27---11--2019
Il Battesimo è caratterizzato dalla triplice immersione fatta nel nome della Trinità, immersione che ricorda anche la risurrezione di Cristo il terzo giorno; battezzati, cioè tuffati nel regno sotterraneo della morte, risuscitiamo con Cristo e portiamo il suo nome per essere adorati dal Padre come figli . La benedizione delle acque si fa ogni volta con una bellissima preghiera di epiclesi, dove si chiede come all'Epifania , cioè al Battesimo di Cristo, la discesa dello Spirito per santificare le acque . In caso di necessità si può ricorrere all'aspersione , ma è più significativa l'immersione. è la risposta a Nicodemo che chiede come si può rinascere, come si può entrare nel seno materno per nascere una seconda volta. Quando si vede il battezzato uscire dall'acqua battesimale, si può pensare al neonato che esce dall'ambiente liquido del seno materno.
Dopo l'immersione , si dà il sacramento della Cresima, anche ai neonati è il compimento indispensabile del Battesimo. Il sacerdote unge la fronte , gli occhi , le nari, la bocca, gli orecchi, il petto, le mani, i piedi del battezzato dicendo: " Sigillo del dono dello Spirito Santo". E dopo la Cresima, si fa una triplice processione attorno al battistero; il sacerdote , il battezzato e il padrino, tenendo un cero acceso, girano tre volte in senso antiorario cantando: "Voi tutti che in Cristo siete stati battezzati , di Cristo vi siete rivestiti".
Subito dopo il Battesimo si dà il terzo sacramento dell'iniziazione cristiana, la Comunione , anche se il battezzato è un neonato; in Cristo, infatti , è diventato un adulto, un membro pieno della Chiesa e come tale ha diritto all'eucarestia. Non è una partecipazione intellettuale: i sacri misteri di Cristo si ricevono "per la guarigione dell' anima e del corpo". Finché il bambino non mangia pane, gli si dà solo un po' divino consacrato. Sino all'età della "ragione" i genitori portano il bambino alla comunione , mentre quando il fanciullo è in età di confessarsi, ci va da solo.
La confessione si fa in piedi davanti a un altarino o un pulpito dove c'è il Vangelo o un'icona di Cristo . Il penitente e il sacerdote sono tutti e due rivolti verso il Salvatore. Terminata la confessione, il penitente s'inchina o s'inginocchia . Il sacerdote gli mette sulla testa la parte inferiore della sua stola e impone la mano dicendo l'assoluzione, che non è indicativa (Io ti assolvo) ma deprecativa:"Dio ti perdona ogni colpa". In caso di peccato grave, il sacerdote da un'epitimia o penitenza. La confessione sacramentale è distinta dalla direzione spirituale, che si dà in un altro tempo e luogo.
Il matrimonio è preceduto dal Fidanzamento, rito nel quale si scambiano gli anelli. Il sacerdote mette al dito di ognuno l'anello dell'altro congiunto, poi il paraninfo o amico degli sposi scambia gli anelli, mettendo a ognuno il proprio . Il rito del Matrimonio sta su un livello più alto : è il sacramento dell'Incoronazione. Il sacerdote pone una corona sulla testa dello sposo dicendo, per esempio: "Il servo di Dio Costantino riceve come corona la serva di Dio Elena"...., poi sulla testa della sposa pone l'altra corona dicendo:" La serva di Dio Elena riceve come corona il servo di Dio Costantino...". Dopo la lettura dell'epistola e del Vangelo si prosegue con la preghiera dei fedeli e il Padre Nostro. Allora il sacerdote presenta agli sposi una coppa di vino dolce, alla quale bevono l'uno dopo l'altro. In certe chiese questa coppa(di cristallo) viene rotta sul pavimento, dopo l'uso, per significare l'indissolubilità del matrimonio e la fedeltà che si devono gli sposi: nessun altro berrà in quella coppa! Dopo questo , gli sposi e il paraninfo, seguendo il sacerdote, eseguono nella navata un triplice giro della mensa dove è stato posto il Vangelo, mentre il coro canta tre inni. Poi si depongono le corone . Una volta , la deposizione delle corone avveniva solo l'ottavo giorno, dopo sette di festeggiamenti, e solo allora gli sposi potevano consumare il matrimonio. Le corone , infatti ,non hanno altro significato se non la vittoria sulle passioni che gli sposi hanno riportata conservando la castità fino al matrimonio, fino all'ultimo giorno del festeggiamento nuziale. I laici hanno diritto a seconde e terze nozze, non oltre , e nel caso siano vedovi o legittimamente sciolti.
