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domenica 27 settembre 2020

TEOLOGIA DELL'OBLAZIONE BENEDETTINA SECOLARE di: Alferio Caruana "2--L'oblato benedettino secolare "

27--9--2023

c)  Koinonia  degli oblati

=  Preghiera
La    Laus  perennis  (l'ufficio divino)  è  il momento  della  preghiera , più  adatto  per  incontrarsi  insieme  nel nome  di Dio:"Dove  due  o tre  pregano insieme  , Io  sono  in mezzo a loro"(Mt. 29); pregare uniti  e "Nulla  anteporre  all'opera  di Dio "(RSB c.  43). Recitare  l'ufficio  divino in coro e  non è  poco  importante , poiché  "la  nostra  voce  concordi con  la nostra  mente"(RSB c. 19).
Ponendo  innanzitutto  l'Eucarestia  quale  momento comunitario  privilegiato  , altre forme di  preghiera nell'ambito  del  monastero  o fuori  possono  essere  i tridui  , le novene , i ritiri  annuali oltre quelli mensili . I  tempi  forti  liturgici  (Avvento, Quaresima, Pentecoste ),  ma  anche  gli  onomastici  e i  compleanni possono  offrire  degli  spunti  di riflessione.
Il  riunirsi  insieme  soprattutto  per  la preghiera deve  essere  sempre  una  festa.    L'incontro  con il Signore  nella  preghiera è  certamente  Pasqua  poiché  si risorge  dal  proprio  torpore  quotidiano ;  ma  anche  qui  bisogna  stare  in guardia  dal  maligno che  tenta  di inquinare  le cose  più  sante vestendosi "come  angelo  di luce"(2 Cor. 11,  14)  fuorviando  così  dall'attenzione  alla  preghiera. Inoltre  , per  non  essere  demotivati  nella  ricerca  di Dio la preghiera  accompagnata  con  "le lacrime  e  la  compunzione  del cuore"(RSB c.  20)  può  contribuire  ad arricchire  e a  fortificare  colui che  si  mette,  o che  è già  ,in cammino.

