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sabato 17 ottobre 2020

d) PREGHIERA : 1) Premesse preliminari per un vero dialogo con Dio: "Il dialogo vero e proprio con Dio"

17---10---2020
Anche  se   Dio sa  già  in anticipo  quel  che  ci  abbisogna (Mt.   7, 32),  vuole  che  insistentemente  lo  preghiamo(Lc.   11,5--12);      che  non  ci  stanchiamo  mai  di chiedere  in umiltà  (Lc.   18,  10--14),  col  cuore più  che  con  la  bocca (Mt.  6,7), ed  essere insistenti  fino all' importunità  (Lc. 11,  5-8;   18,  1--8).  Gesù  , il Figlio , ci  ha  insegnato  un  modo  semplice , di  poche   parole , sobrio e al  contempo ricco ;il Pater.  Qui ,  innanzitutto,  chiamiamo Dio  nostro  Padre  e poi gli  chiediamo   che  si faccia  la  sua  volontà  in noi e di  santificare   il suo  santo   nome  e  di  liberarci  da ogni  male e  tentazione, ma  anche  di darci  il pane  quotidiano ; richieste  spirituali e  materiali; anima e corpo dati  da  Dio-Padre  vengono nutriti dal  Padre--Dio .  Vi sono alcuni  Santi  Padri  che  hanno  dato  una  definizione  della  preghiera e che  vale  la pena  di  ricordare ;    S. Ambrogio  dice :"Gli parliamo    quando preghiamo  lo  ascoltiamo  quando  leggiamo  gli oracoli  divini";   S. Clemente  Alessandrino :"L'uomo  spirituale  frequenta Dio   come  un amico;  cuore  a  cuore";  S.  Giovanni   Crisostomo dice :"La  preghiera  o  dialogo  con  Dio è  un  bene  sommo. è  infatti  una  intima  comunione  con  Dio".   E  tra  i santi  la  grande  mistica  ,  S. Teresa  d'Avila  afferma  :" Non  è  altro  per me  la  preghiera  che  un colloquio  di amicizia  fatta  spesso  e nella  solitudine con Colui dal quale  sappiamo  d'essere  amati".

giovedì 15 ottobre 2020

OSSI DI SEPPIA di: Eugenio Montale "L ' AGAVE SU LO SCOGLIO"

 15---10--2020
O    rabido    ventare  di  scirocco
che  l'arsiccio   terreno   gialloverde
bruci;
e   su  nel  cielo  pieno
di  smorte  luci
trapassa    qualche    biocco
di  nuvola  ,   e   si  perde.
Ore    perplesse,  brividi
d'una  vita   che   fugge
come  acqua  tra  le  dita;
inafferrati  eventi,
luci--ombre ,  commovimenti
delle  cose  malferme  della  terra;
oh  alide  ali dell'aria
ora  son  io
l'agave  che  s'abbarbica  al  crepaccio
dello  scoglio
e  sfugge  al  mare  da  le  braccia  d'alghe
che  spalanca  ampie  gole  e  abbranca  rocce;
e  nel  fermento
d'ogni  essenza ,  coi miei  racchiusi  bocci
che  non  sanno   più  esplodere  oggi  sento
la  mia  immobilità  come  un  tormento.

martedì 13 ottobre 2020

DAI "PENSIER D'AMORE " VINCENZO MONTI

13--10--2020

    Alta  è  la  notte,  ed  in  profonda  calma
dorme  il mondo  sepolto , e  in un  con esso
par  la   procella  del mio cor sopita.
Io  balzo fuori  delle  piume  , e guardo;
e  traverso  alle  nubi,  che  del vento
squarcia  e sospinge  l'iracondo  soffio,
veggo  del  ciel  per  gl'interrotti  campi
qua  e là    deserte  scintillar  le stelle.
Oh  vaghe  stelle! e  voi  cadrete   adunque,
e verrà  tempo  che  da  voi  l'Eterno
ritiri il  guardo, e  tanti  Soli estingua? 
E  tu  pur  anche  coll'infranto carro
rovesciato  cadrai,  tardo Boote,
tu  degli  artici lumi il  più  gentile?
Deh  , perché  mai  la  fronte  or  mi  discopri ,
e  la  beata  notte  mi  rimembri,
che  al  casto fianco  dell'amica assiso
a'   suoi  begli  occhi  t'insegnai  col  dito!
Al  chiaror  di  tue  rote ella  ridenti
volgea  le luci ; ed io  per  gioia  intanto
a'  suoi  ginocchi  mi  tenea  prostrato
più   vago  oggetto  a  contemplar  rivolto,
che  d'un  tenero  cor  meglio  i sospiri,
meglio i  trasporti  meritar  sapea.
Oh  rimembranze! oh dolci  istanti! io  dunque  ,
dunque  io  per sempre v'ho  perduti  e vivo?
e questa  è calma di pensier? son  questi
gli  addormentati  affetti? Ah  ,mi deluse
della  notte  il silenzio , e  della  muta
mesta  Natura  il  tenebroso   aspetto!
Già  di   nuovo  a  suonar  l'aura  comincia
de'  miei  sospiri , ed  in  più   larga  vena
già  mi  ritorna  su  le ciglia  il pianto.