Accanto al matrimonio, vogliamo parlare della Professione religiosa fino alla riduzione a sette del numero dei sacramenti, essa veniva considerata come "il sacramento della perfezione monastica". Non entra in monastero chi vuole ; bisogna essere normalmente costituito e dotato di virilità: il segno più sicuro è la crescita della barba, ciò che impone al candidato di essere uscito dall'adolescenza, di non avere istinti contro natura , di poter rinunciare in tutta verità ai beni del matrimonio e della famiglia. Nel monastero tutti lasciano crescere barba e capelli: e il segno della rinuncia totale al mondo. Inoltre , la barba è il simbolo della paternità spirituale, e i migliori monaci sono quelli che avrebbero potuto essere ottimi padri di famiglia.
Nel monachesimo ortodosso ci sono tre gradi , il rasoforato, il piccolo e il grande abito angelico, che non si possono totalmente paragonare con il noviziato, la professione semplice e quella solenne. Il rasoforo( portatore del raso, una specie di soprana con larghe maniche) riceve presso un anziano la formazione di un novizio, ma avuta quella , può benissimo rimanere rasoforo: così sono , per esempio , i candidati all'episcopato. Il "piccolo abito" è il grado superiore nella ricerca della perfezione:il monaco riceve allora il mandyas o mantello e poi rimane in quello stato tutta la vita, se vuole. Invece, se ricerca una perfezione più alta , riceve il grande abito detto:"angelico" perché sotto quella veste dovrà comportarsi come un angelo sulla terra, come un incorporeo.
Gli ordini sacri sono : lettorato, suddiaconato, diaconato, presbiterato, ed episcopato. Prima del lettorato si riceve la tonsura clericale. Poi si viene ordinato lettore o cantore, e con tale grado si può esercitare anche la funzione di accolito, ricevendone la tonaca. Il suddiacono aiuta nelle celebrazioni pontificali; porta una stola incrociata sul petto e sul dorso. Prima del diaconato, se il candidato non è sposato o monaco, deve decidersi per l'uno o l'altro stato, cioè prendere moglie o essere iscritto in una comunità. Una volta sposato , non riceve subito il diaconato : deve fare le prove di un matrimonio felice, e la moglie deve dare un buon esempio, essere pronta ad aiutare il marito nel servizio parrocchiale. In seguito , il diacono può essere ordinato sacerdote. Se è sposato la moglie diventa una "matushka", cioè una piccola madre per i parrocchiani. Diventato vedovo un sacerdote non può risposarsi perché il sacerdozio costituisce un grado più elevato del matrimonio e non si può retrocedere. Essendo vedovo, il sacerdote può invece farsi monaco o diventare vescovo, poiché l'episcopato si conferisce solo ai monaci.
I sacerdoti, anche se non sono monaci , portano la barba non solo come segno di paternità spirituale, ma anche per rassomigliare di più all'icona di Cristo. Il sacerdote ortodosso è un ordine"virile" e come tale impedisce che sia dato alle donne; è rimasto un " servizio" senza diventare un "potere", giacché l'eucarestia viene consacrata dalla discesa dello Spirito e non da qualche flusso magico uscito dalle mani e dalla voce dell'ufficiante.
L'olio santo si dà in chiesa o a casa agli infermi, non ai morenti . Il Rituale prevede sette unzioni fatte da sette sacerdoti, con altrettante epistole , vangeli e preghiere. Il Mercoledì Santo, nelle chiese greche si celebra l'olio santo per tutti i fedeli, come preparazione alla comunione pasquale.
Per i sacramenti ordinari il sacerdote usa l'Eucologio o Rituale ; per la Professione monastica lo Schimatologion; per le ordinazioni sacre il vescovo utilizza l'Arkchieratikon o Pontificale. Per l'eucarestia si usa il Liturgicon, l 'Apostolo e l'Evangeliario.
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mercoledì 27 novembre 2019
martedì 26 novembre 2019
LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO GIUSEPPE UNGARETTI
26--11---2019
Sono una creatura:
Come questa pietra
del San Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo
S. Martino del Carso
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro.
