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venerdì 26 aprile 2019

Dalla : VITA NOVA di Dante Alighieri XXV|

26-4-2019
Tanto  gentile   e  tanto  onesta  pare
la donna  mia  quand'ella  altrui saluta,
ch'ogne  lingua  deven  tremando  muta,
e li  occhi no  l'ardiscon di  guardare.
  Ella   si  va,  sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà  vestuta;
e  par  che  sia  una  cosa  venuta
dal ciel in terra a  miracol  mostrare,
  Mostrasi  si  piacente a chi  la mira,
che  dà  per  li occhi una  dolcezza  al core,
che 'ntender  no  la può chi  no  la prova;
  e par  che  de  la   sua  labbia si  mova
un  spirito soave pien  d'amore,
che  va  dicendo a l'anima:  Sospira.

giovedì 25 aprile 2019

Da :Canzoniere di Petrarca CXXV|

25-4-2019
Chiare fresche  e  dolci  acque
ove le  belle  membra
pose colei che  sola a me par  donna;
gentil ramo ove  piacque,
con  sospir mi  rimembra,
a  lei di  fare  al  bel  fianco colonna;
erba e  fior che la  gonna
leggiadra ricoverse
co l'angelico seno;
aere sacro sereno
ove Amor co' begli  occhi il cor m'aperse:
date udienzia insieme
a le  dolenti mie parole estreme.

S'egli è  pur  mio  destino,
e'l cielo in  ciò s'adopra,
ch'Amor quest'occhi lacrimando chiuda,
 qualche grazia  il  meschino
corpo fra  voi ricopra
e  torni l'alma al  proprio albergo ignuda;
la  morte fia  men  cruda
se  questa  spene porto
a  quel  dubbioso passo,
chè' lo  spirito lasso
non  poria mai  in  più riposato porto
ne' in  più tranquilla fossa
fuggir la  carne travagliata e l'ossa.

Tempo  verrà ancor forse
ch'a l'usato soggiorno
torni la  fera bella  e  mansueta
e là' 'v'ella mi  scorse
nel  benedetto giorno
volga  la  vista  disiosa e lieta,
cercandomi; ed  o  pieta!
già  terra infra le  pietre
vedendo, Amor l'ispiri
in  guisa che  sospiri
si  dolcemente che  mercè  m'impetre,
e faccia  forza al cielo
asciugandosi gli  occhi col  bel velo.

Da' be'  rami scenda,
dolce ne la  memoria,
una  pioggia di  fior sovra 'l suo  grembo,
ed ella  si  sedea
umile in  tanta gloria,
coverta già de l'amoroso nembo;
qual  fior  cadea  sul  lembo,
qual  su le  trecce bionde,
ch'oro forbito e perle
eran  quel  di  a  vederle;
qual  si  posava in terra  e  qual  su  l'onde,
qual  con  un vago errore
girando parea dir:" Qui  regna  Amor".

Quante volte diss'io
allor pien di  spavento:
"Costei per  fermo nacque in paradiso!"
Così carco  d'oblio
il divin  portamento
e 'l volto e  le  parole e  'l dolce riso
m'aveano,  e  si  diviso
da  l'imagine vera ,
ch'i' dicea sospirando:
"Qui come venn'io o  quando?"
credendo esser in ciel, non  là dov'era.
Da  indi in  qua  mi  piace
quest'erba si  ch' altrove non  ò pace.

Se  tu  avessi  ornamenti quant'ai voglia,
potresti arditamente
uscir del  bosco e  gir infra la gente.

mercoledì 24 aprile 2019

A Silvia di Giacomo Leopardi

24-4-2019
Silvia , rimembri ancora
Quel tempo della  tua vita mortale,
Quando beltà  splendea
Negli occhi tuoi  ridenti e fuggitivi,
E tu , lieta  e pensosa, il  limitare
Di  gioventù salivi?

Sonavan le quiete
Stanze, e le  vie  dintorno,
Al  tuo perpetuo canto,
Allor che all'opre femminili intenta
Sedevi, assai contenta
Di  quel  vago avvenir che  in mente  avevi.
Era  il maggio  odoroso: e tu  solevi
Così menare  il giorno.

