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giovedì 23 luglio 2020

LA VIA SEMPLICE DI CHUANG TZU di: Thomas Merton

23---7---2020

Lasciare  le  cose  come  stanno

So  come  si  fa  a  lasciare  in pace  il mondo, a  non interferire .   Non  so  come  si  mandano  avanti le cose.  Lasciare  le cose come  stanno : così  gli  uomini non  deformeranno la loro  natura  fino a  distruggerla !  Non  interferire  , così  gli uomini  non  verranno  trasformati  in ciò  che  non  sono!  Quando  smetteranno  di torturare  e  mutilare  gli  uomini  fino a  ridurli  irriconoscibili , quando  si  permetterà  loro  di vivere  , il  governo  avrà  raggiunto  il suo  scopo.
Troppo  piacere!  Lo  yang  ha  un  influsso  eccessivo. Troppo  sofferenza?  è  lo yin  che  interviene troppo  . Quando  uno  dei  due  ha  il  sopravvento  sull'altro, è  come  se le  stagioni si  alternassero  in  tempi  sbagliati. Si  distruggerebbe   l'equilibrio tra   freddo  e caldo e il corpo  dell'uomo  ne  soffrirebbe.
 Troppa   felicità , troppa  infelicità , nel  momento meno giusto , e  gli  uomini perdono l'equilibrio. Che  cosa  faranno  allora?  I  pensieri  si  accavallano  frenetici . Non  c'è  più  controllo .    Cominciano  tutte  le cose  , non  ne finiscono  nessuna. Qui  ha origine  la conoscenza , nasce  l'idea  del  migliore  e nel  mondo  fanno  la loro  comparsa i ladri.
Ora  neppure  il mondo  intero è  una  ricompensa  abbastanza  grande  per  i "  buoni",  né  una  punizione  sufficiente  per i  "cattivi". Perché  ora  il  mondo  stesso  non è  abbastanza  grande  da  servire  da  premio  o castigo. Dal  tempo  delle  tre  dinastie  gli uomini non  fanno  che  correre  in  tutte le direzioni. Come  possono  trovare  il tempo  per  essere  umani?

                                                                *

Addestri  il tuo  occhio  e la  tua  vista  anela  ai  colori. Ti  alleni l'orecchio  e spasimi  per  suoni celestiali. Ti  diletti  a fare  il bene  e la  tua  naturale  gentilezza si  deforma  fino  a sparire.   Ti  compiaci  della  rettitudine  e diventi   virtuoso  in modo assurdo. Esageri  con  la  liturgia  e ti  trasformi  in  un   guitto.  Eccedi  nel  tuo  amore  per la musica e    diventi  sdolcinato.  L' amore   per  la  sapienza  porta  a essere  ipercritici . Se  gli uomini si  accontentassero  di come  sono,  prendere  o  lasciare  queste  otto  delizie  non  farebbero  alcuna    differenza  . Ma  se  essi  non  restano  nella  condizione  più  giusta   per loro , le  otto  delizie  proliferano   come  tumori maligni. Il mondo  piomba  nel caos . Poiché  gli  uomini  venerano  queste  delizie  e spasimano  per  esse,  il mondo  è diventato  cieco come  una talpa.
  Quando  l'oggetto  del piacere  è  sparito  , non si  rassegnano  ne  circondano la memoria  di culto   rituale, si  inginocchiano  quando  ne  parlano , suonano  musica  e cantano ,  digiunano  e  si   flagellano in  onore  di queste  otto  delizie. Quando  le cose  belle  diventano  una religione , come si fa  a  controllarle?

                                                                  *
L'uomo saggio, quindi  , quando  deve  governare  , sa  come  non  fare nulla.  Lasciando  le cose  come  stanno, egli  conserva  la sua  natura  originaria. Chi  governa  rispetta  i suoi  sudditi  così  come  rispetta  se stesso. Chi  si ama  abbastanza  da  permettere  a se  stesso  di restare nella  propria  verità   originaria , governerà  sugli  altri senza far  del  male.  Impedisca  alle  proprie  pulsioni più  profonde  di entrare in azione . Resti  immobile, non  veda  e non  senta. Stia  seduto  come  un  cadavere ,  con il potere  del drago ben  vivo  intorno  a lui .  Nel  più  totale  silenzio  , la sua voce  sarà  come  di  tuono . I  suoi movimenti  saranno  invisibili  , come quelli  di uno  spirito  , ma  lì accompagneranno  le  potenze  celesti . Imperturbato, inattivo , vedrà tutte  le cose giungere  a  maturazione  intorno  a lui . Dove  troverà il tempo  per governare?                      (11,1-2)

mercoledì 22 luglio 2020

IL SISTEMA DEMOCRATICO NELLA COSTITUZIONE ITALIANA di: Alberto Romagnoli "la Magistratura"