sabato 26 settembre 2020

LETTERE SULL'EDUCAZIONE ESTETICA DELL' UOMO Friedrich Schiller

26--9--2020

=Lettera  terza
La   natura  comincia  ad  operare  con  l'uomo non  meglio  che  con  le altre  sue  creature ;  agisce  per  lui  ,  quando  egli  non  può  ancora  agire  da  sé  come  libera  intelligenza . Ma  egli è  uomo  appunto  perché  non si  ferma  a quello  che  di lui  fece  la nuda  natura, ma  possiede  la capacità  di  percorrere  a  ritroso  mediante  la ragione  i passi  che  quella  anticipò  per lui,  di  trasformare  l'opera  della  necessità  in  un'opera  della  propria  libera  scelta e di  innalzare  la  necessità  fisica  a quella  morale.
Egli  ritorna  in sé dal torpore  dei  sensi , si  riconosce uomo,  si guarda  intorno  e si  trova  .....nello  stato  .  La  costrizione dei bisogni  ve  lo gettò  dentro  prima  che  egli  potesse  scegliere liberamente una  simile situazione ;  la necessità  organizzò  questa  secondo  le leggi  della natura , prima  che  egli  potesse  farlo secondo  le leggi  della  ragione. Ma  come  persona morale  egli  non  poteva  e non  può  essere  contento  di questo  stato,  sorto  unicamente  dalla  sua  determinazione naturale e  destinato  solamente  ad essa;  e guai  per  lui  se  lo potesse !  Egli   abbandona  dunque  , con  lo stesso  diritto con cui  è uomo , il dominio della cieca  necessità  , se  ne  separa in  tanti  altri casi  mediante  la propria  libertà , come  ,  per  dire  un  solo esempio ,  egli  cancella  con  la  moralità e  ingentilisce  con  la bellezza  il carattere  volgare  impresso dal  bisogno all'amore  sessuale. In  tal  modo  nell'età  adulta  egli  ricupera  con  l'arte  la sua infanzia , si  forma  nell'idea uno"stato di natura"  ,che non  gli è  dato  da  alcuna  esperienza  , ma  è  posto  necessariamente  dalla  determinazione della  ragione ;  in  questo  stato ideale  si  attribuisce un fine  , che'egli  non conobbe  in  quello  reale,  e una  scelta  di cui  allora  non  fu capace  , e  procede ora  non  altrimenti  che se   cominciasse dal principio e per chiara  intelligenza  e libera  decisione  sostituisce lo stato  d'indipendenza  con  lo stato  dei  contratti. Per  quanto  il cieco arbitrio  abbia  fondato  ingegnosamente  o  solidamente  l'opera  sua,  per  quanto  esso  l'affermi con  arroganza e la  circondi  di  un'apparenza  di  dignità  , l'uomo può  , in  questa  operazione  ,  considerarla  come  assolutamente  non accaduta; poiché  l'opera  di forze cieche  non ha  un'autorità  , davanti  a  cui la libertà  debba  piegarsi  , e  tutto  deve  adattarsi al fine supremo  che  la ragione  impone  alla  personalità umana  . In questo  modo  nasce  e si giustifica il  tentativo di  un  popolo divenuto  maggiorenne  , di  trasformare il suo  stato  di natura  in stato  morale.
Questo  stato  di natura  (come  può  chiamarsi  ogni  corpo politico  che  derivi  originariamente la sua organizzazione da  forze  , non  da leggi)  contraddice  veramente  all'uomo morale , cui  la pura  legalità  deve  servire da legge  ;  ma  è proprio  sufficiente  per l'uomo fisico , il quale  si dà  delle leggi  solo  per  accordarsi  con  le forze. Ora  l'uomo  fisico è  "reale " e quello  morale è solo   "problematico". Se  dunque  la ragione  annulla  lo stato  di natura , come  deve  necessariamente fare  se  vuole  sostituirlo  col  suo,  allora  essa  rischia  di perdere  l'uomo fisico  e reale  per  quello  problematico  morale  e  l'esistenza  della  società  per un  possibile  (sebbene  moralmente  necessario) ideale  della società. Essa  toglie all'uomo  qualcosa  che  egli  realmente  possiede e senza  di cui  non  possiede  nulla, e  in  luogo  di questo  , gli  indica  qualcosa che  egli  potrebbe  e  dovrebbe  possedere; e se  avesse  troppo  contato  su  di lui  ,  gli  avrebbe  tolto  , per  un'umanità  che  ancora  gli manca  e  può  mancare  senza  danno  della  sua  esistenza  , anche  i mezzi  per  l'animalità , che  pure  è  la condizione  della  sua  umanità  . Prima  che  egli  avesse  avuto il tempo  di  tenersi  saldo  con la  sua  volontà  alla legge  , essa gli  avrebbe  tolto  di  sotto  ai piedi la scala  offertagli  dalla natura.
La   grande  difficoltà  è dunque  questa :  la società  fisica  non  deve  cessare  in  nessun momento  nel tempo , mentre  quella  morale  si  forma"nell'idea"  , e  che  per  la  dignità  dell'uomo  non deve  correre  pericolo  la sua  esistenza  . Quando l'artefice  deve  riparare  un  meccanismo  di  orologio  , lascia  prima  scaricare  le ruote, ma  il meccanismo  vivente dello Stato  dev'essere  riparato  mentre funziona ; qui  si tratta  di  mutare  la ruota  che gira  senza  interrompere  il suo  movimento . Bisogna  quindi  trovare  , per  la  continuazione  della  società  , un  appoggio  che la renda  indipendente dallo stato di natura  che  si vuole  abolire.
Questo  appoggio   non si trova  nel  carattere  naturale  dell'uomo che,  egoista  e violento  , mira  piuttosto  alla  distruzione  che  non  alla  conservazione  della  società  ;  non si  trova  neppure  nel  suo  carattere morale che,  secondo  quanto  presupposto  , deve  prima  essere formato  ,  e  sul  quale,   perché  è  libero e perché  non  appare  mai, il  legislatore non potrebbe mai  agire  né  mai  contare con  sicurezza  . Si  tratterebbe  quindi  di  separare  l'arbitrio dal  carattere  fisico e la  libertà da quello morale;  di  accordare  il primo  con  le leggi , e  di rendere  il secondo  dipendente  dalle  sensazioni ,  di  allontanare un po'  quello  dalla  materia  e di avvicinarle  un po'  questo,  per  costituire  un terzo  carattere  che,  affini  a  quei  due, formasse  un  passaggio  dal dominio della  forza  bruta  a quello  delle leggi  e, senza  ostacolare  lo sviluppo del  carattere morale  , servisse  anzi  come  pegno fisico della  moralità invisibile.


