20-11-2019
In tre articoli precedenti, abbiamo visto che l'Ortodossia si definisce come vera fede proclamata dai concili; che la sua struttura ecclesiologica è la comunione con il vescovo estesa tramite lui alle altre Chiese; che il cristianesimo orientale si vuole fedele alla tradizione conciliare e a questo proposito abbiamo illustrato i dogmi essenziali della Trinità e della maternità divina di Maria con la lettura delle icone corrispondenti.
Questa volta vorremmo descrivere una chiesa bizantina facendo risalire la simbologia di " cielo sulla terra". Come si sa , tale fu la costatazione dei messaggeri di Vladimir, granduca di Kiev, dopo aver assistito a una liturgia nella chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli: "Abbiamo visto il cielo sulla terra". Dicendo questo , alludevano sia alla bellezza del rito che al'architettura del tempio.
Il cielo è simboleggiato dalla cupola : considerando che la terra sia piatta , il firmamento viene visto come volta, cosparsa di stelle o luminari . Il cerchio formato dalla base della cupola evoca l'infinito di Dio , perché un cerchio non ha inizio né fine. La terra invece è il quadrato formato al suolo dai quattro muri della navata. Il numero quattro è già il simbolo del creato , a causa dei quattro elementi.
Nel "cielo" della cupola vediamo al centro l'immagine del Pantocratore: è il Verbo che dà inizio alla creazione e colui che ci deve guidare alla fine dei tempi, l'Alfa e l'Omega. Essendo al vertice dell'edificio , da lui tutto scende e verso di lui tutto risale. Attorno al Pantocratore, un primo cerchio rappresenta la Liturgia celeste, della quale la nostra Liturgia sulla terra vuole essere l'immagine, Cristo ne è il sommo sacerdote, il vescovo ; manda in processione gli Angeli che fanno la parte dei sacerdoti e dei diaconi, portando il pane sulla patena e il vino nel calice, il velo e il corporale, i flabelli, gli incensi , e la processione ritorna verso il pontefice: è il momento dell'offertorio, nel quale il Cristo è l'offerente e l'offerto. Attorno alla Liturgia celeste , altri cerchi mostrano i patriarchi dell'Antico Testamento e i profeti che hanno contribuito alla rivelazione del mistero divino, alla discesa del cielo sulla terra.
Per passare dal cerchio della cupola al quadrato della navata , ci sono quattro triangoli sui quali vengono dipinti gli evangelisti. Sui muri della navata , nella parte superiore, gli affreschi mostrano la vita di Cristo sulla terra, dalla Nascita al Sepolcro: di solito queste due scene , iniziale e finale, si trovano raffigurate sulla parete che si incontra quando si entra nella chiesa, a sinistra e a destra dell'arco che collega la navata con il santuario , sul muro orientale della navata , perché c'è una rassomiglianza tra il Bambino avvolto nelle fasce e deposto nella mangiatoia e il Cristo avvolto con le bende nel sarcofago; è la stessa "kenosis", annientamento dell'Altissimo nell'umanità del Creatore nella morte. Gli altri misteri eccelsi della vita di Cristo, quali Presentazione , Battesimo, Trasfigurazione, Crocifissione , Discesa agli Inferi, Risurrezione, occupano i posti più elevati sulla parete e nelle absidi meridionali e settentrionali. Le feste della madre di Dio, quali : Natività, Presentazione, e Dormizione occupano la parete occidentale.L ' Annunciazione domina l'arco del santuario poiché ci ha aperto il cielo sulla terra.
Sotto i misteri di Cristo vengono i suoi miracoli e, se c'è ancora posto , le parabole. Scendendo ancora , diciamo al "mezzanino", troviamo i Santi, e finalmente ,al "pianterreno ", lungo le pareti, trovano posto i fedeli, aspiranti alla santità: un piccolo sforzo e ci siamo ,mentre il Verbo ha dovuto fare quasi tutto il cammino per raggiungerci e ricondurci verso l'alto!
Come abbiamo capito dall'impostazione dei quattro lati della navata , la chiesa è orientata , con la porta d'ingresso a ovest, e l'abside del santuario a est.. Orizzontalmente l'edificio si divide così: esonartece o vestibolo esterno , nartece, navata e santuario. L'esonartece è aperto nei paesi meridionali, chiuso nelle regioni più fredde; sui muri si vedono scene apocalittiche come la lotta dell'Arcangelo Michele contro le potenze delle tenebre, poiché l' esonartece si trova a occidente , laddove il sole scompare nel buio. Il nartece o vestibolo interno può essere utilizzato per ufficiature minori , come le ore piccole o la Litia; è anche il posto dei catecumeni, dei penitenti i suoi affreschi mostrano le scene dell'Antico Testamento. La navata serve serve quindi per i fedeli battezzati e non scomunicati: vi si svolgono le ufficiature maggiori, come il vespro e il mattutino, le processioni d'ingresso e d'offertorio della divina liturgia.
Il Santuario è più elevato rispetto alla navata c'è qualche gradino da salire: è la scala di Giacobbe, che collega cielo e terra, poiché il santuario simboleggia anch'esso il cielo, il paradiso. Come cielo, è ornato dagli affreschi dell'Ascensione e della Pentecoste ; e nella conca dell'abside, si vede l 'Orante del Segno , la Madre di Dio "più vasta del cielo". Come paradiso, è chiuso , ma le immagini che si vedono sulla parete dell'iconostasi sono le finestre attraverso le quali intravvediamo il cielo. A destra il Salvatore, il Maestro , che presenta il Vangelo e benedice , a sinistra la madre di Dio. In mezzo , la porta santa o porta del Re: per essa può passare solo Cristo e tutto ciò che lo rende presente: santi doni dell'offertorio e della comunione, evangeliario e vangelo proclamato, incenso come buon odore di Cristo, immagini sacre , vescovo e sacerdoti,il diacono quando porta i doni,il vangelo, l'incensiere, il cero acceso. Sui lati dell'iconostasi, ci sono due altre porte per i passaggi comuni. Dietro la porta santa, pende un velo che cela il Santo dei Santi. L'altare è quadrato e vi si depone l'evangeliario: è il trono del Verbo. Sopra l'altare è sospesa una colomba di metallo dove c'è la riserva dell'eucarestia: è il trono dello Spirito santo , che con la sua discesa ha consacrato pane e vino. Dietro l'altare c'è il candeliere a sette rami , come nell'antico tempio. E in fondo all'abside c'è il trono elevato sul quale può sedere solo il vescovo e che in sua assenza rimane vuoto, simboleggiando il Padre invisibile. Così tutta la Trinità è presente nel santuario.
A destra del santuario c'è l'abside del servizio, il diaconicon o sagrestia; a sinistra l'abside della protesi, dove su un altare più piccolo si preparano i santi doni: da un pane tondo il sacerdote estrae il cubo chiamato Agnello ; lo fa con un coltello a forma di lancia, poi trafigge il lato dell 'Agnello e subito effonde nel calice il vino e l'acqua, Si fa questo in ricordo della Passione e dell'immolazione di Cristo. All'offertorio i sacri doni verranno portati sull'altare stesso e la processione ricorda la traslazione dalla Croce al Sepolcro. Poi si chiude la porta santa e si tira il velo , come fu rotolata la pietra sul sepolcro. Al culmine dell'anafora il sacerdote chiede al Padre di mandare il suo Spirito vivificante sulla vittima immolata , sul pane e sul vino ancora separati, simboli del corpo e del sangue e divisi dalla morte; ed è la preghiera dell'Epiclesi: come il Padre aveva soffiato il suo Spirito di vita sul corpo inerte di Adamo, plasmato dalla terra , adesso manda lo Spirito sull'ostia per farne il corpo risorto di Cristo che riceviamo nella comunione. Perché , attraverso l'immolazione e la morte dell' Agnello, ci rendiamo partecipi della sua Risurrezione. Perciò pane e vino verranno dati insieme ai fedeli , come un corpo dove circola di nuovo il sangue . Se l'ostia bizantina è un pane lievitato, e non azimo, perché più vicino come simbolo a un corpo vivo, il vino viene portato alla temperatura della vita umana mediante l'effusione d'acqua bollente nel calice. Allora si riapre il velo rimasto chiuso durante il mistero , perché l'azione divina che santifica i doni non si poteva vedere con occhi terreni, e presto si apre anche la porta santa per la comunione dei fedeli che ricevono, sotto le due specie , il corpo e il sangue del Signore, pane angelico e nuova ambrosia , reale presenza del cielo sulla terra.