22--7---2020

1---L' indipendenza  del potere  giudiziario

L'autonomia  del  potere  giudiziario  è  espressa  dalla  formula  dell'art.  101 :"   I  giudici  sono   soggetti  soltanto  alla  legge".  Che  cosa  si  è  voluto  dire  con questo?  è  chiaro:  i giudici  non  fanno  la  legge  , la  ricevono  dal  potere  legislativo , ma,  una  volta  che  la  legge  esiste, a  meno  che  la  Corte  costituzionale  non l'abbia  dichiarata  inapplicabile  per  illegittimità  costituzionale ,  debbono  applicarla  .  Non  possono  rifiutarsi  d'applicarla , non  possono  ignorarla  . Nessun' altra  autorità  , nessun  altro  potere  può  perciò  interferire  nel  giudizio  che  consiste  nel  confrontare la  norma col  caso  concreto  sottoposto  al  giudice;    solamente  il giudice  decide  con  la sua  sentenza se l'interesse  individuale o collettivo  , a  tutela  del  quale  fu  emanata  la legge  , è  stato o non  è stato  leso.
L'art.  104  afferma:"La  magistratura  costituisce  un  ordine  indipendente  da  ogni  altro potere".  è  inutile insistere  per  dimostrare  come  l'indipendenza  dei  giudici  ne  garantisca  l'obbiettività  e  l'imparzialità  e come  su  queste  riposi  non soltanto  la fiducia  nella giustizia, ma  senz'altro la fiducia  nello   Stato.    Iustitia  regnorum  fundamentum; a  che  varrebbero  le buone  leggi  , se i  cittadini  continuamente  dubitassero  della  loro  validità e  della  loro  imparziale  applicazione?
Altra  garanzia  dell'indipendenza  dei  magistrati  è data  dalla  così  detta  " inamovibilità" ,la  quale  assicura  una piena  indipendenza   del  giudice dal  potere  esecutivo , sicché non  abbia  nulla  da temere  per  aver  fatto giustizia.   Dice  infatti  l'art.  107 :"   I  giudici  non  possono  essere dispensati    o sospesi  dal  servizio  né  destinati  ad  altre  sedi  o  funzioni se  non  in  seguito  a  decisione  dl Consiglio  superiore  della  magistratura"
L'  inamovibilità  era  già  sancita  nello  Statuto , ed  è  stata,  oltre  che  ripetuta  , rafforzata  dall'attuale  Costituzione con  la creazione  del  Consiglio  superiore  della  magistratura. Entrano  a  comporre  questo  organo  membri  di diritto  e membri  elettivi . I  primi sono:  il  Presidente  della  Repubblica  , che  lo  presiede  , il  primo presidente  e  il  procuratore generale  della Corte  di  cassazione. I  secondi  ,  sono eletti  per  due terzi  da tutti  i magistrati ordinari  fra  gli  appartenenti  alle varie  categorie  , e  per  un  terzo  dal  Parlamento, in seduta  comune  , fra  professori  ordinari  d'università  in materie  giuridiche  ed  avvocati  dopo  quindici  anni  di professione(art. 104)
"Le    nomine  dei  magistrati  hanno  luogo  per  concorso",  dice l'art.  106 ;  disposizione  questa  , in cui  si  rivela  non  soltanto  l'intenzione  d'assicurare  la capacità  tecnica  di  che esercita  la  funzione  giuridica  , ma  di  consentire  che  alla  magistratura  possano  accedere  tutte  le  classi  sociali .
Altra   disposizione  , sempre  in  appoggio  del  principio  dell'indipendenza  dei  giudici  , è  contenuta  nell'art. 107,  3°  comma:"  I magistrati  si  distinguono  fra  loro  soltanto per  diversità  di funzioni ".  Con  ciò  si è  voluto  intendere che  non  esistono  per i  magistrati  vincoli  di  subordinazione  gerarchica;  si è  voluto  riaffermare  in  sostanza  che  ciascuno  di essi  è soggetto  soltanto  alla legge  , che  interpreta   secondo  la sua  libera coscienza , e  che  non v'è  superiore  che possa pretendere  d'influire  sul  giudicato  dell'inferiore.
Importante  è la disposizione  dell'art. 102 :" Non possono  essere  istituiti  giudici  straordinari  o giudici speciali". Anche  questa  disposizione   era già  contenuta  nello Statuto. La  magistratura  è la disposizione  dell'art.  102 :"Non  possono  essere  istituiti  giudici  straordinari  o giudici  speciali", Anche  questa  disposizione  era  già  contenuta nello Statuto .  La   magistratura   ordinaria  deve  essere in grado  di  giudicare  in qualsiasi  causa , e  il  cittadino deve  sapere  che il giudice  nella  sua  causa  sarà  quello  destinato  per legge (il  così detto"giudice  naturale").  Sono  evidenti  i  pericoli per la libertà  e  la giustizia  derivanti  dall'inosservanza  di  questa regola : uno  dei  più  odiosi  e clamorosi  attentati  alle  norme  statutarie  compiuti  dal fascismo fu  l' istituzione del  Tribunale  speciale  per la difesa  dello Stato. A  questa  regola  si  ammettono  tuttavia  due  eccezioni; l'una  riguarda  i Tribunali  speciali  amministrativi  (Consiglio  di Stato , Corte  dei Conti , e  altri );  la seconda  riguarda  i Tribunali militari.