=La  realtà  ancora  oggi  prevalente  è  appunto   l'eliminazione  dell'animalità , della  sensibilità  , pur  rimanendo  la  sopravvivenza  fisica ; viene  destituito  di ogni  verità  e di ogni  autorità  l'ordine  naturale del  piacere  senza  che  l'ordine  imposto  abbia  nessuna  garanzia  di  autenticità  morale . L'ordine  borghese si avvale  infatti  dell'universale tendenza  conservatrice , delle  degenerazioni  della morale  cristiana , mentre un'autentica  morale  che  ponga  esigenze  di  perfezionamento  e di  realizzazione  incondizionata  rimane emarginata  dal  contesto sociale.  L'esigenza  dell'ordine  umano  viene  quindi  impostata  in  una  prospettiva generica, storica.=

venerdì 25 settembre 2020

da riferirsi ad una posizione di Marcuse(L'uomo ad una dimensione) e gli studi psicologici (L. Borghi, Educazione e sviluppo sociale)

25--9--2020

=Solo   attraverso  la bellezza(libertà  nel fenomeno,  nella  sensibilità) si giunge  alla libertà  (morale  e politica); come dire: solo  partendo  dalle  esigenze  sensibili  realizzate  nella bellezza ,  solo liberando e realizzando  queste  , si può  impostare il problema  politico nella  sua  globalità , si  può  realizzare  la liberazione dell'uomo , ponendo  in  discussione  la  civiltà  esistente . Se  il tempo  presente sembra poco  sensibile  agli ideali  estetici, questo  è appunto  un segno  del condizionamento  storico dell'epoca industriale  borghese che  reprime  la sensibilità  e la bellezza per  esigenze  di dominio , per  lasciare  le masse  insoddisfatte,  dedite solo  al profitto .  Però  il  "reale" bisogno  del  secolo  è proprio  lo studio  e la  realizzazione  dell'ideale  estetico. 

giovedì 24 settembre 2020

Giacomo Leopardi CANTI

 24---9--2020

Il pensiero  dominante

    Dolcissimo,  possente
Dominante  di mia  profonda  mente  ;
Terribile , ma  caro
Dono  del ciel;  consorte
Ai  lùgubri  miei  giorni,
Pensier  che  innanzi  a  me  si spesso  torni.

    Di tua  natura  arcana
Chi non favella?  il suo  poter  fra  noi
Chi  non  senti? Pur  sempre
Che  in  dir  gli effetti  suoi
Le  umane  lingue  il sentir proprio  sprona,
Par  novo  ad  ascoltar  ciò  ch'ei  ragiona.

    Coma  solinga  è fatta  
La  mente  mia  d'allora
Che  tu  quivi  prendesti  a far  dimora!
Ratto  d'intorno   intorno  al  par  del  lampo
Gli  altri  pensieri  miei
Tutti  si  dileguàr . Siccome torre
In  solitario  campo,
Tu  stai  solo,  gigante, in  mezzo  a  lei.