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E GLI ORGANI AUSILIARI: "2--Organizzazione della pubblica amministrazione"

13--10--2020
Amministrare  , in  senso  generico  , significa agire , fare .  Minister  per i  Romani era il servo , colui  che  aiutava  il  padrone  nell'esercizio  degli affari  quotidiani ; il vocabolo ha assunto  via  via  significati  più  elevati  fino  a  parlarsi di  ministri  del re , di  fiduciari , cioè, di  cui  il re  si  valeva per l'adempimento  dei suoi ordini.
Oggi  i ministri ,  anche  se nominati  dal  Capo  dello Stato , sono  i fiduciari  delle  maggioranza   parlamentare , di  cui, come  sappiamo , debbono sempre  godere la fiducia.
Ogni ministro è a capo  d'uno   dei  grandi  gruppi di  servizi pubblici  che    si chiamano  ministeri , ed  è  anche  gerarchicamente  il più  alto  dei funzionari del  suo  ministero. 
I  ministri  assicurano  la gestione dei  servizi dipendenti  dal loro  ministero , emanano  gli ordini di spese (nei  limiti assegnati  dal bilancio),   amministrano  i beni  dello Stato ,  concludono contratti , rappresentano lo Stato dinanzi al  potere  giudiziario.
In  ogni  ministero  si  ha  un  gabinetto , formato dai collaboratori personali del  ministro , scelti  fra  funzionari di   sua fiducia o anche  fra  estranei all'amministrazione,  e  si ha  un  certo  numero  di uffici,  che si distinguono  in  direzioni generali , in  divisioni e sezioni: organi centrali, l'amministrazione si  diparte in  tutto  il Paese e si  hanno perciò organi locali emananti dai  ministeri e  rappresentanti di questi, come  le Prefetture , le  Questure i  Provveditorati agli studi, le  Intendenze  di finanza , le  Direzioni provinciali delle poste  e telegrafi, ecc.
Esistono poi  localmente  , organi dell'amministrazione indiretta , enti locali eletti dai cittadini e dotati  , di una certa  autonomia , ma  sottoposti  alla  vigilanza  dello Stato.
La  Costituzione tratta  della  pubblica  amministrazione agli   articoli   97 e  98. L'art. 97  contiene un'affermazione che  può  sembrare  generica ed ovvia :"I  pubblici  uffici  sono  organizzati  in modo  che  siano  assicurati  il  buon  andamento e  l'imparzialità  dell'amministrazione", affermazione che  ha grande  valore  di fronte  a certe  discriminazioni che  furono  possibili  nel passato  , e  che  una  democrazia non può  ammettere . Con  l'ultimo  comma  di  detto articolo si è voluto  stabilire  che  l'accesso ai  pubblici  impieghi è  aperto  a tutti  i cittadini , quasi  ancora  sentendosi il  dovere  di  respingere certi  privilegi e limitazioni che  esistevano nei regimi  assoluti  . L'accesso ai  pubblici  impieghi non  può  oggi  avvenire  che  "mediante  concorso  " e con  le  modalità e le  garanzie  stabilite  dalla legge.
L'art.  98,  affermando  che  " i pubblici  impiegati  sono al servizio  esclusivo  della  nazione",  vuol  riferirsi  alla   possibilità  che,  anche  in un regime  democratico  , il  partito al potere  si  valga  degli   organi  e dei  mezzi  dello Stato a  sostegno  e a  favore  dei  suoi  seguaci , concetto che  riaffiora  nel  comma  seguente  , per  cui  a un  senatore o a  un  deputato , che  faccia  parte  dell'amministrazione , è  vietato  di  conseguire  promozioni  altrimenti  che per anzianità.
All'art.  28 la Costituzione  afferma  la  responsabilità  di  tutti i funzionari  e dipendenti  dello Stato  e degli  altri  enti pubblici  per  gli atti  compiuti  in  violazione  di  diritti , il  che  è come  dire che  ogni  funzionario nello  svolgimento  delle  sue  mansioni dovrà  dar  vita  a  un  atto  amministrativo , il quale  richiede  come  suo  primo  requisito  il  rispetto  delle  leggi  e dei  regolamenti  . Nel  caso  contrario  egli  compirebbe  un atto  personale, per  il quale  dovrà  direttamente  rispondere ;  così , ad  esempio , un cassiere che  fa  un  pagamento non  autorizzato  , un  aviatore che  cagiona danni contravvenendo a  norme  regolamentari, un  medico   di base  che  diffonde  un'epidemia  perché  procede a  vaccinazioni senza  le cautele  prescritte.