martedì 21 luglio 2020

VIAGGIO IN ITALIA J. WOLFGANG VON GOETHE

21---7---2020

Roma,  1   novembre   1786

Finalmente   posso  rompere  il silenzio   e  mandare  di buon  animo  un  saluto  agli amici!  Possano  essi perdonarmi  il segreto  di questo  viaggio, quasi  direi  , sotterraneo  . Io  osavo  appena  dire  a  me stesso dove  era  diretto , e  per  fino  lungo la via  temevo  ancora  di non  toccare  la  meta;  soltanto  sotto  la  Porta  del Popolo  sono  stato  certo  di aver raggiunto  Roma.
E  lasciatemi  dire  ancora  che  ho  pensato  mille  volte,  che  penso continuamente a voi al  cospetto   di tante  cose,  che  non  avrei  mai  creduto  di poter  vedere  da solo .  Soltanto  quando  mi  sono  accorto  che  i miei  amici  eran  come  incantati  anima e corpo nel  Settentrione ,  e che  ogni  aspirazione  di visitar questa  terra a  poco  a   poco  svaniva,  solo  allora  mi son potuto  decidere  ad  intraprendere  un lungo  viaggio  solitario  e a  cercare  il  centro  , al quale mi  traeva  un  bisogno  irresistibile  . In  questi ultimi  anni, quell'aspirazione era  diventata come  una malattia  , dalla  quale  non  mi  potevan  sanare se  non  la vista  e  la  presenza  delle  cose reali. Ora  lo posso  confessare . Ero  arrivato  al punto  da  non  poter  nemmeno vedere  un libro  latino  né  un disegno  di qualsiasi  regione  d'Italia.  Il desiderio  intenso  di visitare  questa  terra era  da troppo  tempo  maturo  ; ora   che   questo  è soddisfatto  ,  nell'intimo  del cuore   gli amici e la  patria  mi son  diventati  ancor  più cari  e il  ritorno  più  desiderabile; tanto  più  desiderabile  perché  sento  che  tutti  questi  tesori  non  li  porterò  con  me  a  vantaggio  mio soltanto , e solo  per mio  uso privato, ma perché  possano  servire  per tutta la vita , a me  e ad  altri  ,di guida e di  sprone.

lunedì 20 luglio 2020

RABINDRANATH TAGORE POESIE "L' AMORE"

20--7--2020

Incomprensibile

Tu   non  mi puoi  capire?
        Pieni  di calma  melanconica
        i  due  occhi  interrogano,
  cercano  il significato;
come   la luna  con  volto  umile
e  fisso  sta  a  guardare
     dentro l'oceano.