    Che  divenute  son,  fuor di te solo,
Tutte l'opre  terrene,
Tutta  intera  la vita al  guardo mio!
Che  intollerabil  noia
Gli  ozi , i commerci  usati,
E  di  vano  piacer la  vana  spene,
Allato  a  quella  gioia  ,
Gioia  celeste  che  da  te  mi  viene!

    Come  da'  nudi  sassi
Dello  scabro  Apennino
A  un  campo  verde che  lontan  sorrida
Volge  gli occhi  bramoso  il pellegrino;
Tal  io  dal  secco  ed  aspro
Mondano  conversar  vogliosamente,
Quasi  in lieto  giardino  , a te  ritorno,
E  ristora  i miei  sensi  il tuo soggiorno.

    Quasi  incredibil  parmi
Che  la  vita  infelice  e il  mondo  sciocco
Già  per  gran  tempo  assai
Senza  te  sopportai;  Quasi  intender non  posso
Come  d'altri  desiri,
Fuor  ch'a  te  somiglianti, altri sospiri.

    Giammai  d'allor che  in  pria
Questa  vita  che  sia  per  prova  intesi,
Timor  di morte  non  mi  strinse  il petto.
Oggi  mi pare  un  gioco
Quella  che  il mondo inetto,
Talor  lodando , ognora abborre  e trema  ,
Necessitade estrema;
E se  periglio appar , con  un  sorriso
Le  sue  minacce a  contemplar m'affisso.

   Sempre  i  codardi , e  l'alme
Ingenerose  , abbiette
Ebbi in dispregio. Or  punge  ogni  atto indegno
Subito  i sensi miei;
Move  l'alma  ogni  esempio
Dell'umana  viltà  subito  a sdegno
Di  questa  età  supeba.
Che   di  vote  speranze  si  nutrica,
Vaga  di ciance  , e  di virtù  nemica;
Stolta  , che  l'util  chiede,
E  inutile  la vita
Quindi  più  sempre  divenir  non  vede;
Maggior  mi sento . A scherno
Ho  gli  umani  giudizi;  e  il vario volgo
A'  bei  pensier infesto,
E  degno  tuo  disprezzator, calpesto.

    A  quello  onde  tu  movi,
Quale  affetto  non cede?
Anzi  qual  altro  affetto 
Se  non quell'uno  intra  i  mortali  ha sede?
Avarizia ,  superbia, odio, disdegno,
Studio  d'onor, di  regno,
Che  sono  altro  che  voglie
Al  paragon  di  lui?  Solo  un affetto
Vive  tra  noi; quest'uno,
Prepotente  signore ,
Dieder  l'eterne leggi  all'uman  core.

    Pregio  non ha  ,  non ha  ragion la vita
Se  non  per  lui, per lui ch'all'uomo è tutto;
Sola  discolpa  al fato,
Che  noi  mortali in terra
Pose  a  tanto  patir senz'altro frutto;
Solo  per  cui  tavolta  ,
Non  alla  gente  stolta , al  cor non vile
La  vita  della  morte è più gentile.

    Per  cor  le  gioie  tue ,  dolce  pensiero,
Provar  gli umani  affanni,
E  sostener  molt'anni
Questa  vita  mortal , fu  non  indegno,
Ed  ancor  tornerei ,
Così  qual  son  de' nostri mali  esperto,
Verso  un  tal  segno  a  incominciare il corso;
Che  tra  le sabbie e tra  il  vipereo  morso,
Giammai  finor  si stanco
Per  lo mortal  deserto
Non  venni  a te,  che  queste  nostre  pene 
Vincer  non mi  paresse un  tanto  bene.