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.
Ma nel cuore
nessuna croce manca.
è il mio cuore
il paese più straziato.
Girovago
In nessuna
parte
di terra
mi posso
accasare
A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che
una volta
già gli ero stato
assuefatto
E me ne stacco sempre
straniero
Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute
Godere un solo
minuto di vita
iniziale
Cerco un paese
innocente
Sono una creatura:
Come questa pietra
del San Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo
S. Martino del Carso
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro.
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.
Ma nel cuore
nessuna croce manca.
è il mio cuore
il paese più straziato.
Girovago
In nessuna
parte
di terra
mi posso
accasare
A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che
una volta
già gli ero stato
assuefatto
E me ne stacco sempre
straniero
Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute
Godere un solo
minuto di vita
iniziale
Cerco un paese
innocente
lunedì 25 novembre 2019
DALLA DICHIARAZIONE D' INDIPENDENZA REDATTA DAI RAPPRESENTATI DELLE COLONIE INGLESI, RIUNITI IN CONGRESSO IL 4 LUGLIO 1776
25--11--2019
Noi reputiamo per sé evidenti le seguenti verità: che tutti gli uomini sono creati uguali; che il Creatore li ha dotati di certi diritti inalienabili; che fra questi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità; che sono istituiti fra gli uomini i Governi per garantire tali diritti; e che il loro giusto potere deriva dal consenso dei governanti ; e che quando una forma di Governo cessa di raggiungere questo fine, il popolo ha diritto di mutarla, di abolirla o d'istituire un nuovo Governo fondandolo su quei principi e organizzandone i poteri in quella forma che gli sembra più adatta per la propria sicurezza e felicità. La prudenza , è vero , consiglio che non si mutino per cause leggere e transitorie i Governi da lungo tempo stabili , e l'esperienza ha sempre dimostrato che gli uomini sono più disposti a sopportare i mali , finché sono sopportabili, che a farsi giustizia da sé medesimi con l'abolire le forme a cui erano abituati , Ma quando una lunga serie di usurpazioni e di abusi, invariabilmente diretti allo stesso fine, mostra chiaramente il disegno di ridurre un popolo sotto un dispotismo assoluto, esso ha il diritto e il dovere di abbattere un simile Governo e di provvedere con nuove garanzie alla propria sicurezza futura.
Noi reputiamo per sé evidenti le seguenti verità: che tutti gli uomini sono creati uguali; che il Creatore li ha dotati di certi diritti inalienabili; che fra questi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità; che sono istituiti fra gli uomini i Governi per garantire tali diritti; e che il loro giusto potere deriva dal consenso dei governanti ; e che quando una forma di Governo cessa di raggiungere questo fine, il popolo ha diritto di mutarla, di abolirla o d'istituire un nuovo Governo fondandolo su quei principi e organizzandone i poteri in quella forma che gli sembra più adatta per la propria sicurezza e felicità. La prudenza , è vero , consiglio che non si mutino per cause leggere e transitorie i Governi da lungo tempo stabili , e l'esperienza ha sempre dimostrato che gli uomini sono più disposti a sopportare i mali , finché sono sopportabili, che a farsi giustizia da sé medesimi con l'abolire le forme a cui erano abituati , Ma quando una lunga serie di usurpazioni e di abusi, invariabilmente diretti allo stesso fine, mostra chiaramente il disegno di ridurre un popolo sotto un dispotismo assoluto, esso ha il diritto e il dovere di abbattere un simile Governo e di provvedere con nuove garanzie alla propria sicurezza futura.
