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mercoledì 20 novembre 2019

ORTODOSSIA "IL CIELO SULLA TERRA" di: p. Denis Guillaume

20-11-2019
In tre  articoli  precedenti, abbiamo visto  che  l'Ortodossia  si definisce come  vera  fede  proclamata  dai  concili; che  la  sua  struttura  ecclesiologica  è  la  comunione  con il  vescovo estesa  tramite  lui  alle altre  Chiese; che  il cristianesimo  orientale  si  vuole  fedele  alla  tradizione  conciliare e  a  questo proposito abbiamo  illustrato  i dogmi  essenziali della  Trinità  e  della  maternità  divina  di Maria  con  la  lettura  delle icone  corrispondenti.
Questa  volta  vorremmo  descrivere  una  chiesa   bizantina  facendo  risalire  la  simbologia  di " cielo  sulla  terra".  Come  si sa , tale  fu  la  costatazione  dei  messaggeri  di Vladimir, granduca  di Kiev,  dopo  aver  assistito  a  una  liturgia  nella  chiesa  di Santa  Sofia a  Costantinopoli: "Abbiamo  visto  il cielo  sulla terra". Dicendo  questo , alludevano  sia  alla  bellezza  del  rito  che  al'architettura  del tempio.
Il cielo  è  simboleggiato  dalla  cupola : considerando  che  la terra  sia  piatta  , il firmamento  viene  visto  come  volta,  cosparsa  di  stelle  o  luminari . Il cerchio  formato  dalla  base della cupola  evoca  l'infinito  di Dio , perché  un  cerchio  non  ha  inizio  né  fine.  La  terra  invece  è  il quadrato  formato  al  suolo  dai  quattro  muri  della  navata. Il  numero  quattro  è  già  il simbolo  del  creato  , a  causa  dei  quattro  elementi.
Nel  "cielo"  della  cupola  vediamo  al centro l'immagine del  Pantocratore: è il Verbo  che dà  inizio  alla  creazione e colui    che  ci   deve  guidare  alla  fine  dei tempi, l'Alfa  e  l'Omega. Essendo  al  vertice dell'edificio , da  lui  tutto  scende  e  verso  di lui  tutto  risale.  Attorno  al Pantocratore, un  primo  cerchio  rappresenta  la  Liturgia  celeste,  della  quale  la nostra  Liturgia  sulla terra  vuole essere  l'immagine, Cristo  ne  è il sommo  sacerdote, il vescovo ; manda  in  processione  gli Angeli  che  fanno  la  parte  dei  sacerdoti e  dei  diaconi, portando  il  pane  sulla patena e il vino  nel calice,  il  velo  e il  corporale, i  flabelli, gli  incensi , e  la  processione  ritorna  verso il  pontefice: è  il momento  dell'offertorio, nel  quale  il Cristo  è  l'offerente e  l'offerto. Attorno  alla  Liturgia   celeste , altri cerchi  mostrano  i patriarchi  dell'Antico  Testamento  e i  profeti  che  hanno  contribuito alla  rivelazione  del mistero   divino, alla  discesa del  cielo  sulla  terra.
Per  passare  dal  cerchio  della  cupola  al quadrato  della  navata  , ci sono  quattro  triangoli sui quali vengono  dipinti gli evangelisti. Sui  muri  della navata , nella parte   superiore,  gli  affreschi mostrano la vita  di Cristo  sulla terra, dalla  Nascita  al Sepolcro:  di  solito  queste  due  scene  , iniziale  e finale, si  trovano  raffigurate  sulla   parete  che  si  incontra  quando  si  entra  nella  chiesa, a  sinistra e a destra  dell'arco che  collega  la navata  con  il santuario , sul  muro  orientale  della  navata  , perché   c'è  una  rassomiglianza  tra  il  Bambino  avvolto  nelle fasce  e deposto  nella  mangiatoia e il  Cristo   avvolto  con le  bende  nel sarcofago; è la  stessa  "kenosis", annientamento  dell'Altissimo  nell'umanità  del Creatore  nella morte.  Gli altri misteri eccelsi  della  vita  di Cristo, quali  Presentazione , Battesimo, Trasfigurazione,  Crocifissione , Discesa  agli  Inferi, Risurrezione, occupano  i  posti più  elevati  sulla  parete  e  nelle  absidi  meridionali  e settentrionali. Le  feste  della   madre  di Dio, quali : Natività, Presentazione, e Dormizione  occupano la parete occidentale.L ' Annunciazione  domina  l'arco  del  santuario  poiché  ci  ha  aperto il cielo  sulla terra.
Sotto i misteri  di Cristo  vengono i suoi miracoli e,  se  c'è  ancora posto , le parabole. Scendendo  ancora , diciamo  al "mezzanino", troviamo  i  Santi, e    finalmente ,al "pianterreno ", lungo le  pareti, trovano  posto  i fedeli, aspiranti  alla  santità:  un  piccolo  sforzo  e ci  siamo  ,mentre il Verbo ha  dovuto  fare  quasi  tutto  il cammino per  raggiungerci  e  ricondurci  verso  l'alto!