    Che  mondo  mai, che  nova
Immensità  , che  paradiso  è quello  
Là  dove  spesso  il tuo  stupendo incanto
Parmi  innalzar! dov'io,
Sott'altra  luce  che  l'usata  errando ,
Il mio terreno stato
E tutto  quanto  il ver  pongo  in obblio!
Tali  son  , credo , i sogni
Degl'immortali. Ahi finalmente   un sogno
In  molta  parte onde s'bbella  il  vero
Sei  tu,  dolce  pensiero;
Sogno  e  palese error. Ma  di  natura,
Infra  i  leggiadri  errori,
Divina  sei ; perché  si  viva e  forte,
Che  incontro  al  ver  tenacemente  dura,
E  spesso  al ver  s'adegua,
Né  si  dilegua  pria, che  in  grembo  a morte.

    E tu  per  certo , o mio pensier , tu  solo
Vitale  ai  giorni miei,
Cagion  diletta  d'infiniti  affanni,
Meco sarai   per  morte  a  un  tempo  spento;
Ch'a  vivi  segni  dentro  l'alma io  sento
Che  in  perpetuo  signor  dato  mi sei.
Altri  gentili  inganni
Soleami il  vero  aspetto
Più  sempre  infievolir. Quanto  più  torno
A  riveder  colei
Della  qual   teco  ragionando  io vivo,
Cresce  quel  gran  diletto,
Cresce  quel  gran  delirio, ond'io  respiro.
Angelica  beltade!
Parmi  ogni  più  bel  volto  , ovunque io  miro,
Quasi  una  finta  imago
Il suo  volto  imitar  .Tu  sola  fonte
D'ogni  altra  leggiadria,
Sola  vera  beltà  parmi che sia.

    Da  che  ti vidi  pria,
Di  qual  mia  seria  cura ultimo  obbietto
Non  fosti  tu?  quanto  del  giorno  è scorso,
Ch'io  di te  non  pensassi?  ai  sogni  miei
La  tua  sovrana  imago
Quante  volte  mancò?  Bella  qual sogno.
Angelica  sembianza ,
Nella  terrena  stanza ,
Nell'alte vie  dell'universo intero,
Che  chiedo  io  mai,  che  spero
Altro  che  gli occhi  tuoi  veder  più  vago?
Altro più  dolce  aver che  il tuo  pensiero?

mercoledì 23 settembre 2020

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E GLI ORGANI AUSILIARI

23---9---2020

1--Rapporti  fra  politica  e  amministrazione
Si  può   dire  che  gli  organi  a cui  è affidata  la funzione  politica  sono  gli organi  fondamentali  dello   Stato , quelli  da cui  partono  le decisioni supreme  che  indirizzano  tutta  la vita  del paese . Sono organi  che  chiamiamo  "  costituzionali",  perché  la loro struttura  , le  loro  funzioni  e i  loro  limiti  sono  descritti  nella Costituzione , avendo  essi  stretta  attinenza  col  principio rappresentativo  e coi   principi  della  distinzione dei poteri . Ma  fra  questi  ve  n'è uno,  il governo  , a  cui  è affidata  la funzione esecutiva ,  nel  quale  possiamo  vedere un  duplice  aspetto  , quello  che  si  manifesta  in  un'attività  politica  , con  cui  esso  imprime  un  suo  particolare  carattere  alle  grandi  linee  della  vita  statale  all'interno  e nel  campo  internazionale  , e  un'attività  amministrativa  rivolta  alla  concreta  e quotidiana  soddisfazione  dei  bisogni  collettivi  d'ogni  ordine e grado.  è questa  la ragione  per cui  la Costituzione  fa  cenno anche  a  organi che politici non sono e nemmeno  possono dirsi  costituzionali , ma  sono  destinati  a porre  in atto le  decisioni  del governo  , a  sua  volta  interprete della  volontà  del Parlamento .
Se  però  le decisioni  del  Parlamento  possono  essere  espressione  d'una  maggioranza , che  è pur  sempre   solamente  una  parte  di esso  , la  pubblica  amministrazione  deve  invece  sempre   comportarsi  con  perfetta  imparzialità , tenersi  costantemente  al  di  sopra  delle  passioni  di parte ,  esercitare  i poteri  pubblici  che  le sono   affidati  non  già  nell'interesse  d'un  partito , ma  di  tutto   il paese, applicare  a tutti  i cittadini  ugualmente  la legge.
Si  noti  poi  che,  sotto  certi  aspetti  , è  organo  amministrativo   perfino  il Presidente  della Repubblica,  quando  ad  esempio  nomina  , nei casi  indicati  dalla legge, i  funzionari  dello Stato (art. 87, 6° comma).