IL SISTEMA DEMOCRATICO NELLA COSTITUZIONE ITALIANA di : Alberto Romagnoli
25-11--2019
DALL' ASSOLUTISMO ALLO STATO COSTITUZIONALE :
1) Il principio d'autorità e il principio di libertà:
Nel secolo 18° si rivela più chiaramente di quanto fosse mai accaduto il conflitto fra le due concezioni dello Stato: la concezione assolutistica, per la quale il sovrano si dichiarava se non padrone , per lo meno arbitro dei destini dello Stato e sua guida , e la concezione democratica che identificava lo Stato col popolo. Il conflitto di quel secolo non è poi che un momento della lunga lotta che costituisce il tessuto di tutta la storia : da un lato , il principio d'autorità , per il quale gli uomini, incapaci di reggersi da soli e di vedere i fini a cui sono chiamati, hanno bisogno d'un capo da obbedire senza discutere , e dall'altro il principio di libertà, nascente dalla fiducia nell'uomo, nel suo perfezionamento attraverso l'esercizio delle facoltà di giudicare e di volere , a cui soltanto la libertà può educare. Le due concezioni e le due parti si sono sempre guardate con diffidenza , si sono odiate , spesso si sono ferocemente combattute, in qualche epoca sono venute a compromessi e a reciproche limitazioni; ma, in fondo al compromesso , restava immutato il mutuo sospetto , un'assunzione di difesa , la volontà di nuovamente prevalere alla prima occasione. Felici sono i momenti della storia nei quali l'autorità del principe ha coinciso con un consenso che le toglieva ogni carattere odioso e oppressivo , e, ancor di più , quelli in cui un popolo ha trovato un suo assetto armonioso nell'obbedienza a una autorità da lui stesso voluta, e diventata strumento di difesa della libertà stessa.
Il problema della contemperanza fra il principio d'autorità e quello di libertà , che fu il problema d'ogni tempo, rimane il massimo e il più assillante della società moderna. Anche oggi vediamo democrazie guardate con sospetto e continuamente costrette a tenersi sulla difesa, e sistemi autoritari posti in istato d'accusa , che si considerano in perpetua guerra sia verso l'esterno e sia verso l'interno. L'ottocento dette al mondo insuperati esempi di governi saggi e temperati , dove al rispetto per l'individuo e le sue libertà si accomunava la fiducia e l'amore di questo per il potere di cui si sentiva creatore e partecipe. Certi governi , in tale momento della storia , sono apparsi addirittura modelli perfetti , a cui tutti i popoli dovessero tendere . Le immani guerre , le rivoluzioni della prima metà del novecento hanno fatto esperimentare agli uomini altri governi nei quali l'autorità si è trasformata o in tirannie personali , senza controllo e ispirate a idee confuse, quando non folli, o in sistemi che, mirando a un totale capovolgimento delle strutture sociali , dovevano sopprimere con la violenza o reprimere alcune di quelle libertà che si reputavano conquista inalienabile dell'uomo, per aprire con ciò la strada alla costituzione d'una società capace di risolvere in sé tutti i conflitti e le ingiustizie che hanno più o meno sempre afflitto l'umanità.
------------------------------------------------
Noi , Italiani, apparteniamo a una nazione che, dopo l'esperienza d'un regime liberale, autore del Risorgimento, ma che però non aveva saputo ampliare la sfera delle libertà; --e dopo la dura esperienza d'un regime che, soppresse tutte le libertà, non aveva saputo trarre dall'esercizio del suo potere illimitato altro che guerra e rovine, ha voluto darsi una Costituzione democratica. La nostra Costituzione assicura in primo luogo le libertà individuali, ma queste non limita alle conquiste della borghesia nei due secoli passati, bensì le espande ai rapporti economici per una più equa valutazione dei bisogni di tutte le classi , creando uno Stato che appartenga veramente a tutti i suoi cittadini.
Ma la libertà è un bene che, una volta conquistato , va continuamente difeso . E la libertà si difende in due modi: vigilando e combattendo contro i suoi oppositori, e dunque vincendo di continuo la nostra pigrizia e la nostra ignavia nei riguardi della cosa pubblica; si difende però anche col reprimere i nostri impulsi a farne un uso eccessivo e disordinato.
Presupposto di questa difesa è la conoscenza delle istituzioni che reggono il proprio paese.
2)Le critiche all'assolutismo nel secolo 18° :
Le idee che nel secolo 18° si opponevano al principio dell'assolutismo , mettevano all'origine dello Stato un patto col quale gli uomini si sarebbero ad un certo momento legati. Tale patto presupponeva una una condizione in cui gli individui erano sciolti da ogni vincolo politico (il così detto "stato di natura": lo Stato era sorto per un bisogno di difesa verso l'esterno e di pace all'interno,e in conseguenza di libertà e ragionevole volontà. Esso era dunque il mezzo con cui gli uomini volevano raggiungere lo scopo della protezione , e allo Stato non si concedeva una maggiore ingerenza nelle libertà dei singoli, la quale andasse oltre quello scopo.