Come  abbiamo capito  dall'impostazione  dei  quattro  lati  della  navata  , la chiesa è  orientata , con  la porta d'ingresso a  ovest, e l'abside  del  santuario a est.. Orizzontalmente l'edificio si  divide  così:  esonartece  o vestibolo  esterno  , nartece, navata  e  santuario. L'esonartece  è  aperto  nei paesi meridionali, chiuso  nelle  regioni  più  fredde; sui  muri si  vedono scene  apocalittiche  come  la lotta dell'Arcangelo  Michele  contro  le potenze delle tenebre, poiché  l' esonartece  si  trova  a occidente , laddove  il sole  scompare  nel buio.  Il nartece  o vestibolo  interno può  essere  utilizzato  per ufficiature minori , come le ore  piccole  o  la Litia; è anche  il posto  dei  catecumeni, dei penitenti  i suoi affreschi  mostrano  le scene  dell'Antico  Testamento.  La  navata  serve serve quindi per  i fedeli battezzati e  non scomunicati: vi si  svolgono  le  ufficiature  maggiori, come il vespro e il  mattutino, le  processioni  d'ingresso e  d'offertorio  della  divina liturgia.
Il Santuario è  più elevato rispetto  alla  navata c'è qualche gradino da salire: è la  scala di Giacobbe, che collega  cielo e terra, poiché  il santuario  simboleggia  anch'esso il cielo, il paradiso. Come  cielo,  è  ornato  dagli affreschi  dell'Ascensione  e della  Pentecoste ;  e nella  conca  dell'abside, si  vede l 'Orante  del  Segno  , la Madre  di Dio "più  vasta  del  cielo". Come  paradiso, è chiuso , ma  le immagini  che  si vedono  sulla  parete dell'iconostasi  sono le  finestre attraverso  le quali intravvediamo il cielo. A  destra  il Salvatore, il Maestro , che  presenta  il Vangelo  e  benedice , a  sinistra  la madre di Dio. In  mezzo  , la   porta  santa  o porta  del Re: per essa  può  passare solo Cristo  e  tutto  ciò  che  lo rende presente:  santi  doni  dell'offertorio  e  della  comunione, evangeliario  e  vangelo  proclamato,  incenso  come  buon odore  di Cristo, immagini sacre  , vescovo  e sacerdoti,il diacono  quando  porta  i doni,il vangelo, l'incensiere, il cero  acceso. Sui  lati  dell'iconostasi, ci  sono due  altre  porte  per  i  passaggi  comuni. Dietro  la  porta  santa, pende  un velo  che cela  il Santo  dei Santi. L'altare  è quadrato  e vi si  depone  l'evangeliario: è  il trono  del  Verbo. Sopra  l'altare   è  sospesa  una  colomba  di metallo  dove  c'è  la riserva  dell'eucarestia: è il trono dello  Spirito  santo ,  che  con  la sua discesa  ha  consacrato  pane  e vino. Dietro l'altare c'è  il  candeliere  a  sette  rami , come  nell'antico tempio.  E  in fondo all'abside c'è  il trono  elevato  sul  quale  può  sedere  solo  il  vescovo  e  che  in  sua assenza  rimane  vuoto, simboleggiando il Padre  invisibile. Così  tutta la  Trinità è presente  nel  santuario.
A  destra  del  santuario  c'è  l'abside  del  servizio, il diaconicon  o  sagrestia;  a sinistra  l'abside  della  protesi, dove  su  un  altare più piccolo si  preparano  i santi  doni: da  un pane  tondo il sacerdote  estrae  il  cubo  chiamato  Agnello ; lo fa  con  un coltello a  forma di lancia, poi trafigge  il lato  dell 'Agnello  e subito  effonde  nel calice  il vino  e l'acqua, Si  fa  questo  in ricordo della Passione  e  dell'immolazione di Cristo. All'offertorio  i sacri doni verranno  portati sull'altare stesso  e  la  processione ricorda la  traslazione   dalla Croce al Sepolcro. Poi  si  chiude  la   porta  santa  e  si  tira  il velo , come fu rotolata  la pietra  sul  sepolcro. Al  culmine  dell'anafora  il  sacerdote  chiede  al Padre  di mandare  il suo  Spirito  vivificante  sulla  vittima immolata , sul  pane  e sul  vino  ancora  separati, simboli  del  corpo  e del sangue  e divisi  dalla  morte; ed  è la  preghiera   dell'Epiclesi: come  il Padre  aveva  soffiato  il suo  Spirito  di vita  sul  corpo inerte  di Adamo, plasmato dalla  terra  , adesso  manda  lo Spirito  sull'ostia  per farne  il  corpo  risorto  di Cristo  che  riceviamo nella  comunione. Perché , attraverso  l'immolazione  e la morte dell' Agnello, ci rendiamo  partecipi  della  sua  Risurrezione. Perciò  pane  e vino verranno  dati  insieme  ai fedeli , come  un corpo dove  circola  di nuovo il sangue  . Se  l'ostia  bizantina è un pane  lievitato, e non  azimo, perché  più  vicino come  simbolo  a un corpo vivo, il vino viene portato  alla  temperatura  della  vita umana mediante l'effusione  d'acqua   bollente  nel calice. Allora  si riapre il velo rimasto chiuso durante  il mistero , perché  l'azione divina che santifica i doni non si poteva vedere  con occhi terreni, e  presto  si  apre  anche  la porta  santa per  la comunione  dei fedeli che  ricevono, sotto  le due  specie , il corpo  e il sangue  del Signore, pane angelico  e  nuova  ambrosia , reale   presenza del  cielo  sulla terra.

