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mercoledì 27 maggio 2020

EVAGRIO PONTICO E MACARIO IL GRANDE di: Mario Cappelletti

27---5--2020
Nato  a  Ibora  sulle  rive  del  Ponto(il  Mar  Nero)  Evagrio  viene  formato  alla  "scuola"  dei  padri  cappadoci:    San  Basilio  e  San  Gregorio  Nazianzeno.    A  Costantinopoli lo  troviamo  assiduo nella  lotta  contro  l'arianesimo e  avviato  a  una  brillante  carriera  ecclesiastica.
Intorno  al  383  sceglie  il deserto  egiziano , dopo  aver  avuto  legami , a  Gerusalemme , con  l'ambiente origeniano(Melania e Rufino). Nel  deserto  frequenta  tra  gli altri  l'anacoreta  Macario  Egizio e vive facendo il  copista  , tuttavia "si tiene  in disparte, anzitutto  perché  è  un  intellettuale , e  poi  perché  appartiene  alla  "confraternita" dei monaci origeniani",  e la  sua  morte  lo salva  prima  delle  persecuzioni che  si  abbatteranno  su questo gruppo.
Le sue  tesi  spirituali ,nonché  la sua  stessa  vita, si  possono  dividere in due  momenti : 
vita  pratica  e  vita  gnostica.
La  prima  non è  altro  che  la  spiritualità  ascetica, "metodo  spirituale  che  ha  per  fine  la  purificazione della  parte  passionale  dell'anima", che  consente di giungere  all' apathéia,  l'impassibilità , all'essere esente da ogni  passione.  Con  la seconda  si  arriva  alla  contemplazione  della  natura, per  giungere  alla  conoscenza  di Dio.       Tuttavia   il  5°   Concilio  Ecumenico (553), ha  condannato  parte  dell'opera di Evagrio  con  parte  di quella  di  Origene;  lasciandoci  solo  la parte  strettamente  di ascetica.

Abba  Evagrio  ha  detto:   "Quando  sei  privo  di coraggio  , prega  come  sta  scritto: Prega  con  timore  e tremore  (Sal  2,11).  Bisogna  pregare  con fatica  , essendo  sobri  e  vigilanti  soprattutto  a  causa  di quei  malvagi , i nostri  nemici invisibili , che  spinti  da  preoccupazioni  perverse  vogliono  farci del male".

Disse  ancora:  "Quando  ti sale  al cuore  un   pensiero  che  proviene  dal nemico, non  cercare  di pregare in un  modo o nell'altro, ma  affila la spada  delle lacrime".

La  preghiera  è una  "conversazione  "  della  mente  con Dio .  Cerca  dunque  la  disposizione  di cui  la mente  ha  bisogno per  potere  , senza  tornare indietro ,  protendersi  verso  il suo  Signore  e  conversare  con  lui  senza  intermediario.

Quando  lo Spirito  , spogliatosi  dell'uomo  vecchio , avrà  rivestito l'uomo della grazia, vedrà  il proprio  stato , nel momento  della  preghiera, simile al colore  dello zaffiro  o del cielo , ed  è  ciò  che  la Scrittura  chiama  il luogo di  Dio , visto  dagli  antichi sul monte  Sinai.