Da questa idea fondamentale , che pone capo al Grozio, all'Hobbes, al Rousseau, derivava, quale necessaria conseguenza , che lo Stato non si considerasse più istituito per il bene del principe, ma per il bene dei sudditi. Meta a cui doveva mirare lo stato era il benessere dei cittadini, che al principe chiedevano solamente la protezione necessaria per attendere in pace ai loro interessi. Il venir meno di tale protezione voleva dire che il potere sovrano aveva mancato al patto , posto che di patto si trattava: i cittadini riprendevano la loro originaria libertà, proprio come avviene in ogni contratto , in cui l'inadempimento di una delle parti libera l'altra. Questa dottrina penetrò così profondamente nell'opinione generale che finì per far dichiarare a Federico di Prussia (1712--86)---ma, dopo di lui , a tanti altri---di sentirsi "il primo servitore dello stato".
Da quel tempo tale dottrina ha più o meno influenzato i rapporti fra il potere sovrano e i cittadini, ha ispirato la costituzione americana del 1787, la francese del 1793
e le altre passate dell'ottocento, e non è più stata rinnegata dai monarchi e nemmeno dai dittatori ,i quali si sono sempre appellati al bene supremo del paese.
DALL' ASSOLUTISMO ALLO STATO COSTITUZIONALE :
1) Il principio d'autorità e il principio di libertà:
Nel secolo 18° si rivela più chiaramente di quanto fosse mai accaduto il conflitto fra le due concezioni dello Stato: la concezione assolutistica, per la quale il sovrano si dichiarava se non padrone , per lo meno arbitro dei destini dello Stato e sua guida , e la concezione democratica che identificava lo Stato col popolo. Il conflitto di quel secolo non è poi che un momento della lunga lotta che costituisce il tessuto di tutta la storia : da un lato , il principio d'autorità , per il quale gli uomini, incapaci di reggersi da soli e di vedere i fini a cui sono chiamati, hanno bisogno d'un capo da obbedire senza discutere , e dall'altro il principio di libertà, nascente dalla fiducia nell'uomo, nel suo perfezionamento attraverso l'esercizio delle facoltà di giudicare e di volere , a cui soltanto la libertà può educare. Le due concezioni e le due parti si sono sempre guardate con diffidenza , si sono odiate , spesso si sono ferocemente combattute, in qualche epoca sono venute a compromessi e a reciproche limitazioni; ma, in fondo al compromesso , restava immutato il mutuo sospetto , un'assunzione di difesa , la volontà di nuovamente prevalere alla prima occasione. Felici sono i momenti della storia nei quali l'autorità del principe ha coinciso con un consenso che le toglieva ogni carattere odioso e oppressivo , e, ancor di più , quelli in cui un popolo ha trovato un suo assetto armonioso nell'obbedienza a una autorità da lui stesso voluta, e diventata strumento di difesa della libertà stessa.
Il problema della contemperanza fra il principio d'autorità e quello di libertà , che fu il problema d'ogni tempo, rimane il massimo e il più assillante della società moderna. Anche oggi vediamo democrazie guardate con sospetto e continuamente costrette a tenersi sulla difesa, e sistemi autoritari posti in istato d'accusa , che si considerano in perpetua guerra sia verso l'esterno e sia verso l'interno. L'ottocento dette al mondo insuperati esempi di governi saggi e temperati , dove al rispetto per l'individuo e le sue libertà si accomunava la fiducia e l'amore di questo per il potere di cui si sentiva creatore e partecipe. Certi governi , in tale momento della storia , sono apparsi addirittura modelli perfetti , a cui tutti i popoli dovessero tendere . Le immani guerre , le rivoluzioni della prima metà del novecento hanno fatto esperimentare agli uomini altri governi nei quali l'autorità si è trasformata o in tirannie personali , senza controllo e ispirate a idee confuse, quando non folli, o in sistemi che, mirando a un totale capovolgimento delle strutture sociali , dovevano sopprimere con la violenza o reprimere alcune di quelle libertà che si reputavano conquista inalienabile dell'uomo, per aprire con ciò la strada alla costituzione d'una società capace di risolvere in sé tutti i conflitti e le ingiustizie che hanno più o meno sempre afflitto l'umanità.