martedì 19 novembre 2019

CANTI GIACOMO LEOPARDI

19--11--2019

Alla  sua  donna

     Cara  beltà  che  amore
Lunge  m'inspiri o  nascondendo il viso,
Fuor   se nel  sonno  il core
Ombra  diva mi  scuoti,
O  ne'  campi  ove  splenda
Più  vago  il giorno  e  di natura  il riso,
Forse  tu  l'innocente
Secol  beasti  che  dall'oro  ha nome,
Or  leve  intra  la  gente
Anima   voli? o te  sorte  avara
Ch'a  noi  t'asconde, agli  avvenir  prepara?

  Viva mirarti  omai
Nulla  spene  m'avanza;
S' allor  non fosse, allor che  ignudo  e  solo
Per novo a  peregrina  stanza
Verrà  lo  spirto  mio.  Già  sul  novello
Aprir  di mia  giornata  incerta  e  bruna,
Te  viatrice  in  questo  arido  suolo
Io mi  pensai. Ma non  è  cosa  in terra
Che  ti  somigli;  e  s'anco pari  alcuna
Ti  fosse  al volto, agli  atti, alla favella,
Saria, così conforme, assai men  bella.

     Fra  cotanto  dolore
Quanto  all'umana  età  propose  il  fato,
Se  vera   e  quale il mio pensier  ti  pinge,
Alcun  t'amasse  in terra  , a  lui pur  forza
Questo  viver   beato;
E  ben  chiaro  vegg'io  siccome  ancora
Seguir  loda  e  virtù qual  ne'  prim'anni
L'amor  tuo  mi farebbe.  Or non  aggiunse
Il ciel  nullo conforto  ai  nostri  affanni;
E  teco  la mortal  vita saria
Simile  a  quella  che nel cielo india.

   Per  le  valli, ove suona
Del  faticoso  agricoltore  il canto,
Ed  io  seggo  e  mi  lagno
Del  giovanile  error  che  m'abbandona;
E  per  li  poggi,  ov'io  rimembro  e  piagno
I perduti   desiri, e  la perduta
Speme  de'  giorni  miei; di te  pensando,
A  palpitar  mi sveglio. E potess'io,
Nel  secol tetro  e  in  questo  aer  nefando,
L'alta  specie  serbar ; che  dell'imago,
Poi  che  del  ver  m'è  tolto , assai  m'appago.

      Se dell'eterne  idee
L'una  sei tu,  cui di  sensibil  forma
Sdegni  l'eterno  senno  esser vestita,
E  fra  caduche  spoglie
Provar  gli  affanni  di  funerea  vita;
O s'altra  terra  ne'  superni  giri
Fra'  mondi innumerabili t'accoglie,
E  più  vaga  del  Sol  prossima  stella
T ' irraggia , e  più  benigno etere  spiri;
Di  qua dove son gli  anni  infausti e brevi,
Questo  d'ignoto  amante  inno  ricevi.

lunedì 18 novembre 2019

FAVOLE LA FONTAINE

18--11--2019
L' uomo  stagionato  e  le  due  amanti

Un  uomo, già    stagionato  e  brizzolato,
credette  giunto  il  momento  propizio
di  prender  moglie  e   mettere  giudizio.
    Erano  molte  quelle
   giovani  ancora  e belle
   che  gli  facean  la  corte.
Ma  quell'uomo  ch'era  ricco  e  ancora  forte,
prima  volea  veder  , toccar  con  mano.
In  queste  cose chi va  pian  va  sano.

Due  vedovelle  alfin  preser  possesso
del suo  cuore, di cui
l'una  forse  un po'  giovane  per lui,
e l'altra  più  verso l'età  canonica,
che  si  teneva  in  prezzo  ed  in figura
correggendo  coll'arte la  natura.

Le  vedove  venivano assai  spesso
in casa  , e  or  quella  ,or  questa ,
per  vezzo carezzandogli  la  testa,
la  vecchia  gli  strappava  ogni  momento
qualche capello  nero,
e l'altra gli  strappava  quei  d'argento,
per  fare  il galante
fosse a  ciascuna d'esse  somigliante.

E  strappa  e strappa , il nostro innamorato
si  avvide  , ahi  troppo  tardi!
di restar fra due  tutto pelato.
--Questo  ,-- egli  disse,--è  un  saggio  avvertimento
di cui  proprio  vi  son  molto  obbligato.
Addio, belle .  Di  moglie  or  faccio  senza.
Non  mi sento d'aver tanta  pazienza
di far a modo  suo;  che  s'ella  è trista,
non c'è  testa pelata  che resista.-

La  volpe  e la  cicogna

Monna  Volpe  un  bel  dì  fece  lo  spicco
e  invitò  la  Cicogna  a  desinare.
Il pranzo  fu  modesto  e poco  ricco,
anzi quasi  non c'era  da mangiare.
Tutto  il servizio  in ultimo  costrutto
si  ridusse   a  una  broda trasparente
servita  in un  piattellino. Or  capirete
se,  in grazia  di quel  becco  che  sapete,
la Cicogna  poté  mangiar niente.
Ma  la  Volpe in   un  amen  spazzò  tutto.

Per  trar  vendetta  dell' inganno,anch'essa
la Cicogna  invitò  la  furba   amica,
che  non  stette  con  lei sui  complimenti.
La Volpe , a cui  non  manca  l'appetito,
andò  pronta  all'invito.
Vide e lodò  il pranzetto  preparato,
tagliato  a pezzi  in  una  salsa  spessa,
che  mandava  un odore  delicato.
Ma  il pranzo  fu  servito  per  dispetto
in fondo  a  un vaso a collo  lungo  e stretto.
Ben  vi  attingeva  col becco   la   Cicogna
per  entro la  fessura,
ma  non  così  Madonna  Gabbamondo,
per via  del  muso  tondo  e  non ridotto
dell'anfora  alla  piccola  misura.

A  pancia  vuota  e  piena  di vergogna,
se  ne  partì  quell'animale  ghiotto
mogio  mogio , la  coda  fra  le  gambe,
come una  vecchia  volpe malandrina
che  si  senta rapir  da  una   gallina.

sabato 16 novembre 2019

Egli è dentro di noi da: "IL MAESTRO" XV,46 di: S. Agostino

16--11--2019
Cristo è  un  amico  fedele  e discreto: noi  possiamo dimenticarlo, distrarci e non riconoscerlo più,  correre  anche il  rischio  di  "uscire  da  noi" ma Egli  ha  posto  la  sua   tenda  stabilmente in noi.  Quando  ce ne  andiamo lontano, Egli  è  vicino, quando  ci protendiamo in una  ricerca vana  di  parvenza  di verità, " non abbiamo bisogno che  alcuno ci ammaestri , ma  dobbiamo  soltanto  accorgerci  di Colui  che  è  dentro  , siamo  istruiti, perché  è Lui  stesso  la nostra  verità.