Il  compito  dell'amministrazione  pubblica  , che  consiste dunque  nell'applicare  , nei riguardi  dei  privati  cittadini , le  decisioni dei  poteri supremi , può  svolgersi  in due  modi:
1)o è  promosso  totalmente dal  potere centrale, sicché  i funzionari  locali non  hanno  nessuna  iniziativa ;  ed è  il sistema  accentrato;
2) oppure  dall'autorità  centrale  promanano  solamente  le grandi direttive  , essendone lasciata  alle  autorità  locali l'applicazione , secondo  le  diverse  necessità;  ed è  questo  un  sistema  decentrato.
L'amministrazione  italiana ha  una  tradizione  d'accentramento  che risale  al primo  momento  dell'unità nazionale  , e  che si  ispirò  all'amministrazione accentrata  delle  monarchie francesi. L'accentramento  da  noi  fu  giustificato  con  la necessità  di  ridare  a  popolazioni  , da  tanto  tempo  separate  , il  sentimento  dell'unità politica  , attraverso  la  comunanza  del  regime  amministrativo , il  che  non fu  senza  inconvenienti  e senza  critiche.

è  possibile  concepire  uno Stato  il quale  limiti  la  sua  azione  a  dirimere  le  controversie fra  i privati  e a  difendersi  contro  gli assalti  dei  nemici interni  ed  esterni ;   ma  questo  non è  di  certo  il caso  degli Stati  moderni , i quali  , invece  di limitare, allargano  di continuo  la loro  azione  assumendosi  innumerevoli  compiti e servizi,  non  più  soltanto  d'ordine  giuridico  , ma  economico,   sociale  ,  igienico  , culturale  , ecc.,  per  cui  ben  può  dirsi  che lo Stato , e specialmente  un  grande Stato   , è  la  più  vasta  e  complessa  organizzazione  del  mondo  moderno.
L' estensione  degli  interventi  statali può  anche  dipendere dalle  idee  politiche  che  reggono  lo Stato,  un tempo per  Stato liberale  si  intendeva  quello  che  si  asteneva  dal  compiere  tutto  ciò  che  poteva  esser  compiuto  dai  privati  cittadini , ma  oggi  si  può  ben  dirlo , non  esistono  Stati  liberali  in tal  senso, poiché  tutti  , più o meno  , si  sono  adeguati  alla  necessità  di regolare  minimamente  la  complicata  vita  delle  popolazioni  , di rispondere  a certi  bisogni un tempo  non sentiti  , o  d'attenuare  , con  le loro  disposizioni e i  loro  mezzi , certe  troppo stridenti  differenze sociali . D'altra  parte  sono  gli stessi  cittadini  che  pretendono   a loro  favore  l'intervento  dello  Stato  , salvo  poi  a  protestare quando  non  faccia  loro  comodo.
Per  queste  ragioni  , l'attività  ,  l'importanza  e,  diciamo pure, la potenza  della   pubblica  amministrazione è  oggi  straordinariamente  aumentata.

martedì 22 settembre 2020

IL NUOVO RUOLO DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE di: Antonio Lissoni presidente dell'AIFO