Nel  vasto  e terribile  deserto di Scete,  a poca  distanza  da  Nitra , giunge  Macario  il Grande (o  di  Scete , o l' Egiziano , o l'Anziano)  (ca.300--ca.  390).  Dopo  la morte  dei  genitori e  l'aver  donato  tutto  ai poveri si presenta  al servizio  di un  vecchio  eremita che  viveva  ai  margini  della  città. Non  passò  molto  tempo  che  il vecchio  lo  giudica  pronto  per  la  vita eremitica.    Si   sposta  ancora , e  vive  di contemplazione e lavoro , officiando  per alcuni  fedeli, prima  come  diacono  e poi  come  sacerdote. A  trent'anni  è  a  Scete.  Giunge  a  Qolzum, dopo un lungo  viaggio , e  viene  ospitato  da  Antonio il Grande, dal    quale  è  incoraggiato  e  benedetto .    Tuttavia  ripeterà  il viaggio  e  l'incontro;   ma   il suo posto  sarà  sempre  Scete, e  questo  glielo  riconfermerà  Antonio . Infatti , dopo  pochi  anni  centinaia di anacoreti  si  verranno  a stabilire  intorno  alla grotta  di Macario, reso  celebre  per  i suoi  miracoli e la duplice  visione.
Ma  al di là  dei  miracoli  , delle  profezie  , delle  estasi ,  della  resistenza alle  privazioni enorme e alle  tentazioni  violente, Macario  rimane  famoso per  la sua  immensa  bontà  e la carità  di cui  non  disdegnò  alcuno.

Un  giorno , mentre  il padre  Macario il Grande   pregava    nella  sua  cella , gli  giunse  una voce:"Macario,  non sei  ancora giunto  alla misura di quelle due  donne  della tal città".  Al mattino  , l'anziano  si alzò , prese  il suo  bastone di palma e si  diresse verso  la città . Quando  fu giunto  al luogo che  cercava,  bussò  alla porta . Una  di esse  uscì  e lo accolse  in casa sua. Si  sedette, le  chiamò  tutte e due ,  ed esse vennero  a sedersi  con  lui . Disse l'anziano:" Per  voi  ho fatto  tanta  fatica; ditemi  quali  sono  le vostre  buone opere". Ma  esse risposero:" Credici , questa  notte  siamo  state  senza i nostri mariti. Quali  buone opere  dunque  possiamo  avere?".  Ma  l'anziano insisteva  a   pregarle  di  manifestare  le loro opere. Gli  dissero allora:" Al  secolo  noi  non  eravamo  parenti , ma ci è  piaciuto  di  sposare  due  fratelli secondo la carne. Da quindici  anni abitiamo  nella  stessa  casa , e  non  ci  risulta  di  aver  mai litigato fra  noi o  che  una  di noi  abbia  detto  all'altra  una  parola cattiva, ma  abbiamo trascorso  tutto  questo  tempo  nella  pace e nella  concordia. Ci  venne  poi  nell'animo  di entrare  in  un monastero di vergini ; lo chiedemmo ai nostri  mariti,ma essi  non  vollero acconsentire . Non  avendo  potuto  mettere  in pratica  tale  progetto , facemmo un  patto  fra noi e Dio,  che  fino  alla morte non  esca  mai   dalla nostra  bocca  una parola mondana".
Udito  ciò,  il padre  Macario  disse:"Dico in verità  che  quel  che conta  non è  essere  vergine  o maritata,  monaco o  secolare , perché  Dio  dona  a  tutti  lo Spirito Santo nella  misura  della  disposizione  di ciascuno".

martedì 26 maggio 2020

PENSIERI SULLA POLITICA ITALIANA : di Stefano Jacini 1889

26---5---2020

 Parlamento  e decentramento   amministrativo

[Stefano  Jacini  espose fin  dal  1889  la necessità di  fare  del Parlamento  un organo  chiamato  a  discutere  solamente dei  problemi  generali  dello Stato, libero  dalle  pressioni  degli  interessi  locali  che  trovano la loro  naturale  sede  di discussione  negli enti  locali.]