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mercoledì 20 novembre 2019
martedì 19 novembre 2019
CANTI GIACOMO LEOPARDI
19--11--2019
Alla sua donna
Cara beltà che amore
Lunge m'inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il core
Ombra diva mi scuoti,
O ne' campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso,
Forse tu l'innocente
Secol beasti che dall'oro ha nome,
Or leve intra la gente
Anima voli? o te sorte avara
Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara?
Viva mirarti omai
Nulla spene m'avanza;
S' allor non fosse, allor che ignudo e solo
Per novo a peregrina stanza
Verrà lo spirto mio. Già sul novello
Aprir di mia giornata incerta e bruna,
Te viatrice in questo arido suolo
Io mi pensai. Ma non è cosa in terra
Che ti somigli; e s'anco pari alcuna
Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,
Saria, così conforme, assai men bella.
Fra cotanto dolore
Quanto all'umana età propose il fato,
Se vera e quale il mio pensier ti pinge,
Alcun t'amasse in terra , a lui pur forza
Questo viver beato;
E ben chiaro vegg'io siccome ancora
Seguir loda e virtù qual ne' prim'anni
L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse
Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;
E teco la mortal vita saria
Simile a quella che nel cielo india.
Per le valli, ove suona
Del faticoso agricoltore il canto,
Ed io seggo e mi lagno
Del giovanile error che m'abbandona;
E per li poggi, ov'io rimembro e piagno
I perduti desiri, e la perduta
Speme de' giorni miei; di te pensando,
A palpitar mi sveglio. E potess'io,
Nel secol tetro e in questo aer nefando,
L'alta specie serbar ; che dell'imago,
Poi che del ver m'è tolto , assai m'appago.
Se dell'eterne idee
L'una sei tu, cui di sensibil forma
Sdegni l'eterno senno esser vestita,
E fra caduche spoglie
Provar gli affanni di funerea vita;
O s'altra terra ne' superni giri
Fra' mondi innumerabili t'accoglie,
E più vaga del Sol prossima stella
T ' irraggia , e più benigno etere spiri;
Di qua dove son gli anni infausti e brevi,
Questo d'ignoto amante inno ricevi.
Alla sua donna
Cara beltà che amore
Lunge m'inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il core
Ombra diva mi scuoti,
O ne' campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso,
Forse tu l'innocente
Secol beasti che dall'oro ha nome,
Or leve intra la gente
Anima voli? o te sorte avara
Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara?
Viva mirarti omai
Nulla spene m'avanza;
S' allor non fosse, allor che ignudo e solo
Per novo a peregrina stanza
Verrà lo spirto mio. Già sul novello
Aprir di mia giornata incerta e bruna,
Te viatrice in questo arido suolo
Io mi pensai. Ma non è cosa in terra
Che ti somigli; e s'anco pari alcuna
Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,
Saria, così conforme, assai men bella.
Fra cotanto dolore
Quanto all'umana età propose il fato,
Se vera e quale il mio pensier ti pinge,
Alcun t'amasse in terra , a lui pur forza
Questo viver beato;
E ben chiaro vegg'io siccome ancora
Seguir loda e virtù qual ne' prim'anni
L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse
Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;
E teco la mortal vita saria
Simile a quella che nel cielo india.
Per le valli, ove suona
Del faticoso agricoltore il canto,
Ed io seggo e mi lagno
Del giovanile error che m'abbandona;
E per li poggi, ov'io rimembro e piagno
I perduti desiri, e la perduta
Speme de' giorni miei; di te pensando,
A palpitar mi sveglio. E potess'io,
Nel secol tetro e in questo aer nefando,
L'alta specie serbar ; che dell'imago,
Poi che del ver m'è tolto , assai m'appago.
Se dell'eterne idee
L'una sei tu, cui di sensibil forma
Sdegni l'eterno senno esser vestita,
E fra caduche spoglie
Provar gli affanni di funerea vita;
O s'altra terra ne' superni giri
Fra' mondi innumerabili t'accoglie,
E più vaga del Sol prossima stella
T ' irraggia , e più benigno etere spiri;
Di qua dove son gli anni infausti e brevi,
Questo d'ignoto amante inno ricevi.
lunedì 18 novembre 2019
FAVOLE LA FONTAINE
18--11--2019
L' uomo stagionato e le due amanti
Un uomo, già stagionato e brizzolato,
credette giunto il momento propizio
di prender moglie e mettere giudizio.
Erano molte quelle
giovani ancora e belle
che gli facean la corte.
Ma quell'uomo ch'era ricco e ancora forte,
prima volea veder , toccar con mano.
In queste cose chi va pian va sano.
Due vedovelle alfin preser possesso
del suo cuore, di cui
l'una forse un po' giovane per lui,
e l'altra più verso l'età canonica,
che si teneva in prezzo ed in figura
correggendo coll'arte la natura.
Le vedove venivano assai spesso
in casa , e or quella ,or questa ,
per vezzo carezzandogli la testa,
la vecchia gli strappava ogni momento
qualche capello nero,
e l'altra gli strappava quei d'argento,
per fare il galante
fosse a ciascuna d'esse somigliante.
E strappa e strappa , il nostro innamorato
si avvide , ahi troppo tardi!
di restar fra due tutto pelato.
--Questo ,-- egli disse,--è un saggio avvertimento
di cui proprio vi son molto obbligato.
Addio, belle . Di moglie or faccio senza.
Non mi sento d'aver tanta pazienza
di far a modo suo; che s'ella è trista,
non c'è testa pelata che resista.-
La volpe e la cicogna
Monna Volpe un bel dì fece lo spicco
e invitò la Cicogna a desinare.
Il pranzo fu modesto e poco ricco,
anzi quasi non c'era da mangiare.
Tutto il servizio in ultimo costrutto
si ridusse a una broda trasparente
servita in un piattellino. Or capirete
se, in grazia di quel becco che sapete,
la Cicogna poté mangiar niente.
Ma la Volpe in un amen spazzò tutto.
Per trar vendetta dell' inganno,anch'essa
la Cicogna invitò la furba amica,
che non stette con lei sui complimenti.
La Volpe , a cui non manca l'appetito,
andò pronta all'invito.
Vide e lodò il pranzetto preparato,
tagliato a pezzi in una salsa spessa,
che mandava un odore delicato.
Ma il pranzo fu servito per dispetto
in fondo a un vaso a collo lungo e stretto.
Ben vi attingeva col becco la Cicogna
per entro la fessura,
ma non così Madonna Gabbamondo,
per via del muso tondo e non ridotto
dell'anfora alla piccola misura.
A pancia vuota e piena di vergogna,
se ne partì quell'animale ghiotto
mogio mogio , la coda fra le gambe,
come una vecchia volpe malandrina
che si senta rapir da una gallina.
L' uomo stagionato e le due amanti
Un uomo, già stagionato e brizzolato,
credette giunto il momento propizio
di prender moglie e mettere giudizio.
Erano molte quelle
giovani ancora e belle
che gli facean la corte.
Ma quell'uomo ch'era ricco e ancora forte,
prima volea veder , toccar con mano.
In queste cose chi va pian va sano.
Due vedovelle alfin preser possesso
del suo cuore, di cui
l'una forse un po' giovane per lui,
e l'altra più verso l'età canonica,
che si teneva in prezzo ed in figura
correggendo coll'arte la natura.
Le vedove venivano assai spesso
in casa , e or quella ,or questa ,
per vezzo carezzandogli la testa,
la vecchia gli strappava ogni momento
qualche capello nero,
e l'altra gli strappava quei d'argento,
per fare il galante
fosse a ciascuna d'esse somigliante.
E strappa e strappa , il nostro innamorato
si avvide , ahi troppo tardi!
di restar fra due tutto pelato.
--Questo ,-- egli disse,--è un saggio avvertimento
di cui proprio vi son molto obbligato.
Addio, belle . Di moglie or faccio senza.
Non mi sento d'aver tanta pazienza
di far a modo suo; che s'ella è trista,
non c'è testa pelata che resista.-
La volpe e la cicogna
Monna Volpe un bel dì fece lo spicco
e invitò la Cicogna a desinare.
