18--11--2024
La vergine cuccia
Tal ei parla, o Signore ; e sorge intanto
al suo pietoso favellar dagli occhi
de la tua Dama dolce lagrimetta
pari a le stille tremule , brillanti ,
che a la nova stagion gemendo vanno
da i palmiti di Bacco entro commossi
al tiepido spirar de le prim'aure
fecondatrici . Or le sovviene il giorno ,
ahi fero giorno! allor che la sua bella
vergine cuccia de le Grazie alunna,
giovenilmente vezzegiando , il piede
villan del servo con l'erburneo dente
segnò di lieve nota : ed egli audace
con sacrilego piè lanciolla : e quella
tre volte rotolò ; tre volte scosse
gli scompigliati peli , e da le molli
nari soffiò la polvere rodente .
Indi i gemiti alzando : Aita , aita,
parea dicesse ; e da le aurate volte
a lei l'impietosita Eco rispose :
e dagl'infimi chiostri i mesti servi
asceser tutti ; e da le somme stanze
le damigelle pallide , tremanti ,
precipitaro . Accorse ognuno ; il volto
fu spruzzato d'essenze a la tua Dama.
Ella rinvenne alfin : l'ira , il dolore
l'agitavano ancor; fulminei sguardi
gettò sul servo , e con languida voce
chiamò tre volte la sua cuccia : e questa
al sen le corse ; in suo tenor vendetta
chieder sembolle : e tu vendetta avesti,
vergine cuccia , de le Grazie alunna.
L'empio servo tremò ; con gli occhi al suolo
udì la sua condanna . A lui non valse
merito quadrilustre ; a lui non valse
zelo d'arcani ufici : in van per lui
fu pregato e promesso ; ei nudo andonne,
dell'assisa spogliato , ondìera un giorno
venerabile al vulgo . In van novello
signor sperò ; ché le pietose dame
inorridiro , e del misfatto atroce
odiar l'autore . Il misero si giacque
con la squallida prole , e con la nuda
consorte a lato , su la via spargendo
al passeggiere inutila lamento;
e tu, vergine cuccia , idol placato
da le vittime umane , isti superba.
=il poeta , sembra approvare e giustificare il comportamento della nobile dama nei confronti del servo che aveva osato colpire col piede la cagnolina , ma , soprattutto nell'ultima parte , non riesce a trattenersi e biasima apertamente , e con disprezzo , la disumana incomprensione della classe nobile e corrotta.
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