In Inghilterra  il Parlamento è chiamato  a  decidere solo dei  grandi  interessi  dello Stato , un' infinità di  pubblici  interessi  sviluppatesi  indipendentemente per forza propria ;  il governo  è  responsabile direttamente verso  la  rappresentanza  nazionale ;   ma,  la  rappresentanza  nazionale  non  occupandosi  che  di  grandi  interessi  pubblici,  la  stabilità  del potere  esecutivo  viene  assicurata  dal fatto  che  una  divergenza  fra  il Parlamento  e i  governanti  circa  i criteri  direttivi  della  politica  , è  in  grado  di  sbalzare   questi  dal seggio.
Il  sistema  rappresentativo  , ma  non  a  forma  parlamentare , è adottato  in monarchie , come  per esempio  , l 'Austria-Ungheria  e la Germania, e  in repubbliche  , come  per esempio , gli Stati  Uniti di America e la Svizzera.  Nelle  une  e  nelle   altre , sotto  forme  affatto  diverse , i  ministri  sono  responsabili verso  il  paese , ma  in modo indiretto ;  quindi  essi  vengono sottratti  alle  piccole  incessanti  possibili  insidie dei  membri  della    rappresentanza nazionale e  rimangono  esposti  soltanto  agli  assalti  di essi  ,  quando  la lotta  si  riferisca  a gravi   questioni.
Invece la  Francia (repubblicana  e monarchica, la differenza   della forma  di governo  poco  importa  per  l'argomento in questione)  diede  l'esempio  , seguito  poi  dagli  altri popoli latini, di un sistema  parlamentare all'inglese ,    ma  senza le istituzioni  inglesi, colla  responsabilità  diretta  e  immediata  dei  ministri verso  i rappresentanti  della nazione;  mentre  poi  tutta  quanta  la  pubblica  amministrazione  del  paese  viene  a  far  capo  al  governo  centrale , vale  a dire  , a quei  ministri  appunto.  Di  là  un  connubio  mostruoso  che  doveva  diventare  una  fonte  inesauribile  di  pubbliche  spese , un  modo  inevitabile di  falsare la  vita  pubblica  , una  causa  permanente di  instabilità  di governo e un  fomite  di  corruzione  ; in   quanto  che,  quando  non  esista  qualche  grande  preoccupazione  patriottica  atta  a  produrre una  diversione  , il frutto  dell'anzidetto   connubio si è  quello  di trasformare  i  rappresentanti  della  nazione  (sotto pena  , in caso di rifiuto, di  non essere  rieletti) in  agenti   sollecitatori  degli interessi  dei  propri  elettori.Poiché   tutti  quegli  interessi  fanno  capo  al governo  centrale  , a  loro  volta  i ministri  sono  esposti  a  dover  cedere  , il più  delle volte   con  danno  del  pubblico  erario  e spesso  anche  della   giustizia  , davanti alla  coalizione  dei  deputati  sollecitatori  , sotto  pena  altrimenti  o  di  sacrificare  interessi politici  maggiori , che  per  prevalere hanno bisogno  di quei voti , o  di cadere .  Di  là  finalmente la tendenza  incessante  delle Camere elettive  a invadere , a  trasformarsi  in Convenzioni  nazionali  e  ad  esautorare l'altro  ramo  del Parlamento, il  potere  esecutivo  , la stessa magistratura.
Così  viene  a  guastarsi  ad  un tempo  la vita  politica e  l'indirizzo  della  amministrazione dello Stato.
Quali  risultati  diretti  e  indiretti  , un  tale  sistema  ibrido , ch'io  chiamo  appunto    regime  pseudo--parlamentare,  può  produrre  , lo  attestano  in  coro  la  Francia,  la Spagna,  il Portogallo,  la  Grecia,  e  l'Italia.
Il  parlamentarismo, per  sé  medesimo  , nulla  racchiude che  non  possa  acconciarsi agli  anzidetti  paesi , ma  ciò  a  patto  che  si faccia  luogo  ad  un  profondo  decentramento  amministrativo; al  che  non  si  volle  ricorrere.
Insomma  quei  due  termini sono  incompatibili. Tutto  il male  consiste  nell'averli  voluti associare  .  O  si  vuol  conservare il sistema  parlamentare , e  allora è  necessario  un  profondo  decentramento  amministrativo ;  o si  vuol  fruire  d'una  buona   amministrazione  accentrata, e  allora  si deve  regolare   diversamente  la responsabilità  del potere esecutivo  verso  la  rappresentanza nazionale.  Riferirsi  agli  usi  parlamentari  inglesi  per  applicarli al nostro  pseudo -parlamentarismo  equivale  a  commettere  un  abuso  d'astrazione.