=Testo ispirato  a  una  preghiera del  3°  4°  secolo:

Tu  solo  o Cristo,  manifesti  il volto  del  Padre  la  sua  misericordia , la  sua  tenerezza, il suo sguardo  d'amore.
Tu  sei  la  nostra  luce,  la  nostra  speranza,  la  nostra  guarigione,  la  nostra  pace,  la   nostra  vita.
Tu  sei  il nostro  modello  ti sei   chinato  sulla nostra debolezza  per  sollevarla. Hai  preso  su  di  te  le  nostre  infermità  per  guarirle. Hai   insegnato a vedere te  in ogni uomo.
Concedici  di essere  fermamente  stabili  nella  fede, di  avere  la  salute  del corpo e dello  spirito  per  poterti  lodare. Se  ti  guardiamo non  moriremo.
Se  confessiamo  il tuo  nome  , non andremo  perduti.
Se  ti  preghiamo, saremo esauditi.
Donaci  forza  e  costanza  nel  tuo Spirito fino  alla   statura  piena e al  compimento perfetto.

venerdì 15 novembre 2019

DIABETE DI: PINA Maria Speranza Raciti

15--11--2019


Il  diabete è  una  sindrome  dismetabolica ad  andamento  cronico, caratterizzata  dalla  incapacità  dell'organismo di utilizzare  normalmente il   glucosio  e  comprendente  quadri   geneticamente  e   clinicamente  diversi, con  complicanze  tardive  soprattutto  cardiovascolari,  neurologiche  ,  parenchimali  , retiniche  .  Il  difetto  nell'utilizzazione del glucosio  può  essere  dovuto  ad  una  o più  delle  seguenti  cause:  insufficiente  produzione   di insulina,  produzione  di  insulina  anormale, resistenza  alla  sua  azione.
In Italia  già da  tempo  il diabete  è stato  riconosciuto  come  malattia  sociale.
L'attuale  classificazione  del diabete  mellito  , comprende  sia  le   forme  cliniche , sia  quelle  precliniche  della  malattia.  Si  distinguono , 4  tipi  di diabete   mellito(DM= diabetes mellitus)  insulino  dipendente(tipo  1),  non insulino-dipendente(tipo 2), associato  ad  altra  patologia,   diabete  gestazionale.
1)  Diabete  di tipo  1 o  insulino-dipendente(IDDM=insulin  dependent  diabetes  mellitus):
Corrisponde  al diabete   giovanile   è determinato  da  un danno  irreversibile  delle  isole  del  Langherans, con  carenza  insulinica più  o meno  improvvisa . Caratterizzato dall'inizio rapido, con  insulinemia   bassa  o assente e tendenza  alla   cheto-acidosi; necessita  della terapia  insulinica. Colpisce  l'età giovanile, inizia  spesso  in modo brusco  ed  ha  la  sua  maggiore  incidenza  nei mesi  invernali.   Secondo l'ipotesi  eziologica più  attendibile, sarebbero  in causa  gruppi di virus (in particolare  i virus  Coxsackie), la  cui azione  si  esplicherebbe  sia   direttamente  nei confronti  delle cellule   beta, sia  indirettamente  attraverso  meccanismi  autoimmunitari.

2)Dibete  di tipo 2  o  non  insulino-dipendente (NIDDM= non insulin  dependent  diabetes  mellitus) con o senza  obesità:
è la  forma  di diabete  di gran lunga  più  frequente  e  comprende  la  quasi  totalità  dei  casi nell'adulto. Colpisce  di norma  dopo  i 40 anni  , è dovuto  ad  una  anomalia   della secrezione  di insulina    o  della  sua  azione  biologica  e non  sembra  secondario  ad altra patologia.
Ad  insorgenza lenta , ha  scarsa  tendenza  alla  cheto-acidosi e presenta  insulinemia  normale  o  addirittura  aumentata,può  essere  compensato  inizialmente con  la  sola  dieta  e  con  gli  ipoglicemizzanti  orali.  Nella  sua  ezipatogenesi è  invocata  una  base  genetica ,  dimostrata  dalla  familiarità  molto  frequente  , che   predisporrebbe  all'insorgenza  della  malattia  inseguito  anche  all'intervento di altri  fattori di rischio ( iperalimentazione,obesità, carenza  di  alcuni fattori  alimentari:  vit. E,   antiossidanti, nicotinamide)

3)Diabete  associato  ad  altra  patologia  secondaria:
L'intolleranza al glucosio  è  sempre  secondaria ad altre  cause  ben  accertate: malattie  pancreatiche e  pancreasectomie;  malattie  endocrine( di origine  ipofisaria, tiroidea,ecc--) che  comportano  una  iperincrezione  di ormoni  ad  azione  controinsulare;  trattamento con farmaci  ad azione  diabetogena; sindromi  genetiche  diverse (glicogenosi,  acondroplasia, alterazioni  neuromuscolari,ecc),  anormalità  recettoriali  (acanthosis  nigricans,malattie  autoimmuni).

4)Diabete gestazionale(GDD=gestational  diabetes  mellitus):
Forma  a se stante  propria  delle  donne  , con  insorgenza  del diabete o della  ridotta  tolleranza al glucosio  limitatamente  al periodo  della  gravidanza .