lunedì 12 ottobre 2020

LETTERE SULL' EDUCAZIONE ESTETICA DELL'UOMO di : Friedrich Schiller

12--10 --2020

=Lettera    quarta

Questo  è certo  ;  solo  la prevalenza  di un  simile  carattere in un  popolo  può  rendere  innocua  una  trasformazione di  stato  secondo  principi  morali,  e solo  un  simile  carattere può garantire  la sua  durata . Nell'organizzazione  di uno  stato morale  si fa  assegnamento  sulla  legge  come  sopra  una  forza attiva , e la libera  volontà  viene  fatta  entrare nel  regno   delle cause  , dove  tutto  è  concatenato  con  rigorosa  necessità  e  costanza  . Ma    noi  sappiamo  che  le  determinazioni  della  volontà  umana  sono  sempre  contingenti e che  solo  nell'essere assoluto  la necessità fisica coincide  con  quella  morale. Se  dunque  si  deve contare   sul  comportamento morale  dell'uomo come  sopra  eventi naturali , questo  deve  essere in  lui  "natura", ed  egli  dev'essere condotto  già  dai  suoi  istinti ad  un  modo  d'agire  possibile solo  in  un  carattere  morale. Ma  la volontà  dell'uomo sta  perfettamente  libera  fra   dovere  e  inclinazione e nessuna  costrizione fisica  può  e deve  violare  questo  diritto sovrano  della  sua  persona . Se  egli  dunque  deve  conservare  questo  potere  di scelta  ed  essere  nondimeno  un saldo  anello  nella  concatenazione  causale  delle forze , ciò  può  essere  realizzato  soltanto  qualora  gli  effetti  di quei  due  impulsi  riescano  perfettamente  uguali  nel  regno  dei  fenomeni  e,  malgrado  tutte  le differenze  della  forma  , la  materia  della  volontà  umana  rimanga  la stessa ;  qualora  dunque  i suoi  istinti  si  accordino  abbastanza  con  la sua  ragione per  essere adatti  ad  una  legislazione  universale .
Si  può  dire  che  ogni  individuo  porta  in sé  , per  disposizione e  per  destinazione  , un  puro  ideale  di uomo ;  la grande missione  della  sua  esistenza  consiste    nell'accordarsi , in  tutte  le sue  mutazioni,   con  l'immutabile  unità  di  questo. Questo   uomo  ideale , che  si fa  riconoscere più  o meno  chiaramente  in ogni  soggetto  , è  rappresentato  dallo  "Stato", il  quale  è la forma  oggettiva  e,  per  così dire  ,  canonica  in cui tende  ad unirsi  la verità  dei  soggetti  . Ora  si  possono  pensare  due  modi  diversi  in cui  l'uomo  reale  si può   accordare con  l'uomo  dell'idea, e quindi  altrettanti  modi  in cui  lo  Stato  può  affermarsi    negli  individui  ; o l'uomo  ideale  reprime  l'empirico  e  lo Stato  annienta  gli individui  , o  l'individuo  diventa  Stato  e l'uomo  reale  si nobilita  facendosi  ideale.
Veramente  nell'unilaterale  valutazione  morale  questa   differenza  cade, poiché  la ragione  è  soddisfatta  se  la sua  legge   vale  incondizionatamente ; ma  nella  completa  valutazione   antropologica,
(  la   valutazione  antropologica comprende  la dimensione  morale nella  totalità  del comportamento umano.)(nota)
dove  insieme  alla forma  conta   anche  il  contenuto  ed  ha  importanza  anche  il sentimento  vivo, quella  differenza  sarà  tanto  più  presa  in considerazione  .  La  ragione  esige  unità, la  natura  invece varietà  , e  l'uomo  viene  impegnato  da  ambedue  le legislazioni.  La legge  della  prima  gli è   impressa  da  una  coscienza  incorruttibile , quella  della  seconda  da  un  sentimento indistruttibile. Perciò  si avrà  sempre  una  testimonianza  di educazione  ancora  difettosa , se  il  carattere  morale  potrà  affermarsi solo  col  sacrificio di quello naturale ; e sarà  ancora  molto  imperfetta quella  costituzione  dello Stato  , che  sarà  in grado  di ottenere  l'unità solo mediante  la  distruzione della  varietà.  Lo  stato  deve  rispettare  negli individui  non  solo  il carattere  oggettivo  e  generico  , ma  anche  quello  soggettivo  e specifico;  non  deve, allargando  il regno  invisibile dei  costumi , spopolare  il regno  del fenomeno..
