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venerdì 26 dicembre 2025

Georg Groddeck= Il libro dell'Es-Lettere di psicoanalisi a un'amica

 26--12--2025

=Dunque  non è vero  che  il dolore  costituisca  un  ostacolo  al piacere ;  in realtà  esso  è  una condizione  perché  il piacere  esista . Dunque  non è vero  che il  desiderio  di provocare  dolore  sia  una  cosa  perversa ,contro natura ; non  è vero  quello  che Lei  ha detto  e  imparato  sul sadismo e sul masochismo. A bollare   come  perverse  queste  due  tendenze , radicate  senza  eccezioni  in tutti  gli uomini , e che  come  la pelle  e i capelli  fan parte  della natura umana , è  stata  la colossale   stupidaggine  di un dotto. E si può  comprendere  che questa  stupidaggine  si sia  poi  diffusa  : per millenni  l'uomo  è stato educato  all'ipocrisia , ed  essa  è  divenuta  una seconda  natura . Ogni  uomo  è sadico ,  ogni uomo  è masochista ; ognuno  , per  sua  natura  , desidera  procurare  e subire  dei  dolori , vi è  costretto  dall'Eros. 
Ecco un altro punto: non è vero  che alcuni  uomini  amino  infliggere  il dolore  e altri  subirlo  , non  è vero  che vi  siano  i sadici  e i masochisti  . Ogni uomo  è sia  sadico  sia masochista . 
è assai facile   parlare  della brutalità dell'uomo  e   della  delicatezza  della donna, e le  vecchie zitelle   e i  baciapile  di entrambi  i sessi si esprimono  in questo  modo, col plauso  dei conformisti , ai quali  apparteniamo  tutti,  nelle  nostre innumerevoli  ore di ipocrisia . 
Dia  a una qualsiasi creatura femminile  , semplicemente la libertà , il coraggio  di lasciarsi  andare  ad amare   in modo  vero  e sincero  , a  mostrare  a nudo  la sua anima , e  la vedrà  mordere  e graffiare  come  una belva  , la vedrà  causare  dolore  e provocare  grande  diletto. Non è vero che la donna sia di animo   delicato , che  disprezzi  e odii  la rudezza : si comporta  così  solo  quando  i rudi  sono  gli altri,  e  la propria rudezza  la chiama   sacrosanto  amor materno. 
La crudeltà   , il sadismo  , se  così  lo vuole  chiamare ,  non  sono affatto estranei  all'anima  femminile, e non  occorre  neppure  essere  una madre  snaturata  per  tormentare un poco  la propria creatura . Non  molto  tempo  fa, lei  mi raccontava  di come  una  sua  amica  si  pascesse  alla vista  del faccino  stupito  e offeso  del  suo  bimbo  quando  , mentre  stava  succhiando  , gli  estraeva   improvvisamente  il capezzolo  dalla  boccuccia :   si tratta  di un giuoco  , certamente  , più  che  comprensibile   da tutti  noi quando  in una  forma   o nell'altra  prendiamo in giro  un bambinetto . Però  è un  giocare  alla tortura . Nell'allattamento  la madre  è l'uomo che dà , e il  bimbo   la donna  che riceve ; o, per dirla  più chiaramente  :  la bocca  che succhia  è il genitale  femminile , che  accoglie  in sé  , sotto  forma  di capezzolo  , il membro  maschile . C'è un'affinità  simbolica  , un'affinità  assai  stretta   fra l'atto  del succhiare  e il coito , e questo  simbolismo   serve   a rafforzare  il legame  fra madre e  bambino .  Tutto ciò ha un'impronta  erotica.
E come la donna  , a cui  è generalmente  attribuita   la specialità  del dolore , ama  anche  infliggere  voluttuose  sofferenze  , così  il brutale  uomo  va alla  ricerca   della sofferenza . L'uomo  prova  piacere  nella fatica ,  nel  tormento  di un  compito  da assolvere , sente  l'attrazione  del pericolo  , della lotta  , e se  vuole  , anche  della  guerra;  la guerra  nel senso  di Eraclito, la guerra   con gli uomini, con le cose , con  le idee , e quell'avversarsi  che maggiormente lo fa  soffrire , quel  compito   che quasi  lo schiaccia   sono i  veri oggetti  del suo amore . E soprattutto ama la donna  che  gli infligge mille   ferite : non si meravigli  dell'uomo  che corre  dietro  a una civetta  senza cuore , si meravigli  piuttosto  di   quello  che non lo fa ;   e se  vede  un uomo  ardentemente   innamorato  , ne deduca  pure  tranquillamente  che  la sua  amata  ha un cuore crudele , profondamente   crudele , di quel   tipo di crudeltà  che  ha l'aspetto  della  gentilezza  e che  ferisce  giocando.
L'uomo  viene  concepito  nel dolore  e nel  dolore  viene al mondo . E  viene  concepito  e viene  messo al mondo nel sangue. Il bambino ,  vede la luce  del mondo  , e l'uomo  amerà    per sempre questa  luce,   cercandola   e  procurandosela   anche  nelle tenebre  notturne.  Da un'angusta prigione  esce  fuori  nel mondo libero , e la   libertà  è  per l'uomo   il principale oggetto d'amore.  Per la prima volta respira . assapora  il piacere  di fare   entrare  in sé  l'aria  della vita ;   e per  tutta  la vita  la   possibilità  di respirare  liberamente  sarà  per lui  una   delle  cose più belle . Durante la nascita lo tormenta   l'angoscia  , la paura di soffocare ;   e fino  alla fine  dei  suoi giorni  l'angoscia   e la paura   accompagneranno   tutte le sue  grandi gioie , quelle  che fanno   battere  il suo cuore. Dolore  egli  prova  nell'aprirsi  la strada  verso la libertà , dolore   egli  procura  alla  madre  con  la sua grossa  testa;   e per  sempre  egli  cercherà  di rinnovare  l'esperienza   del dolore , sia  attivo  sia passivo  .  E    la prima impressione che  colpisce  i suoi  sensi  è l'odore  del sangue , assieme  a quell'effluvio  stranamente   eccitante  che proviene  dal grembo  femminile.
Ma il sangue  che l'uomo  versa alla nascita , il sangue  che  fiuta  alla nascita col   suo primo  respiro  , e che  quindi  non potrà  più  dimenticare , è quello  della madre.  E poi non dovrebbe amarla?  Non dovrebbe   esserle  legato  col sangue  ,  anche in senso diverso  da quello  con cui  si intende  normalmente   questa espressione ?  E nella   profondità   dell'anima   si cela  ancora  un'altra  cosa,  un altro  vincolo  fatale  che lega  il bimbo  alla madre con  una forza   divina : la colpa  e la morte ; il   sangue  grida vendetta ! 
Ma le parole "madre"   e  "bambino" ci fanno  divenire pensosi : la madre  è la culla  e   la tomba , è colei  che dà la vita  perché si muoia.

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