Il pranzo fu modesto e poco ricco,
anzi quasi non c'era da mangiare.
Tutto il servizio in ultimo costrutto
si ridusse a una broda trasparente
servita in un piattellino. Or capirete
se, in grazia di quel becco che sapete,
la Cicogna poté mangiar niente.
Ma la Volpe in un amen spazzò tutto.
Per trar vendetta dell' inganno,anch'essa
la Cicogna invitò la furba amica,
che non stette con lei sui complimenti.
La Volpe , a cui non manca l'appetito,
andò pronta all'invito.
Vide e lodò il pranzetto preparato,
tagliato a pezzi in una salsa spessa,
che mandava un odore delicato.
Ma il pranzo fu servito per dispetto
in fondo a un vaso a collo lungo e stretto.
Ben vi attingeva col becco la Cicogna
per entro la fessura,
ma non così Madonna Gabbamondo,
per via del muso tondo e non ridotto
dell'anfora alla piccola misura.
A pancia vuota e piena di vergogna,
se ne partì quell'animale ghiotto
mogio mogio , la coda fra le gambe,
come una vecchia volpe malandrina
che si senta rapir da una gallina.
sabato 16 novembre 2019
Egli è dentro di noi da: "IL MAESTRO" XV,46 di: S. Agostino
16--11--2019
Cristo è un amico fedele e discreto: noi possiamo dimenticarlo, distrarci e non riconoscerlo più, correre anche il rischio di "uscire da noi" ma Egli ha posto la sua tenda stabilmente in noi. Quando ce ne andiamo lontano, Egli è vicino, quando ci protendiamo in una ricerca vana di parvenza di verità, " non abbiamo bisogno che alcuno ci ammaestri , ma dobbiamo soltanto accorgerci di Colui che è dentro , siamo istruiti, perché è Lui stesso la nostra verità.
=Testo ispirato a una preghiera del 3° 4° secolo:
Tu solo o Cristo, manifesti il volto del Padre la sua misericordia , la sua tenerezza, il suo sguardo d'amore.
Tu sei la nostra luce, la nostra speranza, la nostra guarigione, la nostra pace, la nostra vita.
Tu sei il nostro modello ti sei chinato sulla nostra debolezza per sollevarla. Hai preso su di te le nostre infermità per guarirle. Hai insegnato a vedere te in ogni uomo.
Concedici di essere fermamente stabili nella fede, di avere la salute del corpo e dello spirito per poterti lodare. Se ti guardiamo non moriremo.
Se confessiamo il tuo nome , non andremo perduti.
Se ti preghiamo, saremo esauditi.
Donaci forza e costanza nel tuo Spirito fino alla statura piena e al compimento perfetto.
Cristo è un amico fedele e discreto: noi possiamo dimenticarlo, distrarci e non riconoscerlo più, correre anche il rischio di "uscire da noi" ma Egli ha posto la sua tenda stabilmente in noi. Quando ce ne andiamo lontano, Egli è vicino, quando ci protendiamo in una ricerca vana di parvenza di verità, " non abbiamo bisogno che alcuno ci ammaestri , ma dobbiamo soltanto accorgerci di Colui che è dentro , siamo istruiti, perché è Lui stesso la nostra verità.
=Testo ispirato a una preghiera del 3° 4° secolo:
Tu solo o Cristo, manifesti il volto del Padre la sua misericordia , la sua tenerezza, il suo sguardo d'amore.
Tu sei la nostra luce, la nostra speranza, la nostra guarigione, la nostra pace, la nostra vita.
Tu sei il nostro modello ti sei chinato sulla nostra debolezza per sollevarla. Hai preso su di te le nostre infermità per guarirle. Hai insegnato a vedere te in ogni uomo.
Concedici di essere fermamente stabili nella fede, di avere la salute del corpo e dello spirito per poterti lodare. Se ti guardiamo non moriremo.
Se confessiamo il tuo nome , non andremo perduti.
Se ti preghiamo, saremo esauditi.
Donaci forza e costanza nel tuo Spirito fino alla statura piena e al compimento perfetto.
venerdì 15 novembre 2019
DIABETE DI: PINA Maria Speranza Raciti
15--11--2019
Il diabete è una sindrome dismetabolica ad andamento cronico, caratterizzata dalla incapacità dell'organismo di utilizzare normalmente il glucosio e comprendente quadri geneticamente e clinicamente diversi, con complicanze tardive soprattutto cardiovascolari, neurologiche , parenchimali , retiniche . Il difetto nell'utilizzazione del glucosio può essere dovuto ad una o più delle seguenti cause: insufficiente produzione di insulina, produzione di insulina anormale, resistenza alla sua azione.
In Italia già da tempo il diabete è stato riconosciuto come malattia sociale.
L'attuale classificazione del diabete mellito , comprende sia le forme cliniche , sia quelle precliniche della malattia. Si distinguono , 4 tipi di diabete mellito(DM= diabetes mellitus) insulino dipendente(tipo 1), non insulino-dipendente(tipo 2), associato ad altra patologia, diabete gestazionale.
1) Diabete di tipo 1 o insulino-dipendente(IDDM=insulin dependent diabetes mellitus):
Corrisponde al diabete giovanile è determinato da un danno irreversibile delle isole del Langherans, con carenza insulinica più o meno improvvisa . Caratterizzato dall'inizio rapido, con insulinemia bassa o assente e tendenza alla cheto-acidosi; necessita della terapia insulinica. Colpisce l'età giovanile, inizia spesso in modo brusco ed ha la sua maggiore incidenza nei mesi invernali. Secondo l'ipotesi eziologica più attendibile, sarebbero in causa gruppi di virus (in particolare i virus Coxsackie), la cui azione si esplicherebbe sia direttamente nei confronti delle cellule beta, sia indirettamente attraverso meccanismi autoimmunitari.
2)Dibete di tipo 2 o non insulino-dipendente (NIDDM= non insulin dependent diabetes mellitus) con o senza obesità:
è la forma di diabete di gran lunga più frequente e comprende la quasi totalità dei casi nell'adulto. Colpisce di norma dopo i 40 anni , è dovuto ad una anomalia della secrezione di insulina o della sua azione biologica e non sembra secondario ad altra patologia.
Ad insorgenza lenta , ha scarsa tendenza alla cheto-acidosi e presenta insulinemia normale o addirittura aumentata,può essere compensato inizialmente con la sola dieta e con gli ipoglicemizzanti orali. Nella sua ezipatogenesi è invocata una base genetica , dimostrata dalla familiarità molto frequente , che predisporrebbe all'insorgenza della malattia inseguito anche all'intervento di altri fattori di rischio ( iperalimentazione,obesità, carenza di alcuni fattori alimentari: vit. E, antiossidanti, nicotinamide)
3)Diabete associato ad altra patologia secondaria:
L'intolleranza al glucosio è sempre secondaria ad altre cause ben accertate: malattie pancreatiche e pancreasectomie; malattie endocrine( di origine ipofisaria, tiroidea,ecc--) che comportano una iperincrezione di ormoni ad azione controinsulare; trattamento con farmaci ad azione diabetogena; sindromi genetiche diverse (glicogenosi, acondroplasia, alterazioni neuromuscolari,ecc), anormalità recettoriali (acanthosis nigricans,malattie autoimmuni).
4)Diabete gestazionale(GDD=gestational diabetes mellitus):
Forma a se stante propria delle donne , con insorgenza del diabete o della ridotta tolleranza al glucosio limitatamente al periodo della gravidanza .
Il diabete mellito è una malattia diffusa in tutto il mondo, con frequenza assai variabile in rapporto a fattori etnici ed ambientali, a condizioni socio-economiche e ad abitudini alimentari e di vita. Il diabete di tipo 1 è nettamente meno frequente di quello di tipo 2 e si osserva soprattutto nei bambini e nei giovani , i tassi di prevalenza rilevati nella classe di età 0--14 anni in diversi paesi presentano considerevoli variazioni : dallo 0'1% a Shangai , allo 0,2% in Francia. Le cause di morte nel' 80% è dovuto alle complicanze cardiovascolari. Il numero dei morti per diabete è superiore nel sesso femminile; per entrambi i sessi il maggiore numero di morti e di tassi più elevati si osservano nelle classi di età successive ai 45 anni , con valori rapidamente crescenti con l'età.
