non  siete  il bosco  , che  s'afferra
con  le  radici, e  non  si getta in aria 
se  d' altrettanto  non  va  su, sotterra!
       Oh!  voi   non  siete  il mare , cui  contraria
regge  una   forza , un  soffio  che  s'effonde,
laggiù  , dal  cielo , e  che  giammai  non  varia.
       Eternamente  il mar  selvaggio  l'onde
protende  al cupo ;   e  un  alito  incessante
piano  al  suo  rauco    rantolar   risponde.
        Ma  voi...... Chi  ferma  a  voi  quassù  le  piante?
Vero  è  che  andate  , gli  occhi  e il  cuore  stretti
a  questa  informe  oscurità  volante;
         che  fisso  il  mento  a  gli  anelanti  petti,
andate , ingombri  dell'oblio  che  nega,
penduli , o voi  che   vi crediate  eretti!
          Ma   quando  il capo  e l'occhio  vi si  piega
giù   per l'abisso  in  cui  lontan  lontano
in fondo  in  fondo  è  il luccichio  di  Verga....?
           Allora  io,  sempre  , io  l'una  e l'altra  mano
getto  a  una  rupe  , a  un albero,   a  uno  stelo,
a  un  filo  d' erba, per  l'orror  del  vano!
     a  un  nulla  , qui  , per  non  cadere  in  cielo!

   Oh!   se  la notte, almeno  lei, non  fosse!
Qual  freddo  orrore  pendere  su  quelle 
lontane , fredde  , bianche  azzurre  e  rosse,
       su  quell'immenso  baratro  di stelle ,
sopra  quei  gruppi  , sopra  quegli  ammassi,
quel  seminìo    quel  polverìo  di stelle!
         Su   quell' immenso  baratro  tu passi
correndo , o Terra, e  non  sei  mai  trascorsa,
con  noi  pendenti , in  grande  oblìo , dai  sassi.
          Io  veglio.  In  cuor  mi  venta  la  tua  corsa.
Veglio . Mi  fissa  di laggiù  coi  tondi
occhi , tutta  la  notte , la  Grande  Orsa;
          se  mi  si  svela  , se  mi si  sprofondi
l'essere , tutto  l'essere , in  quel  mare
d'astri , in quel  cupo  vortice  di mondi!
           veder  d'attimo  in  attimo  più  chiare
le  costellazioni  , il firmamento 
crescere  sotto  il mio  precipitare!
            precipitare  languido , sgomento,
nullo , senza  più  peso  e senza  senso;
sprofondar   d'un  millennio  ogni momento!
             di  là  da  ciò  che  vedo  e  ciò  che  penso,
non  trovar  fondo  , non  trovar  mai  posa,
da  spazio  immenso  ad  altro  spazio immenso ;
          forse , giù  giù  , via  via,  sperar  .....che  cosa?
La   sosta!  Il fine!   Il  termine  ultimo!  Io,
io  te, di  nebulosa  in nebulosa,
         di  cielo  in cielo, in  vano  e sempre , Dio!

giovedì 9 luglio 2020

UN GALANTUOMO

9---7---2020
=
Luigi   Settembrini   (1813----1876),  patriota  e  letterato  napoletano,  affiliato  alla   Giovine  Italia  di  Mazzini,  condannato  a  morte  dal governo  borbonico,  condanna  tramutata  nell'ergastolo  , dove  passò  lunghi  e  terribili  anni,  e  infine  nell'esilio , tornato  in  Patria,  avrebbe  potuto  aspirare  a  cariche  pubbliche , che  egli  rifiutò  per  un  nobile  senso  d'onestà  e di  responsabilità.

Al   Ministro  dei  Lavori  pubblici, Cavaliere Luigi  Giura.
Signore,
Ieri  Ella  mi ha  comunicato  un  decreto che  mi  nomina Direttore  dei Lavori  pubblici. La  ringrazio dell'onore che  m'ha voluto  fare , ma  per  molte  ragioni non posso accettare  questo  ufficio;  e   gliene dirò  solamente una  e la  più semplice.
 A  mio  credere , ogni  onest'uomo  deve fare  quello  che  egli  sa  fare ;  ed  io  non  sono  uno  di  quei  pochissimi  che  riescono  bene  in tutto,  né  uno  di quei  molti  che  pretendono  di  sapere  tutto.  Non  ho  le  cognizioni  tecniche  necessarie  ad  un  Direttore  dei  Pubblici  Lavori,  e non  potrei  , senza danno pubblico , e senza rimprovero  della  mia coscienza,  togliermi  un  carico maggiore   delle  mie forze.
Però  la  prego  di  accettare  la mia  rinunzia.                         
                                                                             Serv.  Suo
                                                                        Luigi   Settembrini
Napoli, 37  Ottobre   1860

Oggi,  abbiamo tanto bisogno, di  italiani di   questa  grande stoffa!