Il diabete  mellito è una  malattia  diffusa   in tutto il mondo, con frequenza assai variabile  in rapporto a  fattori  etnici ed  ambientali,  a condizioni  socio-economiche  e ad  abitudini  alimentari  e di vita.  Il diabete  di tipo 1   è  nettamente   meno frequente  di quello  di tipo 2  e  si  osserva  soprattutto  nei bambini e nei giovani  , i tassi  di prevalenza   rilevati  nella  classe  di età  0--14  anni in diversi  paesi  presentano  considerevoli   variazioni :  dallo 0'1% a  Shangai  , allo 0,2% in Francia.  Le cause di morte    nel'  80%  è dovuto  alle complicanze  cardiovascolari. Il numero dei morti    per diabete  è superiore  nel sesso femminile; per entrambi  i sessi il maggiore numero di morti  e di tassi  più elevati  si osservano  nelle  classi  di età  successive  ai 45 anni , con valori rapidamente  crescenti con l'età.
La  macroangiopatia  è la  più  importante  causa  di morte  per   i  diabetici, fra  i quali  la  prevalenza  di   cardiopatie   ischemiche  e  di ictus è  da 2  a  3  volte  più  elevata rispetto  ai  non  diabetici di pari età.
Aterosclerosi  degli  arti  inferiori  è  più  frequente  e  più   grave  nei  diabetici  , che  presentano  un  elevato  rischio  di occlusione  periferiche  e  di gangrena.
Il diabete  è associato  con  caratteristiche  lesioni  microangiopatiche  che  interessano :   la  retina  ed  il  rene. La retinopatia  e  la  nefropatia  sono  complicanze  molto  comuni  nei  diabetici e si  osservano  con  la  stessa frequenza  in  tutte   le  popolazioni, mentre la  cardiopatia  ischemica  è  più  frequente  nelle  popolazioni  occidentali e l'ictus  in  alcuni  paesi  orientali(Giappone ecc)

FATTORI DI RISCHIO E CAUSALI  :
A)  Diabete  insulino-dipendete:(tipo 1)
Caratteri epidemiologici   sono  l'insorgenza   brusca  e  la più elevata  insorgenza  durante l'inverno.
L'ipotesi  eziologica  è  virale, in alcuni casi  l'inizio della  sintomatologia   diabetica  segue  una malattia  virale,  come  la parotite, la rosolia  o l'epatite  virale A , più frequente   sembra l'associazione  fra  infezioni  da  virus  Coxsackie B4  . L'infezione  virale  probabilmente  danneggia  le  cellule  delle isole  pancreatiche  solo in soggetti   predisposti.  è stato ipotizzato   anche l'intervento   di fattori  genetici  legati  al sistema  degli antigeni  di istocompatibilità(HLA).

B) Diabete  non insulino-dipendete(tipo  2):
Sono  noti diversi indici di rischio  quali  l'età  ,il sesso, gli  aborti ripetuti, l'aver  partorito  un feto macrosomico, ecc. In tutti i paesi  la  frequenza   della  malattia  aumenta  con   il progredire dell'età, invece  la  frequenza  nei  due  sessi varia  da  una popolazione  all'altra, in Italia  è più elevata  nelle donne. I   più  importanti fattori di rischio  oggi accertati  sono:l'obesità, la sedentarietà, la  carenza  di fibre  vegetali  nell'alimentazione  ed  il genotipo. L'intervento di fattori  genetici  nel  diabete  non insulino-dipendente  è stata    confermata  anche  da studi recenti.
Sul piano  fisiopatologico  si ipotizza   che  negli obesi  sia  più facile  l'insorgenza   di  iperglicemia  giacché  nel  tessuto  adiposo  la   densità  di siti  recettori  per l'insulina  è minore  rispetto  al tessuto  muscolare. Un indicatore di rischio indipendente  dall'obesità  è  la  distribuzione  del grasso  attorno  al corpo. L'accumulo  viscerale  (tipo  androide)è   predittivo  di maggior  rischio di diabete  (e  di malattie  cardiovascolari), rispetto  all'accumulo  sottocutaneo  (tipo  ginoide). Nel primo  il tessuto adiposo  è  situato  nella  metà  superiore  del corpo , nel  secondo  nella  metà inferiore .
La scarsa ingestione  di fibre  non  digeribili  .  Si  ipotizza , che  l'abbondanza di  fibre  nell'alimentazione  ritardi  l'assorbimento  dei carboidrati  a  livello intestinale  , determinando  più  bassi  livelli glicemici postprandiali e   migliore  utilizzazione  del glucosio.
PREVENZIONE:
La  prevenzione  può essere effettuata   efficacemente   nei confronti  del  diabete  non insulino-dipendente, dal  momento  che  il fattore  ereditario  non  viene  attivato  alla  nascita  , ma  solo  dopo  l'intervento  degli altri  fattori di rischio, che  abitualmente  fanno  sentire  i loro effetti  nell'età adulta.L'obesità  è  il principale  fattore di rischio  per il diabete  non insulino-dipendete,  la prevenzione  primaria  deve mirare  a  prevenire  l'obesità  stessa  oppure a  correggerla , quando  già  presente.Tale prevenzione  richiede  una  continua  ed intelligente  opera  di educazione  sanitaria  rivolta  a  tutta  la popolazione  , che  abitui  fin  dai  primi anni di vita  ad  adottare  una  alimentazione  varia  ed  equilibrata, con un  contenuto  calorico adeguato  all'età , al peso ideale  ed  all'attività  fisica  svolta . Si  deve dare  la  preferenza  ad alimenti  ricchi  di carboidrati  complessi(pane, pasta) e  di fibre  (legumi,  ortaggi,  frutta). L'olio  do oliva  deve essere  preferito  ai  grassi animali. Altri fattori di rischio da eliminare sono : fumo, alcol, )