 22--9---2020
è difficile  pensare  che  l'emergenza  legata  al COVID-19   sia  dovuta  ad  un  evento  straordinario che  prima o poi  si dissolverà  , è  più  facile pensare  che  non  sia  un  processo  reversibile in breve  tempo  e che possa  produrre  cambiamenti  sull'organizzazione  politica ed  economica internazionale.
L' emergenza  sanitaria  e la  conseguente  crisi  economica si  è sviluppata  in un  sistema  globale già  in grave  difficoltà nei  suoi  modelli sociali , economici ed  ambientali e la  risposta a  questa  sfida  che  non conosce frontiere è stata  paradossalmente  di chiusura e  di risposte  nazionalistiche che  innescano  crescenti  tensioni geopolitiche.
Credo  che  sia  urgente  ripensare le relazioni tra  gli Stati sovrani ed il  mondo  della multilateralità. L'OMS  e  l'ONU  sono  costituiti e  gestiti  dagli  Stati  , dovranno essere  corretti errori  e difetti, ma  sono gli organismi  che  possono  gestire ed  aggregare  le informazioni  provenienti da tutti  gli Stati  ,  garantire  un minimo di concertazione e  che  rappresentano  un  determinante  fondamentale  per  lo sviluppo  di politiche  coerenti  basate  su  evidenze.
In questo contesto  quale  può  essere  il futuro  delle Ong?
Lo  scenario  di emergenza sanitaria e di crisi  economica  che  si  preannuncia  fa  prevedere  un  periodo  di  chiusure  nazionali  che  lasceranno  poco spazio  alla   cooperazione internazionale.  Nell'immediato si può  immaginare  che  si  tradurrà  in una  riduzione  dell'aiuto  pubblico  allo sviluppo  , cruciale  per  molte  Ong perché  si somma  ad  un calo del sostegno  privato, ma  nel  medio periodo  la  cooperazione  internazionale  sarà importante  per  resistere  alle  crescenti  spinte nazionalistiche e per  proporre  la  propria  visione globale.
L'emergenza  COVID-19  ha  accelerato   situazioni e processi già  in  essere , rendendo  evidente  la necessità  di una  trasformazione per  rispondere alle  sfide  globali del futuro.
Non  è semplice coniugare  sviluppo  e diritti , una  divisione storica del mondo della  cooperazione . Bene  puntare sulle  strutture  produttive e sulle  rese economiche  , ma è un bisogno  primario puntare  sul  rafforzamento  della  prevenzione  , della  medicina generale e della  protezione  sia  verso  le strutture ospedaliere  centralizzate, sia  creando strutture  agili decentrate.
Abbiamo  visto  quale  importanza rivestono i sistemi sanitari e in  questo passaggio svolgono  un ruolo  centrale  i  partenariati  con  organizzazioni  attive  nelle  periferie  globali  , che   possono  vedere  l'unità  tra  risposta   a problemi concreti  e lavoro  politico di lungo  termine . In  questo  modo  si può  pensare  di coniugare  diritti  ,  anche  per i più  deboli  , e sviluppo.
è necessario ripensare  la  cooperazione  come  un  intercambio   tra  strutture , medici  ed  università   che  siano  in grado  di  lavorare  con  i loro  colleghi in altri  Paesi, un  interscambio che  porti  ad una  crescita  comune  nella  certezza che tutto  quello  che succede  attorno  a noi  ci riguarda  e che  la relazione con i Paesi  in trasformazione non  è più  da intendere  come  un  aiuto  unilaterale  , ma  è un passo  verso  una  globalizzazione più  solidale  che  aiuta  tutti,  anche  noi.


