16--7--2026
Il periodo trascorso da Paolo a Tarso ci rimane oscuro e durò forse da quattro a cinque anni . Paolo vi esercitò senza dubbio il mestiere di "fabbricatore di tende ", ma non lo si può immaginare inattivo nell'impegno di annunciare il Cristo . è pensabile che in questo periodo sia maturata la sua riflessione sul mistero di Gesù , che venne a prendere per lui il posto che prima occupava la Torah , la Legge , nella sua mente e nel suo cuore di fariseo : la legge era luce , sapienza , giustificazione e salvezza , la legge era il vanto e il sostegno di ogni israelita . Ora Paolo si rende conto che la Legge era stata soltanto un pedagogo , un maestro che formava e educava mediante precetti . Data a Mosè nell'alleanza del Sinai , era stata scolpita su tavole di pietra e rimaneva quindi esterna all'uomo , che la interiorizzava mediante lo studio e l'osservanza rigorosa. Nella nuova alleanza invece , avvenuta con la morte e la risurrezione di Gesù , Dio stesso infonde una " legge nuova " nel cuore donando il suo Spirito (Gr 31,33, Ez 36,26). Si tratta di un dono che l'uomo deve accogliere mediante la fede ; resta però sempre un'attività di Dio che agisce nell'uomo che si apre a lui . Per questo S. Paolo dirà :"Non più io , ma Cristo vive in me"(Ga 2,20). Cristo è il fine della Legge , in lui sono la nuova alleanza e la nuova creazione ; lui e nessun altro è il mediatore della salvezza e della giustificazione , la quale avviene per la fede ed è dono dello Spirito; e il tutto è da Dio , il quale adempie in Cristo la promessa fatta ad Abramo e riconcilia a sé tutte le cose(cf 2Co 5,18-19).
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