mercoledì 13 novembre 2019

CANTI di : Giacomo Leopardi

13--11--2019

LE  RICORDANZE

Vaghe  stelle  dell'Orsa ,io  non  credea
Tornare  ancor  per  uso  a  contemplarvi
Sul  paterno  giardino  scintillanti,
E  ragionar  con  voi dalle  finestre
Di  questo  albergo  ove  abitai  fanciullo,
E  delle  gioie  mie  vidi  la fine.
Quante  immagini un  tempo  , e  quante  fole
Creommi  nel  pensier  l'aspetto  vostro
E delle  luci  a  voi  compagne ! allora
Che, tacito, seduto  in  verde zolla,
Delle  sere io  solea  passar  gran  parte
Mirando  il cielo, ed  ascoltando il canto
Della  rana  rimota  alla  campagna!
E  la  lucciola  errava  appo le siepi
E  in  su  l'aiuole,  susurrando  al vento
I  viali odorati, ed  i cipressi
Là  nella  selva; e  sotto  al  patrio  tetto
Sonavan  voci  alterne, e  le tranquille
Opere  de'  servi. E che  pensieri  immensi,
Che  dolci sogni mi  spirò la  vista
Di  quel  lontano  mar, quei monti  azzurri,
Che  di  qua  scopro, e  che  varcare un  giorno
Io  mi  pensava  , arcani  mondi, arcana
Felicità   fingendo  al  viver  mio!
Ignaro  del  mio  fato, e  quante  volte
Questa  mia  vita  dolorosa  e  nuda
Volentier con la morte avrei  cangiato.
Ne' mi  diceva  il cor  che  l'età  verde
Sarei  dannato  a  consumare  in  questo
Natio borgo  selvaggio, intra  una  gente
Zotica ,vil;  cui  nomi  strani, e  spesso
Argomento  di riso  e di trastullo,
Son  dottrina  e saper ; che  m'odia  e fugge,
Per  invidia  non  già, che  non  mi  tiene
Maggior  di se, ma  perché  tale  estima
Ch'io  mi tenga  in  cor  mio, sebben  di  fuori
A  persona  giammai  non  ne  fo  segno.
Qui  passo  gli anni,  abbandonato, occulto,
Senz'amor , senza  vita; ed  aspro  a  forza
Tra  lo stuol  de'  malevoli  divengo:
Qui  di pietà  mi spoglio  e di  virtudi,
E   sprezzator  degli  uomini mi  rendo,
Per  la  greggia  ch'ho  appreso :e  intanto vola
Il caro tempo  giovanil;  più caro
Che  la  fama  e  l'allor,  più  che  la pura
Luce  del giorno, e  lo spirar: ti  perdo
Senza  un  diletto, inutilmente, in  questo
Soggiorno  disumano,intra  gli  affanni,
O  dell'arida  vita  unico  fiore.

          Viene  il vento  recando  il suon dell'ora
Dalle  torre   del borgo. Era  conforto
Questo  suon  ,mi  rimembra , alle  mie  notti,
Quando  fanciullo , nella  buia  stanza ,
Per assidui  terrori  io  vigilava,
Sospirando  il mattino. Qui  non è  cosa
Ch'io  vegga o senta, onde un'immagin  dentro
Non  torni , e  un  dolce  rimembrar  non  sorga.
Dolce per se;  ma  con  dolor  sottentra
Il  pensier del  presente, un  van  desio
Del  passato ,  ancor  tristo, e  il dire: io fui.
Quella  loggia  colà,  volta agli  estremi
Raggi  del dì ;  queste  dipinte  mura,
Quei  figurati armenti, e  il  Sol  che  nasce
Su  romita  campagna, agli  ozi  miei
Porser   mille  diletti  allor  che  al  fianco
M'era  ,parlando,  il mio possente  errore
Sempre , ov'io  fossi. In  queste  sale  antiche,
Al chiaror  delle  nevi, intorno  a queste
Ampie  finestre sibilando  il vento,
Rimbombaro i sollazzi  e le  festose
Mie  voci al  tempo  che  l'acerbo, indegno
Mistero delle  cose a noi si mostra
Pien  di  dolcezza ; indelibata, intera
Il  garzoncel,  come  inesperto   amante,
La  sua  vita ingannevole  vagheggia,
E  celeste  beltà  fingendo  ammira.

     O  speranze , speranze; ameni inganni
Della  mia  prima  età! sempre , parlando,
Ritorno a voi; che  per andar  di tempo ,
Per  variar  d'affetti e di  pensieri,
Obbliarvi  non  so.  Fantasmi  , intendo,
Son  la  gloria e l'onor ; diletti  e  beni
Mero  desio; non  ha  la vita  un frutto,
Inutile miseria. E   sebben  voti
Son  gli anni miei, sebben  deserto  , oscuro
Il mio  stato mortal, poco mi  toglie
La  fortuna, ben  veggo . Ahi,  ma  qualvolta
A  voi  ripenso, o mie  speranze antiche,
Ed  a  quel  caro  immaginar  mio  primo;
Indi  riguardo  il viver  mio  sì vile
E  sì dolente, e  che  la  morte  è  quello
Che  di  cotanta  speme  oggi m'avanza;
Sento  serrarmi  il cor,  sento  ch'al  tutto
Consolarmi non  so  del  mio  destino.
E  quando  pur  questa  invocata  morte
Sarammi  allato, e  sarà  giunto il fine
Della  sventura  mia ;  quando  la  terra
Mi  fia  straniera  valle,  e  dal mio  sguardo
Fuggirà  l'avvenir;  di voi per  certo
Risovverrammi;  e  quell'immago ancora
Sospirar  mi farà , farammi  acerbo
L'esser  vissuto   indarno, e  la  dolcezza
Del  dì  fatal  tempererà  d'affanno.