La macroangiopatia è la più importante causa di morte per i diabetici, fra i quali la prevalenza di cardiopatie ischemiche e di ictus è da 2 a 3 volte più elevata rispetto ai non diabetici di pari età.
Aterosclerosi degli arti inferiori è più frequente e più grave nei diabetici , che presentano un elevato rischio di occlusione periferiche e di gangrena.
Il diabete è associato con caratteristiche lesioni microangiopatiche che interessano : la retina ed il rene. La retinopatia e la nefropatia sono complicanze molto comuni nei diabetici e si osservano con la stessa frequenza in tutte le popolazioni, mentre la cardiopatia ischemica è più frequente nelle popolazioni occidentali e l'ictus in alcuni paesi orientali(Giappone ecc)
FATTORI DI RISCHIO E CAUSALI :
A) Diabete insulino-dipendete:(tipo 1)
Caratteri epidemiologici sono l'insorgenza brusca e la più elevata insorgenza durante l'inverno.
L'ipotesi eziologica è virale, in alcuni casi l'inizio della sintomatologia diabetica segue una malattia virale, come la parotite, la rosolia o l'epatite virale A , più frequente sembra l'associazione fra infezioni da virus Coxsackie B4 . L'infezione virale probabilmente danneggia le cellule delle isole pancreatiche solo in soggetti predisposti. è stato ipotizzato anche l'intervento di fattori genetici legati al sistema degli antigeni di istocompatibilità(HLA).
B) Diabete non insulino-dipendete(tipo 2):
Sono noti diversi indici di rischio quali l'età ,il sesso, gli aborti ripetuti, l'aver partorito un feto macrosomico, ecc. In tutti i paesi la frequenza della malattia aumenta con il progredire dell'età, invece la frequenza nei due sessi varia da una popolazione all'altra, in Italia è più elevata nelle donne. I più importanti fattori di rischio oggi accertati sono:l'obesità, la sedentarietà, la carenza di fibre vegetali nell'alimentazione ed il genotipo. L'intervento di fattori genetici nel diabete non insulino-dipendente è stata confermata anche da studi recenti.
Sul piano fisiopatologico si ipotizza che negli obesi sia più facile l'insorgenza di iperglicemia giacché nel tessuto adiposo la densità di siti recettori per l'insulina è minore rispetto al tessuto muscolare. Un indicatore di rischio indipendente dall'obesità è la distribuzione del grasso attorno al corpo. L'accumulo viscerale (tipo androide)è predittivo di maggior rischio di diabete (e di malattie cardiovascolari), rispetto all'accumulo sottocutaneo (tipo ginoide). Nel primo il tessuto adiposo è situato nella metà superiore del corpo , nel secondo nella metà inferiore .
La scarsa ingestione di fibre non digeribili . Si ipotizza , che l'abbondanza di fibre nell'alimentazione ritardi l'assorbimento dei carboidrati a livello intestinale , determinando più bassi livelli glicemici postprandiali e migliore utilizzazione del glucosio.
PREVENZIONE:
La prevenzione può essere effettuata efficacemente nei confronti del diabete non insulino-dipendente, dal momento che il fattore ereditario non viene attivato alla nascita , ma solo dopo l'intervento degli altri fattori di rischio, che abitualmente fanno sentire i loro effetti nell'età adulta.L'obesità è il principale fattore di rischio per il diabete non insulino-dipendete, la prevenzione primaria deve mirare a prevenire l'obesità stessa oppure a correggerla , quando già presente.Tale prevenzione richiede una continua ed intelligente opera di educazione sanitaria rivolta a tutta la popolazione , che abitui fin dai primi anni di vita ad adottare una alimentazione varia ed equilibrata, con un contenuto calorico adeguato all'età , al peso ideale ed all'attività fisica svolta . Si deve dare la preferenza ad alimenti ricchi di carboidrati complessi(pane, pasta) e di fibre (legumi, ortaggi, frutta). L'olio do oliva deve essere preferito ai grassi animali. Altri fattori di rischio da eliminare sono : fumo, alcol, )
Il diabete è una sindrome dismetabolica ad andamento cronico, caratterizzata dalla incapacità dell'organismo di utilizzare normalmente il glucosio e comprendente quadri geneticamente e clinicamente diversi, con complicanze tardive soprattutto cardiovascolari, neurologiche , parenchimali , retiniche . Il difetto nell'utilizzazione del glucosio può essere dovuto ad una o più delle seguenti cause: insufficiente produzione di insulina, produzione di insulina anormale, resistenza alla sua azione.
In Italia già da tempo il diabete è stato riconosciuto come malattia sociale.
L'attuale classificazione del diabete mellito , comprende sia le forme cliniche , sia quelle precliniche della malattia. Si distinguono , 4 tipi di diabete mellito(DM= diabetes mellitus) insulino dipendente(tipo 1), non insulino-dipendente(tipo 2), associato ad altra patologia, diabete gestazionale.
1) Diabete di tipo 1 o insulino-dipendente(IDDM=insulin dependent diabetes mellitus):
Corrisponde al diabete giovanile è determinato da un danno irreversibile delle isole del Langherans, con carenza insulinica più o meno improvvisa . Caratterizzato dall'inizio rapido, con insulinemia bassa o assente e tendenza alla cheto-acidosi; necessita della terapia insulinica. Colpisce l'età giovanile, inizia spesso in modo brusco ed ha la sua maggiore incidenza nei mesi invernali. Secondo l'ipotesi eziologica più attendibile, sarebbero in causa gruppi di virus (in particolare i virus Coxsackie), la cui azione si esplicherebbe sia direttamente nei confronti delle cellule beta, sia indirettamente attraverso meccanismi autoimmunitari.
2)Dibete di tipo 2 o non insulino-dipendente (NIDDM= non insulin dependent diabetes mellitus) con o senza obesità:
è la forma di diabete di gran lunga più frequente e comprende la quasi totalità dei casi nell'adulto. Colpisce di norma dopo i 40 anni , è dovuto ad una anomalia della secrezione di insulina o della sua azione biologica e non sembra secondario ad altra patologia.
Ad insorgenza lenta , ha scarsa tendenza alla cheto-acidosi e presenta insulinemia normale o addirittura aumentata,può essere compensato inizialmente con la sola dieta e con gli ipoglicemizzanti orali. Nella sua ezipatogenesi è invocata una base genetica , dimostrata dalla familiarità molto frequente , che predisporrebbe all'insorgenza della malattia inseguito anche all'intervento di altri fattori di rischio ( iperalimentazione,obesità, carenza di alcuni fattori alimentari: vit. E, antiossidanti, nicotinamide)
3)Diabete associato ad altra patologia secondaria:
L'intolleranza al glucosio è sempre secondaria ad altre cause ben accertate: malattie pancreatiche e pancreasectomie; malattie endocrine( di origine ipofisaria, tiroidea,ecc--) che comportano una iperincrezione di ormoni ad azione controinsulare; trattamento con farmaci ad azione diabetogena; sindromi genetiche diverse (glicogenosi, acondroplasia, alterazioni neuromuscolari,ecc), anormalità recettoriali (acanthosis nigricans,malattie autoimmuni).
4)Diabete gestazionale(GDD=gestational diabetes mellitus):
Forma a se stante propria delle donne , con insorgenza del diabete o della ridotta tolleranza al glucosio limitatamente al periodo della gravidanza .
Il diabete mellito è una malattia diffusa in tutto il mondo, con frequenza assai variabile in rapporto a fattori etnici ed ambientali, a condizioni socio-economiche e ad abitudini alimentari e di vita. Il diabete di tipo 1 è nettamente meno frequente di quello di tipo 2 e si osserva soprattutto nei bambini e nei giovani , i tassi di prevalenza rilevati nella classe di età 0--14 anni in diversi paesi presentano considerevoli variazioni : dallo 0'1% a Shangai , allo 0,2% in Francia. Le cause di morte nel' 80% è dovuto alle complicanze cardiovascolari. Il numero dei morti per diabete è superiore nel sesso femminile; per entrambi i sessi il maggiore numero di morti e di tassi più elevati si osservano nelle classi di età successive ai 45 anni , con valori rapidamente crescenti con l'età.
La macroangiopatia è la più importante causa di morte per i diabetici, fra i quali la prevalenza di cardiopatie ischemiche e di ictus è da 2 a 3 volte più elevata rispetto ai non diabetici di pari età.