          Io  non  nascondo  nulla;
                  quello che  ho  è tutto
                  davanti  ai tuoi  occhi ,
          cuore  aperto  , accogliente.
Ho  donato  tutto
per dare  un'idea  di me.
          Non  mi puoi  capire?
    

         Se  ciò  fosse solo pietra  preziosa,
                  la  romperei  in  cento  pezzi,
                  con  arte  in mille  forme,
          e  una  dopo  l'altra
le  infilerei  in un  solo  filo 
        in  una  sola  collana
        e  te  le  metterei  al collo.

       Se  questo  fosse solo  un fiore,
              perfetto , bello , grazioso,
              fiorito  nelle  regioni  dell'aurora,
        ondulante  al vento  di primavera,
lo strapperei dallo stelo
e  lo  metterei  con gentilezza 
           nei tuoi  capelli  neri.

Ecco,  amata, tutto  il   cuore;
           dov'è  l'acqua  , dov'è  la riva,
sono  disorientato
in  questa  casa  misteriosa , infinita.
Anche  se  non  conosci  principio  e fine
di  questo  regno , o regina,
             tuttavia  è la  tua  capitale.

Che  voglio  farti comprendere?
           Nel   profondo  del cuore 
           non  so  che  cosa  palpita
nel canto  tacito  del giorno e della notte;
tutto  il   cielo  è  pervaso
di  immobilità  e di silenzio,
             come  la voce  della  notte.

Se  questo  fosse solo  godimento,
              soltanto  un sorriso
                venuto  dalle  labbra,
         risveglierebbe  la felicità;
in un momento  comprenderesti
le notizie  del  cuore,
          senza  bisogno  di parole.

Se  questo  fosse  solo  godimento,
           due  lacrime  di pianto,
           luccichio  nei tuoi  occhi,
labbro  amaro , volto triste ,
avresti  visto  la pena interiore,
si  sarebbero  manifestate
            in  silenzio le parole.

  Questo  , amata, amore del cuore
            non  ha  né  principio , né  fine 
            alle  pene  delle  gioie  e dolori,
   è  sempre  vuoto  ed  è sempre  pieno,
ogni  giorno  e  notte  nascono 
nuove  e nuove  ansie;
             non  ti so  spiegare!

             Forse  non mi  hai  capito!
                       Sempre  negli occhi 
                       in  una  nuova  e  nuova  luce
            leggi  giorno  e notte ;
si  vede  solo  un po'   d'amore ,
un po'  di  cuore  ;
          chi  e  quando  ha capito  tutto?

Sul   Gange, nel  vapore  "Milo",verso  Rajshahi, 25   marzo  1893,     da  La   barca  d'oro

domenica 19 luglio 2020

TEOLOGIA DELL'OBLAZIONE BENEDETTINA SECOLARE "2--L'OBLATO BENEDETTINO SECOLARE "