     E  già  nel  primo   giovanil  tumulto
Di  contenti , d'angosce e di  desio,
Morte  chiamai  più  volte, e  lungamente
Mi  sedetti  colà su  la  fontana
Pensoso  do cessar  dentro  quell'  acque
La speme  e  il dolor  mio . Poscia  , per  cieco
Malor,  condotto  della  vita  in  forse,
Piansi  la  bella  giovinezza  , e  il fiore
De'  miei  poveri  dì , che  sì  per tempo
Cadeva: e spesso  all'ore  tarde  , assiso
Sul  conscio  letto  , dolorosamente
Alla fioca  lucerna poetando,
Lamentai  co'  silenzi  e  con  la  notte
Il  fuggitivo   spirto , ed  a  me  stesso
In  sul  languir  cantai  funereo canto.
  Chi  rimembrar vi  può  senza  sospiri,
O  primo  entrar  di  giovinezza ,o  giorni
Vezzosi,  inenarrabili, allor quando
Al  rapito  mortal  primieramente
Sorridon  le  donzelle  ;  a  gara  intorno
Ogni  cosa  sorride ; invidia  tace,
Non  desta  ancora  ovver benigna, e quasi
(Inusitata  maraviglia!) il mondo
La destra  soccorrevole  gli  porge,
Scusa  gli  errori  suoi , festeggia  il novo
Suo  venir  nella  vita, ed   inchinando
Mostra   che  per  signor  l'accolga  e  chiami?
Fugaci  giorni!  a  somigliar  d'un lampo
Son dileguati. E   qual  mortale  ignaro
Di  sventura  esser  può  , se a  lui  già  scorsa
Quella  vaga  stagion, se il suo  buon  tempo,
Se  giovinezza , ahi  giovinezza , è  spenta?

     O  Nerina!  e di te  forse  non  odo
Questi  luoghi  parlar?  caduta  forse
Dal  mio  pensier  sei tu  ?  Dove  se  gita,
Che  qui  sola  di te  la ricordanza
Trovo  , dolcezza   mia?  Più  non  ti vede
Questa  Terra  natal: quella  finestra,
Ond'eri  usata  favellarmi, ed  onde
Mesto  riluce  delle  stelle  il raggio,
è  deserta . Ove  sei, che  più  non  odo
La  tua  voce sonar, siccome  un  giorno,
Quando  soleva  ogni  lontano  accento
Del  labbro  tuo,  ch'a  me  giungesse  , il  volto
Scolorarmi? Altro  tempo. I   giorni tuoi
Furo,  mio  dolce  amor. Passasti.  Ad  altri
Il  passar  per  la terra oggi  è  sortito,
E  l'abitar  questi  odorati  colli.
Ma  rapida  passasti;  e  come  un  sogno
Fu  la  tua  vita.  Ivi  danzando  ; in  fronte
La  gioia  ti  splendea ,  splendea negli   occhi
Quel  confidente  immaginar, quel  lume
Di  gioventù, quando  spegneali il fato,
E  giacevi. Ahi Nerina!  In cor  mi regna
L'antico  amor. Se a  feste  anco  tavolta,
Se  a  radunanze io  movo , infra  me  stesso
Dico: o Nerina, a  radunanze , a feste
Tu  non ti  acconci più , tu  più non movi.
Se  torna  maggio , e  ramoscelli  e suoni
Van  gli  amanti  recando  alle fanciulle,
Dico: Nerina mia ,  per  te  non torna
Primavera  giammai,  non  torna  amore.
Ogni giorno  sereno, ogni  fiorita
Piaggia  ch'io  miro  , ogni goder  ch'io sento,
Dico  : Nerina or  più  non  gode  ; i campi,
L'aria  non mira . Ahi tu  passasti , eterno
Sospiro mio : passasti: e fia  compagna
D'ogni  mio  vago  immaginar,  di  tutti
I miei  teneri  sensi, i tristi e cari
Moti  del cor  , la  rimembranza  acerba.