Aterosclerosi degli arti inferiori è più frequente e più grave nei diabetici , che presentano un elevato rischio di occlusione periferiche e di gangrena.
Il diabete è associato con caratteristiche lesioni microangiopatiche che interessano : la retina ed il rene. La retinopatia e la nefropatia sono complicanze molto comuni nei diabetici e si osservano con la stessa frequenza in tutte le popolazioni, mentre la cardiopatia ischemica è più frequente nelle popolazioni occidentali e l'ictus in alcuni paesi orientali(Giappone ecc)
FATTORI DI RISCHIO E CAUSALI :
A) Diabete insulino-dipendete:(tipo 1)
Caratteri epidemiologici sono l'insorgenza brusca e la più elevata insorgenza durante l'inverno.
L'ipotesi eziologica è virale, in alcuni casi l'inizio della sintomatologia diabetica segue una malattia virale, come la parotite, la rosolia o l'epatite virale A , più frequente sembra l'associazione fra infezioni da virus Coxsackie B4 . L'infezione virale probabilmente danneggia le cellule delle isole pancreatiche solo in soggetti predisposti. è stato ipotizzato anche l'intervento di fattori genetici legati al sistema degli antigeni di istocompatibilità(HLA).
B) Diabete non insulino-dipendete(tipo 2):
Sono noti diversi indici di rischio quali l'età ,il sesso, gli aborti ripetuti, l'aver partorito un feto macrosomico, ecc. In tutti i paesi la frequenza della malattia aumenta con il progredire dell'età, invece la frequenza nei due sessi varia da una popolazione all'altra, in Italia è più elevata nelle donne. I più importanti fattori di rischio oggi accertati sono:l'obesità, la sedentarietà, la carenza di fibre vegetali nell'alimentazione ed il genotipo. L'intervento di fattori genetici nel diabete non insulino-dipendente è stata confermata anche da studi recenti.
Sul piano fisiopatologico si ipotizza che negli obesi sia più facile l'insorgenza di iperglicemia giacché nel tessuto adiposo la densità di siti recettori per l'insulina è minore rispetto al tessuto muscolare. Un indicatore di rischio indipendente dall'obesità è la distribuzione del grasso attorno al corpo. L'accumulo viscerale (tipo androide)è predittivo di maggior rischio di diabete (e di malattie cardiovascolari), rispetto all'accumulo sottocutaneo (tipo ginoide). Nel primo il tessuto adiposo è situato nella metà superiore del corpo , nel secondo nella metà inferiore .
La scarsa ingestione di fibre non digeribili . Si ipotizza , che l'abbondanza di fibre nell'alimentazione ritardi l'assorbimento dei carboidrati a livello intestinale , determinando più bassi livelli glicemici postprandiali e migliore utilizzazione del glucosio.
PREVENZIONE:
La prevenzione può essere effettuata efficacemente nei confronti del diabete non insulino-dipendente, dal momento che il fattore ereditario non viene attivato alla nascita , ma solo dopo l'intervento degli altri fattori di rischio, che abitualmente fanno sentire i loro effetti nell'età adulta.L'obesità è il principale fattore di rischio per il diabete non insulino-dipendete, la prevenzione primaria deve mirare a prevenire l'obesità stessa oppure a correggerla , quando già presente.Tale prevenzione richiede una continua ed intelligente opera di educazione sanitaria rivolta a tutta la popolazione , che abitui fin dai primi anni di vita ad adottare una alimentazione varia ed equilibrata, con un contenuto calorico adeguato all'età , al peso ideale ed all'attività fisica svolta . Si deve dare la preferenza ad alimenti ricchi di carboidrati complessi(pane, pasta) e di fibre (legumi, ortaggi, frutta). L'olio do oliva deve essere preferito ai grassi animali. Altri fattori di rischio da eliminare sono : fumo, alcol, )
mercoledì 13 novembre 2019
CANTI di : Giacomo Leopardi
13--11--2019
LE RICORDANZE
Vaghe stelle dell'Orsa ,io non credea
Tornare ancor per uso a contemplarvi
Sul paterno giardino scintillanti,
E ragionar con voi dalle finestre
Di questo albergo ove abitai fanciullo,
E delle gioie mie vidi la fine.
Quante immagini un tempo , e quante fole
Creommi nel pensier l'aspetto vostro
E delle luci a voi compagne ! allora
Che, tacito, seduto in verde zolla,
Delle sere io solea passar gran parte
Mirando il cielo, ed ascoltando il canto
Della rana rimota alla campagna!
E la lucciola errava appo le siepi
E in su l'aiuole, susurrando al vento
I viali odorati, ed i cipressi
Là nella selva; e sotto al patrio tetto
Sonavan voci alterne, e le tranquille
Opere de' servi. E che pensieri immensi,
Che dolci sogni mi spirò la vista
Di quel lontano mar, quei monti azzurri,
Che di qua scopro, e che varcare un giorno
Io mi pensava , arcani mondi, arcana
Felicità fingendo al viver mio!
Ignaro del mio fato, e quante volte
Questa mia vita dolorosa e nuda
Volentier con la morte avrei cangiato.
Ne' mi diceva il cor che l'età verde
Sarei dannato a consumare in questo
Natio borgo selvaggio, intra una gente
Zotica ,vil; cui nomi strani, e spesso
Argomento di riso e di trastullo,
Son dottrina e saper ; che m'odia e fugge,
Per invidia non già, che non mi tiene
Maggior di se, ma perché tale estima
Ch'io mi tenga in cor mio, sebben di fuori
A persona giammai non ne fo segno.
Qui passo gli anni, abbandonato, occulto,
Senz'amor , senza vita; ed aspro a forza
Tra lo stuol de' malevoli divengo:
Qui di pietà mi spoglio e di virtudi,
E sprezzator degli uomini mi rendo,
Per la greggia ch'ho appreso :e intanto vola
Il caro tempo giovanil; più caro
Che la fama e l'allor, più che la pura
Luce del giorno, e lo spirar: ti perdo
Senza un diletto, inutilmente, in questo
Soggiorno disumano,intra gli affanni,
O dell'arida vita unico fiore.
Viene il vento recando il suon dell'ora
Dalle torre del borgo. Era conforto
Questo suon ,mi rimembra , alle mie notti,
Quando fanciullo , nella buia stanza ,
Per assidui terrori io vigilava,
Sospirando il mattino. Qui non è cosa
Ch'io vegga o senta, onde un'immagin dentro
Non torni , e un dolce rimembrar non sorga.
Dolce per se; ma con dolor sottentra
Il pensier del presente, un van desio
Del passato , ancor tristo, e il dire: io fui.
Quella loggia colà, volta agli estremi
Raggi del dì ; queste dipinte mura,
Quei figurati armenti, e il Sol che nasce
Su romita campagna, agli ozi miei
Porser mille diletti allor che al fianco
M'era ,parlando, il mio possente errore
Sempre , ov'io fossi. In queste sale antiche,
Al chiaror delle nevi, intorno a queste
Ampie finestre sibilando il vento,
Rimbombaro i sollazzi e le festose
Mie voci al tempo che l'acerbo, indegno
Mistero delle cose a noi si mostra
Pien di dolcezza ; indelibata, intera
Il garzoncel, come inesperto amante,
La sua vita ingannevole vagheggia,
E celeste beltà fingendo ammira.
O speranze , speranze; ameni inganni
Della mia prima età! sempre , parlando,
Ritorno a voi; che per andar di tempo ,
Per variar d'affetti e di pensieri,
Obbliarvi non so. Fantasmi , intendo,
Son la gloria e l'onor ; diletti e beni
Mero desio; non ha la vita un frutto,
Inutile miseria. E sebben voti
Son gli anni miei, sebben deserto , oscuro
Il mio stato mortal, poco mi toglie
La fortuna, ben veggo . Ahi, ma qualvolta
A voi ripenso, o mie speranze antiche,
Ed a quel caro immaginar mio primo;
Indi riguardo il viver mio sì vile
E sì dolente, e che la morte è quello
Che di cotanta speme oggi m'avanza;
Sento serrarmi il cor, sento ch'al tutto
Consolarmi non so del mio destino.