19--7--2020

a)  L'oblazione  nello spirito  della  Regola  di S. Benedetto

1)  Ricerca  di Dio
Riprendendo   il capitolo   58   della Regola,   sull'accettazione  dei fratelli,   nelle  prime  righe  si legge : "Mettete   alla  prova  gli  spiriti  per vedere se  sono  da  Dio(1Gv. 4,1)"e   più   avanti  si mettono  in chiaro  al neo-venuto  tre  condizioni, per  scrutare  bene  se cerca veramente  Iddio,(St. 27); ciò  lo si  deduce  dall'accoglienza  che  il novizio  dà  alle  tre  condizioni:  Opus  Dei,  Obbedienza,  e  Obbrobria,  le  famose tre  "O"  della  versione latina  della Regola,  vale  a dire  l'ufficio  divino,  l'obbedienza  e le prove della vita.  Il  motto"Ora   et  Labora"  deve  passare  attraverso  la  verifica di  queste  tre  "O", banco di  prova  sia  per il  monaco  che  per l'oblato nel  suo  pellegrinaggio  terreste nel  monastero fino  alla morte (RSB Prologo; c.4).  S. Benedetto  conduce  il nuovo venuto  attraverso  un cammino  che  egli  stesso  aveva  saputo  forgiare  e sperimentare  nella  sua  vita  di  intenso  ricercatore  di Dio ;  e alla  base  delle tre  condizioni si  trova  la  vera  e  sincera ricerca  di Dio scevra  da equivoci  e  malintesi.
Nel  Prologo  S. Benedetto  ricorda  all'aspirante che  la  vita  monastica è  irta  di difficoltà  e che  solo  la  buona  volontà  e il  duro  lavoro  ascetico potranno  garantire  il successo nella  lotta  per  la sopravvivenza  spirituale .  Inoltre  S. Benedetto  non  gli  nasconde  che la vita  in  monastero non  sarà  facile. è  solo  il lavoro  ascetico  , spesso sfibrante , che  porterà  il novizio alla salvezza.  Quindi  l'orientamento  del  cristiano  che  varca  la soglia  del monastero  è  puntualizzato  con  largo  anticipo  . Prospettando  le  cose  dure  ed  aspre , S Benedetto invita  il novizio a non  allontanarsi  dal  campo  di battaglia  appena  incominciano  le prime  scaramucce insite  nella  vita   dell'uomo ; invece  gli  fa  coraggio  per  riprendere  il cammino se eventualmente  incappa  nei  vari ladri(ostacoli)  della vita . Il  buon  samaritano (Lc. 10,33) è sempre  alla  portata  : la  Regola  finisce  con  l'assumere  l'aspetto  di maestra (RSB c.3)  e  di  consorzio  di fratelli(c. 1) ,  per  cui  il  novizio  non può  sentirsi  solo, ma  in  compagnia di altri lottatori  come  lui nell'arena  del buon  Dio.
Ciò  che  viene  detto  del novizio monaco  , lo  si può  benissimo  applicare all'oblato. Certamente  l'oblato se  vive nel  mondo deve  fare  del mondo (famiglia, lavoro, ambiente secolare) il suo  chiostro ,  cenobio, monastero. In esso  deve  sviluppare  la sua vocazione ;  mentre  la sua  vita di  consacrato al Signore ,mediante il battesimo , lo deve mettere  nella  possibilità di essere  se stesso  in una  fedele sequela  di S Benedetto. Come il monaco  se vive  nel  "mondo"  (cc.   66-67)  non  può  realizzarsi, così  l'oblato se  vive  "avulso" da  quel  mondo  che è  il suo  campo d'azione , il  luogo  dove  egli  deve destreggiarsi in una  lotta  impari.
I  due  poli  su cui  si  svilupperà  la vita  dell'oblato , come  quella  del  monaco , è  la comunità  (St.  15-16) e la  solitudine(St.  24);    due termini di  paragone , due  elementi  fondamentali ed  essenziali nella  vita  di  entrambi : due  momenti  caratteristici  di una  vita  benedettina . Il  primo elemento, la  comunità, che S. Benedetto adotta come  ordinamento alla  sua vita  monastica  (RSB c. 1) , è  inteso  a dare  forza  , morale  e spirituale,  ai  suoi  cenobiti;  lo scopo  è quello  di  un  reciproco  aiuto  nel  combattimento comune (c. 1) ,  ragione  d'essere  di  una  vita  comunitaria ,  S. Benedetto  propendeva  verso  questa  soluzione  dietro  sicuro suggerimento  dello Spirito  Santo, e  non  che  egli abbia   mai  rinnegato la sua  prima  esperienza  di  eremita  a Subiaco. I  fatti  della sua  vita,  raccontati  nei  Dialoghi  di S. Gregorio  Magno , gli  avrebbero  consigliato  di  ritornare  al suo  primo  amore.  