(regno dei costumi  intende qui il mondo della libertà  trascendentale , mentre   il regno  del fenomeno riguarda le manifestazioni  esterne  dei singoli  individui, nota)
Quando  l'artigiano pone  mano  alla  massa informe  per  darle  la forma  corrispondente  ai  suoi  scopi,  non  ha  alcuno scrupolo  di farle  violenza;  poiché  la natura  ch'egli elabora non  merita  per se  stessa  alcun  riguardo , e  lui non  interessa  il tutto  per amore  delle  parti , ma  le parti  per  amore del tutto  . Se  lo scultore  pone  mano  alla  stessa  massa, non ha  neppur  lui  alcuno  scrupolo di farle violenza, soltanto evita  di mostrarla . Egli  non rispetta per  nulla  più  dell'artigiano la materia  che elabora , ma  cerca  d'ingannare l'occhio ,  che  vuol  proteggere  la libertà  di questa  materia , con un'apparente  condiscendenza verso di essa. Ben  altrimenti avviene  all'educazione  e al  politico , che  prendono  l'uomo nello stesso  tempo  come  materia  e come  scopo . L'una  e l'altro si fondono qui in  uno , e  solo perché  il tutto  serve  alle  parti , queste  devono adattarsi  al tutto . Con  ben  altro  riguardo di quello  che  usa lo scultore  verso  la sua materia , il politico deve avvicinarsi  alla propria  , e  non solo soggettivamente e per  un  effetto  illusorio dei  sensi, ma  oggettivamente e per  l'intima  essenza  egli  deve  rispettare  il carattere  proprio e  la personalità.
Ma   appunto  perché  lo stato  dev'essere  un'organizzazione  che  si forma  solo  mediante  se stessa  e per  se stessa , essa può  diventare  reale  soltanto  in quanto  le parti  , elevandosi,  si siano accordate  con  l'idea del tutto  . Siccome  lo stato rappresenta  la pura  e  oggettiva  umanità  nell'animo dei suoi cittadini  , dovrà mantenere  verso  questi  la stessa  relazione nella  quale  essi  stanno  con  se  medesimi , e  potrà  rispettare la  loro  umanità  soggettiva solo  in  quella  misura in cui  essa  è  nobilitata  come  oggettiva . Se l'uomo interiore  è in armonia con se stesso , salverà  la propria  individualità  anche  nella  più  alta  universalizzazione del  suo   comportamento  , e  lo stato  sarà  soltanto l'interprete  del suo nobile istinto, la  formula più  chiara  della sua  legislazione  interiore. Se  invece  nel  carattere di un popolo  l'uomo  soggettivo  si  oppone  a quello oggettivo  in modo  così  contraddittorio , che  solo l'oppressione del primo possa  procurare  la vittoria  del secondo , allora  lo  stato dovrà  assumere  verso il cittadino il  severo  rigore della legge e  calpestare senza  riguardo una individualità così nemica  , per  non esserne  vittima.
Ma  l'uomo può  essere  opposto  a se  stesso  in  due  modi diversi: o  come  "selvaggio"  , se  i suoi  sentimenti dominano  i suoi  principi ; o  come" barbaro", se  i suoi  principii  distruggono  i suoi  sentimenti. Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura  per  sua  sovrana assoluta;  il  barbaro schernisce e disonora  la natura , ma  , più spregevole del  selvaggio, continua  spesso  ad  essere  schiavo  del proprio  schiavo.  L'uomo colto  si fa  amica  la natura , e ne rispetta la  libertà  , frenandone  solo l'arbitrio.
Se  dunque  la  ragione  porta  nella  società  fisica  la sua  unità  morale  , non  deve  ledere  la  varietà  della natura . Se  la  natura  tende  ad  affermare  la propria varietà  nell'edificio morale  della società, ciò  non  deve  danneggiare  l'unità  morale; la forma  vincitrice  rimane  ugualmente lontana dall'uniformità e  dalla  confusione.   La  "totalità" del  carattere  deve  dunque  trovarsi  nel popolo che  sarà  capace  e degno  di  mutare  lo stato  del bisogno nello  stato  della "libertà".