Io  gli  studi leggiadri
Talor lasciando e  le sudate  carte,
Ove  il tempo mio  primo
E  di  me  si  spendea la  miglior parte,
D'in su  i  veroni del  paterno ostello
Porgea  gli orecchi al  suon  della tua  voce,
Ed  alla  man  veloce
Che  percorrea la   faticosa tela.
Mirava il ciel  sereno
Le vie  dorate e  gli  orti,
E  quinci il  mar da  lungi, e  quindi il monte.
Lingua mortal non  dice
Quel  ch'io sentiva in seno.

Che  pensieri  soavi,
Che  speranze, che  cori, o Silvia mia!
Quale  allor  ci  apparia
La  vita umana e  il  fato!
Quando sovviemmi di  cotanta  speme,
Un  affetto mi  preme
Acerbo e  sconsolato,
E tornami a  doler  di  mia sventura.
O natura, o natura,
Perché non  rendi poi
Quel  che  prometti allor? perché di  tanto
Inganni   i  figli  tuoi?

T u pria  che l'erbe inaridisse il verno,
Da  chiuso morbo  combattuta e vinta,
Perivi, o  tenerella . E  non  vedevi
Il fior  degli  anni tuoi;
Non  ti  molceva il core
La  dolce lode or  delle  negre chiome,
 Or  degli sguardi innamorati e schivi;
Ne' teco le compagne ai  dì festivi
Ragionavan d'amore.

Anche peria fra poco
La speranza mia dolce agli anni miei
Anche  negaro i fati
La giovinezza. Ahi! come,
Come  passata  sei ,
Cara  compagna dell'età mia  nova,
Mia  lacrimata speme!
Questo è  quel  mondo? questi

I diletti , l'amor, l'opre, gli  eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell'umane  genti?
All'apparir del vero
Tu , misera,cadesti: e con la mano
La  fredda morte ed una  tomba ignuda
Mostravi  di lontano.

martedì 23 aprile 2019

ADELCHI di Alessandro Manzoni atto 4 --coro

23-4-2019
Sparsa le trecce  morbide
Sull'affannoso  petto,
Lenta le  palme , e  rorida
Di  morte il  bianco aspetto,
Giace la pia, col  tremolo
Sguardo cercando  il ciel.

Cessa il  compianto;  unanime
S'innalza una  preghiera:
Calata in su  la gelida
Fronte, una  man  leggiera
Sulla pupilla cerula,
Stende l'estremo vel,

Sgombra, o gentil, dall'ansia
Mentre i terrestri ardori;
Leva all'Eterno un  candido
Pensier d'offerta, e  muori:
Fuor della  vita è  il  termine
Del lungo tuo  martir.

Tal della  mesta , immobile
Era quaggiuso il fato:
Sempre un  obblio di  chiedere
Che le  saria negato;
E  al Dio de' santi ascendere,Santa del  suo patir.

Ahi! nelle  insonni tenebre,
Pei  claustri solitari,
Tra  il canto delle  vergini,
Ai  supplicari altari,
Sempre al pensier tornavano
Gl'irrevocati dì;

Quando ancor cara, improvida
D'un avvenir mal fido,
Ebbra spirò le vivide
Aure del  Franco lido,
E tra  le  nuore Saliche
Invidiata  uscì:

Quando da  un  poggio aereo,
Il  biondo crin gemmata,
Vedea nel  pian discorrere
La  caccia affaccendata,
E  sulle  sciolte redini
Chino il  chiomato sir;

E  dietro a lui  la furia
De' corridor fumanti;
E lo  sbandarsi, e il  rapido
Redir dei  veltri ansanti;
E  dai  tentati triboli
L'irto cinghiale uscir;

E  la  battuta polvere
Rigar di  sangue, colto
Dal  regio stral;  la  tenera
Alle  donzelle il volto
Volgea  repente, pallida
D'amabile terror.

Oh! Mosa errante! oh! tepidi
Lavacri  d'Aquisgrano!
Ove , deposta l'orrida
Maglia, il  guerrier sovrano
Scendea del  campo a  tergere
Il  nobile sudor!