lunedì 25 maggio 2020

LETTERATURA ITALIANA 900 Pier Paolo Pasolini

25--5--2020
Me   ne  vado, ti  lascio  nella  sera

Me  ne vado, ti  lascio  nella sera
che,  benché  triste,  così  dolce  scende
per  noi  viventi, con  la luce cerea

che  al quartiere  in penombra  si  rapprende.
E  lo  sommuove  .  Lo  fa   più  grande,  vuoto,
intorno  , e, più  lontano  , lo  riaccende

di  una  vita  smaniosa  che  del  roco
rotolò  dei  tram , dei  gridi  umani,
dialettali , fa  un  concerto fioco

e  assoluto.  E   senti come  in  quei  lontani
esseri  che,  in  vita  , gridano , ridono,
in  quei  loro  veicoli , in  quei  grami

caseggiati  dove si  consuma  l'infido
ed  espansivo  dono  dell'esistenza---
quella  vita  non è  che un  brivido;

corporea  ,  collettiva  presenza ;
senti  il mancare  di ogni  religione
vera;  non  vita,  ma sopravvivenza

--forse  più  lieta della  vita---come
d'un  popolo di animali , nel  cui  arcano
orgasmo  non  ci sia  altra  passione

che  per  l 'operare   quotidiano:
umile  fervore  cui  dà  un  senso di festa 
l'umile  corruzione .  Quando più  è vano

---in    questo  vuoto  della  storia , in   questa
ronzante  pausa  in cui  la vita  tace---
ogni  ideale , meglio  è  manifesta

la  stupenda, adusta  sensualità
quasi  alessandrina, che  tutto  minia
e  impuramente  accende, quando  qua

nel  mondo,  qualcosa  crolla, e  si trascina
il mondo , nella  penombra , rientrando
in  vuote  piazze , in  scorate  officine......

Già  si  accendono i lumi,  costellando
Via  Zabaglia, Via  Franklin,  l'interno
Testaccio, disadorno  tra  il suo  grande

lurido  monte, i  lungoteveri, il nero
fondale , oltre il fiume, che  Monteverde
ammassa  o sfuma  invisibile sul  cielo.

Diademi  di lumi che  si perdono ,
smaglianti , e freddi di tristezza 
quasi  marina.....Manca  poco alla cena;

brillano i rari  autobus  del quartiere,
con grappoli d' operai  agli sportelli,
e  gruppi  di militari  vanno, senza fretta,

verso  il monte  che cela in mezzo a  sterri
fradici  e  mucchi  secchi  d'immondizia
nell'ombra  , rintanate  zoccolette

che  aspettano  irose  sopra  la sporcizia
afrodisiaca:  e,  non lontano, tra casette
abusive  ai margini del  monte , o in mezzo

a  palazzi , quasi  a  mondi, dei  ragazzi
leggeri  come  stracci  giocano  alla  brezza
non più  fredda, primaverile ; ardenti

di sventura  giovanile  la  romanesca
loro  sera  di maggio   scuri  adolescenti
fischiano  pei  maciapiedi,  nella  festa

vespertina; e  scrosciano  le  saracinesche
dei  garages     di schianto,  gioiosamente,
se  il buio ha  resa  serena  la sera,

e in  mezzo  ai platani  di Piazza   Testaccio
il vento  che  cade  in tremiti di bufera ,
+  ben  dolce  , benché  radendo i capellacci

e  i  tufi  del  Macello , vi  si imbeva
di sangue  marcio , e  per  ogni  dove
agiti  rifiuti  e odore  di miseria.