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Noi , Italiani, apparteniamo a una nazione che, dopo l'esperienza d'un regime liberale, autore del Risorgimento, ma che però non aveva saputo ampliare la sfera delle libertà; --e dopo la dura esperienza d'un regime che, soppresse tutte le libertà, non aveva saputo trarre dall'esercizio del suo potere illimitato altro che guerra e rovine, ha voluto darsi una Costituzione democratica. La nostra Costituzione assicura in primo luogo le libertà individuali, ma queste non limita alle conquiste della borghesia nei due secoli passati, bensì le espande ai rapporti economici per una più equa valutazione dei bisogni di tutte le classi , creando uno Stato che appartenga veramente a tutti i suoi cittadini.
Ma la libertà è un bene che, una volta conquistato , va continuamente difeso . E la libertà si difende in due modi: vigilando e combattendo contro i suoi oppositori, e dunque vincendo di continuo la nostra pigrizia e la nostra ignavia nei riguardi della cosa pubblica; si difende però anche col reprimere i nostri impulsi a farne un uso eccessivo e disordinato.
Presupposto di questa difesa è la conoscenza delle istituzioni che reggono il proprio paese.
2)Le critiche all'assolutismo nel secolo 18° :
Le idee che nel secolo 18° si opponevano al principio dell'assolutismo , mettevano all'origine dello Stato un patto col quale gli uomini si sarebbero ad un certo momento legati. Tale patto presupponeva una una condizione in cui gli individui erano sciolti da ogni vincolo politico (il così detto "stato di natura": lo Stato era sorto per un bisogno di difesa verso l'esterno e di pace all'interno,e in conseguenza di libertà e ragionevole volontà. Esso era dunque il mezzo con cui gli uomini volevano raggiungere lo scopo della protezione , e allo Stato non si concedeva una maggiore ingerenza nelle libertà dei singoli, la quale andasse oltre quello scopo.
Da questa idea fondamentale , che pone capo al Grozio, all'Hobbes, al Rousseau, derivava, quale necessaria conseguenza , che lo Stato non si considerasse più istituito per il bene del principe, ma per il bene dei sudditi. Meta a cui doveva mirare lo stato era il benessere dei cittadini, che al principe chiedevano solamente la protezione necessaria per attendere in pace ai loro interessi. Il venir meno di tale protezione voleva dire che il potere sovrano aveva mancato al patto , posto che di patto si trattava: i cittadini riprendevano la loro originaria libertà, proprio come avviene in ogni contratto , in cui l'inadempimento di una delle parti libera l'altra. Questa dottrina penetrò così profondamente nell'opinione generale che finì per far dichiarare a Federico di Prussia (1712--86)---ma, dopo di lui , a tanti altri---di sentirsi "il primo servitore dello stato".
Da quel tempo tale dottrina ha più o meno influenzato i rapporti fra il potere sovrano e i cittadini, ha ispirato la costituzione americana del 1787, la francese del 1793
e le altre passate dell'ottocento, e non è più stata rinnegata dai monarchi e nemmeno dai dittatori ,i quali si sono sempre appellati al bene supremo del paese.
venerdì 22 novembre 2019
LA PREGHIERA DEI SALMI di: Thomas Merton
22--11- 2019
Nessuno può dubitare del fatto che la chiesa considera i salmi ideale per i suoi sacerdoti e religiosi. I salmi costituiscono la parte più rilevante dell'ufficio divino. Ma lo scopo precipuo di questo breve saggio è di ricordare al lettore che il salterio è una forma perfetta di preghiera anche per il laico.
Sarebbe sbagliato pensare che la vita di preghiera della chiesa sia divisa in due metà distinte , separate da una distanza raramente colmata, quasi che il salterio e il messale fossero riservati ai chierici e il rosario e altre devozioni extraliturgiche fossero per i laici. Il fatto stesso che il rosario in origine fosse definito "salterio del laico" ci ricorda che prima del Medioevo i laici partecipavano alla recita del divino ufficio con i chierici, e cantavano i salmi con loro. Altre devozioni sorsero soltanto quando il laico non fu più in grado di capire i salmi.