martedì 12 novembre 2019

ORTODOSSIA: "La fedeltà alla tradizione" di:p. Denis Guillaume

12--11--2019
I  due  articoli  precedenti,  ci  hanno  mostrato  come  le  Chiese d'Oriente  hanno  definito, insieme  a quella  di Roma, l'ortodossia  della fede cristiana  e  come , dopo  la  rottura, hanno mantenuto l'ecclesiologia  di comunione , malgrado  il passaggio  della  Chiesa  romana  a  una  ecclesiologia  piramidale. Ora  vogliamo  illustrare  , anche in  modo iconografico , la  fedeltà  dell'Oriente  ortodosso  alla   tradizione  conciliare.
Abbiamo già evocato  la  questione   del Filioque.  Dal  punto di  vista  teologico, si  poteva  discutere , e  l'hanno  fatto  ampiamente, in un  modo  purtroppo  non  irenico. Ma  dal  punto di vista   canonico  dobbiamo ricordare  che  era  inamissibile per gli Ortodossi,  come all'inizio anche  per il  pontefice  romano, qualsiasi  aggiunta, soprattutto   se  fatta  in  modo  unilaterale , al  testo   sacrosanto  del  simbolo  di fede  elaborato dai Padri  conciliari  di Nicea  e di   Costantinopoli.
Senza  voler entrare  nelle  polemiche  medievali  , cercheremo almeno  di capire  l'atteggiamento  ortodosso. Nella  Trinità,ogni  persona  è  principio , ma  il Padre è  il principio  per  eccellenza: da lui  è generato il Verbo e  da lui  procede  lo Spirito. Se  diciamo che lo Spirito  procede anche dal Figlio , distruggiamo la  monarchia  (cioè  il principio  unico)  del Padre e  instauriamo  una  diarchia (due  principi), ciò  che è  impensabile. Adesso  , tra  i  moderni  teologi  ortodossi, specialmente  i Greci, si  potrebbe  arrivare  a questo  compromesso:  la  dottrina  del  Filioque, capita  come  processione "a  Padre  per  Filium", dal  Padre  attraverso  il Figlio, potrebbe  nel  contesto  ecumenico rimanere  un  "theologùmenon"  cioè  una  opinione  di scuole  per  la  teologia  occidentale  , senza  essere  imposta  all'Oriente.
A  proposito  del Filioque,  guardiamo insieme  con  attenzione  l'Icona   della  Trinità(1411)  secondo  sant'Andrej  Rublev.   Tutti  la  conoscono: è  così  bella  che  non  si  può  immaginare  una  rappresentazione  più  perfetta . Ma  bisogna  spiegarla,  perché  ve  ne  sono  che  chiedono  ancora  se  si  tratta  dei  pellegrini  di Emmaus!  Non  si  poteva  rappresentare  la  Trinità  con  Cristo  , la Colomba  e  l'Anziano,  visto  che  era  vietato  dai  canoni  raffigurare  il Padre  invisibile. Ma  c'era  l'apparizione  dei  tre  Angeli  nella  scena  dell'ospitalità di Abramo,  il quale  trattò  come  un  solo  Signore  le tre  persone  a  lui  apparse  (Genesi 18,3). Le  persone  , essendo   consustanziali, hanno  una  forma  uguale, che  è la  natura  divina, e  hanno  tutte  e tre  un viso  giovane , poiché  sono  eterne, ma  rivestono  aspetti diversi. In  centro  vediamo  i colori  caratteristici  del  Verbo incarnato(la tonaca  rossa  della  divinità  e il mantello  blu dell'umanità) con  la mano che  benedice  la coppa  come  nell'ultima  cena. Il Padre siede  al primo  posto , i  suoi colori  sono  meno  appariscenti perché è  l'Invisibile, tiene  la  testa  dritta , indica  con  la mano  il sacrificio  da compiere; sopra  di lui c'è  una  casa  , quella  del Padre , quella di Abramo. Sopra  Cristo c 'è la quercia di  Mamre, albero  della  Croce  o  del Paradiso . Lo  Spirito  possiede  i colori  della  vita, il blu  dell'acqua,il verde  della  vegetazione; sopra  di lui c'è  la montagna  o deserto, dove egli  soffia. I tre sono  inscritti  in  un cerchio, quello  del cielo,  dell'eternità, ma  anche  quello  della  "perichoresis"(circumincessio); il movimento  parte  dal Padre  , in  senso  orario, raggiunge  il Verbo, ed è  l'incarnazione, prosegue  nello  Spirito , che  santifica  il mondo, per  riportare  l'umanità  verso  il Padre. Siedono  vicini  alla  terra,  simboleggiata dal  quadrato  della mensa -altare,  i loro  troni sono  uguali  poiché  hanno  la stessa  regalità, ma  le teste  del Figlio e dello  Spirito  sono  chinate  verso il Padre.   E  qui  vediamo che  non c'è  posto  per  il  "Filioque":  i volti  del Verbo  e dello Spirito  sono  orientati  verso  il Padre, che  genera  l'uno  e  fa  procedere  l'altro; tra  il Verbo  e  lo Spirito  non  si  vede  una  relazione  tale  : c'è  soltanto  il movimento  circolare  della  missione ,  nella  storia  della  salvezza.
Se  le  Chiese  d'Oriente  si  sono  fermate al  settimo  concilio , non  vuol dire  che  hanno  cessato  di esistere o  di  progredire : quella  di Persia è  stata  fiorente  con  solo  due  concili, ma  i più  importanti,  giacché  avevano definito  la  Trinità;  e le  Chiese precalcedonensi vivono  soddisfatte  di tre  concili, con  la  Trinità e  la Madre  di Dio.  Per  gli Ortodossi bizantini, sette  concili  sono  la  misura  della  pienezza, con  essi  la loro  dogmatica  è arrivata  alla  perfezione.  Cosa   poteva  aggiungere  per  loro  la  definizione   dell'Immacolata  Concezione  o  dell'Assunzione corporea  della  Vergine  Maria? Già  con  il  dogma  di Efeso , che  la  definiva  Madre di  Dio , avevano  tutto, e  l'innografia  mariana  ha  sviluppato  il resto , pur  rimanendo  nella  dovuta  discrezione  di fronte  a  tali  misteri. L'essenziale  è  veramente la  maternità divina , il fatto  che  una  Vergine  abbia  partorito  e  che  il suo  figlio  sia  Dio. Miracolo  inaudito  e  triplice  verginità: prima  del parto  , cioè  nella  concezione, durante  il parto e  anche  dopo ; come  se  ne  meravigliarono  le   levatrici  sulle  icone  della  Natività  di Cristo.  La triplice  verginità  viene  simboleggiata  dalle  tre stelle, una  sulla  fronte  e due  sulle  spalle. Il  velo  e  il  manto  della Madre di Dio  sono  di  un  rosso  cupo  , ed  è  l'ombra  dell'Altissimo  che  ha  ricoperto  Maria  nel  mistero  del  parto  verginale, mentre  la sua  tonaca  è blu  , colore  dell'umanità  alla  quale  appartiene  ; insomma,  l'inverso  del  Verbo  incarnato . Niente  blu nel  vestito  del  Partorito, perché  si  vuole  sottolineare  che  è Dio ; l'umanità  si vede  abbastanza  nel fatto  che  sia  un  giovane  Figlio, uno  che  si porta  in  braccio. Non è  precisamente  un Bambino, perché  un  bambino  non  parla, invece  egli  è  la  Parola  del Padre, e  per  questo  ha  già  l'aspetto  dell 'Emmanuele  che  insegna  nel Tempio, con  il rotolo in  mano, simbolo  della  sua  dottrina. 
Una icona  di Maria  senza  il Figlio  sarebbe  impensabile :   alle   volte  se  ne  può  vedere  ,ma  è  un  particolare   dell'Intercessione, nella  quale  sta  vicina  al trono del Re celeste.
L'iconografia  della  Madre  di Dio  ha  sviluppato  numerosissimi tipi  di  rappresentazione. Una  delle  più  antiche  è la figura  dell'Orante, detta  anche  Madonna  del Segno. è quella  che  si  vede  spesso  nell'abside  delle  chiese bizantine: porta  l' Emmanuele in un cerchio , all'altezza del grembo, ed è  questo  il segno , dato  al profeta Isaia, di una  Vergine che  partorisce . Ha  le mani  alzate ,  nell'atteggiamento  della  preghiera. è   la  figura della  Chiesa , che  ci  dà Cristo, l'immagine  del Cielo, perché  il  suo  seno  ha  potuto contenere il Dio  infinito.