è  un brusio   la  vita,  e questi  persi
in essa  , la  perdono  serenamente,
se  il cuore  ne  hanno   pieno a  godersi

eccoli , miseri , la sera: e  potente
in essi  , inermi  , per essi, il mito
rinasce......Ma  io,  con  il cuore  cosciente

di chi  soltanto  nella  storia  ha vita,
potrò  mai  più  con  pura  passione operare,
se so  che  la nostra  storia  è finita?  

domenica 24 maggio 2020

BUONA DOMENICA : CRISTIANI

24--5---2020
Il  Sacro  Concilio,  volendo  rendere  più  intensa l'attività   apostolica del Popolo  di Dio,  con  viva  premura  si rivolge ai fedeli  laici,  dei quali  già  altrove ha  ricordato  la parte  propria  ed  assolutamente  necessaria  che  essi  hanno  nella  missione  della Chiesa(  AA  Proemio);  " immenso è il campo di apostolato  che  si apre  nell'ordine nazionale  ed  internazionale, dove  specialmente   i laici sono  ministri  della  sapienza cristiana"(AA  14);    "coltivino  costantemente  il senso  della  diocesi , di cui  la  parrocchia   è  come  una cellula , sempre pronti, all'invito  del  loro  Pastore  ad  unire anche  le proprie  forze  alle  iniziative diocesane. Anzi,  per  venire incontro alle necessità  delle  città  e delle zone  rurali , non limitano la loro propria  cooperazione entro  i confini della  parrocchia e della  diocesi, ma  procurino di allargarla  all'ambito  interparrocchiale , interdiocesano , nazionale o  internazionale, tanto  più  che  il  crescente spostamento delle  popolazioni, lo sviluppo  delle  mutue  relazioni e  la  facilità  delle  comunicazioni  non   consentono  più  ad  alcuna  parte  della  società  di  rimanere  chiusa  in  se stessa.  Così  abbiamo  a  cuore  le necessità  del  Popolo di Dio  sparse su  tutta  la terra"(AA  10),  ma  anche  al di   fuori  della Chiesa   con  i fratelli di tutte le religioni e anche  quelli  senza  alcuna  pratica  religiosa :" Quanto all'apostolato  per  la   evangelizzazione  e  la  santificazione  degli  uomini, i  laici  debbono  essere  particolarmente formati   ad  instaurare il dialogo  con  gli altri credenti  o  non  credenti,  per  annunziare  a  tutti  il messaggio di  Cristo"  (AA  31).
Il  cardinale  C.M. Martini , arcivescovo di Milano(7  maggio  1988), ha  detto in  proposito  :
"  è necessario un  grande  sforzo di  formazione  e di  catechesi per  mettere  i laici in  grado  di affrontare le  impegnative   responsabilità  in modo  più  competente  e con  strumenti adeguati  di  discernimento. Solo così  i laici  potranno mettere  a  disposizione della   Chiesa  e  dell'animazione  evangelica   del  mondo le loro energie e le loro capacità  che  sono  spesso utilizzate  solo  in  minima parte  con  un  impoverimento  generale  della  testimonianza a  Gesù  da parte  della Chiesa".
Il decreto  conciliare   Apostilicum   Actuositatem  al n. 4  spinge  il laico  battezzato  ad  associarsi  a delle  confraternite  cristiane per laici in modo da avere una  maggiore  preparazione  e  responsabilizzazione  ecclesiale  per poter agire  in profondità e  con successo.
Tra  le tante  associazioni e gruppi  di laici  cristiani impegnati  ed  operanti  nella  Chiesa si possono annoverare gli oblati benedettini  secolari(cfr.  gli Statuti), i quali , battezzati  anch'essi  come  tutti  i laici  cristiani, si  presentano in  seno  alla Chiesa  portando il  contributo del  carisma  benedettino:  amore  alla Parola  di Dio, meditata e vissuta nella  liturgia , insieme ad  un  silenzio e raccoglimento religiosamente pregni di Dio(R S B  CC. 6; 42).  Tutte  queste  qualità l'oblato  benedettino secolare  le  può  esercitare  sempre e molto  di più se  egli  assume  uno dei tanti  ministeri ecclesiali a  disposizione  nella Chiesa:" I pastori pertanto , devono riconoscere e  promuovere  i ministeri , gli  uffici e le  funzioni dei  fedeli laici, che  hanno il loro  fondamento  sacramentale nel Battesimo e nella  Confermazione  e per  molti di loro  nel   Matrimonio(CL 23).