è chiaro indubbiamente che il rosario è la forma più facile e accessibile di preghiera familiare. Sua santità papa Pio 12° ha detto a tutta la chiesa che il rosario è uno dei rimedi più efficaci per i mali del nostro tempo , e nella sua enciclica Ingruentium malorum(15 settembre 1951) ha espresso il desiderio di una diffusione sempre maggiore della recita familiare del rosario.
Tuttavia non c'è ragione per cui nelle famiglie di quanti hanno una più profonda sensibilità liturgica e più ampi interessi , anche i salmi non debbano essere parte della loro preghiera familiare.--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Lo stesso padre ,nella Mediator Dei , ha mostrato come i salmi e il divino ufficio diano la possibilità a tutti i cristiani di raggiungere quell'intima unione con Dio che costituisce "l'ideale della vita cristiana". La vita di preghiera della chiesa continua sulla terra la vita di preghiera della Parola incarnata. " Il Verbo di Dio , assumendo l'umana natura , ha introdotto nell'esilio terreno l'inno che si canta in cielo per tutta l'eternità. Egli unisce a sé tutta la comunità umana e se la associa nel canto di questo inno di lode"
Cantando i salmi , o recitandoli in privato, "Cristo , per mezzo del suo Spirito , prega in noi il Padre ". Ma il frutto soggettivo di questa preghiera divina e universale , la preghiera di Cristo nella sua chiesa , dipende dalla fedeltà con la quale facciamo nostri i sentimenti dei salmi. "[Quando nella preghiera]la voce dell'orante ripete i carmi scritti per ispirazione dello Spirito Santo[.....] è anche necessario che a questa voce si accompagni il movimento interiore del nostro spirito, per fare nostri quei medesimi sentimenti con i quali ci eleviamo al cielo"
Pregando i salmi , facciamo sì che essi "abbracciano tutto l'arco del giorno e gli danno un contatto e un ornamento di santità". Unendoci a Cristo nella sua chiesa orante , consacriamo noi stessi e tutte le nostre azioni a Dio in e per lui . Per questo , non è necessario partecipare alla preghiera pubblica e ufficiale della chiesa . Utilizzati come preghiera privata , i salmi ci uniscono alla chiesa orante, sebbene in maniera meno formale e ufficiale. Insieme con il Padre nostro , che Gesù stesso ci diede , i salmi sono nel senso più completo "la preghiera di Cristo". Essi non contengono soltanto le antiche promesse che Cristo stesso venne a compiere ,ma
irradiano ovunque la gloria di Gesù , il suo potere supremo ed eterno come re e sacerdote. Soprattutto , ce lo mostrano trionfante sulla morte .---------------------------------------------Quando recitiamo i salmi, i suoi misteri sono attualizzati per la grazia nei nostri cuori e noi partecipiamo ad essi con tutta la chiesa. Perciò anche nella nostra preghiera privata Cristo e la chiesa pregano in noi quando preghiamo con lo Spirito Santo. Mai possiamo essere così certi che preghiamo con lo Spirito Santo come quando preghiamo i salmi. Si noti altresì che Cristo prega in noi quando noi meditiamo i salmi, e lo fa forse persino più perfettamente di quando li recitiamo ad alta voce. Infatti,quanto più riusciamo a penetrare il significato dei salmi, tanto più la grazia afferra le nostre menti e volontà e le unisce all'anima del divino Salvatore.
Nessuno può dubitare del fatto che la chiesa considera i salmi ideale per i suoi sacerdoti e religiosi. I salmi costituiscono la parte più rilevante dell'ufficio divino. Ma lo scopo precipuo di questo breve saggio è di ricordare al lettore che il salterio è una forma perfetta di preghiera anche per il laico.
Sarebbe sbagliato pensare che la vita di preghiera della chiesa sia divisa in due metà distinte , separate da una distanza raramente colmata, quasi che il salterio e il messale fossero riservati ai chierici e il rosario e altre devozioni extraliturgiche fossero per i laici. Il fatto stesso che il rosario in origine fosse definito "salterio del laico" ci ricorda che prima del Medioevo i laici partecipavano alla recita del divino ufficio con i chierici, e cantavano i salmi con loro. Altre devozioni sorsero soltanto quando il laico non fu più in grado di capire i salmi.
è chiaro indubbiamente che il rosario è la forma più facile e accessibile di preghiera familiare. Sua santità papa Pio 12° ha detto a tutta la chiesa che il rosario è uno dei rimedi più efficaci per i mali del nostro tempo , e nella sua enciclica Ingruentium malorum(15 settembre 1951) ha espresso il desiderio di una diffusione sempre maggiore della recita familiare del rosario.
