5--11--2024
La storia di ciao è così interessante che merita davvero di essere brevemente ritracciata . Ciao, una volta adoperato esclusivamente nell'Alta Italia , ma che ora si ode di frequente come formula amichevole di saluto anche su labbra toscane o romane , è un minuscolo contributo dei dialetti settentrionali , più particolarmente di uno di essi , del Veneto , alla lingua parlata . In una così breve e fuggevole paroletta chi riconoscerebbe a prima vista l'italiano schiavo? Eppure , proprio di "schiavo" si tratta , e di schiavo travestito alla veneta . Sclavus nel latino medioevale significò dapprima semplicemente Slavo, poi , soprattutto per il fatto che nell'alto Medio Evo dei gruppi di Slavi furono ridotti in Germania allo stato di servi , sclavus assunse il valore generico di "servo" , di "schiavo" . Nel settecento a Venezia , schiavo, dialettalmente (s'ciào) era divenuto formula di riverenza e di omaggio . Il cavaliere si profferiva servitore (s'ciào) alla dama; con un " Vi son schiavo" si accomiatava il signore dai suoi amici. "S'ciào, niora" dice Pantalone de' Bisognosi in una commedia goldoniana , inchinandosi a Bettina , la giovane moglie di suo figlio; e Bettina risponde nell'atto della riverenza :" Patron , sior missier . La lassa che ghe basa la man". Da Venezia s'ciào guadagna rapidamente la Lombardia , l'Emilia , il Piemonte e si spinge sino a Nizza, dove tuttora è vivo . Durante il cammino , per adattarsi ad ogni labbro e rendersi di più facile pronuncia , si semplifica , perdendo qualche cosa dell'asperità del gruppo consonantico iniziale e da s'ciào diviene il più scorrevole ciao; si generalizza nell'uso , e col tempo , perdutosi il valore etimologico originario nella coscienza dei parlanti , lo adottano anche le signore e diviene da formula cerimoniosa il saluto dell'intimità . Vicenda singolare di una parola! Il giovanotto e la signorina del nostro tempo Novecento , che dicono buongiorno o arrivederci ai loro amici con lo sbrigativo e confidenziale ciao, sospettano di adoperare la medesima parola di ossequio , incipriata di grazia settecentesca , che il cavaliere veneziano , due secoli fa, rivolgeva alle dame e alle brigate signorili fra un inchino e l'altro, all'entrare nei salotti o sul punto di partirsene?
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