=  nota:
La  "barbarie" si riferisce quindi  alla situazione  in cui  si trova  l'uomo che  vorrebbe realizzare  un  ordine  morale  sopprimendo  e sacrificando  la sensualità  , senza  voler  porsi  il  problema  dell'armonia fra  sensi  e ragione ;  in questo  modo  lo stesso ordine  morale  non è  più  tale , i  principi  applicati  senza  ragionamento e senza  considerazione  degli impulsi risultano  falsi e violenti; abbandonare così  anche  le reali  esigenze  morali  , l'uomo si  rende  schiavo  sia  di  convenzioni sociali reprimenti  , sia degli  sbocchi  più violenti  e   brutali  della sua  natura .  Anche Marcuse, allude  a   come la  sensualità  repressa  cerca  di  liberarsi nella società  borghese  capitalista  attraverso  l'esplosione  di forme  selvagge  e distruttive ;  in  questo  modo  anche  una certa  pretesa  "libertà sessuale", che   non è  tale,  riesce  a  consolidare  l'ordine  esistente  ;  gli sfoghi  riescono infatti  come  ottime  compensazioni  interne  al sistema. 

sabato 10 ottobre 2020

d) Preghiera 1) Premesse preliminari per un vero dialogo con Dio:

11--10--2020

Quando  ci si  immerge  nell'intimità  della  preghiera  lo si fa per  entrare in comunione  con  Dio, e questo  per  ringraziarlo  o per  chiedere  qualcosa ,  poiché ci  si rende  conto  dei  propri  limiti  e che  le  nostre  sole  forze non  bastano  ad  ottenere  quel  che  si desidera .
Il monaco  , fin   dall'antichità , lo  si poneva  di fronte al detto   delfico  "Conosci te  stesso"  ;   e in  questo  conoscersi  ,leggersi  dentro  , si  giunge  a   comprendere  ed  accettare  quei  limiti ponendo  le basi  per  una  maturità  umana  e sociale , che  condurrà  a  vedere  il fratello come  essere  umano , compagno  e non  avversario . Anche  la vita  sarà  guardata  non più  come  continua lotta o stressante  competizione ,ma  come  strada  non  sempre diritta ,non  sempre  piana ;  una strada , tuttavia  , che  conduce alla  conoscenza e alla  meta , se  è  questo  che  si sta  cercando.
Anche  S. Tommaso propone  cinque  vie  per la conoscenza  di Dio dal  creato:

a)  il movimento  delle cose ;  non  possono  avere  il  movimento  da se stessi;

b) causa  efficiente  (ad  ogni  effetto  vi è  una   causa);

c)necessità  di esistenza  del  Primo Essere;

d) la  bontà  ,la verità  e la bellezza  delle cose , di  ogni  ente (buono  ,  vero,  bello);

e) governo  delle  cose da una  Mente  Direttrice.
Da  queste"vie"   si può   giungere  a vedere  Dio nella  sua  poliedricità  ,  nel suo  essere  infinito e presente  in tutte  le cose,  dalle  più  piccole  e, umanamente  ,insignificanti  alle più  grandi . E  qui  entra  in gioco una  grande virtù  , senza  la quale  l'uomo  è  un viandante cieco , la  Fede ; colei  che  conduce  alla Speranza  e alla  Carità  ; colei  anche,  che ci  giustifica e  ci " riempie"  di Dio  come  lo è  stato  per Abramo  che  "ebbe  fede  sperando  contro ogni speranza [e] non vacillò  nella fede"(Rm.  4, 18-19);  così  deve essere  per ogni uomo.

giovedì 8 ottobre 2020

JORGE LUIS BORGES "L'ORO DELLE TIGRI"

 8---10--2020

Dove  sarà quella  vita che avrei
Potuto  vivere e non  vissi, la  lieta
O  triste  e orribile  ,quell'altra   cosa
Che  poteva  essere  la spada o  lo scudo
Ma  che  non fu? Dove  sarà  il  perduto
Antenato  persiano  o norvegese,
Dove  il destino  di non  finire cieco,
Dove  l'ancora  e il  mare  , dove  l'oblio
Di  essere  chi sono ?  Dove  la pura 
Notte  che  al  rozzo  contadino affida
L'analfabeta  e  laborioso giorno,
Come  pretende  la  letteratura?
Inoltre  penso a quella  mia  compagna 
Che  mi aspettava e che  forse  mi aspetta.