E quando pur questa invocata morte
Sarammi allato, e sarà giunto il fine
Della sventura mia ; quando la terra
Mi fia straniera valle, e dal mio sguardo
Fuggirà l'avvenir; di voi per certo
Risovverrammi; e quell'immago ancora
Sospirar mi farà , farammi acerbo
L'esser vissuto indarno, e la dolcezza
Del dì fatal tempererà d'affanno.
E già nel primo giovanil tumulto
Di contenti , d'angosce e di desio,
Morte chiamai più volte, e lungamente
Mi sedetti colà su la fontana
Pensoso do cessar dentro quell' acque
La speme e il dolor mio . Poscia , per cieco
Malor, condotto della vita in forse,
Piansi la bella giovinezza , e il fiore
De' miei poveri dì , che sì per tempo
Cadeva: e spesso all'ore tarde , assiso
Sul conscio letto , dolorosamente
Alla fioca lucerna poetando,
Lamentai co' silenzi e con la notte
Il fuggitivo spirto , ed a me stesso
In sul languir cantai funereo canto.
Chi rimembrar vi può senza sospiri,
O primo entrar di giovinezza ,o giorni
Vezzosi, inenarrabili, allor quando
Al rapito mortal primieramente
Sorridon le donzelle ; a gara intorno
Ogni cosa sorride ; invidia tace,
Non desta ancora ovver benigna, e quasi
(Inusitata maraviglia!) il mondo
La destra soccorrevole gli porge,
Scusa gli errori suoi , festeggia il novo
Suo venir nella vita, ed inchinando
Mostra che per signor l'accolga e chiami?
Fugaci giorni! a somigliar d'un lampo
Son dileguati. E qual mortale ignaro
Di sventura esser può , se a lui già scorsa
Quella vaga stagion, se il suo buon tempo,
Se giovinezza , ahi giovinezza , è spenta?
O Nerina! e di te forse non odo
Questi luoghi parlar? caduta forse
Dal mio pensier sei tu ? Dove se gita,
Che qui sola di te la ricordanza
Trovo , dolcezza mia? Più non ti vede
Questa Terra natal: quella finestra,
Ond'eri usata favellarmi, ed onde
Mesto riluce delle stelle il raggio,
è deserta . Ove sei, che più non odo
La tua voce sonar, siccome un giorno,
Quando soleva ogni lontano accento
Del labbro tuo, ch'a me giungesse , il volto
Scolorarmi? Altro tempo. I giorni tuoi
Furo, mio dolce amor. Passasti. Ad altri
Il passar per la terra oggi è sortito,
E l'abitar questi odorati colli.
Ma rapida passasti; e come un sogno
Fu la tua vita. Ivi danzando ; in fronte
La gioia ti splendea , splendea negli occhi
Quel confidente immaginar, quel lume
Di gioventù, quando spegneali il fato,
E giacevi. Ahi Nerina! In cor mi regna
L'antico amor. Se a feste anco tavolta,
Se a radunanze io movo , infra me stesso
Dico: o Nerina, a radunanze , a feste
Tu non ti acconci più , tu più non movi.
Se torna maggio , e ramoscelli e suoni
Van gli amanti recando alle fanciulle,
Dico: Nerina mia , per te non torna
Primavera giammai, non torna amore.
Ogni giorno sereno, ogni fiorita
Piaggia ch'io miro , ogni goder ch'io sento,
Dico : Nerina or più non gode ; i campi,
L'aria non mira . Ahi tu passasti , eterno
Sospiro mio : passasti: e fia compagna
D'ogni mio vago immaginar, di tutti
I miei teneri sensi, i tristi e cari
Moti del cor , la rimembranza acerba.
LE RICORDANZE
Vaghe stelle dell'Orsa ,io non credea
Tornare ancor per uso a contemplarvi
Sul paterno giardino scintillanti,
E ragionar con voi dalle finestre
Di questo albergo ove abitai fanciullo,
E delle gioie mie vidi la fine.
Quante immagini un tempo , e quante fole
Creommi nel pensier l'aspetto vostro
E delle luci a voi compagne ! allora
Che, tacito, seduto in verde zolla,
Delle sere io solea passar gran parte
Mirando il cielo, ed ascoltando il canto
Della rana rimota alla campagna!
E la lucciola errava appo le siepi
E in su l'aiuole, susurrando al vento
I viali odorati, ed i cipressi
Là nella selva; e sotto al patrio tetto
Sonavan voci alterne, e le tranquille
Opere de' servi. E che pensieri immensi,
Che dolci sogni mi spirò la vista
Di quel lontano mar, quei monti azzurri,
Che di qua scopro, e che varcare un giorno
Io mi pensava , arcani mondi, arcana
Felicità fingendo al viver mio!
Ignaro del mio fato, e quante volte
Questa mia vita dolorosa e nuda
Volentier con la morte avrei cangiato.
Ne' mi diceva il cor che l'età verde
Sarei dannato a consumare in questo
Natio borgo selvaggio, intra una gente
Zotica ,vil; cui nomi strani, e spesso
Argomento di riso e di trastullo,
Son dottrina e saper ; che m'odia e fugge,
Per invidia non già, che non mi tiene
Maggior di se, ma perché tale estima
Ch'io mi tenga in cor mio, sebben di fuori
A persona giammai non ne fo segno.
Qui passo gli anni, abbandonato, occulto,
Senz'amor , senza vita; ed aspro a forza
Tra lo stuol de' malevoli divengo:
Qui di pietà mi spoglio e di virtudi,
E sprezzator degli uomini mi rendo,
Per la greggia ch'ho appreso :e intanto vola
Il caro tempo giovanil; più caro
Che la fama e l'allor, più che la pura
Luce del giorno, e lo spirar: ti perdo
Senza un diletto, inutilmente, in questo
Soggiorno disumano,intra gli affanni,
O dell'arida vita unico fiore.
Viene il vento recando il suon dell'ora
Dalle torre del borgo. Era conforto
Questo suon ,mi rimembra , alle mie notti,
Quando fanciullo , nella buia stanza ,
Per assidui terrori io vigilava,
Sospirando il mattino. Qui non è cosa
Ch'io vegga o senta, onde un'immagin dentro
Non torni , e un dolce rimembrar non sorga.
Dolce per se; ma con dolor sottentra
Il pensier del presente, un van desio
Del passato , ancor tristo, e il dire: io fui.
Quella loggia colà, volta agli estremi
Raggi del dì ; queste dipinte mura,
Quei figurati armenti, e il Sol che nasce
Su romita campagna, agli ozi miei
Porser mille diletti allor che al fianco
M'era ,parlando, il mio possente errore
Sempre , ov'io fossi. In queste sale antiche,
Al chiaror delle nevi, intorno a queste
Ampie finestre sibilando il vento,
Rimbombaro i sollazzi e le festose
Mie voci al tempo che l'acerbo, indegno
Mistero delle cose a noi si mostra
Pien di dolcezza ; indelibata, intera
Il garzoncel, come inesperto amante,
La sua vita ingannevole vagheggia,
E celeste beltà fingendo ammira.
O speranze , speranze; ameni inganni
Della mia prima età! sempre , parlando,
Ritorno a voi; che per andar di tempo ,
Per variar d'affetti e di pensieri,
Obbliarvi non so. Fantasmi , intendo,
Son la gloria e l'onor ; diletti e beni
Mero desio; non ha la vita un frutto,
Inutile miseria. E sebben voti
Son gli anni miei, sebben deserto , oscuro
Il mio stato mortal, poco mi toglie
La fortuna, ben veggo . Ahi, ma qualvolta
A voi ripenso, o mie speranze antiche,
Ed a quel caro immaginar mio primo;
Indi riguardo il viver mio sì vile
E sì dolente, e che la morte è quello
Che di cotanta speme oggi m'avanza;
Sento serrarmi il cor, sento ch'al tutto
Consolarmi non so del mio destino.
E quando pur questa invocata morte
Sarammi allato, e sarà giunto il fine
Della sventura mia ; quando la terra
Mi fia straniera valle, e dal mio sguardo
Fuggirà l'avvenir; di voi per certo
Risovverrammi; e quell'immago ancora
Sospirar mi farà , farammi acerbo
L'esser vissuto indarno, e la dolcezza
Del dì fatal tempererà d'affanno.
