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giovedì 29 gennaio 2026

Italo Calvino= Ultimo viene il corvo

 29--1--2026
        La casa  degli alveari
è difficile  vederla  da lontano e  anche  uno  che c'è  già  stato  una volta  non  ricorda  la strada per tornarci , un  sentiero   c'era  e l'ho  distrutto a  vangate , coprendolo  di rovi  che   attecchissero  e cancellassero ogni traccia . Casa  mia  me  la   son scelta  bene,  perduta  su  questa  riva  di ginestre , bassa un   piano che  non  è  vista  da valle  , bianca  per un  intonaco   calcinoso  , ròsa  dai  buchi  delle  finestre  come  un osso. Terra   avrei  potuto  lavorarmene  intorno e non  l'ho fatto , mi basta  un  quadrato  di  semenzaio dove  le lumache   rodano  lattuga  e un  giro  di terrazza  da  rincalzare  a colpi  di    bidente , per  farne  uscire  patate  germogliate  e viola . Non  ho  bisogno  di  lavorare  più  di quanto  mangio , perché  non  ho   nulla  da spartire  con nessuno.
E  non  scaccio  i roveti  , quelli   che stanno  montando sul   tetto  della  casa e quelli   che già  calano  sul  coltivato  come   una valanga  lenta  ; mi  piacerebbe  seppellissero  tutto,  me  compreso . Poi  ,  ramarri han  fatto  il nido  negli  interstizi dei   muri , sotto  i mattoni  del  pavimento  le formiche  hanno   scavato  città  porose  e ora  escono  a  file.  Io guardo  ogni   giorno  contento  se  m'accorgo  d'una nuova  crepa che  s'apre e penso  alle  città   del genere umano quando  soffocheranno  inghiottite  dalle  piante   selvatiche  calate  a valle.  Sopra la mia casa  ci sono  strisce  di prato  duro  dove  lascio  girare  le mie capre . Sull'alba , alle volte  ci passano  dei   cani  battendo uste  di  lepri; io  li caccio  con pietre . Odio  i   cani,  quella  loro servile  fedeltà  all'uomo  , odio  gli  animali  domestici , il loro  fingere  di capire  il genere umano   per leccare  gli avanzi  dei  suoi  piatti  bisunti. Solo  le capre  sopporto , perché  non danno  confidenza  e non  ne  prendono.
Non ho bisogno  di cani  incatenati  che mi  facciano  la  guardia. E  nemmeno di siepi e chiavistelli , mostruose  macchine  umane. Nel mio campo  sono alveari  posati  su  un   assito tutt'intorno  , e  un  volo d'api  come  una siepe  spinosa  che solo  io traverso . A  notte  le api  dormono  nelle  cartilagini dei favi , ma  a casa  mia  non s'avvicina  nessun uomo ;  hanno  paura  di me  e hanno  ragione . Hanno  ragione, dico ,  non perché  certe  storie  che raccontano  di me  siano  vere ;  menzogne, sono , degne di loro , ma  ad aver  paura  di me  fanno  bene  e è ciò  che voglio.
Al mattino , girato  il dorso  del crinale , sotto  , vedo  la  vallata che scende  e il  mare  altissimo , tutt'intorno  a me  e  al  mondo.  E  ai  piedi   del mare  vedo la case del genere umano  pigiate , naufragante  nella loro  falsa  fraternità , la città  fulva  e calcinosa , vedo  , il  baluginare dei suoi  vetri e il fumo  dei  suoi fuochi. Un  giorno  roveti  ed erbe  ricopriranno  le sue  piazze , e  salirà  il mare  a modellare in  rocce le rovine delle  loro case. Solo le api , sono  con me , ora; brulicano intorno alle  mie  mani senza  pungermi quando  tolgo  il miele  dalle loro  arnie, e  mi si  posano addosso  come  una  barba  vivente , amiche  api ,  dalla  ragione  antica e senza storia . Da  anni  vivo  per questa  ripa di  ginestre , con  capre  ed api :  facevo  un segno sul  muro  ad ogni  anno  passato  , prima  ora  i roveti  soffocano  ogni  cosa, questo  loro  assurdo  tempo umano  . Poiché  in fondo  dovrei  stare  con gli uomini  e lavorare  per  loro? Ho  schifo  delle loro  mani  sudate , dei  loro riti  selvaggi, balli  e chiese ,  della  saliva acida  delle loro  donne. Ma  quelle  storie  ,  credetemi , non son vere, sempre  hanno  raccontato storie  di me,  razza  bugiarda.  Non  do  e non  debbo  nulla  se  a notte piove , per  le ripe  al mattino striano grosse  lumache  che  io  cuocio  e mangio , nel bosco  i funghi  molli  e umidi  bucano  il terriccio . Il  bosco  mi dà  tutto  quello  che mi  manca  legna  e pigne  per  ardere , e castagne ;  poi catturo bestie  , coi  lacci , lepri  e tordi ,  non crediate   che io  ami  le bestie  selvatiche , che  sia  un   adoratore  idillico  della natura , assurda  ipocrisia degli uomini.     