Egli   aveva  capito  che Dio lo spingeva  verso  questo  lido per ridare ossigeno   ad  una  vita  monastica  non  solo  languida (crf. Vicovaro), ma  addirittura  allo sbando (cfr. Sarabaiti  e  Girovaghi : RSB c. 1). La  Regola  pertanto  prospetta  alcuni  momenti  comunitari  basilari : la preghiera  innanzitutto (cc.  8-20) ; poi   il lavoro manuale  ed intellettuale (c. 48);  l'incontro della  famiglia monastica  a consiglio per deliberare (c.3);  la gerarchia monastica (c.63); il  rispetto  reciproco  tra  anziani e giovani (c. 4) ;  la cura degli  anziani e dei  bambini (c. 37) ;  l'attendere ai malati(c.36) ;  infine  , il  comune  consorzio (c.72). Questi  momenti  sono  comuni  a tutti  gli uomini, dovunque  , quindi  anche  agli  oblati  sia  nell'ambito  della  propria  famiglia  e  dell'ambiente sociale sia  nell'apostolato  vario(St. 31-32).
Il secondo elemento  , solitudine , è  un altro  momento  nella vita  monastica sottolineato  a più  riprese nella Regola (cc.6,  7,  9,  42). S. Benedetto sa  che il silenzio  , anche  quello  esterno  , è  essenziale  nella  vita  del  monaco sempre  alla ricerca di Dio;  proprio  perché  è  l'atmosfera  di Dio ,  e deve  essere così  anche  per il monaco e l'oblato  che  vivono  una vita  di  ritiro  dal mondo,  come  si preferisce oggi, in  ascolto  del mondo. Infatti, il monaco  o l'oblato  non  scappano  dal mondo;   l'allontanamento da esso serve  ad aiutarlo  a migliorare  mentre  lo si  raccomanda incessantemente a Dio  nelle preghiere  e nelle  fatiche  giornaliere.  La  solitudine  quindi  non è  mai  sinonimo di  abbandono  tout  court delle  creature ; ma deve  essere una conquista  che  va  effettuata  dopo  matura  e prolungata  riflessione(c.1); quindi   non deve  mai  risultare  un rinnegamento  degli  altri, ma essere  una  esigenza  dello spirito che  vive  della  continua  presenza  di Dio(cc.  7,1),  nell'assidua  meditazione  della Parola  di Dio . La solitudine viene  così ad  essere  una  liberazione  dall'oppressione delle  cattive  tendenze  che  nel deserto  della nostra  aridità  ci  tormentano;  si  torna all'uomo così carichi  - Questa  proposta  di Preghiera e Lavoro  alla maniera benedettina , che l'oblato offre  come  testimonianza , potrà  essere accolta per  un serio esame  qualora la si potrà vedere attuata (St. 12). Per  questo  gli Statuti  sono  un  aperto  invito  a tutti  i laici non  terziari  di  altri  Ordini,  al  di sopra  dei  18  anni(St. 5)
L'oblato  , in  virtù  della  promessa  , come già  accennato  viene  a  contrarre un vincolo  con il  monastero di sua  scelta(St. 14);  un  legame  di  aiuto reciproco , soprattutto spirituale  , che  si  riceve  e si  dà (St. 1,8, 10). Ciò genera  nell'oblato  il vero  senso  dell'oblazione benedettina ; egli   acquisisce un diritto  reale  , sebbene  a titolo diverso , di  appartenenza  al  monastero(St. 1, 10).  La realtà  dell'appartenenza  sta nel  sentirsi  legati spiritualmente  al monastero  beneficiando  così  degli  aiuti  soprannaturali necessari  per  l'avanzamento  della  propria  vocazione (St.11) ; l'oblato nel mondo (St. 14,  31,  32)  e  il monaco  nel monastero.
Gli  Statuti  esortano  vivamente  le  comunità  monastiche  maschili e  femminili ad  accogliere  tutti  quelli  che  vogliono  vivere  lo spirito  della  Regola  (St. 7, 10),  sottolineando  nel  frattempo la cura  e la  formazione  che gli oblati  devono  avere dal  monastero(St. 3, 4,  11,  13);  il loro  far  parte del monastero e il  diritto di essere ammaestrati  nei  precetti  di  S.   Benedetto (St. 11); e,  infine  , il  loro essere parte  integrante della  grande famiglia benedettina(St. 1, 8,  9, 10).