venerdì 22 maggio 2020

EMILY DICKINSON

22---5--2020

546

Per  chiudere  una  falla
 devi  inserire  ciò  che  la    produsse--
Se  con  qualcosa  d'altro  vuoi  richiuderla
ti  si  spalancherà  sempre  più  grande---
Non   puoi  comare  un abisso
con  l'aria.

547

Ho  visto  occhi  morenti
volgersi  attorno a  una  stanza 
senza posa,  cercando
qualcosa , poi velarsi,
farsi oscuri di nebbia,
e  sigillarsi  infine
senza avere svelato  quale  vista
li  avrebbe  resi  felici.

548

La  morte ha uno specifico  potere
per  l'uomo che  muore--e  il suo  amico---
Oltre a  questi  , nessuno se ne  cura
a  eccezione  di Dio---

Di    questi   due, chi  ricorda  più  a lungo
è  certo  Dio---
l'amico  è  tutt'uno--e  dunque
anch'egli  dissolto  in Dio---

550

Varco  nel mio pensiero
fino  a  stancarmi---un  monte--
più  d'un  monte---poi  un mare--
più  d'un  mare---ed   ancora
mi  si  scopre  un deserto---

che  offusca  il mio orizzonte
di  pulviscoli  duri, turbinosi--
di  quantità  infinita--
come  le  piogge  d'Asia--

Né  questo  scoraggia  il mio  passo--
ritarda  l'arrivo  a  Occidente--
solo  come  un  fuoco a salve  del  nemico
chi  s' affretti al riposo--

Che  gloria  ci  sarebbe  nel  traguardo
se  non si  frapponesse
l 'ombra  del dubbio--e  un  remoto avversario--
a  rendere  l'impresa  più  rischiosa?

Infine --già  la  grazia  in vista  --grido
ai miei  piedi  d'insistere, prometto
di  regalargli  tutto  il Paradiso
l'attimo  stesso  che  ci  incontreremo--

Si  sforzano ---eppure  si  attardano--
Ecco  cadono---  Stiamo  per morire--
o questo  esperimento  di  morte
si  muterà  in vittoria?

giovedì 21 maggio 2020

LA VIA SEMPLICE DI CHUANG TZU di: Thomas Merton

21---5---2020

L'uomo  nasce  nel Tao

I  pesci  nascono nell'acqua,
l'uomo nasce  nel Tao.
Se  i  pesci,  nati  nell'acqua,
cercano l'oscurità
di stagni  e laghetti,
soddisfano
ogni loro necessità.
Se  l'uomo, nato  nel Tao,
sprofonda  nelle tenebre
della  non--azione
per dimenticare offese e preoccupazioni,
non ha più  bisogno  di nulla,
può  vivere  tranquillo.

Morale:
"Tutto  ciò  di cui  un pesce  ha bisogno
è di  perdersi  nell'acqua.
Tutto  ciò  di cui  l'uomo ha  bisogno
è di  perdersi nel Tao".

Informe  e i due  re

Il  re  del  Mare  del Sud
era  Agisci--per--intuito.
Il re  del Mare  del Nord
era  Agisci---in---un--attimo.
Il re  del territorio  compreso  tra  i due
era   Informe.

Ora  il re  del Mare  del  Sud
e il re  del  Mare  del  Nord
erano  spesso  soliti  recarsi  insieme
nella  terra  di  Informe:
egli li trattava  bene.

Allora  si  consultarono
ed  escogitarono  un  bel  piano,
una  piacevole sorpresa , per  Informe,
in  segno  di riconoscenza.