Io so  che al  mondo  bisogna  mangiare uno con  l'altro e che  vale  la legge  del più forte : uccido  le bestie  che voglio  mangiare , non  altre , con trappole , non con le armi , per  non  aver  bisogno  di cani  o servitori che  le scovino. Alle  volte  incontro  uomini nel bosco , se non  faccio  in   tempo  a scansarmi al loro lugubre  rumore , asce  che   abbattano i trochi uno  per uno . Fingo di non  vederli . I poveri  alla domenica  vengono  a far  legna  nei  boschi  che  si  spelano  come  teste  chiazzate  d'alopecia: i tronchi  trascinati con  corde formano  piste scoscese dove  la pioggia  roglia nei  temporali provocando frane . Così tutto  rovinasse  sulle  città  del genere umano , potessi  un giorno  andando  vedere  emergere  cime  di  fumaioli  dalla terra , incontrare gomiti  di  strade  interrotte in mezzo  a dirupi , e nel fondo di foreste  radure  di  binari. Pure  voi  vorrete  sapere  se io  non  senta  mai  questa  solitudine pesarmi , se  io  una  sera  , uno  di quei  tramonti  lunghi  , uno  di quei  primi tramonti  lunghi di primavera non   sia  sceso  , senz'un'idea precisa , verso  le case  del  genere umano . Ci  scesi  , era  un tramonto  tiepido , verso  quei loro   muri  che cintano  gli orti , scavalcati  dalle  cime  dei nespoli , ci scesi  , e  quel  ridere  di donne  che  sentii , quel  chiamare  un   bambino lontano , ecco  che io  sono  tornato  , è  stata  l'ultima volta , quassù  solo . Questo : a me  come a voi prende  ogni  tanto paura di sbagliarmi . E  allora  , come  voi, continuo . Ora  voi  avete  paura  di me e avete  ragione . Non  per quel   fatto  , però  . Quel  fatto , successo  o non  successo , fu  di tanti   anni fa, io  ancora  allora , ormai  non conta.
Quella donna , io  ero  da poco venuto  quassù , quella donna  nera  venuta  a falciare  , io  ancora carico d'affetti  umani , quella donna  nera la vidi  che falciava  alta  sulla  ripa  e mi   salutò  e io  non la salutai  e passai  via.  Poi,  , io  ero carico  d'affetti  umani  ancora  e d'una  vecchia  ira , io  mi  avvicinai  senza che lei  sentisse , una vecchia  ira  avevo,  non contro  lei,  non ricordo  neppure  più  il suo viso. Ora  la storia  come  la raccontano gli altri  è certo falsa  perché  era  sul  tardi  e nessun  essere  umano  era  nella vallata e io la tenevo con la mano  alla gola e nessuno ha  sentito . Perché  io  dovrei  raccontarvi  la mia  storia  dal  principio  e  allora voi  capireste.
Ecco  , non parliamo  più  di quella  sera , io  vivo  qui   dividendo le mie  lattughe  con  le lumache  che  ne traforano le  foglie e  conosco  tutti  posti  dove  fanno  i funghi e le  specie  buone  da quelle velenose :  non  penso  più  alle donne , ai  loro veleni , essere casti  non  è che  un'abitudine . L'ultima  , quella donna  nera  della  falce . Il  cielo  era   carico  di nuvole , ricordo , nuvole  scure che  correvano   correvano . Ecco : sotto  la  corsa  del cielo  , per  la ripa brucata  dalle   capre , le prime  nozze umane , io so  che  negli incontri  umani  , non  ci può  essere che spavento e vergogna uno  dell'altro. Questo  io  le chiedevo: spavento  e vergogna , nient'altro  che spavento  e vergogna negli occhi , solo  per questo io  con lei , credetemi.
Nessuno  mi ha  mai detto  niente , mai :  perché  non  possono  dirmi niente , la vallata  era  deserta quella sera . Ma ogni notte , quando  le colline  sono perdute  nel buio e io  non  riesco  a seguire il ragionamento  d'un  vecchio  libro  al lume   della lanterna , e  la città  del genere umano   con  le sue  luci  e   le sue musiche  è giù   in fondo  , io sento  le voci  di voi  tutti  che m'accusate .
Eppure  nessuno  era là  a vedermi  nella vallata  , quella  donna  non tornò  più  a casa perciò  dicono, ma non è vero  che  nelle  strisce  di prato  sopra  la mia casa  ci sia  il cadavere  di quella donna  seppellito. E se  quei cani  che passano  si fermano  a annusare   sempre  in un punto  e ululano e scavano  la terra  con le zampe ,  è perché  c'è  una vecchia  tana  di talpe , là sotto  , ve lo  giuro,  una vecchia  tana di talpe.

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