Tuttavia non c'è ragione per cui nelle famiglie di quanti hanno una più profonda sensibilità liturgica e più ampi interessi , anche i salmi non debbano essere parte della loro preghiera familiare.--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Lo stesso padre ,nella Mediator Dei , ha mostrato come i salmi e il divino ufficio diano la possibilità a tutti i cristiani di raggiungere quell'intima unione con Dio che costituisce "l'ideale della vita cristiana". La vita di preghiera della chiesa continua sulla terra la vita di preghiera della Parola incarnata. " Il Verbo di Dio , assumendo l'umana natura , ha introdotto nell'esilio terreno l'inno che si canta in cielo per tutta l'eternità. Egli unisce a sé tutta la comunità umana e se la associa nel canto di questo inno di lode"
Cantando i salmi , o recitandoli in privato, "Cristo , per mezzo del suo Spirito , prega in noi il Padre ". Ma il frutto soggettivo di questa preghiera divina e universale , la preghiera di Cristo nella sua chiesa , dipende dalla fedeltà con la quale facciamo nostri i sentimenti dei salmi. "[Quando nella preghiera]la voce dell'orante ripete i carmi scritti per ispirazione dello Spirito Santo[.....] è anche necessario che a questa voce si accompagni il movimento interiore del nostro spirito, per fare nostri quei medesimi sentimenti con i quali ci eleviamo al cielo"
Pregando i salmi , facciamo sì che essi "abbracciano tutto l'arco del giorno e gli danno un contatto e un ornamento di santità". Unendoci a Cristo nella sua chiesa orante , consacriamo noi stessi e tutte le nostre azioni a Dio in e per lui . Per questo , non è necessario partecipare alla preghiera pubblica e ufficiale della chiesa . Utilizzati come preghiera privata , i salmi ci uniscono alla chiesa orante, sebbene in maniera meno formale e ufficiale. Insieme con il Padre nostro , che Gesù stesso ci diede , i salmi sono nel senso più completo "la preghiera di Cristo". Essi non contengono soltanto le antiche promesse che Cristo stesso venne a compiere ,ma
irradiano ovunque la gloria di Gesù , il suo potere supremo ed eterno come re e sacerdote. Soprattutto , ce lo mostrano trionfante sulla morte .---------------------------------------------Quando recitiamo i salmi, i suoi misteri sono attualizzati per la grazia nei nostri cuori e noi partecipiamo ad essi con tutta la chiesa. Perciò anche nella nostra preghiera privata Cristo e la chiesa pregano in noi quando preghiamo con lo Spirito Santo. Mai possiamo essere così certi che preghiamo con lo Spirito Santo come quando preghiamo i salmi. Si noti altresì che Cristo prega in noi quando noi meditiamo i salmi, e lo fa forse persino più perfettamente di quando li recitiamo ad alta voce. Infatti,quanto più riusciamo a penetrare il significato dei salmi, tanto più la grazia afferra le nostre menti e volontà e le unisce all'anima del divino Salvatore.
giovedì 21 novembre 2019
LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO: GIUSEPPE UNGARETTI
21--11--2019
NOIA
Anche questa notte passerà
Questa solitudine in giro
titubante ombra dei tranviari
sull'umido asfalto.
Guardo le teste dei brumisti
nel mezzo sonno
tentennare
SILENZIO
Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera
Nel cuore durava il limio
delle cicale
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi.
C' ERA UNA VOLTA
Bosco Cappuccio
ha un declivio
di velluto verde
come una dolce
poltrona
Appisolarmi là
solo
in un caffè remoto
con una luce fievole
come questa
di questa luna.
NOIA
Anche questa notte passerà
Questa solitudine in giro
titubante ombra dei tranviari
sull'umido asfalto.
Guardo le teste dei brumisti
nel mezzo sonno
tentennare
SILENZIO
Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera
Nel cuore durava il limio
delle cicale
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi.
C' ERA UNA VOLTA
Bosco Cappuccio
ha un declivio
di velluto verde
come una dolce
poltrona
Appisolarmi là
solo
in un caffè remoto
con una luce fievole
come questa
di questa luna.
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