"Gli uomini", dissero, "hanno  sette  fori"
per  vedere  , sentire, mangiare, respirare,
e così  via.  Ma  Informe
non  ne ha nessuno.
Facciamoglieli noi".
E così  si misero
a fare  dei  buchi in  Informe,
uno  al giorno , per  sette giorni.
E  quando  ebbero  finito  il settimo  buco,
il loro  amico morì.

Lao  Ten  commentò:
"Organizzare è distruggere".

mercoledì 20 maggio 2020

FIABE ITALIANE : raccolta dalla tradizione popolare italiana, a cura di: Italo Calvino

20---5---2020

Giufà   e  la statua  di gesso

C'era   una   mamma  che  aveva  un figlio  sciocco, pigro  e  mariolo. Si  chiamava Giufà.  La  mamma, che era povera , aveva  un pezzo di  tela  , e disse a   Giufà:  --Prendi  questa  tela e valla  a  vendere ;  però se ti  capita   un chiacchierone  non  gliela  dare:   dàlla  a  qualcuno  di  poche parole.
Giufà  prende  la tela  e  comincia  a  strillare  pel  paese:--Chi  compra  la tela?  Chi   compra  la tela?
Lo ferma  una donna  e gli  dice:--Fammela  vedere --,   Guarda  la tela e poi domanda:--Quanto  ne vuoi?
--Tu  chiacchieri  troppo , ---fa  Giufà , --alla  gente  chiacchierona  mia  madre  non  vuol  venderla, --e va via.
Trovò  un contadino:--Quanto  ne vuoi?
---Dieci  scudi.
--No:  è troppo!
---Chiacchieri  , chiacchierate:   non  ve  la do.
Così  tutti  quelli  che  lo chiamavano  o gli  si  avvicinavano  gli  pareva  parlassero  troppo e  non  la volle  vendere  a nessuno .  Cammina  di qua , cammina  di là , s' infilò  in un cortile . In  mezzo al  cortile  c'era una  statua  di gesso,  e  Giufà  le disse :--Vuoi  comprare  la tela?---Attese un po' , poi  ripeté : La  vuoi  comprare la tela? --Visto  che  non  riceveva  nessuna  risposta:  --Oh,vedi  che  ho  trovato  qualcuno di poche parole! Adesso  sì che  gli  gli venderò  la tela --. E  l'avvolge addosso  alla statua.---Fa  dieci scudi. D'accordo?  Allora  i soldi  vengo  a prenderli  domani, --e se ne andò.
La madre  appena  lo vide  gli domandò  della tela .
---L'ho  venduta.
--E i quattrini?
---Vado  a  prenderli  domani.
----Ma è persona di fiducia?
----è  una donna  proprio  come volevi  tu:  figurati  che non  mi  ha detto  neppure  una parola.
La  mattina  andò  per  i quattrini .  Trovò  la statua , ma  la tela  era  sparita. Giufà  disse:---Pagamela--.  E   meno  riceveva  risposta  più  s'arrabbiava.---La  tela  te  la sei presa , no? E  i quattrini non  me li vuoi dare?  Ti faccio vedere io, allora!----  Prese una zappa e menò una zappata  alla  statua  da mandarla  in cocci. Dentro  la statua  c'era  una pentola piena  di monete  d'oro. Se  le mise nel sacco e andò  da sua madre.---Mamma  , non  mi  voleva  dare  i denari, l'ho presa  a  zappate  e m'ha  dato  questi.
La  mamma  che era  all'erta , gli disse :--Dammi  qua, e non  raccontarlo  a nessuno.