Ho sempre  creduto   nella  funzione cruciale  di  strutture  come:  OMS  e ONU,   sono loro sedi  dove è possibile affrontare  problemi gravi, che  pur avendo sede in  varie parti del pianeta , interessano tutti. Perché, tutto ciò che riguarda l'umanità è di interesse di tutti; non è possibile voltare le spalle, e non volere vedere . Le  Ong, sono le organizzazioni , che permettano di intervenire , in determinati contesti, e ci aiutano  ad essere  meno ciechi ed egoisti nei riguardi di quell'umanità, che è in serie difficoltà.

lunedì 21 settembre 2020

TEOLOGIA DELL'OBLAZIONE BENEDETTINA di: Alferio Caruana " 2---L'oblato benedettino secolare"

 21---9---2020
c)   Koinonia  degli oblati

=Incontri  fraterni  tra  gli oblati  in monastero e fuori
Proseguendo il discorso  sulla  Koinonia ci si  riferisce  ora  espressamente  a quella   de degli  oblati  .  In  forza  della  loro offerta, gli  oblati   vivono  seguendo  lo spirito  della Regola  di S. Benedetto (St. 2, 3 ,  18-20, 26 , 29, 30); e dato  che  abitano  al di fuori  del  chiostro , almeno  per quel  che  riguarda  gli oblati secolari (e consacrati),  necessita  che[...]sentono  la  obbligatorietà  tra  di loro , oltre quella  che  compongono  assieme alla  comunità  monastica (St.  1). Gli  Statuti degli oblati  al  punto 15  dicono."  Gli  oblati  dello  stesso  monastero stabiliscono tra  loro  rapporti  di amicizia  fraterna, espressione dello  spirito  di carità che  li  unisce tra  loro  e alla comunità  monastica . Questi  rapporti  potranno  trovare  la loro   espressione  in  incontri  di preghiera , di studio , di  lavoro  caritativo in  comune".  Come  appendice  di  questo  ecco  cosa  dicono  al punto  54:"    Quantunque  gli oblati  per  loro  istituzione  siano  legati  al  monastero di   affiliazione  , conviene  che  abbiano  rapporti  fraterni  e di  amicizia con  gli  oblati  di altri  monasteri , per  lo scambio di  espressione  e  l'attuazione  di  iniziative  atte  ad  approfondire  maggiormente  lo spirito  di  oblazione".
Questi  testi  sottolineano  la necessità  di riconoscere  che  l'oblazione  ha  una  componente  comunitaria  da non  sottovalutare , ma  da  comprendere e da  sviluppare  come  per  quella  puramente  personale  : l'una  include  l'altra .  Volendo  pertanto  dare  via  pratica  a questa  koinonia  degli oblati ,  bisogna  ricordare  che  essa  assume  dei  connotati  che  si  differenziano da  monastero  a  monastero eccetto che  nei  tre  momenti  :lectio  divina (studio ),  di attività  (lavoro)  e di Opus  Dei  e pratiche  di pietà(preghiera).
La frequenza  alle  attività  del monastero sono, per  gli oblati  , momento  importante  da vivere  per  la propria  edificazione spirituale ; e  al  contempo   lo stesso  monastero  diviene  luogo  privilegiato  donde  attingere  forza per  il proprio  cammino  di fede; fatto  di luce  e di speranza per avere la via illuminata e  spianata  sulla  quale   percorrere con  saggezza e  conoscenza il  cammino. La vicinanza  al  monastero è  per  loro  un obbligo a cui  assolvere con    diligenza ;  non  vi è  altro  luogo dove  si  possa  ossigenare  meglio e  vivere  la propria  vocazione nell'oblazione benedettina ;  e nello  stesso  tempo  il vivere  la Regola  in  comune con  i monaci  autorizza  gli oblati  a  guardare  al monastero  e ai monaci come  ai veri  ispiratori della propria  vita  cristiana  dove   il chiostro  diviene  luogo  di  rifugio  perenne  : cioè,  vivere all'ombra  del  monastero  spiritualmente  , ma  anche  fisicamente ,  sia  con  visite  frequenti  che  come  vero  e proprio domicilio.