Come rugiada al  cespite
Dell'erba inaridita,
Fresca negli  arsi  calami
Fa  rifluir la vita,
Che verdi ancor risorgono
Nel  temperato albor;

Tale  al  pensier, cui l'empia
Virtù d'amor fatica,
Discende il  refrigerio
D'una parola amica,
E il cor  diverte ai placidi
Gaudii d'un altro amor.

Ma come il sol  che  reduce
L'erta infocata ascende,
E con  la vampa assidua
L'immobil aura incende,
Risorti appena i gracili
Steli riarde al  suol;

Ratto così dal  tenue
Obblio torna immobile
L'amor sopito, e  l'anima
Impaurita assale,
E le  sviate immagini
Richiama al  noto duol.

Sgombra, o gentil, dall'ansia
Mente i  terrestri ardori;
Leva all'Eterno un candido
Pensier d'offerta, e  muori:
Nel suol  che  dee la tenera
Tua spoglia ricoprir,

Altre  infelici dormono,
Che il duol  consunse; orbate
Spose dal brando, e vergini
Indarno  fidanzate;
Madri che  i nati videro
Trafitti impallidir.

Te  dalla  rea  progenie
Degli oppressor discesa,
Cui fu  prodezza il  numero,
Cui fu  ragion l'offesa,
E dritto il sangue , e  gloria
Il non  aver pietà,

Te  collocò la  provida
Sventura in  fra gli  oppressi;
Muori compianta e placida;
Scendi a dormir con  essi;
Alle incolpate ceneri
Nessuno insulterà.

Muori; e  la faccia esanime
Si ricomponga in pace;
Com'era allor  che  improvida
D'un  avvenir fallace,
Lievi pensier virginei
Solo pingea. Così.

Dalle  squarciate nuvole
Si  svolge il sol  cadente,
E,  dietro il  monte, imporpora
Il trepido occidente;
Al  pio colono augurio
Di più sereno dì.

lunedì 22 aprile 2019

La pioggia nel pineto di Gabriele D' Annunzio

22-4-2019
Taci. Su le soglie
del bosco non  odi
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che  parlano  gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su  le  tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su  i mirti
divini,
su le  ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su  i ginepri folti
di  coccole aulenti,
piove su  i nostri volti
silvani,
piove su le nostre  mani
ignude,
su  i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che  l'anima schiude
novella,
su  la favola bella
che  ieri
t'illuse, che  oggi  m'illude,
o Ermione.

Odi? La  pioggia cade
su  la  solitaria
verdura
con  un  crepitìo che  dura
e  varia nell'aria
secondo le  fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al  pianto il  canto
delle  cicale
che  il  pianto australe
non  impaura,
ne' il  ciel cinerino.
E il  pino
ha un  suono, e il mirto
altro  suono, e il  ginepro
altro ancòra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirto
sivestre,
d'arborea vita viventi;
e  il tuo vòlto ebro
è molle di pioggia
come una foglia
e  le  tue chiome
auliscono come
le  chiare ginestre,
o  creatura  terreste
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle  aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa  sotto il  pianto
che cresce;
ma un  canto vi si mesce
più roco
che  di  laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più  fioco
s'allenta, si  spegne.
Sola una  nota
ancor trema, si  spegne,
risorge, trema, si  spegne.
Non s'ode voce del  mare.
Or s'ode su  tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che  monda,
il  croscio che  varia
secondo la fronda
più folta, men  folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è  muta; ma la figlia
del limo   lontana,
la  rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa  dove, chi sa dove!
E piove su  le tue  ciglia,
Ermione.