E già nel primo giovanil tumulto
Di contenti , d'angosce e di desio,
Morte chiamai più volte, e lungamente
Mi sedetti colà su la fontana
Pensoso do cessar dentro quell' acque
La speme e il dolor mio . Poscia , per cieco
Malor, condotto della vita in forse,
Piansi la bella giovinezza , e il fiore
De' miei poveri dì , che sì per tempo
Cadeva: e spesso all'ore tarde , assiso
Sul conscio letto , dolorosamente
Alla fioca lucerna poetando,
Lamentai co' silenzi e con la notte
Il fuggitivo spirto , ed a me stesso
In sul languir cantai funereo canto.
Chi rimembrar vi può senza sospiri,
O primo entrar di giovinezza ,o giorni
Vezzosi, inenarrabili, allor quando
Al rapito mortal primieramente
Sorridon le donzelle ; a gara intorno
Ogni cosa sorride ; invidia tace,
Non desta ancora ovver benigna, e quasi
(Inusitata maraviglia!) il mondo
La destra soccorrevole gli porge,
Scusa gli errori suoi , festeggia il novo
Suo venir nella vita, ed inchinando
Mostra che per signor l'accolga e chiami?
Fugaci giorni! a somigliar d'un lampo
Son dileguati. E qual mortale ignaro
Di sventura esser può , se a lui già scorsa
Quella vaga stagion, se il suo buon tempo,
Se giovinezza , ahi giovinezza , è spenta?
O Nerina! e di te forse non odo
Questi luoghi parlar? caduta forse
Dal mio pensier sei tu ? Dove se gita,
Che qui sola di te la ricordanza
Trovo , dolcezza mia? Più non ti vede
Questa Terra natal: quella finestra,
Ond'eri usata favellarmi, ed onde
Mesto riluce delle stelle il raggio,
è deserta . Ove sei, che più non odo
La tua voce sonar, siccome un giorno,
Quando soleva ogni lontano accento
Del labbro tuo, ch'a me giungesse , il volto
Scolorarmi? Altro tempo. I giorni tuoi
Furo, mio dolce amor. Passasti. Ad altri
Il passar per la terra oggi è sortito,
E l'abitar questi odorati colli.
Ma rapida passasti; e come un sogno
Fu la tua vita. Ivi danzando ; in fronte
La gioia ti splendea , splendea negli occhi
Quel confidente immaginar, quel lume
Di gioventù, quando spegneali il fato,
E giacevi. Ahi Nerina! In cor mi regna
L'antico amor. Se a feste anco tavolta,
Se a radunanze io movo , infra me stesso
Dico: o Nerina, a radunanze , a feste
Tu non ti acconci più , tu più non movi.
Se torna maggio , e ramoscelli e suoni
Van gli amanti recando alle fanciulle,
Dico: Nerina mia , per te non torna
Primavera giammai, non torna amore.
Ogni giorno sereno, ogni fiorita
Piaggia ch'io miro , ogni goder ch'io sento,
Dico : Nerina or più non gode ; i campi,
L'aria non mira . Ahi tu passasti , eterno
Sospiro mio : passasti: e fia compagna
D'ogni mio vago immaginar, di tutti
I miei teneri sensi, i tristi e cari
Moti del cor , la rimembranza acerba.
martedì 12 novembre 2019
ORTODOSSIA: "La fedeltà alla tradizione" di:p. Denis Guillaume
12--11--2019
I due articoli precedenti, ci hanno mostrato come le Chiese d'Oriente hanno definito, insieme a quella di Roma, l'ortodossia della fede cristiana e come , dopo la rottura, hanno mantenuto l'ecclesiologia di comunione , malgrado il passaggio della Chiesa romana a una ecclesiologia piramidale. Ora vogliamo illustrare , anche in modo iconografico , la fedeltà dell'Oriente ortodosso alla tradizione conciliare.
Abbiamo già evocato la questione del Filioque. Dal punto di vista teologico, si poteva discutere , e l'hanno fatto ampiamente, in un modo purtroppo non irenico. Ma dal punto di vista canonico dobbiamo ricordare che era inamissibile per gli Ortodossi, come all'inizio anche per il pontefice romano, qualsiasi aggiunta, soprattutto se fatta in modo unilaterale , al testo sacrosanto del simbolo di fede elaborato dai Padri conciliari di Nicea e di Costantinopoli.
Senza voler entrare nelle polemiche medievali , cercheremo almeno di capire l'atteggiamento ortodosso. Nella Trinità,ogni persona è principio , ma il Padre è il principio per eccellenza: da lui è generato il Verbo e da lui procede lo Spirito. Se diciamo che lo Spirito procede anche dal Figlio , distruggiamo la monarchia (cioè il principio unico) del Padre e instauriamo una diarchia (due principi), ciò che è impensabile. Adesso , tra i moderni teologi ortodossi, specialmente i Greci, si potrebbe arrivare a questo compromesso: la dottrina del Filioque, capita come processione "a Padre per Filium", dal Padre attraverso il Figlio, potrebbe nel contesto ecumenico rimanere un "theologùmenon" cioè una opinione di scuole per la teologia occidentale , senza essere imposta all'Oriente.
A proposito del Filioque, guardiamo insieme con attenzione l'Icona della Trinità(1411) secondo sant'Andrej Rublev. Tutti la conoscono: è così bella che non si può immaginare una rappresentazione più perfetta . Ma bisogna spiegarla, perché ve ne sono che chiedono ancora se si tratta dei pellegrini di Emmaus! Non si poteva rappresentare la Trinità con Cristo , la Colomba e l'Anziano, visto che era vietato dai canoni raffigurare il Padre invisibile. Ma c'era l'apparizione dei tre Angeli nella scena dell'ospitalità di Abramo, il quale trattò come un solo Signore le tre persone a lui apparse (Genesi 18,3). Le persone , essendo consustanziali, hanno una forma uguale, che è la natura divina, e hanno tutte e tre un viso giovane , poiché sono eterne, ma rivestono aspetti diversi. In centro vediamo i colori caratteristici del Verbo incarnato(la tonaca rossa della divinità e il mantello blu dell'umanità) con la mano che benedice la coppa come nell'ultima cena. Il Padre siede al primo posto , i suoi colori sono meno appariscenti perché è l'Invisibile, tiene la testa dritta , indica con la mano il sacrificio da compiere; sopra di lui c'è una casa , quella del Padre , quella di Abramo. Sopra Cristo c 'è la quercia di Mamre, albero della Croce o del Paradiso . Lo Spirito possiede i colori della vita, il blu dell'acqua,il verde della vegetazione; sopra di lui c'è la montagna o deserto, dove egli soffia. I tre sono inscritti in un cerchio, quello del cielo, dell'eternità, ma anche quello della "perichoresis"(circumincessio); il movimento parte dal Padre , in senso orario, raggiunge il Verbo, ed è l'incarnazione, prosegue nello Spirito , che santifica il mondo, per riportare l'umanità verso il Padre. Siedono vicini alla terra, simboleggiata dal quadrato della mensa -altare, i loro troni sono uguali poiché hanno la stessa regalità, ma le teste del Figlio e dello Spirito sono chinate verso il Padre. E qui vediamo che non c'è posto per il "Filioque": i volti del Verbo e dello Spirito sono orientati verso il Padre, che genera l'uno e fa procedere l'altro; tra il Verbo e lo Spirito non si vede una relazione tale : c'è soltanto il movimento circolare della missione , nella storia della salvezza.
Se le Chiese d'Oriente si sono fermate al settimo concilio , non vuol dire che hanno cessato di esistere o di progredire : quella di Persia è stata fiorente con solo due concili, ma i più importanti, giacché avevano definito la Trinità; e le Chiese precalcedonensi vivono soddisfatte di tre concili, con la Trinità e la Madre di Dio. Per gli Ortodossi bizantini, sette concili sono la misura della pienezza, con essi la loro dogmatica è arrivata alla perfezione. Cosa poteva aggiungere per loro la definizione dell'Immacolata Concezione o dell'Assunzione corporea della Vergine Maria? Già con il dogma di Efeso , che la definiva Madre di Dio , avevano tutto, e l'innografia mariana ha sviluppato il resto , pur rimanendo nella dovuta discrezione di fronte a tali misteri. L'essenziale è veramente la maternità divina , il fatto che una Vergine abbia partorito e che il suo figlio sia Dio. Miracolo inaudito e triplice verginità: prima del parto , cioè nella concezione, durante il parto e anche dopo ; come se ne meravigliarono le levatrici sulle icone della Natività di Cristo. La triplice verginità viene simboleggiata dalle tre stelle, una sulla fronte e due sulle spalle. Il velo e il manto della Madre di Dio sono di un rosso cupo , ed è l'ombra dell'Altissimo che ha ricoperto Maria nel mistero del parto verginale, mentre la sua tonaca è blu , colore dell'umanità alla quale appartiene ; insomma, l'inverso del Verbo incarnato . Niente blu nel vestito del Partorito, perché si vuole sottolineare che è Dio ; l'umanità si vede abbastanza nel fatto che sia un giovane Figlio, uno che si porta in braccio. Non è precisamente un Bambino, perché un bambino non parla, invece egli è la Parola del Padre, e per questo ha già l'aspetto dell 'Emmanuele che insegna nel Tempio, con il rotolo in mano, simbolo della sua dottrina.