Fra   Ignazio

Fra  Ignazio, frate  laico  , doveva  ogni giorno  andare  a  chiedere  l'elemosina  per il  Convento. Dov'era  povera gente , andava  più  volentieri, perché  la povera  gente quel  che  gli  dava  glielo  dava  col  cuore;  invece  , da  un Notaio  chiamato Franchino  non andava  mai,perché conosceva  per  uomo di cattivo  cuore,  che  succhiava  il  sangue  dei  poveri.
Un giorno  , il Notaio  Franchino, offeso  con  Fra  Ignazio  perché  evitava  casa  sua, andò  al Convento a lamentarsi col  Priore della  mala  maniera  di   Fra  Ignazio.--Vi  sembra , Padre  , che io sia persona da  tenersi  in così  poco conto?
Il Priore  gli disse di star  tranquillo , che  a mettere  a posto  Fra  Ignazio ci  avrebbe  pensato  lui, e  il Notaio  si  calmò e  andò via.
Quando  Fra Ignazio tornò  al Convento, il Priore  gli disse :--E cos'è  questa  maniera  di trattare  il Notaio  Franchino? Domani andrai da lui , e  prenderai  tutto  quello  che  lui  ti darà.
Fra  Ignazio stette zitto  e  chinò  il capo  . L'indomani mattina andò  dal Notaio , e Franchino  gli riempì le  bisacce d'ogni  ben di Dio . Fra Ignazio   si caricò  le bisacce sulle spalle , e  si mise in cammino per il convento. Al  primo  passo     che  fece ,  dalle  bisacce colò  una  goccia di sangue, poi  un'altra, poi un'altra ancora. La gente per  la via, vedendo  il frate con le bisacce che gocciolavano  sangue , diceva:--Eh!  Giornata   grassa, oggi  , per Fra  Ignazio !  Oggi  i Padri fanno  un bel pranzo!--E  Fra  Ignazio, zitto, continuava  a camminare lasciandosi  dietro  una scia   sangue.
Al Convento, i frati , vedendolo  arrivare  con tutto  quel sangue  dissero:--Fra Ignazio  ci porta  carne  quest'oggi!  Carne  appena  macellata!--Aprirono  le bisacce , e  carne  non  ce ne era.---E  tutto quel sangue?  Da dov'è  uscito?
----Non  abbiate  paura, ---disse Fra Ignazio . ---Quel  sangue  esce proprio  dalle bisacce, perché l'elemosina  che  m'ha  fatto Franchino non  è lavoro suo  , ma  è sangue  dei poveri  che lui  deruba.
Da  quella  volta  Fra  Ignazio   non andò più  a  domandare  l'elemosina   al Notaio.

La  violenza, è il male per  antonomasia,  è  espressione   del , buio del cuore umano.  Per  questo motivo  non solo  bisogna avere un sentimento di avversione;  ma anche   il coraggio  di denunciare.
Il mio pensiero, e  la dedica di queste fiabe, ai  bambini  vittime di violenza.  A  loro,  che dei mostri, hanno negato l'infanzia, e  la purezza   della loro età
Dal Vangelo   secondo  Matteo:
----"chiunque   scandalizza  uno  di questi piccoli  che  credono  in me, sarebbe  meglio  per lui  se  gli  appendessero   al collo una macina  d'asino  e lo  precipitassero  nel  profondo mare ."----
----"Lasciate  i bambini, e  non impedite  che vengano  a me , perché  il regno  dei cieli  appartiene  a  quelli che sono  come loro."  E dopo  aver  imposto   ad essi le  mani,  si allontanò di là.
Afghanistan, Kabul,  il reparto  di maternità , dell'ospedale  di Dasht--e--Barchi,gestito  dai medici senza frontiere.  La  pandemia  , ha  fermato  il mondo  civile, ma  non ha  avuto  , né  ha alcuna  influenza sugli uomini, figli del male.  
L'uomo, quando , perde  la sua umanità, diventa un mostro .  Con quale coraggio,  si uccidono delle donne  , e delle donne    partorienti; dei neonati , appena venuti alla luce?
Signore  , nella tua infinita misericordia  , abbi pietà di noi, salva  l'umanità, dalla follia  di questo secolo!