Piove su  le tue  ciglia nere
sì che  par tu pianga
ma di  piacere; non bianca
ma quasi fatta  virente,
par  da  scorza tu esca.
E  tutta la vita è in  noi fresca
aulente,
il cuore nel petto è come pèsca
intatta,
tra le pàlpebre gli  occhi
son  come polle tra l'erbe,
i denti negli  alveoli
son  come mandorle acerbe.
E andiam  di  fratta in fratta,
or congiunti or  disciolti
(e  il  verde vigor rude
ci allaccia i malleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa  dove, chi  sa dove!
E piove   su  i nostri volti
silvani,
piove su  le nostre  mani
ignude,
su  i nostri  vestimenti
leggeri,
su  i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che  ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

sabato 20 aprile 2019

Najus e Baruc: l'AMICIZIA di Pina Maria Speranza Raciti

20-4-2019
Il  sole, del crepuscolo, rosso fuoco, incendia il deserto, vasta  area  brulla , e silenziosa, dove le dune, sull'orizzonte infinito, danno  formosità, corporatura,  imprimendo una  plasticità, a tutto  il  paesaggio.  La  strada si  snoda,  come  un serpente raggomitolato su se stesso ed in movimento, nello stesso tempo. Il  silenzio , viene  squarciato dal  rumore del  motore a scoppio di  un  fuoristrada, tutto polveroso, che  annaspa sulla  sabbia ; è guidato da un  uomo di mezza età, dal volto scuro, solcato da qualche  piccola ruga, i capelli neri perfettamente tagliati, sono  un po'  sparsi di  fili  argentati, gli  occhi neri, hanno uno sguardo molto buono.  Dal vestiario,  si nota che è un operaio, lavora  nei pozzi petroliferi , della zona. Ha  finito il suo turno di lavoro, e si appresta  a ritornare a casa. Al villaggio , che dista pochi  chilometri  , dal suo posto di lavoro, abita con la sua famiglia composta da sua moglie e da un figlioletto di  6 anni. è  già  sera , quando Kamin ,  giunge  al villaggio, luci   fioche ai crocicchi illuminano la strada; giunto  davanti alla  porta della propria casa, si  ferma , suona  il clacson, prima di scendere, per  avvisare  la sua famiglia del  suo arrivo. La porta principale ,  un cancelletto di ferro ,  si apre  in un  ampio cortile , tipico  dei paesi   orientale,    le pareti  imbiancate  della casa  limitano per tre lati , il cortile,  lo rendono bianco e fresco,  durante il giorno.  Il cortile , è arricchito  da  palme per  proteggono dal  caldo  e danno frescura la sera. La sera  è il momento d'incontro,  attorno al desco per tutta la famiglia, Najus è un bambino meraviglioso, bello  nei tratti  somatici del viso , ricorda  tanto  quello   della mamma; è  ubbidiente  ed ha una saggezza che contrasta  con la sua età. Molto vivace e ricco di iniziativa,  è amato  dai  suoi compagni di gioco e di  scuola. Najus, ha un amico , grande,  buono ,e silenzioso, che  lo segue ovunque, è un  bellissimo  terranova, dal lungo pelo  nero, ricco di bontà, dolcezza, pazienza , amore e  fedeltà al suo padroncino; si chiama  Baruc. Najus, spesso  si  isola  con  Baruc, in un luogo appartato e  segreto, dove al fresco delle  palme e al  dolce suono  dell'acqua  che  scorre nei  canali , si sdraiano, Baruc, fa  da cuscino soffice e pomposo  al suo  padroncino, Najus, nel silenzio  dell'oasi  libera la sua fantasia, e con il suo  amico, Baruc,  compie le gesta più eroiche, e cavalleresche, che mai bambino  abbia compiuto . Così , Najus e Baruc,  cavalieri al servizio  del  savio califfo Rasch'id,  vagano per monti e valli e  per mari, combattendo da valorosi , contro il male , per il trionfo della giustizia.  Hanno  molti amici, nel mondo, bambini cinesi,  giapponesi, europei e tutti  amano Najus ed il suo amico,  sono  venuti il loro soccorso, quando si  sono trovati in difficoltà.
Sono amici  di Najus e di Baruc, gli  animali:
Paolino, gufo, che  tartaglia, dal cuore  d'oro,  che vive in un  bosco dell'appennino  tosco-emiliano, con falchi ed aquile; la capretta Peppina, dell' Himalaya, che fa il latte per  un bambino pakistano, tutto  ricci neri, e  la tartaruga Giulietta, che vive in un  giardino un po' desolato, della Sicilia, insieme  a due  bambini: Massimiliano e Cristina. Vi sono tanti amici anche fra  le graziose  violette, e  le semplici margherite  dei campi.
Najus ed i suoi amici parlano una sola lingua quella dell'Amore e dell'Amicizia. Sono  tutti consapevoli di essere  la Luce  e la Speranza che illumina il mondo. Nel  cuore di Najus  c'è un grande sogno , potere stabilire  una lunga catena  di :  amore , amicizia, solidarietà, con tutti i bambini del mondo.
Tempo fa', ho scritto delle fiabe, che non ho mai reso  pubbliche, in occasione , di questa Santa Pasqua, volendo porgere i miei auguri  pasquali a tutti i bambini ed in modo particolare a quelli  che vivono in assoluta indecenza fisica e morale, ho scelto questa fiaba.
Scorrono  davanti agli occhi , della mia memoria , le immagini di bambini, vestiti di stracci , che pescano nei cumuli di spazzatura, di bambini  sottoposti  a lavori disumani,  bambini denutriti, che piangono per la fame ecc, è il loro sguardo  che ferisce il mio cuore, perché  esprime non solo tanta sofferenza, ma anche la rassegnazione a non avere il diritto ad un'infanzia. Un sentimento d'impotenza mi paralizza, mentre provo , vergogna, andando  con la memoria alla mia stupenda infanzia. Agli adulti lascio due  riflessioni:
La prima ,mi porta  al Vangelo,ed è  l'immagine più bella in assoluto che il vangelo dà di Gesù:
Gesù e i bambini;
La seconda è  dotta, Jean Jacques  Rousseau, è il padre della pedagogia moderna, ha scritto un libro:" EMILIO", è u testo superato; ma è l'intuizione  dell'autore, che ho sempre  amato .
Il bambino, ha una natura buona, il male  è nella società. Quindi è la  società , che corrompe  e distrugge la natura buona del bambino.