Una icona di Maria senza il Figlio sarebbe impensabile : alle volte se ne può vedere ,ma è un particolare dell'Intercessione, nella quale sta vicina al trono del Re celeste.
L'iconografia della Madre di Dio ha sviluppato numerosissimi tipi di rappresentazione. Una delle più antiche è la figura dell'Orante, detta anche Madonna del Segno. è quella che si vede spesso nell'abside delle chiese bizantine: porta l' Emmanuele in un cerchio , all'altezza del grembo, ed è questo il segno , dato al profeta Isaia, di una Vergine che partorisce . Ha le mani alzate , nell'atteggiamento della preghiera. è la figura della Chiesa , che ci dà Cristo, l'immagine del Cielo, perché il suo seno ha potuto contenere il Dio infinito.
I due articoli precedenti, ci hanno mostrato come le Chiese d'Oriente hanno definito, insieme a quella di Roma, l'ortodossia della fede cristiana e come , dopo la rottura, hanno mantenuto l'ecclesiologia di comunione , malgrado il passaggio della Chiesa romana a una ecclesiologia piramidale. Ora vogliamo illustrare , anche in modo iconografico , la fedeltà dell'Oriente ortodosso alla tradizione conciliare.
Abbiamo già evocato la questione del Filioque. Dal punto di vista teologico, si poteva discutere , e l'hanno fatto ampiamente, in un modo purtroppo non irenico. Ma dal punto di vista canonico dobbiamo ricordare che era inamissibile per gli Ortodossi, come all'inizio anche per il pontefice romano, qualsiasi aggiunta, soprattutto se fatta in modo unilaterale , al testo sacrosanto del simbolo di fede elaborato dai Padri conciliari di Nicea e di Costantinopoli.
Senza voler entrare nelle polemiche medievali , cercheremo almeno di capire l'atteggiamento ortodosso. Nella Trinità,ogni persona è principio , ma il Padre è il principio per eccellenza: da lui è generato il Verbo e da lui procede lo Spirito. Se diciamo che lo Spirito procede anche dal Figlio , distruggiamo la monarchia (cioè il principio unico) del Padre e instauriamo una diarchia (due principi), ciò che è impensabile. Adesso , tra i moderni teologi ortodossi, specialmente i Greci, si potrebbe arrivare a questo compromesso: la dottrina del Filioque, capita come processione "a Padre per Filium", dal Padre attraverso il Figlio, potrebbe nel contesto ecumenico rimanere un "theologùmenon" cioè una opinione di scuole per la teologia occidentale , senza essere imposta all'Oriente.
A proposito del Filioque, guardiamo insieme con attenzione l'Icona della Trinità(1411) secondo sant'Andrej Rublev. Tutti la conoscono: è così bella che non si può immaginare una rappresentazione più perfetta . Ma bisogna spiegarla, perché ve ne sono che chiedono ancora se si tratta dei pellegrini di Emmaus! Non si poteva rappresentare la Trinità con Cristo , la Colomba e l'Anziano, visto che era vietato dai canoni raffigurare il Padre invisibile. Ma c'era l'apparizione dei tre Angeli nella scena dell'ospitalità di Abramo, il quale trattò come un solo Signore le tre persone a lui apparse (Genesi 18,3). Le persone , essendo consustanziali, hanno una forma uguale, che è la natura divina, e hanno tutte e tre un viso giovane , poiché sono eterne, ma rivestono aspetti diversi. In centro vediamo i colori caratteristici del Verbo incarnato(la tonaca rossa della divinità e il mantello blu dell'umanità) con la mano che benedice la coppa come nell'ultima cena. Il Padre siede al primo posto , i suoi colori sono meno appariscenti perché è l'Invisibile, tiene la testa dritta , indica con la mano il sacrificio da compiere; sopra di lui c'è una casa , quella del Padre , quella di Abramo. Sopra Cristo c 'è la quercia di Mamre, albero della Croce o del Paradiso . Lo Spirito possiede i colori della vita, il blu dell'acqua,il verde della vegetazione; sopra di lui c'è la montagna o deserto, dove egli soffia. I tre sono inscritti in un cerchio, quello del cielo, dell'eternità, ma anche quello della "perichoresis"(circumincessio); il movimento parte dal Padre , in senso orario, raggiunge il Verbo, ed è l'incarnazione, prosegue nello Spirito , che santifica il mondo, per riportare l'umanità verso il Padre. Siedono vicini alla terra, simboleggiata dal quadrato della mensa -altare, i loro troni sono uguali poiché hanno la stessa regalità, ma le teste del Figlio e dello Spirito sono chinate verso il Padre. E qui vediamo che non c'è posto per il "Filioque": i volti del Verbo e dello Spirito sono orientati verso il Padre, che genera l'uno e fa procedere l'altro; tra il Verbo e lo Spirito non si vede una relazione tale : c'è soltanto il movimento circolare della missione , nella storia della salvezza.
Se le Chiese d'Oriente si sono fermate al settimo concilio , non vuol dire che hanno cessato di esistere o di progredire : quella di Persia è stata fiorente con solo due concili, ma i più importanti, giacché avevano definito la Trinità; e le Chiese precalcedonensi vivono soddisfatte di tre concili, con la Trinità e la Madre di Dio. Per gli Ortodossi bizantini, sette concili sono la misura della pienezza, con essi la loro dogmatica è arrivata alla perfezione. Cosa poteva aggiungere per loro la definizione dell'Immacolata Concezione o dell'Assunzione corporea della Vergine Maria? Già con il dogma di Efeso , che la definiva Madre di Dio , avevano tutto, e l'innografia mariana ha sviluppato il resto , pur rimanendo nella dovuta discrezione di fronte a tali misteri. L'essenziale è veramente la maternità divina , il fatto che una Vergine abbia partorito e che il suo figlio sia Dio. Miracolo inaudito e triplice verginità: prima del parto , cioè nella concezione, durante il parto e anche dopo ; come se ne meravigliarono le levatrici sulle icone della Natività di Cristo. La triplice verginità viene simboleggiata dalle tre stelle, una sulla fronte e due sulle spalle. Il velo e il manto della Madre di Dio sono di un rosso cupo , ed è l'ombra dell'Altissimo che ha ricoperto Maria nel mistero del parto verginale, mentre la sua tonaca è blu , colore dell'umanità alla quale appartiene ; insomma, l'inverso del Verbo incarnato . Niente blu nel vestito del Partorito, perché si vuole sottolineare che è Dio ; l'umanità si vede abbastanza nel fatto che sia un giovane Figlio, uno che si porta in braccio. Non è precisamente un Bambino, perché un bambino non parla, invece egli è la Parola del Padre, e per questo ha già l'aspetto dell 'Emmanuele che insegna nel Tempio, con il rotolo in mano, simbolo della sua dottrina.
Una icona di Maria senza il Figlio sarebbe impensabile : alle volte se ne può vedere ,ma è un particolare dell'Intercessione, nella quale sta vicina al trono del Re celeste.
L'iconografia della Madre di Dio ha sviluppato numerosissimi tipi di rappresentazione. Una delle più antiche è la figura dell'Orante, detta anche Madonna del Segno. è quella che si vede spesso nell'abside delle chiese bizantine: porta l' Emmanuele in un cerchio , all'altezza del grembo, ed è questo il segno , dato al profeta Isaia, di una Vergine che partorisce . Ha le mani alzate , nell'atteggiamento della preghiera. è la figura della Chiesa , che ci dà Cristo, l'immagine del Cielo, perché il suo seno ha potuto contenere il Dio infinito.
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