30---10---2025
Il contadino italiano ...non ha mai cessato di credere alla terra , come di credere a Dio : silenzioso, tenace , astuto , pacato e realista , egli è rimasto quello dei tempi in cui fu detta la prima volta la parola "Italia".
Egli non si riposa mai, anche quando la neve copre la sua terra . Ma la stagione dei lavori grandi è certamente quella che va dal maggio all'ottobre , e culmina con la mietitura . Allora le giornate pare che non finiscono mai, e le stesse notti sono poco più d'una pausa , un prolungato chiarore dal tramonto all'alba . Sempre mattiniero , in quella stagione l'alba lo sorprende sul campo , dove la rugiada , che cade sulla terra prima dell'alba , ha dato all'aria un alito di frescura. Ma , appena sorge , il sole è già caldo , e batte sul grano con la forza d'un giovane dio. Allora il grano comincia a crepitare , e par che affretti la falce . Il contadino si fa la croce , come ogni volta che comincia un lavoro , e attacca la sua grande fatica . Gli si rompono le reni a star curvo ore e ore davanti a quella distesa fulva e lucente , ch'egli deve ridurre in mannelli e covoni : il sudore gli scorre sulla fronte e sul petto , ogni tanto un po ' di refrigerio glielo dà la fiasca di vino , tenuta al fresco tra l'erba d'un ruscello . Anche la sua donna , e le giovani forti figlie , lo aiutano ; e qualcuna alza un canto , un'altra risponde , s'intreccia un coro di voci vigorose e squillanti , che vincono lo steso ronzante stridio delle cicale nascoste tra olmi e pini , cantatrici instancabili ed ebbre dell'estate culminante . Ma è bello , una volta che il grano è sull'aia , sentire il ronzio metallico della trebbiatrice che maciulla biche di covoni una dopo l'altra , e ridà un fluente cannello di grano già odoroso di farina . S'alzano allora pagliai dorati , immensi favi sparsi per la campagna ormai calva , rotta qua e là dal verde delle vigne e dei salici.
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