venerdì 19 aprile 2019

Venerdì Santo Passione del Signore " La croce dell'Amore è la croce dell'OBBEDIENZA" P. Pellegrino Ernetti o.s.b.

19-4-2019
La croce  è  la croce dell' OBBEDIENZA, perché la croce  di Gesù.  San  Benedetto parla di "solerzia dell'obbedienza" e di "ignavia della  disobbedienza";con la prima  ci si salva,  con la seconda  ci si danna!
Nell'economia  della  salvezza, infatti, quella  autentica apportata da Cristo sulla terra ,  tertium non  datur non  c'è  e non  ci  sarà  altra via di "ritorno al Padre se non  quella  già percorsa da Gesù che  è  venuto sulla terra  unicamente per " fare  la volontà del Padre mio, che  mi ha mandato", sino  a costituire  di questa  obbedienza nientemeno che "il  suo cibo:il mio  cibo è fare la volontà del  Padre" L'obbedienza , ci dice  san Bernardo:"Cresce, si  matura  e si perfeziona soltanto quell'anima che si  ciba  di  questo nutrimento; infatti solo l'obbedienza è vera  vita  in cielo e in terra. Per l'obbedienza al  Padre vivono tutte  le creature celesti; per  essa vivono le creature terrestri. Nulla  sussiste se non  nella  vita dell'obbedienza al "SI" del Padre  che crea e  sostenta  l'universo e tutti  i suoi  abitanti. Lo stesso  Salvatore nostro vive  unicamente dell'obbedienza al Padre; ed  Egli  si dona a noi  nel  cibo  eucaristico in quanto è la  personificazione dell'obbedienza al Padre: l'Eucarestia è  Cristo --cibo  nostro nel quale  vive  il Padre nella più  perfetta vita divino-umana"
Il  primo  ed unico  modello  della nostra "ricerca  di Dio" è Gesù,  perché è il  primo modello dell'obbedienza al Padre. Egli è il  primo  ed unico esemplare. Come  è possibile che  Gesù, vero Dio,  cercasse Dio?-------------il Marmion, dice:" è vero  che  Gesù è Dio, luce  che  sgorga dalla luce increata, Figlio di Dio vivo , eguale al Padre. Ma  è  anche  uomo; è veramente come  noi per  la natura umana: e  benché essa sia  unita indissolubilmente alla  persona  divina del Verbo;  benché l'anima  santa  di Gesù godesse le delizie  della  visione  beatifica, incessantemente attratta nel  flusso divino che  porta il Figlio verso  il Padre necessariamente, è pur  vero  che  l'attività umana  del Cristo quale  derivava dalle sue  facoltà umane come  da sorgente immediata , era  sovranamente libera. Nell'esercizio di codesta libertà possiamo  riconoscere in  Gesù  la ricerca di Dio.---------------------------All'entrare in questo  mondo, il  primo atto  dell'anima  di Gesù fu  un  intenso  slancio  verso il Padre suo: Ingrediens mundo dicit...Ecce venio. In capite libri scriptum est de me : ut  faciam, Deus,  voluntatem tuam(Ebr 10,5ss.)  è questa  la sua  disposizione iniziale; ce lo dice  il Vangelo: Non cerco la mia volontà, ma la  volontà di colui che mi  ha  mandato(Gv 5,30). Il Marmion,  a proposito del  primato assoluto dell'obbedienza al Padre da parte di Gesù, prosegue:"Nessun ostacolo pote' arrestarlo. A dodici anni  lasciò  Sua  madre, la Vergine Maria, e  rimase a  Gerusalemme: eppure nessun figlio più di Lui  amava  Sua madre; tutto  l'amore  dei  cuori filiali sarebbe  come  una  tremula scintilla di  contro ad una fornace  incandescente. Ma  appena si  trattava della  gloria del Padre ,  della Sua volontà, pare  che  l'amore per la madre non  conti più. Sapeva  Gesù  in quale  abisso di  angosce immergeva il cuore di Lei; ma la  gloria  del Padre lo  richiede, ed Egli non  esita---non sapete che io  debbo  consacrarmi tutto  a ciò che  riguarda il Padre mio?(Lc2,49).------------------------------------------L'obbedienza è l'unica legge assoluta dell'universo,dopo quella  dell'Amore. Dio  è amore , e chi  vive  nell'amore, vive  in Dio e Dio in Lui, ci dice san Giovanni. Ma  l'amore genera , prima di tutto  ciò che  è  creato , la OBBEDIENZA, dalla  quale  tutto proviene e  tutto sussiste. è  legge divina che  governa le Tre  persone  della Trinità; è la  legge del  creato perché tutte  e  singole  le creature sono  scaturite da  un  atto  di volontà della Trinità, e  tutte  hanno  obbedito al Suo FIAT eterno..persino"il nulla" ha  obbedito , perché dal nulla  tutto  obbedì e tutto  fu!
Querere Deum virtutum omnium perfectio est= Cercare Dio è la perfezione di tutte le  altre  virtù, dice  san Bernardo. Ma  aggiunge subito: Sine oboedientia impossibile qaerere Deum=è impossibile cercare  Dio  senza  l'obbedienza." Cercare  Dio  è  bene supremo. Quanto a me  lo stimo sopra ogni altro bene dell'anima.è il primo  dono  e l'inizio di  ogni progresso. Non  si aggiunge ad  altra virtù, ne' è  inferiore ad  alcuna,  non però  alla  obbedienza, la quale ci  comanda essa  stessa di  cercare Dio incessantemente..."(Cat. serm. 84)
Sant'Agostino così prega:
"Signore  mio Dio , in  cui  ho  posto  ogni  mia  speranza: esaudisci la mia preghiera. Non permettere mai  che io  sia  accasciato da  rinunciare a Te, ma  fa  che  con  ardore  continuamente rinnovato ,l'anima  mia  aneli di vederTi. Dammi  la forza di  cercarTi sempre, nella  perfetta  obbedienza al  Tuo volere, Tu  che  incoraggi, la  speranza di  quelli che Ti  cercano, e  da essi  Ti  lasci  trovare"(De  Trinitate,1,15,c.28)