sabato 18 luglio 2020

GIOLITTI , L'ANTIRETORICO

18--7--2020

G.Natale  ,    Giolitti  e  gli italiani

Giovanni  Giolitti(1842--1928),  quasi  ininterrottamente   Presidente  del  Consiglio  dal  1900  al  1913, inaugurò    una politica  di progresso e  promosse una  legislatura  sociale a  favore  delle  classi  più povere. Il  periodo  del  suo  governo   coincise  con  uno  slancio   dell'economia       italiana  mai  prima  veduto, che  fu  interrotto  dal  nostro  intervento  in guerra  da lui  avversato.

Un segretario  del  primo ministro  ,  incaricato  di compilare  un telegramma al prefetto  di Bologna per  una  comunicazione al  Carducci  aveva scritto :"Informi  grande Carducci che  desiderio  vate  possente  terza  Italia  trova  eco   profonda  animo mio .  Presidente  del Consiglio , Giolitti".  Superbo  del  capolavoro  lo portò  di persona  al presidente  sicuro  di averne gli elogi. Il Giolitti tirò  un  frego  sul foglio , con  la  matita blu vi mise  una postilla." Manicomio " e  riscrisse così  il telegramma:  "Informi personalmente Carducci che  ciò  che  desidera sarà  fatto.  Pregola   presentargli  miei  saluti. Giolitti".

Giolitti, alla  Camera  dei  deputati , 12  giugno 1902

Ed  io  confesso  che  la mia  politica  è  proprio  una  politica empirica;  se  per  empirica s'intende  tener  conto  dei  fatti , tener conto  delle  condizioni reali  del paese e delle  popolazioni in  mezzo  alle quali dobbiamo  fare  questa politica. Il sistema  sperimentale , che  consiste  nel  tener conto  dei fatti e  procedere a  misura che  si può  , senza  grave  pericolo , è  il più  sicuro  ed  anzi  il solo possibile.

Giolitti , Discorsi  extraparlamentari

La  tendenza a criticare  il sistema  di larga  e libera  discussione  proprio  del  Parlamento  e ad  invocare  un 'azione  di governo senza  discussione , è  effetto  di poca  educazione  politica , e  dipende  da  una  specie  di tendenza  atavistica  prodotta  da  una  lunga  serie  di  anni di governo  assoluto , per  la quale  istintivamente si crede  che  un'azione  governativa  , della  quale  non  si  dicono  né   si  discutono  i  moventi  , sia  il  prodotto  d'una  scienza  superiore, quasi  di un'ispirazione  che  scenda  da una  sfera sovrumana.

Giolitti  alla Camera  dei  deputati , 8  aprile  1911

Gli uomini di governo non  debbono  essere  dei  precursori ;  debbono  essere  uomini che  capiscono  il tempo nel  quale  vivono, che  sentono  le  condizioni  del  paese e le  secondano efficacemente.

venerdì 17 luglio 2020

EMILY DICKINSON "LE POESIE"

17---7---2020

576

Incominciai   a  pregare  ,  da  bambina,
perché  m'avevan  detto di pregare-
ma   smisi , appena in grado  di capire
che  senso  avrebbe  avuto  la preghiera

se  credevo  che Dio  guardasse  attorno 
ogni  volta  che  i miei  occhi di bambina
calmi e fermi , con  tenero  candore,
si  fissavano  nei  suoi-

e  gli  dicevo  quel  che  avrei  voluto
oggi, e  quello  che  sempre  mi stupiva
dei  suoi  misteriosi  disegni-
e  la  natura  ambigua
della  Divinità-

Più  volte , poi  provata  dal  pericolo ,
ho  valutato  quale  immensa  forza 
dovrebbe  avere  un Dio  così  potente
da reggere  la mia  vita  per me

fino  a  farmi  ottenere l'equilibrio 
troppo spesso  oscillante , in  questi tempi ,
che in  bilico  mi  tiene di continuo -
e  infine mi  abbandona-

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Per  una  vita  avevo  avuto  fame-
era  giunto  il mio tempo di pranzare-
alla  mensa  tremando  m'accostai-
toccai  l'ignoto  vino-

quello che  avevo  in tavola  intravvisto-
mentre  digiuna  , ritornando  a  casa,
alle finestre  occhieggiavano, cercando
un  tesoro  che  non  speravo  mio-

Non  conoscevo  quel  copioso  pane-
era  così  diverso dalla  briciola
spartita  tanto  spesso   con gli uccelli
nella   sala  da  pranzo  della  natura-

Quell'abbondanza  mi  ferì  - era  nuova-
troppo  per me -  mi  fece stare  male-
così  accade  alla  bacca   trapiantata
da  un cespuglio montano sulla  strada-

Non  avevo  più  fame- e fu  così
che scoprii  la  natura  del bisogno-
qualcosa  che si  sente alla finestra
ed  entrando  - scompare-